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Gli operai della vigna — Matteo 20,1-16

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Gli operai della vigna

1-16
Greco1 Ὁμοία γάρ ἐστιν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν ἀνθρώπῳ οἰκοδεσπότῃ ὅστις ἐξῆλθεν ἅμα πρωῒ μισθώσασθαι ἐργάτας εἰς τὸν ἀμπελῶνα αὐτοῦ. 2 ⸂συμφωνήσας δὲ⸃ μετὰ τῶν ἐργατῶν ἐκ δηναρίου τὴν ἡμέραν ἀπέστειλεν αὐτοὺς εἰς τὸν ἀμπελῶνα αὐτοῦ. 3 καὶ ἐξελθὼν περὶ τρίτην ὥραν εἶδεν ἄλλους ἑστῶτας ἐν τῇ ἀγορᾷ ἀργούς· 4 καὶ ἐκείνοις εἶπεν· Ὑπάγετε καὶ ὑμεῖς εἰς τὸν ἀμπελῶνα, καὶ ὃ ἐὰν ᾖ δίκαιον δώσω ὑμῖν· 5 οἱ δὲ ἀπῆλθον. ⸀πάλιν ἐξελθὼν περὶ ἕκτην καὶ ἐνάτην ὥραν ἐποίησεν ὡσαύτως. 6 περὶ δὲ τὴν ⸀ἑνδεκάτην ἐξελθὼν εὗρεν ἄλλους ⸀ἑστῶτας, καὶ λέγει αὐτοῖς· Τί ὧδε ἑστήκατε ὅλην τὴν ἡμέραν ἀργοί; 7 λέγουσιν αὐτῷ· Ὅτι οὐδεὶς ἡμᾶς ἐμισθώσατο. λέγει αὐτοῖς· Ὑπάγετε καὶ ὑμεῖς εἰς τὸν ⸀ἀμπελῶνα. 8 ὀψίας δὲ γενομένης λέγει ὁ κύριος τοῦ ἀμπελῶνος τῷ ἐπιτρόπῳ αὐτοῦ· Κάλεσον τοὺς ἐργάτας καὶ ἀπόδος ⸀αὐτοῖς τὸν μισθὸν ἀρξάμενος ἀπὸ τῶν ἐσχάτων ἕως τῶν πρώτων. 9 ⸂καὶ ἐλθόντες⸃ οἱ περὶ τὴν ἑνδεκάτην ὥραν ἔλαβον ἀνὰ δηνάριον. 10 ⸂καὶ ἐλθόντες⸃ οἱ πρῶτοι ἐνόμισαν ὅτι ⸀πλεῖον λήμψονται· καὶ ἔλαβον ⸂τὸ ἀνὰ δηνάριον καὶ αὐτοί⸃. 11 λαβόντες δὲ ἐγόγγυζον κατὰ τοῦ οἰκοδεσπότου 12 ⸀λέγοντες· Οὗτοι οἱ ἔσχατοι μίαν ὥραν ἐποίησαν, καὶ ἴσους ⸂αὐτοὺς ἡμῖν⸃ ἐποίησας τοῖς βαστάσασι τὸ βάρος τῆς ἡμέρας καὶ τὸν καύσωνα. 13 ὁ δὲ ἀποκριθεὶς ⸂ἑνὶ αὐτῶν εἶπεν⸃· Ἑταῖρε, οὐκ ἀδικῶ σε· οὐχὶ δηναρίου συνεφώνησάς μοι; 14 ἆρον τὸ σὸν καὶ ὕπαγε· θέλω δὲ τούτῳ τῷ ἐσχάτῳ δοῦναι ὡς καὶ σοί· 15 ⸀οὐκ ἔξεστίν μοι ⸂ὃ θέλω ποιῆσαι⸃ ἐν τοῖς ἐμοῖς; ⸀ἢ ὁ ὀφθαλμός σου πονηρός ἐστιν ὅτι ἐγὼ ἀγαθός εἰμι; 16 οὕτως ἔσονται οἱ ἔσχατοι πρῶτοι καὶ οἱ πρῶτοι ⸀ἔσχατοι.
Lettura Ortodossa1 Il Regno dei Cieli è simile a un ⓘ che uscì all'ⓘ per ingaggiare a giornata operai per la sua ⓘ. 2 ⓘ con gli operai un ⓘ e li mandò nella vigna. 3 Uscito verso ⓘ, vide altri che stavano in ⓘ ⓘ, 4 e disse loro: «Andate anche voi nella vigna, e ciò che è ⓘ ve lo darò». 5 Ed essi se ne andarono nella vigna. Di nuovo uscì verso l'ora ⓘ, e fece lo stesso, ingaggiando altri operai. 6 Verso l'ⓘ uscì ancora e ne trovò altri che stavano in piedi, e disse loro: «Perché state qui tutto il giorno senza far nulla?». 7 Gli rispondono: «Perché ⓘ». Dice loro: «Andate anche voi nella vigna». 8 Fattasi sera, il ⓘ della vigna dice al suo ⓘ: «Chiama gli operai e ⓘ, ⓘ». 9 Vennero quelli dell'undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, ⓘ di ricevere di più: e ricevettero anch'essi un denaro ciascuno. 11 Ricevutolo, ⓘ contro il padrone di casa 12 dicendo: «Questi ultimi hanno fatto ⓘ, e li hai resi ⓘ che abbiamo portato il ⓘ e il ⓘ!». 13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: «ⓘ, non ti faccio ⓘ: non avevi concordato con me un denaro? 14 Prendi il tuo e va'. Voglio dare a quest'ⓘ come a te: 15 ⓘ fare ciò che voglio dei ⓘ? Oppure il tuo ⓘ perché io sono ⓘ?». 16 ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La parabola si colloca nella Galilea del I secolo, dove il mercato del lavoro bracciantile era strutturato attorno alla agorá — la piazza pubblica in cui i po'alim (lavoratori giornalieri) attendevano l'ingaggio all'alba. Il salario standard era il dēnárion (dinar/zuz), attestato in m.Bava Metzia 7,1 come paga ordinaria del bracciante in Galilea. La divisione della giornata in ore (terza, sesta, nona, undicesima) segue il computo giudaico dall'alba, con fine lavoro al tramonto. La Torah imponeva il pagamento entro il tramonto: «Non tratterrai il salario del bracciante» (Lv 19,13; Dt 24,14-15), norma codificata in m.Bava Metzia 9,11-12. La «vigna» (kerem) era simbolo scritturale denso per Israele: «la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele» (Is 5,7), esplicitato dal Targum di Is 5,1-7: «la vigna è Israele».

