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L'indemoniato di Gerasa — Marco 5,1-20

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

L'indemoniato di Gerasa

Mc 5,1-20·NA28·26/96·// Mt 8,28-34·Lc 8,26-39
πνεῦμα ἀκάθαρτον=spirito impuroרוּחַ טְמֵאָה ruach tame'ahμνημεῖα=sepolcri (tum'at met halakhica)Λεγιών=Legione (latinismo)χοῖροι=porci (impuri — Lv 11,7)ὁρκίζω σε=ti scongiuro (formula adiurazione)מַשְׁבִּיעַ mashbiaσωφρονοῦντα=rinsavito (sōphrosynē halakhica)
Lunedì IV settimana T.O. (anno B)
1-20
Greco1 Καὶ ἦλθον εἰς τὸ πέραν τῆς θαλάσσης εἰς τὴν χώραν τῶν ⸀Γερασηνῶν. 2 καὶ ⸂ἐξελθόντος αὐτοῦ⸃ ἐκ τοῦ πλοίου ⸂εὐθὺς ὑπήντησεν⸃ αὐτῷ ἐκ τῶν μνημείων ἄνθρωπος ἐν πνεύματι ἀκαθάρτῳ, 3 ὃς τὴν κατοίκησιν εἶχεν ἐν τοῖς μνήμασιν, καὶ ⸂οὐδὲ ἁλύσει οὐκέτι⸃ οὐδεὶς ἐδύνατο αὐτὸν δῆσαι 4 διὰ τὸ αὐτὸν πολλάκις πέδαις καὶ ἁλύσεσι δεδέσθαι καὶ διεσπάσθαι ὑπ’ αὐτοῦ τὰς ἁλύσεις καὶ τὰς πέδας συντετρῖφθαι, καὶ οὐδεὶς ⸂ἴσχυεν αὐτὸν⸃ δαμάσαι· 5 καὶ διὰ παντὸς νυκτὸς καὶ ἡμέρας ἐν τοῖς ⸂μνήμασιν καὶ ἐν τοῖς ὄρεσιν⸃ ἦν κράζων καὶ κατακόπτων ἑαυτὸν λίθοις. 6 ⸂καὶ ἰδὼν⸃ τὸν Ἰησοῦν ἀπὸ μακρόθεν ἔδραμεν καὶ προσεκύνησεν ⸀αὐτόν, 7 καὶ κράξας φωνῇ μεγάλῃ ⸀λέγει· Τί ἐμοὶ καὶ σοί, Ἰησοῦ υἱὲ τοῦ θεοῦ τοῦ ὑψίστου; ὁρκίζω σε τὸν θεόν, μή με βασανίσῃς. 8 ἔλεγεν γὰρ αὐτῷ· Ἔξελθε τὸ πνεῦμα τὸ ἀκάθαρτον ἐκ τοῦ ἀνθρώπου. 9 καὶ ἐπηρώτα αὐτόν· Τί ⸂ὄνομά σοι⸃; καὶ ⸂λέγει αὐτῷ⸃· ⸀Λεγιὼν ὄνομά μοι, ὅτι πολλοί ἐσμεν· 10 καὶ παρεκάλει αὐτὸν πολλὰ ἵνα μὴ ⸀αὐτὰ ἀποστείλῃ ἔξω τῆς χώρας. 11 ἦν δὲ ἐκεῖ πρὸς τῷ ὄρει ἀγέλη χοίρων μεγάλη βοσκομένη· 12 καὶ παρεκάλεσαν ⸀αὐτὸν λέγοντες· Πέμψον ἡμᾶς εἰς τοὺς χοίρους, ἵνα εἰς αὐτοὺς εἰσέλθωμεν. 13 καὶ ἐπέτρεψεν ⸀αὐτοῖς. καὶ ἐξελθόντα τὰ πνεύματα τὰ ἀκάθαρτα εἰσῆλθον εἰς τοὺς χοίρους, καὶ ὥρμησεν ἡ ἀγέλη κατὰ τοῦ κρημνοῦ εἰς τὴν θάλασσαν, ⸀ὡς δισχίλιοι, καὶ ἐπνίγοντο ἐν τῇ θαλάσσῃ. 14 ⸂Καὶ οἱ⸃ βόσκοντες ⸀αὐτοὺς ἔφυγον καὶ ⸀ἀπήγγειλαν εἰς τὴν πόλιν καὶ εἰς τοὺς ἀγρούς· καὶ ⸀ἦλθον ἰδεῖν τί ἐστιν τὸ γεγονός. 15 καὶ ἔρχονται πρὸς τὸν Ἰησοῦν, καὶ θεωροῦσιν τὸν δαιμονιζόμενον ⸀καθήμενον ἱματισμένον καὶ σωφρονοῦντα, τὸν ἐσχηκότα τὸν ⸀λεγιῶνα, καὶ ἐφοβήθησαν. 16 ⸂καὶ διηγήσαντο⸃ αὐτοῖς οἱ ἰδόντες πῶς ἐγένετο τῷ δαιμονιζομένῳ καὶ περὶ τῶν χοίρων. 17 καὶ ἤρξαντο παρακαλεῖν αὐτὸν ἀπελθεῖν ἀπὸ τῶν ὁρίων αὐτῶν. 18 καὶ ⸀ἐμβαίνοντος αὐτοῦ εἰς τὸ πλοῖον παρεκάλει αὐτὸν ὁ δαιμονισθεὶς ἵνα ⸂μετ’ αὐτοῦ ᾖ⸃. 19 ⸀καὶ οὐκ ἀφῆκεν αὐτόν, ἀλλὰ λέγει αὐτῷ· Ὕπαγε εἰς τὸν οἶκόν σου πρὸς τοὺς σούς, καὶ ⸀ἀπάγγειλον αὐτοῖς ὅσα ⸂ὁ κύριός σοι⸃ πεποίηκεν καὶ ἠλέησέν σε. 20 καὶ ἀπῆλθεν καὶ ἤρξατο κηρύσσειν ἐν τῇ Δεκαπόλει ὅσα ἐποίησεν αὐτῷ ὁ Ἰησοῦς, καὶ πάντες ἐθαύμαζον.
