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La morte di Gesù — Matteo 27,45-56

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

La morte di Gesù

Mt 27,45-56·NA28·132/135·// Mc 15,33-41·Lc 23,44-49
σκότος=tenebra (Am 8,9)חֹשֶׁךְ choshechἨλὶ Ἠλὶ=Dio mio (ebraico Sal 22,2)καταπέτασμα=velo del Tempioפָּרֹכֶת parokhetἐγέρθη σώματα τῶν ἁγίων=risurrezione santi (Ez 37,12)πόλιν τὴν ἁγίαν=città santaעִיר הַקֹּדֶשׁ ir ha-qodeshδιακονοῦσαι=donne diaconai (cfr. Lc 8,1-3)
Domenica delle Palme — anno A (Passione)
45-56
Greco45 Ἀπὸ δὲ ἕκτης ὥρας σκότος ἐγένετο ἐπὶ πᾶσαν τὴν γῆν ἕως ὥρας ἐνάτης. 46 περὶ δὲ τὴν ἐνάτην ὥραν ⸀ἀνεβόησεν ὁ Ἰησοῦς φωνῇ μεγάλῃ λέγων· ⸂Ἠλὶ ἠλὶ⸃ λεμὰ σαβαχθάνι; τοῦτ’ ἔστιν· Θεέ μου θεέ μου, ἱνατί με ἐγκατέλιπες; 47 τινὲς δὲ τῶν ἐκεῖ ⸀ἑστηκότων ἀκούσαντες ἔλεγον ὅτι Ἠλίαν φωνεῖ οὗτος. 48 καὶ εὐθέως δραμὼν εἷς ἐξ αὐτῶν καὶ λαβὼν σπόγγον πλήσας τε ὄξους καὶ περιθεὶς καλάμῳ ἐπότιζεν αὐτόν. 49 οἱ δὲ λοιποὶ ⸀ἔλεγον· Ἄφες ἴδωμεν εἰ ἔρχεται Ἠλίας σώσων ⸀αὐτόν. 50 ὁ δὲ Ἰησοῦς πάλιν κράξας φωνῇ μεγάλῃ ἀφῆκεν τὸ πνεῦμα. 51 καὶ ἰδοὺ τὸ καταπέτασμα τοῦ ναοῦ ἐσχίσθη ⸂ἀπ’ ἄνωθεν ἕως κάτω εἰς δύο⸃, καὶ ἡ γῆ ἐσείσθη, καὶ αἱ πέτραι ἐσχίσθησαν, 52 καὶ τὰ μνημεῖα ἀνεῴχθησαν καὶ πολλὰ σώματα τῶν κεκοιμημένων ἁγίων ⸀ἠγέρθησαν, 53 καὶ ἐξελθόντες ἐκ τῶν μνημείων μετὰ τὴν ἔγερσιν αὐτοῦ εἰσῆλθον εἰς τὴν ἁγίαν πόλιν καὶ ἐνεφανίσθησαν πολλοῖς. 54 Ὁ δὲ ἑκατόνταρχος καὶ οἱ μετ’ αὐτοῦ τηροῦντες τὸν Ἰησοῦν ἰδόντες τὸν σεισμὸν καὶ τὰ ⸀γενόμενα ἐφοβήθησαν σφόδρα λέγοντες· Ἀληθῶς ⸂θεοῦ υἱὸς⸃ ἦν οὗτος. 55 Ἦσαν δὲ ἐκεῖ γυναῖκες πολλαὶ ἀπὸ μακρόθεν θεωροῦσαι, αἵτινες ἠκολούθησαν τῷ Ἰησοῦ ἀπὸ τῆς Γαλιλαίας διακονοῦσαι αὐτῷ· 56 ἐν αἷς ἦν Μαρία ἡ Μαγδαληνὴ καὶ Μαρία ἡ τοῦ Ἰακώβου καὶ ⸀Ἰωσὴφ μήτηρ καὶ ἡ μήτηρ τῶν υἱῶν Ζεβεδαίου.
Lettura Ortodossa45 ⓘ ⓘ ⓘ. 46 Verso l'ora nona Gesù gridò a gran voce: «ⓘ?», cioè «Dio mio, Dio mio, perché mi hai ⓘ?». 47 Alcuni dei presenti, avendo udito quel grido, dicevano fra di loro: «ⓘ». 48 E subito uno di loro corse, prese una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò a una canna e gliela porgeva a bere. 49 Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo». 50 Ma Gesù, gridando di nuovo a gran voce, ⓘ. 51 Ed ecco, il ⓘ ⓘ in due, dall'alto fino in basso, ⓘ e anche le rocce si spezzarono in pezzi, 52 e i sepolcri si aprirono e ⓘ, 53 e, usciti dai sepolcri, dopo la sua risurrezione entrarono nella città santa e si manifestarono a molti. 54 Il ⓘ e quelli che con lui custodivano Gesù, vedendo il terremoto e quanto accadeva, ebbero gran timore e dicevano: «ⓘ!». 55 Vi erano là molte donne ⓘ, ⓘ; 56 tra esse Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La crocifissione di Gesù avviene durante la Pesach del I secolo, in una Gerusalemme sotto amministrazione romana diretta (dal 6 d.C.) e sotto il sommo sacerdozio di Giuseppe Caifa (18-36 d.C.). L'ora sesta corrisponde al mezzogiorno, orario del sacrificio del tamid pomeridiano (m.Pesachim 5,1; Flavio Giuseppe, Ant. 14,65); l'ora nona — circa le tre del pomeriggio — coincide con il secondo tamid e la preghiera del minchah. Il contesto cultuale è dunque quello del Tempio ancora funzionante, frequentato anche dalla prima comunità apostolica (At 2,46; 3,1). I segni cosmici — buio, terremoto, apertura dei sepolcri — si inscrivono nel registro apocalittico ebraico del «giorno del Signore», non in una cosmologia ellenistica.