Analisi lessicale

Il termine oikodespótēs (padrone di casa) corrisponde all'ebraico ba'al ha-bayit, il capofamiglia con piena autorità halakhica sulla casa e sui contratti di lavoro. Il verbo symphōnḗsas (v. 2: «concordò») designa la stipulazione del patto salariale, equivalente del contratto tra ba'al ha-bayit e po'el regolato in m.Bava Metzia 7,1-2. Il termine argoús (vv. 3.6: «inoperosi») è giuridico-economico, non morale: indica chi è privo di ingaggio — «nessuno ci ha ingaggiati» (oudeìs hēmâs emisthṓsato) segnala disoccupazione strutturale, non colpa individuale. Egóngyzon (v. 11: «mormoravano») è il verbo tecnico delle mormorazioni d'Israele nel deserto contro la manna (Es 16,2.7-9; Nm 11,1 LXX) e contro il giusto (Sap 1,11): il richiamo è deliberato. Hetaîre (v. 13: «compagno») è vocativo formale che segnala distanza — Matteo lo riserva al convitato senza veste (22,12) e a Giuda (26,50). La formula ouk éxestín moi (v. 15: «non mi è lecito») richiama il linguaggio halakhico del permesso e del divieto (hetter/issur). Infine, ophthalmòs ponērós (v. 15) è calco dell'idioma semitico ayin ra'ah, «occhio cattivo», che nell'uso ebraico indica invidia e avarizia, opposto all'ayin tovah, «occhio buono», sinonimo di generosità.

Fonti ebraiche

L'immagine della vigna come simbolo d'Israele percorre l'intera tradizione scritturale: Is 5,1-7 (la «canzone della vigna»), Sal 80,9-17 (la vite trasportata dall'Egitto), e il Targum di Isaia 5 che esplicita «la vigna è Israele». La mormorazione degli operai riecheggia Es 16,2-12 e Nm 14: il popolo che «mormora» contro Dio nel deserto è un tipo narrativo riconoscibile per ogni ascoltatore ebraico del I secolo. L'opposizione ayin ra'ah/ayin tovah è codificata nella Mishnah Avot 2,9, dove Rabbi Yochanan ben Zakkai chiede ai suoi discepoli quale sia la via migliore: la ayin tovah (occhio buono) è la via migliore, la ayin ra'ah (occhio cattivo) la peggiore — la stessa opposizione su cui si chiude la parabola. Il ribaltamento «gli ultimi saranno primi» appartiene alla logica dei rovesciamenti escatologici già presenti nei profeti e nella sapienza d'Israele.

Halakhah e dimensione pratica

La parabola è costruita su istituti giuridici precisi che ogni ascoltatore del I secolo riconosceva: il rispetto del contratto (tzedek) è il fondamento della relazione tra ba'al ha-bayit e po'el, e nessuna generosità ulteriore può annullare il patto stipulato (m.Bava Metzia 7,1-2).