Lettura Ortodossa1 Giunsero all'altra riva del ⓘ, nella regione dei ⓘ. 2 Mentre egli usciva (ⓘ) dalla barca, subito gli venne incontro (ⓘ) dai ⓘ un uomo in ⓘ, 3 che aveva dimora nei sepolcri, e nessuno riusciva più a legarlo neppure con catene, 4 perché più volte era stato legato con ⓘ, ma aveva spezzato le catene e frantumato i ceppi, e nessuno aveva la forza di domarlo. 5 Notte e giorno, fra i sepolcri e sui monti, gridava e si ⓘ. 6 Visto Gesù da lontano accorse e gli si prostrò (ⓘ), 7 e gridando a gran voce dice: «ⓘ, Gesù, Figlio del ⓘ? Ti scongiuro (ⓘ) per Dio, non tormentarmi!». 8 Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest'uomo!». 9 E gli domandava: «ⓘ?». E gli dice: «ⓘ è il mio nome, perché siamo in molti». 10 E lo scongiurava perché ⓘ non li cacciasse fuori dalla ⓘ. 11 Era là, presso il monte, una grande mandria di ⓘ al pascolo. 12 E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13 Glielo permise. E gli spiriti impuri, usciti, entrarono nei porci, e la mandria si precipitò giù lungo il ⓘ nel mare, ⓘ, e affogavano. 14 I mandriani fuggirono e ⓘ per la città e per i campi, e vennero a vedere cosa fosse accaduto. 15 Vengono da Gesù e contemplano l'indemoniato seduto, rivestito e ⓘ, lui che aveva avuto la Legione, e furono presi da timore. 16 E i ⓘ raccontarono loro come era avvenuto all'indemoniato e dei porci. 17 E presero a chiedergli di partire dai loro ⓘ. 18 Mentre saliva sulla barca, l'uomo che era stato indemoniato lo supplicava di restare con lui. 19 Non glielo permise, ma gli dice: «Va' alla tua casa (ⓘ), ai tuoi, e ⓘ loro ⓘ e la misericordia che ti ha usato». 20 E se ne andò e prese a proclamare per la ⓘ quanto Gesù aveva fatto per lui, e tutti si stupivano.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La «regione dei Gerasèni» (Mc 5,1; Matteo legge «Gadarèni», alcuni manoscritti «Gergesèni») appartiene alla Decàpoli, lega di dieci città a est del Giordano documentata da Plinio il Vecchio (Naturalis Historia 5.74) e da Giuseppe Flavio (Bellum Judaicum 3.9.7): area a popolazione in larga parte pagana, dove l'allevamento di suini era prassi ordinaria, mai giudaica. Vivere «fra i sepolcri» (mnēmeíōn = qevarim) imponeva la tum'at met di Nm 19,11-22: impurità cadaverica che escludeva dalla vita cultuale e sociale. L'eco della legio X Fretensis — di stanza in Giudea dopo il 70 e con insegna del cinghiale — resta sullo sfondo come risonanza del territorio occupato, non come codice politico sistematico: il testo stesso glossa «siamo molti» (Mc 5,9). Il guarito — un pagano — è infine mandato ad annunciare nella Decàpoli: primo araldo in terra gentile, anticipo dell'apertura covenantale di Is 49,6.

