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La scoperta del sepolcro vuoto — Marco 16,1-8

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

La scoperta del sepolcro vuoto

Mc 16,1-8·NA28·92/96·// Mt 28,1-10·Lc 24,1-12·Gv 20,1-10
τῇ μιᾷ τῶν σαββάτων=primo giorno settimana (nuova creazione Gn 1,3)יוֹם הָרִאשׁוֹן yom ha-rishonἠγέρθη=è risuscitato (passivum divinum — Os 6,2)קָם qamνεανίσκον λευκόν=giovane in bianco (Dn 12,6; neaniskos Mc 14,51)προάγει ὑμᾶς εἰς τὴν Γαλιλαίαν=vi precede in Galilea (Mc 14,28; Mi 2,13)Πέτρῳ=Pietro nominato (prima al mattino — risposta al rinnegamento)ἐφοβοῦντο γάρ=poiché avevano paura (finale autentico NA28 — apertura al lettore)
Veglia Pasquale — anno B
1-8
Greco1 Καὶ διαγενομένου τοῦ σαββάτου ⸀Μαρία ἡ Μαγδαληνὴ καὶ Μαρία ⸂ἡ τοῦ⸃ Ἰακώβου καὶ Σαλώμη ἠγόρασαν ἀρώματα ἵνα ἐλθοῦσαι ἀλείψωσιν αὐτόν. 2 καὶ λίαν πρωῒ ⸂τῇ μιᾷ τῶν⸃ σαββάτων ἔρχονται ἐπὶ τὸ μνημεῖον ἀνατείλαντος τοῦ ἡλίου. 3 καὶ ἔλεγον πρὸς ἑαυτάς· Τίς ἀποκυλίσει ἡμῖν τὸν λίθον ⸀ἐκ τῆς θύρας τοῦ μνημείου; 4 καὶ ἀναβλέψασαι θεωροῦσιν ὅτι ⸀ἀποκεκύλισται ὁ λίθος, ἦν γὰρ μέγας σφόδρα. 5 καὶ εἰσελθοῦσαι εἰς τὸ μνημεῖον εἶδον νεανίσκον καθήμενον ἐν τοῖς δεξιοῖς περιβεβλημένον στολὴν λευκήν, καὶ ἐξεθαμβήθησαν. 6 ὁ δὲ λέγει αὐταῖς· Μὴ ἐκθαμβεῖσθε· Ἰησοῦν ζητεῖτε τὸν Ναζαρηνὸν τὸν ἐσταυρωμένον· ἠγέρθη, οὐκ ἔστιν ὧδε· ἴδε ὁ τόπος ὅπου ἔθηκαν αὐτόν· 7 ἀλλὰ ὑπάγετε εἴπατε τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ καὶ τῷ Πέτρῳ ὅτι Προάγει ὑμᾶς εἰς τὴν Γαλιλαίαν· ἐκεῖ αὐτὸν ὄψεσθε, καθὼς εἶπεν ὑμῖν. 8 καὶ ἐξελθοῦσαι ἔφυγον ἀπὸ τοῦ μνημείου, εἶχεν ⸀γὰρ αὐτὰς τρόμος καὶ ἔκστασις· καὶ οὐδενὶ οὐδὲν εἶπαν, ἐφοβοῦντο ⸁γάρ. ⟦Πάντα δὲ τὰ παρηγγελμένα τοῖς περὶ τὸν Πέτρον συντόμως ἐξήγγειλαν. μετὰ δὲ ταῦτα καὶ αὐτὸς ὁ Ἰησοῦς ἀπὸ ἀνατολῆς καὶ ἄχρι δύσεως ἐξαπέστειλεν δι’ αὐτῶν τὸ ἱερὸν καὶ ἄφθαρτον κήρυγμα τῆς αἰωνίου σωτηρίας. ἀμήν.⟧
Lettura Ortodossa[Nota testuale NA28: il vangelo di Marco nei manoscritti più antichi (codici Sinaitico ℵ e Vaticano B, IV sec.) termina qui, a Mc 16,8. Il «finale lungo» (Mc 16,9-20) è racchiuso in doppie parentesi quadre [[ ]] nell'edizione critica Nestle-Aland 28 come aggiunta posteriore non originale di Marco — recepita nella tradizione canonica ma redatta da altra mano. Questa pericope copre il finale autentico marciano fino a 16,8.] 1 Trascorso il motzaei Shabbat (l'uscita del riposo sabbatico ⓘ, il sabato concluso al tramonto), Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome — le donne come prime testimoni (edot), dato halakhicamente sovversivo ⓘ — comprarono aromi per la taharat ha-met, la cura rituale del defunto ⓘ, per andare ad ⓘ. 2 E di buon mattino, nel yom rishon, il primo giorno dopo lo Shabbat ⓘ, vengono al sepolcro, ⓘ. 3 E dicevano tra loro: «Chi ci ⓘ dalla porta del sepolcro?». 4 E ⓘ che la pietra era stata ⓘ; era infatti grande oltremodo. 5 Ed entrate nel sepolcro videro un ⓘ seduto sulla ⓘ, ⓘ, ed ⓘ. 6 Ma egli dice loro: «Non vi sconvolgete: voi cercate Gesù il Nazareno, ha-Notzri ⓘ, il crocifisso ⓘ. È stato risuscitato — techiyat ha-metim, la risurrezione dei morti, atto del Padre sul Figlio (passivum divinum), non «è risorto» attivo ⓘ, non è qui; ⓘ. 7 Ma andate, dite ai suoi ⓘ ⓘ: ⓘ; là lo vedrete, come vi ha detto». 8 ⓘ, perché le aveva prese ⓘ; e a nessuno nulla dissero: ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Marco 16,1-8 si colloca nel contesto funerario del giudaismo del Secondo Tempio: la sepoltura di Gesù era avvenuta nella fretta del venerdì pomeriggio (Mc 15,46), prima che iniziasse il sabato al tramonto. Il termine dello Shabbat — motzaei Shabbat (מוֹצָאֵי שַׁבָּת) — rendeva nuovamente lecita la compravendita, donde l'acquisto degli aromi da parte delle donne (cf. m.Shabbat 23,5 sui preparativi del defunto). I sepolcri a kokhim scavati nella roccia, chiusi da una pietra circolare (golel) su scanalatura, erano tipici della Gerusalemme del I secolo; spostare tale pietra richiedeva uno sforzo considerevole. Le tre donne — María hē Magdalēnḕ, María hē toû Iakṓbou e Salṓmē — sono le stesse testimoni della croce, le edot (עֵדוֹת) della morte e ora del sepolcro vuoto. La loro testimonianza, pur limitata in ambito patrimoniale secondo m.Rosh haShanah 1,8, diventa qui il primo vettore del kerygma pasquale.