Analisi lessicale

Il grido di v. 46 — Ēlì Ēlì lemà sabachthani — è una traslitterazione greca del Sal 22(21),2 in forma ebraico-aramaica mista: Ēlì è l'ebraico ʾēlî («mio Dio»), mentre lemà sabachthani è aramaico («perché mi hai abbandonato»). Il verbo egkatélipes è aoristo del Sal 21,2 LXX: un grido reale, non una recita. La frase mantiene il pronome possessivo «mio Dio», segnalando che il rapporto con Dio persiste nel grido stesso. L'espressione aphêken tò pneûma («esalò lo spirito», v. 50) va ancorata alla matrice ebraica di ruach (soffio vitale, Gen 2,7), non letta come pneûma in senso platonico di anima separata dal corpo: il verbo aphíēmi («lasciar andare») esprime un atto attivo di consegna, a conferma della morte reale e corporea. A v. 51 eschísthē ... ap'ánōthen héōs kátō (passivo divino) indica lo squarcio del katapétasma dall'alto in basso. La confessione del centurione (v. 54) è alēthôs theoû hyiós ên hoûtos: l'anartro (assenza di articolo) lascia aperta la gamma semantica dall'acclamazione pagana alla confessione piena.

Fonti ebraiche

Il buio a mezzogiorno (v. 45) riecheggia Am 8,9 («farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la terra in pieno giorno»), oracolo del giorno del Signore; un secondo ipotesto è la plaga delle tenebre di Es 10,21-23. Il Salmo 22 — citato nell'incipit (v. 46) — descrive con precisione la sofferenza del giusto perseguitato (vesti spartite, scherni, mani e piedi), si apre nell'abbandono e si chiude con la lode e l'annuncio universale del regno: «tutte le famiglie delle genti si prostreranno davanti a Lui» (Sal 22,28-32). Citarne l'incipit evoca, per chi conosce il salmo, l'intero arco dalla desolazione alla vittoria, senza attenuare la realtà del grido. Il terremoto come segno teofanico richiama Es 19,18; Gdc 5,4; Sal 68,9. La risurrezione dei santi (vv. 52-53) è eco diretta di Dn 12,2 («molti dei dormienti nella polvere si desteranno») e di Ez 37,12-13 (le ossa aride che rivivono): non resuscitazioni private ma segno apocalittico che la morte inaugura la risurrezione finale dei tzaddiqim. La presenza di Elia nell'incomprensione degli astanti (v. 47) riflette Ml 3,23 (Elia precursore del giorno del Signore).

Halakhah e dimensione pratica

Il sistema giuridico-cultuale del Secondo Tempio regola ogni elemento della scena: la morte in croce avviene in un contesto dove la purità rituale e le prescrizioni relative ai cadaveri (Nm 19; m.Ohalot) rendono la presenza presso un crocifisso già una questione halakhica. Le donne che osservano «da lontano» (v. 55, apò makróthen) potrebbero riflettere questa cautela, pur restando pienamente testimoni.

Il sacrificio del tamid (m.Pesachim 5,1; m.Tamid 4,1) scandisce le ore della passione: l'ora sesta e la nona non sono dettagli narrativi ma riferimenti al ritmo cultuale del Tempio operativo. Lo squarcio del katapétasma — il parokhet che separava il Santo dei Santi (Es 26,31-33; m.Yoma 5,1) — tocca il cuore del sistema sacrificale: l'accesso al kapporet era riservato al solo sommo sacerdote nel Giorno dell'Espiazione (m.Yoma 5,1). Il segno è ambivalente (apertura di accesso / presagio di giudizio) e il testo non lo interpreta come abrogazione del culto: tradizioni ebraiche conservano memorie di prodigi nel Tempio prima del 70 (bYoma 39b). Le donne (diakonoûsai, v. 55) esercitano un ruolo di servizio — diakonéō — che prefigura il ministero diaconale; il verbo akolouthéō («seguire», v. 55) è termine tecnico del discepolato (m.Avot 1,1: «fate a voi un maestro»), attestando che le donne sono pienamente discepole.