Analisi lessicale

L'incontro si apre con due aoristi narrativi di scatto: exelthóntos (participio puntuale, azione conclusa che apre la scena) e hypéntēsen (aoristo ingressivo, incontro improvviso e perfettivo). Lo pneuma akatharton è lessico tecnico LXX della tum'ah cultuale (Lv 11), non genericamente «demonio». La proskýnēsis (prosekýnēsen) è riverenza estorta, confessione forzata sotto autorità superiore (cf. Gc 2,19), non atto devozionale. La formula Tí emoì kaì soí (v. 7) calca l'ebraico mah li va-lakh מַה לִּי וָלָךְ, formula AT di distanziamento (Gdc 11,12; 2Sam 16,10; 1Re 17,18). Il titolo hyiè toû theoû toû hypsístou corrisponde a ben El 'Elyon אֵל עֶלְיוֹן, titolo melkisedekiano di Gn 14,18-22, usato in contesto intergentile: riconoscimento AT sotto adiurazione, non confessione cristologica nel senso calcedonese. Il verbo horkízō (v. 7) è formula di adiurazione magico-giuridica del Secondo Tempio (cf. PGM IV.3007; At 19,13): un esorcismo invertito. Tí ónomá soi (v. 9) echeggia il mah-shemkha מַה שְּׁמֶךָ di Gn 32,28 e Gdc 13,17: chi conosce il nome detiene il potere giuridico sull'entità. Legiṓn è latinismo tecnico (Polibio VI.20: ca. 6000 fanti). Il participio durativo sōphronoûnta designa l'autodominio covenantale — restituzione del kavod ha-beriot e dello tzelem Elohim di Gn 1,27 —, non uno stato psicologico clinico. L'imperativo apángeilon (v. 19) è chiamata araldica dell'ed עֵד (testimone), distinta dalla categoria dello shaliach apostolico, ancora estranea in questo contesto pre-pasquale.