Analisi lessicale

Il v. 2 reca têi miâi tôn sabbátōn (τῇ μιᾷ τῶν σαββάτων): sábbata è plurale che traduce l'ebraico/aramaico shabbat nel senso di «settimana», e il cardinale «uno» rispecchia l'uso semitico dei numerali per i giorni — donde «il primo giorno della settimana» (yom rishon, יוֹם רִאשׁוֹן). Il verbo centrale è ēgérthē (ἠγέρθη, v. 6): aoristo passivo, passivum divinum, «è stato fatto sorgere» da Dio Padre — la dottrina tannaitica della techiyat ha-metim (תְּחִיַּת הַמֵּתִים) come atto del Padre (cf. Rm 4,24; 8,11; At 2,32); grammaticalmente non «è risorto» attivo, formulazione che rischierebbe una deriva autonomista estranea al monoteismo ebraico. Il participio estaurōménon (ἐσταυρωμένον) è un perfetto: «il crocifisso» come qualifica permanente che lega il Risorto allo stesso Gesù storico (cf. 1Cor 1,23). Il composto exethambḗthēsan (ἐξεθαμβήθησαν, v. 5) — stessa radice di Mc 14,33 — descrive l'emozione reale davanti al trascendente. Apokekýlistai (ἀποκεκύλισται, v. 4) è un perfetto medio-passivo: il gesto è già compiuto da altri, con implicito passivum divinum. La coppia finale trómos kaì ékstasis (τρόμος καὶ ἔκστasis, v. 8) — tremore corporeo e uscire-fuori-di-sé — nomina il timore reverenziale della creatura davanti all'irruzione del divino.

