Torna alle Fonti

Gesù e Beelzebul — Matteo 12,22-37

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Gesù e Beelzebul

22-37
Greco22 Τότε ⸂προσηνέχθη αὐτῷ δαιμονιζόμενος τυφλὸς καὶ κωφός⸃· καὶ ἐθεράπευσεν αὐτόν, ὥστε τὸν ⸀κωφὸν λαλεῖν καὶ βλέπειν. 23 καὶ ἐξίσταντο πάντες οἱ ὄχλοι καὶ ἔλεγον· Μήτι οὗτός ἐστιν ὁ υἱὸς Δαυίδ; 24 οἱ δὲ Φαρισαῖοι ἀκούσαντες εἶπον· Οὗτος οὐκ ἐκβάλλει τὰ δαιμόνια εἰ μὴ ἐν τῷ Βεελζεβοὺλ ἄρχοντι τῶν δαιμονίων. 25 εἰδὼς ⸀δὲ τὰς ἐνθυμήσεις αὐτῶν εἶπεν αὐτοῖς· Πᾶσα βασιλεία μερισθεῖσα καθ’ ἑαυτῆς ἐρημοῦται, καὶ πᾶσα πόλις ἢ οἰκία μερισθεῖσα καθ’ ἑαυτῆς οὐ σταθήσεται. 26 καὶ εἰ ὁ Σατανᾶς τὸν Σατανᾶν ἐκβάλλει, ἐφ’ ἑαυτὸν ἐμερίσθη· πῶς οὖν σταθήσεται ἡ βασιλεία αὐτοῦ; 27 καὶ εἰ ἐγὼ ἐν Βεελζεβοὺλ ἐκβάλλω τὰ δαιμόνια, οἱ υἱοὶ ὑμῶν ἐν τίνι ἐκβάλλουσιν; διὰ τοῦτο αὐτοὶ ⸂κριταὶ ἔσονται ὑμῶν⸃. 28 εἰ δὲ ἐν πνεύματι θεοῦ ἐγὼ ἐκβάλλω τὰ δαιμόνια, ἄρα ἔφθασεν ἐφ’ ὑμᾶς ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ. 29 ἢ πῶς δύναταί τις εἰσελθεῖν εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ ἰσχυροῦ καὶ τὰ σκεύη αὐτοῦ ⸀ἁρπάσαι, ἐὰν μὴ πρῶτον δήσῃ τὸν ἰσχυρόν; καὶ τότε τὴν οἰκίαν αὐτοῦ ⸀διαρπάσει. 30 ὁ μὴ ὢν μετ’ ἐμοῦ κατ’ ἐμοῦ ἐστιν, καὶ ὁ μὴ συνάγων μετ’ ἐμοῦ σκορπίζει. 31 διὰ τοῦτο λέγω ὑμῖν, πᾶσα ἁμαρτία καὶ βλασφημία ἀφεθήσεται τοῖς ἀνθρώποις, ἡ δὲ τοῦ πνεύματος βλασφημία οὐκ ⸀ἀφεθήσεται. 32 καὶ ὃς ἐὰν εἴπῃ λόγον κατὰ τοῦ υἱοῦ τοῦ ἀνθρώπου, ἀφεθήσεται αὐτῷ· ὃς δ’ ἂν εἴπῃ κατὰ τοῦ πνεύματος τοῦ ἁγίου, οὐκ ἀφεθήσεται αὐτῷ οὔτε ἐν ⸂τούτῳ τῷ⸃ αἰῶνι οὔτε ἐν τῷ μέλλοντι. 33 Ἢ ποιήσατε τὸ δένδρον καλὸν καὶ τὸν καρπὸν αὐτοῦ καλόν, ἢ ποιήσατε τὸ δένδρον σαπρὸν καὶ τὸν καρπὸν αὐτοῦ σαπρόν· ἐκ γὰρ τοῦ καρποῦ τὸ δένδρον γινώσκεται. 34 γεννήματα ἐχιδνῶν, πῶς δύνασθε ἀγαθὰ λαλεῖν πονηροὶ ὄντες; ἐκ γὰρ τοῦ περισσεύματος τῆς καρδίας τὸ στόμα λαλεῖ. 35 ὁ ἀγαθὸς ἄνθρωπος ἐκ τοῦ ἀγαθοῦ θησαυροῦ ἐκβάλλει ἀγαθά, καὶ ὁ πονηρὸς ἄνθρωπος ἐκ τοῦ πονηροῦ θησαυροῦ ἐκβάλλει πονηρά. 36 λέγω δὲ ὑμῖν ὅτι πᾶν ῥῆμα ἀργὸν ὃ ⸀λαλήσουσιν οἱ ἄνθρωποι, ἀποδώσουσιν περὶ αὐτοῦ λόγον ἐν ἡμέρᾳ κρίσεως· 37 ἐκ γὰρ τῶν λόγων σου δικαιωθήσῃ, καὶ ἐκ τῶν λόγων σου καταδικασθήσῃ.