Fonti ebraiche

L'impurità stratificata dell'uomo — sepolcri (tum'at met, Nm 19,16), territorio pagano, pneuma akatharton — rispecchia la logica leviticamente graduata della tum'ah (Lv 11-15). Secondo 1Enoch 15,8-11 gli spiriti impuri sono i nephilim incorporei che, privi di corpo fisico, cercano una dimora dove abitare: da qui la rivendicazione territoriale e la successiva richiesta dei porci. La cosmologia di Dt 32,8 LXX («confini delle nazioni affidati agli angeli») illumina éxō tês chṓras (v. 10): gli spiriti rivendicano il territorio come spazio assegnato. Il precipizio (katà toû krēmnoû) e l'affogare di «circa duemila» porci (hōs dischílioi) risuonano con l'esercito del faraone che affonda nel mare (Es 14,27-28): immagine tipologica di liberazione, non vittoria escatologica già pienamente realizzata. La formula mah li va-lakh ricorre in 1Re 17,18 (la vedova di Sarepta a Elia) e 2Sam 16,10 (Davide a Abisai): contesto di distanziamento di fronte al potere divino. Ho kýrios del v. 19 rende Adonai/YHWH dell'agire salvifico in Israele (cf. Is 35,4-6): lettura AT dell'azione divina. L'apertura alle nazioni attualizza la berakhah di Gn 12,3 e il programma di Is 49,6.

Halakhah e dimensione pratica

La pericope mobilita una catena di categorie giuridico-rituali del Secondo Tempio: ogni elemento del racconto ha un preciso statuto halakhico che struttura l'esclusione e la reintegrazione dell'uomo.

L'uomo è impuro per cause concorrenti: tum'at met da contatto con i sepolcri (Nm 19,11-22; m.Ohalot 1,1: chi rimane sotto lo stesso tetto di un cadavere contrae impurità di sette giorni), territorio pagano (eretz ha-amim, presumibilmente impura per tradizione farisaica; cf. m.Oholot 18,7), e presenza dello pneuma akatharton. L'atto di «tagliarsi con pietre» (katakóptōn heautòn líthois) rovescia il divieto tannaitico di lo titgodedu לֹא תִתְגֹּדְדוּ (Dt 14,1; Lv 19,28): pratica cultuale pagana di lacerazione, opposta alla santità del corpo prescritta dalla Toràh. La richiesta dei «confini» (apò tôn horíōn autôn, v. 17) usa la formula civica ellenistica di allontanamento municipale per motivazione patrimoniale (perdita della mandria), non teologica. Il comando apángeilon (v. 19) non istituisce uno shaliach nel senso tecnico di «sheliaḥ adam kemoto» (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a), poiché la categoria apostolica è post-pasquale: il guarito è invece un ed, testimone oculare chiamato a riferire quanto ha vissuto. La restituzione «vestito e sano di mente» (sōphronoûnta) segnala il recupero del kavod ha-beriot, la dignità della persona umana come valore halakhico autonomo (cf. b.Berakhot 19b sull'onore della creatura).

Lettura non sostitutiva

La pericope non configura un'abrogazione della distinzione puro/impuro né una sostituzione di Israele con i gentili. L'uomo liberato non è incorporato in una comunità alternativa alla Torah: è rimandato al suo oîkos, il beit av בֵּית אָב (v. 19), nucleo della rete familiare gentile. Il comando di annunciare «ciò che ho kýrios ti ha fatto» rimane dentro la grammatica AT dell'agire salvifico di YHWH (Is 35,4-6), senza sovrapposizione cristologica esplicita nel testo. L'apertura alla Decàpoli attualizza la berakhah universale di Gn 12,3 («in te saranno benedette tutte le famiglie della terra») e il programma di Is 49,6, secondo i quali il beneficio covenantale raggiunge le nazioni senza per questo rescindere l'alleanza con Israele. I Perushim non compaiono nella pericope: nessuna polemica anti-farisaica è pertinente. Gli unici attori negativi sono le potenze impure e, sul piano sociale, i proprietari della mandria che chiedono l'allontanamento per ragioni patrimoniali. La salvezza descritta è corporea, relazionale e storica: «vestito e sano di mente», reintegrato nella rete familiare, testimone in terra gentile — compimento che include, non sostituisce.