Fonti ebraiche

La taharat ha-met (טָהֳרַת הַמֵּת), il rito funebre di unzione del cadavere (aleípsōsin), è attestata nelle usanze del Secondo Tempio: le donne intendono completare ciò che la sepoltura affrettata del venerdì non aveva consentito (cf. m.Shabbat 23,5). Il neanískos (νεανίσκον) in stolḕ leukḗ richiama la figura dell'angelo in forma giovanile propria della letteratura apocalittica ebraica: la veste bianca è segno di gloria celeste, eco delle tradizioni sui giusti rivestiti di luce. Il passivo divino ēgérthē si inscrive nella dottrina tannaitica della risurrezione dei morti enunciata in m.Sanhedrin 10,1 e celebrata nella seconda benedizione dell'Amidah (mechayei ha-metim): è Dio che «fa vivere i morti». Il titolo Nazarēnós — ha-Notzri (הַנּוֹצְרִי) — è l'identificazione galilaica del crocifisso, conservata come epiteto ebraico nella tradizione (cf. b.Sanhedrin 43a, Yeshu ha-Notzri): il titulus pasquale lega il Risorto allo stesso Gesù di Nazaret realmente crocifisso, in funzione anti-doceta. L'eco col neanískos di Mc 14,51-52 — fuggito nudo abbandonando la sindṓn — e ora rivestito di gloria costituisce un'inclusione narrativa interna al vangelo.

Halakhah e dimensione pratica

La pericope si struttura su una serie di norme giuridico-pratiche ebraiche che ne determinano la cronologia e il significato: il rispetto dello Shabbat è il presupposto di ogni azione narrata, poiché solo al termine dello Shabbat (motzaei Shabbat) diventa lecita la compravendita di merci (m.Shabbat 23,5) e dunque l'acquisto degli aromi per la taharat ha-met.

Sul piano halakhico concreto si possono individuare i seguenti elementi: (1) Riti funebri interrotti: la sepoltura di Mc 15,46 era avvenuta senza unzione completa, per rispettare il precetto del riposo sabbatico; le donne intendono ottemperare all'obbligo di onorare il defunto (kavod ha-met) con gli aromi acquistati solo a Shabbat concluso. (2) Testimonianza femminile: m.Rosh haShanah 1,8 documenta la limitazione della testimonianza femminile in cause patrimoniali nel I sec.; il fatto che il vangelo affidi alle donne il primo annuncio della risurrezione costituisce una scelta narrativa controcorrente rispetto alle prassi giudiziarie contemporanee, rafforzando la credibilità storica dell'episodio. (3) Mandato agli talmidim: l'annuncio «dite ai discepoli e a Pietro» (v. 7) richiama la struttura dello shaliach — il mandatario che parla in nome di chi lo invia («sheliaḥ adam kemoto», m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — le donne sono investite di un mandato di annuncio verso il gruppo dei talmidim (תַּלְמִידִים). (4) La pietra sepolcrale: il golel, la pietra circolare dei sepolcri a kokhim, era oggetto di disposizioni specifiche nella normativa funeraria sul sigillo del sepolcro.

Lettura non sostitutiva

L'annuncio pasquale di Marco 16,1-8 non configura alcuna rottura con Israele né sostituzione del popolo eletto. La risurrezione è proclamata come atto del Dio di Israele — passivum divinum — in continuità con la dottrina tannaitica della techiyat ha-metim (m.Sanhedrin 10,1; seconda benedizione dell'Amidah): compimento, non abolizione. Il Risorto è identificato come «Gesù il Nazareno, il crocifisso» — un uomo di Galilea, ebreo, ancorato alla geografia e alla storia di Israele. Le prime destinatarie dell'annuncio sono donne ebree osservanti, fedeli alle norme dello Shabbat e ai riti funebri della tradizione; il primo nome citato è Pietro, un ebreo che aveva rinnegato e che riceve grazia. Il mandato «vi precede in Galilea» (v. 7) — compimento di Mc 14,28, la promessa del pastore percosso che torna a radunare il gregge — riporta il racconto alla Galilea delle origini, terra ebraica, luogo della chiamata iniziale (Mc 1,14-16). Non vi è condanna collettiva di alcun gruppo: né dei discepoli fuggiti, né del rinnegatore, né del popolo. Il timore reverenziale finale delle donne (trómos kaì ékstasis) non è fallimento ma risposta propria della creatura davanti all'irruzione del trascendente, e lascia aperto l'invito al lettore.