Lettura non sostitutiva

Nessun elemento della pericope implica la sostituzione di Israele o l'abrogazione dell'alleanza. Il grido di Gesù è preghiera ebraica — il Salmo 22 — e presuppone la Scrittura come orizzonte di senso. I segni cosmici sono formulati nel linguaggio profetico di Amos, Ezechiele e Daniele: Gesù muore dentro la tradizione escatologica d'Israele, non contro di essa. Lo squarcio del velo è un segno aperto che il testo non interpreta: il Tempio resterà operativo fino al 70 d.C. e la prima comunità apostolica continuerà a frequentarlo (At 2,46; 3,1). La risurrezione dei tzaddiqim (vv. 52-53) è primizia della risurrezione finale dei giusti d'Israele (Dn 12,2; Ez 37), non loro superamento. La confessione viene da un pagano — il centurione —, segnalando la portata universale senza sostituire Israele: «tutte le famiglie delle genti» di Sal 22,28 vengono incorporate, non i gentili al posto d'Israele. I perushim non compaiono nella scena; gli attori dell'oligarchia templare (archiereîs) vanno distinti dal popolo (laos) e non rappresentano Israele nel suo insieme.

Note testuali

  • v. 45 — skótos egéneto epì pâsan tḕn gên: «buio su tutta la terra» — eco profetica di Am 8,9 («farò tramontare il sole a mezzogiorno») e della plaga delle tenebre di Es 10,21-23; non eclissi naturale (impossibile a Pasqua, plenilunio).
  • v. 46 — Ēlì Ēlì lemà sabachthani: trascrizione ebraico-aramaica mista del Sal 22(21),2; egkatélipes aoristo LXX; grido reale d'abbandono che apre il salmo del giusto perseguitato culminante nella lode (Sal 22,28-32).
  • v. 47 — Hēlían phōneî: incomprensione fonetica (Ēlì confuso con Ēlías); la tradizione attendeva Elia come precursore del giorno del Signore (Ml 3,23).
  • v. 50 — aphêken tò pneûma: aphíēmi = «lasciar andare», atto attivo di consegna; pneûma = ruach (soffio vitale), morte reale e corporea, non separazione platonica anima/corpo.
  • v. 51 — katapétasma toû naoû eschísthē ap'ánōthen héōs kátō: il parokhet interno (Es 26,31-33; m.Yoma 5,1), squarciato dall'alto — passivo divino; segno ambivalente (accesso/giudizio), non «fine del giudaismo».
  • vv. 52-53 — polla sōmata tōn hagíōn ēgérthēsan: risurrezione anticipatoria dei tzaddiqim; eco di Dn 12,2 e Ez 37,12-13; segno apocalittico, non resuscitazione privata.
  • v. 54 — alēthôs theoû hyiós ên hoûtos: anartro — sulla bocca del centurione pagano oscilla tra acclamazione (theîos anḗr) e confessione piena nel disegno matteano.
  • v. 55 — apò makróthen theōroûsai: cf. Sal 38(37),12; ēkolouthēsan ... diakonoûsai: akolouthéō + diakonéō, termini tecnici del discepolato; le donne sono testimoni della passione e preparo alla risurrezione (28,1-10).

Domande Frequenti

Il grido «Dio mio, perché mi hai abbandonato?» esprime disperazione o preghiera?

È preghiera: citare l'incipit del Salmo 22 evoca l'intero arco del testo, dall'abbandono alla lode universale (Sal 22,28-32). Il pronome «mio Dio» (Ēlì) mantiene il rapporto con Dio anche nel grido; la forma egkatélipes (aoristo LXX) è preghiera del giusto perseguitato, non resa alla disperazione.

Lo squarcio del velo del Tempio significa la fine del giudaismo o del culto sacrificale?

Il testo non afferma questo. Il katapétasma squarciato (m.Yoma 5,1; Es 26,31-33) è un segno ambivalente — apertura di accesso o presagio di giudizio — che il Tempio lascerà aperto all'interpretazione. Il Tempio resterà operativo fino al 70 d.C. e la prima comunità apostolica continuerà a frequentarlo (At 2,46; 3,1).

Perché la confessione «Figlio di Dio» viene da un centurione romano e non dai discepoli?

Il centurione pagano usa la formula theoû hyiós (anartro) nel senso di acclamazione greco-romana (theîos anḗr, come per gli imperatori divinizzati). Nel disegno matteano anticipa il riconoscimento universale delle nazioni (Sal 22,28: «tutte le famiglie delle genti»), senza sostituire Israele.

Quale ruolo hanno le donne nella scena della passione?

Le donne esercitano un discepolato pieno: akolouthéō («seguire», termine tecnico del discepolato) e diakonéō («servire», prefigura il ministero diaconale). Osservano «da lontano» come i fedeli del Sal 38(37),12 e sono preparate al ruolo di prime testimoni della risurrezione (28,1-10).

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.