Note testuali

  • v. 1 — tôn Gerasēnôn: lettura SBLGNT di Marco; Matteo legge «Gadarèni», alcuni manoscritti «Gergesèni»; Gerasa/Jerash, città della Decàpoli. mnēmeíōn = qevarim קְבָרִים: tum'at met (Nm 19,11-22). agélē choírōn = chazirim חֲזִירִים: impuri (Lv 11,7; Dt 14,8).
  • v. 7 — Tí emoì kaì soí: calco di mah li va-lakh מַה לִּי וָלָךְ (1Re 17,18; 2Sam 16,10; Gdc 11,12). hyiè toû theoû toû hypsístou = ben El 'Elyon אֵל עֶלְיוֹן (Gn 14,18-22): titolo intergentile melkisedekiano. horkízō: adiurazione magico-giuridica (cf. PGM IV.3007; At 19,13).
  • v. 9 — Tí ónomá soi: eco di mah-shemkha מַה שְּׁמֶךָ (Gn 32,28; Gdc 13,17): atto giuridico di controllo. Legiṓn: latinismo, ca. 6000 fanti (Polibio VI.20); testo stesso glossa «siamo molti» (polloi esmen); risonanza con legio X Fretensis (insegna del cinghiale) come eco, non codice politico.
  • v. 15 — sōphronoûnta: participio durativo di sōphrosýnē: autodominio covenantale, restituzione del tzelem Elohim (Gn 1,27) e del kavod ha-beriot; non diagnosi psicologica.
  • v. 10 — éxō tês chṓras: rivendicazione territoriale degli spiriti; cosmologia di Dt 32,8 LXX sui confini delle nazioni assegnati agli angeli.
  • vv. 19-20 — apángeilon: imperativo aoristo araldico dell'ed עֵד, non shaliach (m.Berakhot 5,5). ho kýrios: rende YHWH/Adonai dell'agire salvifico (Is 35,4-6). Dekapólei: berakhah di Gn 12,3 e Is 49,6 verso le nazioni.

Domande Frequenti

Perché Gesù attraversa in territorio pagano e cosa significa incontrare l'uomo fra i sepolcri?

La Decàpoli era area gentile della Decàpoli documentata da Plinio e Giuseppe Flavio. I sepolcri imponevano la tum'at met di Nm 19,11-22: impurità cadaverica che escludeva dalla vita cultuale e sociale. L'incontro avviene dunque in una sovrapposizione di spazi impuri — territorio, morti, pneuma akatharton.

Cosa significa «Legione» e ha davvero una valenza politica anti-romana?

Legiṓn è latinismo tecnico (ca. 6000 fanti, Polibio VI.20). Il testo stesso glossa la parola: «perché siamo molti» (Mc 5,9), indicando la moltitudine degli spiriti. L'eco della legio X Fretensis rimane sullo sfondo come risonanza del territorio occupato, non come codice politico sistematico.

Il guarito diventa uno «shaliach» quando è mandato ad annunciare nella Decàpoli?

No. L'imperativo apángeilon (v. 19) designa la testimonianza dell'ed עֵד, il testimone oculare. La categoria dello shaliach — «sheliaḥ adam kemoto» (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — è istituzione post-pasquale estranea a questo contesto narrativo pre-pasquale.

La liberazione dell'uomo nella Decàpoli implica che Israele sia sostituito dai gentili?

No. Il guarito è rimandato al suo beit av, senza fondare una comunità alternativa. L'apertura alle nazioni attualizza la berakhah di Gn 12,3 e il programma di Is 49,6: beneficio covenantale esteso, non sostituzione. Ho kýrios del v. 19 rimane nella grammatica AT dell'agire salvifico di YHWH.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.