Lettura Ortodossa22 Allora gli fu portato un indemoniato cieco e muto, ed egli lo guarì, così che parlava e vedeva. 23 E tutte le folle di am ha-aretz (i popolani non osservanti, non i haverim puri) ⓘ continuavano a sbalordirsi ⓘ e dicevano: «Non è forse costui il ⓘ?». 24 Ma i perushim ⓘ, udito ciò, dissero: «Costui non scaccia i demoni se non per ⓘ, principe dei demoni». 25 Conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni ⓘ diviso in se stesso va in rovina, e ogni città o casa divisa in se stessa non reggerà. 26 E se Satana scaccia Satana, si è diviso in se stesso: come dunque reggerà il suo regno? 27 E se io scaccio i demoni per Beelzebul, ⓘ Per questo essi saranno i vostri giudici. 28 Ma se io scaccio i demoni per lo ⓘ, allora è giunto a voi il ⓘ. 29 O come può entrare nella casa dell'ⓘ e rapirgli i beni, se prima non lega l'uomo forte? Allora saccheggerà la sua casa. 30 Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. 31 Perciò io vi dico: ogni ⓘ e bestemmia sarà rimessa agli uomini, ma ⓘ. 32 E chi dirà una parola contro il Figlio dell'uomo, gli sarà rimesso; ma chi parlerà contro lo ⓘ, non gli sarà rimesso né in questo ⓘ né in quello futuro. 33 O fate l'albero buono e il suo frutto buono, o fate l'albero cattivo e il suo frutto cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero. 34 ⓘ, come potete dire cose buone, essendo cattivi? Poiché dalla pienezza del cuore parla la bocca. 35 L'uomo buono dal buon ⓘ trae cose buone, e l'uomo cattivo dal cattivo tesoro trae cose cattive. 36 E io vi dico: di ogni ⓘ che gli uomini diranno, ne renderanno conto nel ⓘ; 37 perché dalle tue parole sarai giustificato, e per le medesime sarai condannato».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La Galilea del I secolo d.C. è un territorio segnato da tensioni tra autorità templare sadducea e movimenti popolari di rinnovamento. Gli esorcismi erano pratica diffusa nel giudaismo del Secondo Tempio: Flavio Giuseppe descrive l'esorcista Eleazaro che operava «con l'anello di Salomone» e formule attribuite a Salomone (Ant. 8,45-49), mentre Atti 19,13-14 menziona i «figli di Sceva» che invocavano nomi di potere. L'accusa rivolta ai perushim (perushim, «i separati», scuola laica di osservanza — mai «ipocriti») di attribuire gli esorcismi a Beelzebul non è un conflitto teologico astratto: è una disputa pubblica sul discernimento delle opere di Dio, con implicazioni giuridiche sulla fonte dell'autorità religiosa. Il titolo «figlio di Davide» (v. 23) caricava Gesù di una doppia valenza: regale-messianica e salomonica, poiché la tradizione ebraica faceva di Salomone il maestro degli esorcismi.