Note testuali

  • v. 1 — diagenoménou toû sabbátou: termine dello Shabbat al tramonto; motzaei Shabbat (מוֹצָאֵי שַׁבָּת) — solo dopo è lecita la compravendita (m.Shabbat 23,5). ēgórasan arṓmata: acquisto degli aromi per la taharat ha-met (טָהֳרַת הַמֵּת); aleípsōsin: unzione rituale del cadavere.
  • v. 2 — têi miâi tôn sabbátōn: semitismo, sábbata = «settimana»; cardinale «uno» per «primo» secondo l'uso semitico (yom rishon, יוֹם רִאשׁוֹן). anatellantos toû hēlíou: sole già sorto — divergenza con Lc 24,1 e Gv 20,1.
  • v. 3-4 — apokylísei tòn líthon: il golel, pietra circolare su scanalatura, pesante per più persone. apokekýlistai: perfetto medio-passivo, gesto già compiuto — passivum divinum implicito. anablépsasai theōroûsin: constatazione visiva metodica.
  • v. 5 — neanískon: eco lessicale di Mc 14,51 (giovane fuggito nudo); ora seduto, rivestito di stolḕ leukḗ = veste bianca di gloria celeste. exethambḗthēsan: timore reverenziale davanti al trascendente (cf. Mc 14,33).
  • v. 6 — Nazarēnós = ha-Notzri (הַנּוֹצְרִי), cf. b.Sanhedrin 43a. estaurōménon: participio perfetto, «il crocifisso» come qualifica permanente (cf. 1Cor 1,23). ēgérthē: aoristo passivo, passivum divinum, techiyat ha-metim (תְּחִיַּת הַמֵּתִים) — atto del Padre (cf. At 2,24; Rm 4,24; 8,11; m.Sanhedrin 10,1).
  • v. 7 — kaì tô Pétrōi: il rinnegatore (cf. 14,66-72) nominato a parte per grazia — atto di riabilitazione esplicita. proágei hymâs eis tḕn Galilaían: compimento di Mc 14,28; ritorno al luogo della chiamata (Mc 1,14-16).
  • v. 8 — trómos kaì ékstasis: coppia di emozioni fisiche reali, timore reverenziale. ephoboûnto gár: chiusura con gár in posizione finale, semitismo improprio per il greco classico — finale aperto, cifra teologica dell'invito al kerygma. Il finale lungo (16,9-20) e il «finale breve» sono testimonianze testuali secondarie, aggiunte posteriori prive dei testimoni più antichi.

Domande Frequenti

Perché le donne acquistano gli aromi solo dopo il sabato e non prima?

La normativa dello Shabbat vietava la compravendita fino al tramonto del sabato (motzaei Shabbat). Solo a Shabbat concluso era lecito acquistare merci (m.Shabbat 23,5). L'acquisto degli aromi dopo il tramonto riflette l'osservanza halakhica delle donne, non una negligenza.

Cosa significa esattamente che Gesù «è risorto» (ēgérthē) in greco?

Ēgérthē è un aoristo passivo: «è stato fatto sorgere» da Dio Padre, non «si è alzato» da sé. È il cosiddetto passivum divinum, in continuità con la dottrina tannaitica della techiyat ha-metim (m.Sanhedrin 10,1): la risurrezione è atto del Padre (cf. Rm 4,24; At 2,32), non auto-divinizzazione.

Perché Marco cita Pietro per nome in modo separato dagli altri discepoli?

«E a Pietro» (v. 7) isola il nome del rinnegatore (cf. Mc 14,66-72) come gesto esplicito di grazia e riabilitazione. La struttura richiama il principio dello shaliach (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a): anche chi ha fallito è reinvestito del mandato di annuncio.

Il finale brusco di Marco a 16,8 è un errore testuale o una scelta deliberata?

I manoscritti più antichi e autorevoli terminano a 16,8. Il finale lungo (16,9-20) e il «finale breve» sono aggiunte posteriori senza sostegno nei testimoni più antichi. Il silenzio timoroso delle donne (trómos kaì ékstasis) è una cifra teologica: il lettore è chiamato a colmare il vuoto con la propria adesione al kerygma.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.