Pagamento in giornata: l'obbligo di corrispondere il salario entro il tramonto è un comando esplicito della Torah (Lv 19,13; Dt 24,14-15), codificato in m.Bava Metzia 9,11-12: «il salario del bracciante deve essere pagato lo stesso giorno» — il ba'al ha-bayit della parabola lo rispetta scrupolosamente. Contratto salariale: il verbo symphōnḗsas (v. 2) implica un accordo vincolante; il padrone non lo viola — rispetta lo tzedek del patto (ouk adikô se, v. 13). Libertà dispositiva sui propri beni: la formula ouk éxestín moi en toîs emoîs (v. 15) invoca il principio halakhico per cui il proprietario può disporre liberamente dei propri beni oltre il minimo contrattuale senza violare alcuna norma. Epitrópōs (v. 8): l'amministratore (pekid/shomer) incaricato del pagamento è distinto dal ba'al ha-bayit, riflettendo la struttura di delega (shlichut) attestata in m.Bava Metzia 9,12. Il dono eccedente il contratto non è ingiustizia verso i primi, ma esercizio legittimo della generosità (ayin tovah) del datore — categoria che m.Avot 2,9 pone al vertice delle vie da seguire.

Lettura non sostitutiva

Il ribaltamento «gli ultimi saranno primi» (hoútōs ésontai hoi éschatoi prôtoi kaì hoi prôtoi éschatoi, v. 16) opera all'interno d'Israele — lo stesso contesto del logion parallelo in Mt 19,30, dove il riferimento sono i discepoli contrapposti ai rabbì della tradizione. Non vi è alcuna sostituzione etnica: la vigna non viene tolta a Israele per essere data ad altri; la parabola corregge la presunzione di anzianità e di merito accumulato, che può emergere in qualunque comunità. La mormorazione degli operai «antichi» non è condanna di Israele, ma rispecchia il tipo narrativo del «mormoratore nel deserto», figura interna alla storia di Israele con il proprio Dio. Il compimento della promessa (Mt 5,17) non abolisce l'alleanza: la gratuità della grazia eccede il calcolo retributivo senza annullarlo, esattamente come il padrone rispetta il contratto e simultaneamente dona oltre il contratto.

Note testuali

  • v. 1 — ampelôna (vigna): immagine classica d'Israele (Is 5,1-7; Sal 80,9-17); Targum Is 5,1-7 esplicita «la vigna è Israele». Dēnaríou tḕn hēméran: salario giornaliero standard, pagato a sera (Lv 19,13; Dt 24,15; m.Bava Metzia 7,1).
  • v. 2 — symphōnḗsas: stipulò il patto salariale vincolante tra ba'al ha-bayit e po'el (m.Bava Metzia 7,1-2).
  • v. 3 — agorá: piazza del mercato del lavoro; argoús: senza ingaggio, termine giuridico-economico.
  • v. 8 — epitrópōs: l'amministratore (pekid/shomer) incaricato del pagamento, distinto dal padrone; riflette la struttura di shlichut (m.Bava Metzia 9,12).
  • v. 11 — egóngyzon (mormoravano): il verbo delle mormorazioni d'Israele nel deserto contro la manna (Es 16,2-12; Nm 11,1 LXX) e contro il giusto (Sap 1,11).
  • v. 13 — Hetaîre: vocativo formale di distanza halakhica (cf. Mt 22,12; 26,50); ouk adikô se: non violo lo tzedek del patto.
  • v. 15 — ophthalmòs ponērós: idioma semitico ayin ra'ah — l'invidia/avarizia, opposto all'ayin tovah (m.Avot 2,9); ouk éxestín moi: formula halakhica del permesso/divieto (hetter/issur).
  • v. 16 — hoi éschatoi prôtoi: ribaltamento escatologico interno a Israele (cf. Mt 19,30), non sostituzione etnica.

Domande Frequenti

Perché il padrone paga tutti allo stesso modo: è un'ingiustizia salariale?

No. Il padrone rispetta il contratto stipulato con i primi (m.Bava Metzia 7,1-2) e non viola alcuna norma halakhica. Il salario uguale ai lavoratori dell'undicesima ora è un dono oltre il contratto, esercizio legittimo della sua libertà dispositiva sui propri beni (v. 15: ouk éxestín moi en toîs emoîs).

Cosa significa «occhio cattivo» al v. 15?

È il calco esatto dell'idioma ebraico ayin ra'ah, che indica invidia e avarizia (m.Avot 2,9). Rabbi Yochanan ben Zakkai identifica la ayin ra'ah come la via peggiore e la ayin tovah (occhio buono) come la migliore: la parabola si chiude precisamente su questa opposizione.

La mormorazione degli operai condanna Israele?

No. Il verbo egóngyzon richiama il tipo narrativo delle mormorazioni nel deserto (Es 16,2-12; Nm 14), che è figura interna alla storia di Israele con il proprio Dio. Non vi è condanna collettiva: la parabola corregge la logica retributiva che può emergere in qualunque comunità.

Il ribaltamento «gli ultimi saranno primi» significa che Israele è sostituito?

No. Il logion opera all'interno d'Israele, nello stesso contesto di Mt 19,30 (discepoli contrapposti a rabbì). La vigna non è tolta a Israele: la parabola corregge la presunzione di anzianità e merito accumulato, affermando che la salvezza è dono gratuito di Dio, non retribuzione misurata sul tempo (Mt 5,17: compimento, non abolizione).

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.