Analisi lessicale

Al v. 23 hyiòs Dauíd designa il titolo regale-messianico, con la specifica risonanza salomonica di guaritore ed esorcista. Al v. 24 Beelzeboúl richiama Baal; il Testo Masoretico di 2 Re 1,2 reca Baal-zevuv («signore delle mosche»), divinità di Ekron: la deformazione del nome riduce il dio pagano a «principe dei demoni». Al v. 26 basileía anticipa il malkut del v. 28. Al v. 28 en pneúmati theoû corrisponde al Ruach Elohim operante: Luca 11,20 offre variante «per il dito di Dio» (Es 8,15), ancorata al lessico dell'Esodo. Il verbo chiave è éphthasen (aoristo di phtháno): il Regno non è imminente ma «è già arrivato», inaugurato senza essere ancora compiuto. Al v. 29 ho ischyrós identifica l'uomo forte con Satana: legarlo significa la sua sconfitta strutturale. Ai vv. 31-32 blasphēmía contro il Ruach ha-Qodesh è il chiudersi deliberato che chiama «Satana» l'opera manifesta di Dio. Al v. 34 gennḗmata echidnôn è invettiva profetica rivolta a interlocutori specifici — la stessa di Yochanan il Battista (Mt 3,7) — non condanna collettiva del popolo d'Israele. Al v. 35 thēsaurós / otzar è il deposito del cuore. Al v. 36 rhêma argón, parola oziosa, richiama la responsabilità davanti al yom ha-din.

Fonti ebraiche

Il sostrato scritturistico è pluristratificato. L'immagine del regno diviso evoca le tradizioni profetiche sulla caduta di potentati nemici (Is 9,3; 49,24-25: «si può strappare la preda all'uomo forte?»). Il malkut Shamayim — מַלְכוּת שָׁמַיִם — è espressione tecnica della sovranità di HaShem già nell'uso del Secondo Tempio. La coppia olam ha-ze / olam ha-ba («questo mondo / mondo futuro») è struttura ermeneutica fondamentale della letteratura tannaitica: la formulazione «né in questo mondo né in quello futuro» di Mt 12,32 la presuppone esplicitamente. Il detto sull'albero e i frutti appartiene al genere sapienziale (cfr. Sir 27,6: «il frutto manifesta la coltivazione dell'albero»). Il «tesoro del cuore» richiama Pr 4,23 («da esso sgorgano le sorgenti della vita»). La gravità della parola oziosa si collega alla tradizione ebraica sul lashon ha-ra (maldicenza), annoverata tra le colpe più gravi, e al principio che ogni parola pronunciata impegna la persona davanti al giudizio divino. Flavio Giuseppe (Ant. 8,45-49) attesta la continuità della pratica esorcistica nella linea salomonica, rendendo pregnante il controargomento di Gesù: «i vostri figli per chi scacciano?».

Halakhah e dimensione pratica

La controversia di Mt 12,22-37 non è solo teologica: essa innesca un procedimento di discernimento giuridico-halakhico sull'origine dell'autorità religiosa, secondo il principio che l'atto pubblico richiede giustificazione pubblica della fonte (m.Sanhedrin 4,1: il tribunale valuta l'evidenza con criteri stringenti prima di emettere giudizio).

Sul piano halakhico emergono almeno tre strumenti pertinenti. Primo, il principio dello sheliaḥ: secondo sheliaḥ adam kemoto (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a), il mandatario agisce con l'autorità di chi lo invia — Gesù rivendica di operare come sheliaḥ del Ruach ha-Qodesh, non in nome di Beelzebul. Secondo, la distinzione tra atti di tumah (impurità) e atti di purificazione: scacciare un demone è atto che riporta l'uomo alla piena partecipazione alla comunità, non contaminazione rituale. Terzo, la dottrina del lashon ha-ra come colpa grave fornisce il contesto halakhico del giudizio sulle parole oziose (v. 36): la tradizione tannaitica la equiparava a colpe capitali per il danno alla comunità. La bestemmia contro lo Ruach ha-Qodesh configura una chiusura deliberata e strutturale — non un cedimento momentaneo — che rende impossibile la teshuvah, non perché Dio non voglia perdonare, ma perché il soggetto ha reciso il canale stesso del riconoscimento del male.

