La morte di Gesù — Matteo 27,45-56
Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa
La morte di Gesù
Approfondimento storico-halakhico
Contesto storico
La crocifissione di Gesù avviene durante la Pesach del I secolo, in una Gerusalemme sotto amministrazione romana diretta (dal 6 d.C.) e sotto il sommo sacerdozio di Giuseppe Caifa (18-36 d.C.). L'ora sesta corrisponde al mezzogiorno, orario del sacrificio del tamid pomeridiano (m.Pesachim 5,1; Flavio Giuseppe, Ant. 14,65); l'ora nona — circa le tre del pomeriggio — coincide con il secondo tamid e la preghiera del minchah. Il contesto cultuale è dunque quello del Tempio ancora funzionante, frequentato anche dalla prima comunità apostolica (At 2,46; 3,1). I segni cosmici — buio, terremoto, apertura dei sepolcri — si inscrivono nel registro apocalittico ebraico del «giorno del Signore», non in una cosmologia ellenistica.
Analisi lessicale
Il grido di v. 46 — Ēlì Ēlì lemà sabachthani — è una traslitterazione greca del Sal 22(21),2 in forma ebraico-aramaica mista: Ēlì è l'ebraico ʾēlî («mio Dio»), mentre lemà sabachthani è aramaico («perché mi hai abbandonato»). Il verbo egkatélipes è aoristo del Sal 21,2 LXX: un grido reale, non una recita. La frase mantiene il pronome possessivo «mio Dio», segnalando che il rapporto con Dio persiste nel grido stesso. L'espressione aphêken tò pneûma («esalò lo spirito», v. 50) va ancorata alla matrice ebraica di ruach (soffio vitale, Gen 2,7), non letta come pneûma in senso platonico di anima separata dal corpo: il verbo aphíēmi («lasciar andare») esprime un atto attivo di consegna, a conferma della morte reale e corporea. A v. 51 eschísthē ... ap'ánōthen héōs kátō (passivo divino) indica lo squarcio del katapétasma dall'alto in basso. La confessione del centurione (v. 54) è alēthôs theoû hyiós ên hoûtos: l'anartro (assenza di articolo) lascia aperta la gamma semantica dall'acclamazione pagana alla confessione piena.
Fonti ebraiche
Il buio a mezzogiorno (v. 45) riecheggia Am 8,9 («farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la terra in pieno giorno»), oracolo del giorno del Signore; un secondo ipotesto è la plaga delle tenebre di Es 10,21-23. Il Salmo 22 — citato nell'incipit (v. 46) — descrive con precisione la sofferenza del giusto perseguitato (vesti spartite, scherni, mani e piedi), si apre nell'abbandono e si chiude con la lode e l'annuncio universale del regno: «tutte le famiglie delle genti si prostreranno davanti a Lui» (Sal 22,28-32). Citarne l'incipit evoca, per chi conosce il salmo, l'intero arco dalla desolazione alla vittoria, senza attenuare la realtà del grido. Il terremoto come segno teofanico richiama Es 19,18; Gdc 5,4; Sal 68,9. La risurrezione dei santi (vv. 52-53) è eco diretta di Dn 12,2 («molti dei dormienti nella polvere si desteranno») e di Ez 37,12-13 (le ossa aride che rivivono): non resuscitazioni private ma segno apocalittico che la morte inaugura la risurrezione finale dei tzaddiqim. La presenza di Elia nell'incomprensione degli astanti (v. 47) riflette Ml 3,23 (Elia precursore del giorno del Signore).
Halakhah e dimensione pratica
Il sistema giuridico-cultuale del Secondo Tempio regola ogni elemento della scena: la morte in croce avviene in un contesto dove la purità rituale e le prescrizioni relative ai cadaveri (Nm 19; m.Ohalot) rendono la presenza presso un crocifisso già una questione halakhica. Le donne che osservano «da lontano» (v. 55, apò makróthen) potrebbero riflettere questa cautela, pur restando pienamente testimoni.
Il sacrificio del tamid (m.Pesachim 5,1; m.Tamid 4,1) scandisce le ore della passione: l'ora sesta e la nona non sono dettagli narrativi ma riferimenti al ritmo cultuale del Tempio operativo. Lo squarcio del katapétasma — il parokhet che separava il Santo dei Santi (Es 26,31-33; m.Yoma 5,1) — tocca il cuore del sistema sacrificale: l'accesso al kapporet era riservato al solo sommo sacerdote nel Giorno dell'Espiazione (m.Yoma 5,1). Il segno è ambivalente (apertura di accesso / presagio di giudizio) e il testo non lo interpreta come abrogazione del culto: tradizioni ebraiche conservano memorie di prodigi nel Tempio prima del 70 (bYoma 39b). Le donne (diakonoûsai, v. 55) esercitano un ruolo di servizio — diakonéō — che prefigura il ministero diaconale; il verbo akolouthéō («seguire», v. 55) è termine tecnico del discepolato (m.Avot 1,1: «fate a voi un maestro»), attestando che le donne sono pienamente discepole.
Lettura non sostitutiva
Nessun elemento della pericope implica la sostituzione di Israele o l'abrogazione dell'alleanza. Il grido di Gesù è preghiera ebraica — il Salmo 22 — e presuppone la Scrittura come orizzonte di senso. I segni cosmici sono formulati nel linguaggio profetico di Amos, Ezechiele e Daniele: Gesù muore dentro la tradizione escatologica d'Israele, non contro di essa. Lo squarcio del velo è un segno aperto che il testo non interpreta: il Tempio resterà operativo fino al 70 d.C. e la prima comunità apostolica continuerà a frequentarlo (At 2,46; 3,1). La risurrezione dei tzaddiqim (vv. 52-53) è primizia della risurrezione finale dei giusti d'Israele (Dn 12,2; Ez 37), non loro superamento. La confessione viene da un pagano — il centurione —, segnalando la portata universale senza sostituire Israele: «tutte le famiglie delle genti» di Sal 22,28 vengono incorporate, non i gentili al posto d'Israele. I perushim non compaiono nella scena; gli attori dell'oligarchia templare (archiereîs) vanno distinti dal popolo (laos) e non rappresentano Israele nel suo insieme.
Note testuali
- v. 45 — skótos egéneto epì pâsan tḕn gên: «buio su tutta la terra» — eco profetica di Am 8,9 («farò tramontare il sole a mezzogiorno») e della plaga delle tenebre di Es 10,21-23; non eclissi naturale (impossibile a Pasqua, plenilunio).
- v. 46 — Ēlì Ēlì lemà sabachthani: trascrizione ebraico-aramaica mista del Sal 22(21),2; egkatélipes aoristo LXX; grido reale d'abbandono che apre il salmo del giusto perseguitato culminante nella lode (Sal 22,28-32).
- v. 47 — Hēlían phōneî: incomprensione fonetica (Ēlì confuso con Ēlías); la tradizione attendeva Elia come precursore del giorno del Signore (Ml 3,23).
- v. 50 — aphêken tò pneûma: aphíēmi = «lasciar andare», atto attivo di consegna; pneûma = ruach (soffio vitale), morte reale e corporea, non separazione platonica anima/corpo.
- v. 51 — katapétasma toû naoû eschísthē ap'ánōthen héōs kátō: il parokhet interno (Es 26,31-33; m.Yoma 5,1), squarciato dall'alto — passivo divino; segno ambivalente (accesso/giudizio), non «fine del giudaismo».
- vv. 52-53 — polla sōmata tōn hagíōn ēgérthēsan: risurrezione anticipatoria dei tzaddiqim; eco di Dn 12,2 e Ez 37,12-13; segno apocalittico, non resuscitazione privata.
- v. 54 — alēthôs theoû hyiós ên hoûtos: anartro — sulla bocca del centurione pagano oscilla tra acclamazione (theîos anḗr) e confessione piena nel disegno matteano.
- v. 55 — apò makróthen theōroûsai: cf. Sal 38(37),12; ēkolouthēsan ... diakonoûsai: akolouthéō + diakonéō, termini tecnici del discepolato; le donne sono testimoni della passione e preparo alla risurrezione (28,1-10).
Domande Frequenti
Il grido «Dio mio, perché mi hai abbandonato?» esprime disperazione o preghiera?
Lo squarcio del velo del Tempio significa la fine del giudaismo o del culto sacrificale?
Perché la confessione «Figlio di Dio» viene da un centurione romano e non dai discepoli?
Quale ruolo hanno le donne nella scena della passione?
Riferimenti biblici
Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.