Lettura non sostitutiva

La pericope non contrappone Israele alla «nuova comunità»: l'accusa di Beelzebul viene dai perushim, mentre la folla (laos, am ha-aretz) si stupisce (exístanto, imperfetto durativo). Il conflitto è interno al giudaismo del Secondo Tempio, tra diverse valutazioni di un'opera concreta. Il malkut Shamayim che irrompe nell'esorcismo non abolisce la Torah ma ne manifesta il compimento escatologico: la liberazione del cieco-muto (v. 22) è atto di reintegrazione nella comunità d'Israele, non fondazione di un'entità sostitutiva. La figura dell'uomo forte legato segnala che la sconfitta di Satana avviene dentro la storia del popolo, non al di sopra di essa. Allo stesso modo il giudizio sulle parole (vv. 36-37) non condanna Israele in blocco: è rivolto a interlocutori specifici che hanno compiuto una scelta deliberata di chiusura. L'invettiva gennḗmata echidnôn appartiene al registro profetico di denuncia interna — la stessa voce di Yochanan il Battista — e non costituisce condanna etnica o collettiva.

Note testuali

  • v. 22 — typhlòn kaì kōphón: cieco e muto; la guarigione doppia sottolinea la reintegrazione piena nella vita comunitaria e cultuale.
  • v. 23 — hyiòs Dauíd: titolo regale-messianico; nella tradizione Salomone figlio di Davide era il maestro degli esorcismi (Flavio, Ant. 8,45-49; At 19,13).
  • v. 24 — Beelzeboúl: richiama Baal; il MT di 2 Re 1,2 ha Baal-zevuv «signore delle mosche»; identificazione con la divinità di Ekron probabile, non certa.
  • v. 26 — basileía: dominio/regno, anticipa il malkut del v. 28.
  • v. 28 — en pneúmati theoû: Ruach Elohim operante; éphthasen (aoristo): il malkut Shamayim è «già giunto», inaugurato e non ancora compiuto. Luca 11,20: «per il dito di Dio» (Es 8,15).
  • v. 29 — ho ischyrós: Satana; «legarlo e saccheggiarne la casa» = sconfitta strutturale, non episodica.
  • v. 31-32 — blasphēmía contro il Ruach ha-Qodesh: chiudersi deliberato che chiama «Satana» l'opera di Dio; «né in questo mondo né in quello futuro» = olam ha-ze / olam ha-ba, coppia tannaitica canonica.
  • v. 34 — gennḗmata echidnôn: invettiva profetica rivolta a interlocutori specifici, non al popolo d'Israele (cfr. Mt 3,7).
  • v. 35 — thēsaurós / otzar: deposito del cuore; cfr. Pr 4,23.
  • v. 36 — rhêma argón: parola oziosa; yom ha-din: giorno del giudizio; connessione con la tradizione tannaitica sul lashon ha-ra.

Domande Frequenti

Perché l'argomento «i vostri figli per chi scacciano?» è decisivo nel contesto del I secolo?

Perché attestava che gli esorcismi erano pratica riconosciuta nel giudaismo (Flavio, Ant. 8,45-49; At 19,13-14): accusare Gesù di agire per Beelzebul avrebbe implicato la stessa accusa verso gli esorcisti ebrei, riducendo l'obiezione a contraddizione interna.

Cosa significa esattamente che la bestemmia contro lo Spirito è «imperdonabile»?

Non un limite alla misericordia divina, ma una chiusura strutturale del soggetto: chi chiama «Satana» l'opera manifesta del Ruach ha-Qodesh ha reciso il canale stesso del riconoscimento del male, rendendo impossibile la teshuvah non per decreto esterno ma per scelta radicale.

Il giudizio sulle parole oziose (v. 36) riguarda ogni singola parola pronunciata?

Il termine rhêma argón indica la parola «senza peso», che non corrisponde alla realtà del cuore. La tradizione tannaitica sul lashon ha-ra fornisce il contesto: la parola impegna la persona davanti al yom ha-din perché rivela e costituisce l'orientamento interiore.

L'invettiva «razza di vipere» condanna il popolo d'Israele?

No. Gennḗmata echidnôn è invettiva profetica interna rivolta a interlocutori specifici, identica a quella di Yochanan il Battista (Mt 3,7). La folla (am ha-aretz) reagisce con stupore, non con ostilità: il conflitto è tra valutazioni diverse di un'opera concreta.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.