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Tempesta sedata, indemoniato di Gerasa, emorroissa e figlia di Giairo — Luca 8,22-56

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Tempesta sedata, indemoniato di Gerasa, emorroissa e figlia di Giairo

22-56
Greco22 ⸂Ἐγένετο δὲ⸃ ἐν μιᾷ τῶν ἡμερῶν καὶ αὐτὸς ἐνέβη εἰς πλοῖον καὶ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ, καὶ εἶπεν πρὸς αὐτούς· Διέλθωμεν εἰς τὸ πέραν τῆς λίμνης, καὶ ἀνήχθησαν. 23 πλεόντων δὲ αὐτῶν ἀφύπνωσεν. καὶ κατέβη λαῖλαψ ἀνέμου εἰς τὴν λίμνην, καὶ συνεπληροῦντο καὶ ἐκινδύνευον. 24 προσελθόντες δὲ διήγειραν αὐτὸν λέγοντες· Ἐπιστάτα ἐπιστάτα, ἀπολλύμεθα· ὁ δὲ ⸀διεγερθεὶς ἐπετίμησεν τῷ ἀνέμῳ καὶ τῷ κλύδωνι τοῦ ὕδατος, καὶ ἐπαύσαντο, καὶ ἐγένετο γαλήνη. 25 εἶπεν δὲ αὐτοῖς· ⸀Ποῦ ἡ πίστις ὑμῶν; φοβηθέντες δὲ ἐθαύμασαν, λέγοντες πρὸς ἀλλήλους· Τίς ἄρα οὗτός ἐστιν ὅτι καὶ τοῖς ἀνέμοις ἐπιτάσσει καὶ τῷ ὕδατι, καὶ ὑπακούουσιν αὐτῷ; 26 Καὶ κατέπλευσαν εἰς τὴν χώραν τῶν ⸀Γερασηνῶν, ἥτις ἐστὶν ἀντιπέρα τῆς Γαλιλαίας. 27 ἐξελθόντι δὲ αὐτῷ ἐπὶ τὴν γῆν ⸀ὑπήντησεν ἀνήρ τις ἐκ τῆς πόλεως ⸀ἔχων δαιμόνια· ⸂καὶ χρόνῳ ἱκανῷ οὐκ ἐνεδύσατο ἱμάτιον⸃, καὶ ἐν οἰκίᾳ οὐκ ἔμενεν ἀλλ’ ἐν τοῖς μνήμασιν. 28 ἰδὼν δὲ τὸν ⸀Ἰησοῦν ἀνακράξας προσέπεσεν αὐτῷ καὶ φωνῇ μεγάλῃ εἶπεν· Τί ἐμοὶ καὶ σοί, Ἰησοῦ υἱὲ τοῦ θεοῦ τοῦ ὑψίστου; δέομαί σου, μή με βασανίσῃς· 29 ⸀παρήγγελλεν γὰρ τῷ πνεύματι τῷ ἀκαθάρτῳ ἐξελθεῖν ἀπὸ τοῦ ἀνθρώπου. πολλοῖς γὰρ χρόνοις συνηρπάκει αὐτόν, καὶ ⸀ἐδεσμεύετο ἁλύσεσιν καὶ πέδαις φυλασσόμενος, καὶ διαρρήσσων τὰ δεσμὰ ἠλαύνετο ⸀ὑπὸ τοῦ ⸀δαιμονίου εἰς τὰς ἐρήμους. 30 ἐπηρώτησεν δὲ αὐτὸν ὁ ⸀Ἰησοῦς· Τί σοι ⸂ὄνομά ἐστιν⸃; ὁ δὲ εἶπεν· Λεγιών, ὅτι ⸂εἰσῆλθεν δαιμόνια πολλὰ⸃ εἰς αὐτόν. 31 καὶ ⸀παρεκάλουν αὐτὸν ἵνα μὴ ἐπιτάξῃ αὐτοῖς εἰς τὴν ἄβυσσον ἀπελθεῖν. 32 Ἦν δὲ ἐκεῖ ἀγέλη χοίρων ἱκανῶν ⸀βοσκομένη ἐν τῷ ὄρει· καὶ ⸀παρεκάλεσαν αὐτὸν ἵνα ἐπιτρέψῃ αὐτοῖς εἰς ἐκείνους εἰσελθεῖν· καὶ ἐπέτρεψεν αὐτοῖς. 33 ἐξελθόντα δὲ τὰ δαιμόνια ἀπὸ τοῦ ἀνθρώπου εἰσῆλθον εἰς τοὺς χοίρους, καὶ ὥρμησεν ἡ ἀγέλη κατὰ τοῦ κρημνοῦ εἰς τὴν λίμνην καὶ ἀπεπνίγη. 34 Ἰδόντες δὲ οἱ βόσκοντες τὸ ⸀γεγονὸς ἔφυγον καὶ ἀπήγγειλαν εἰς τὴν πόλιν καὶ εἰς τοὺς ἀγρούς. 35 ἐξῆλθον δὲ ἰδεῖν τὸ γεγονὸς καὶ ἦλθον πρὸς τὸν Ἰησοῦν, καὶ εὗρον καθήμενον τὸν ἄνθρωπον ἀφ’ οὗ τὰ δαιμόνια ⸀ἐξῆλθεν ἱματισμένον καὶ σωφρονοῦντα παρὰ τοὺς πόδας τοῦ Ἰησοῦ, καὶ ἐφοβήθησαν. 36 ἀπήγγειλαν δὲ ⸀αὐτοῖς οἱ ἰδόντες πῶς ἐσώθη ὁ δαιμονισθείς. 37 καὶ ⸀ἠρώτησεν αὐτὸν ἅπαν τὸ πλῆθος τῆς περιχώρου τῶν ⸀Γερασηνῶν ἀπελθεῖν ἀπ’ αὐτῶν, ὅτι φόβῳ μεγάλῳ συνείχοντο· αὐτὸς δὲ ἐμβὰς ⸀εἰς πλοῖον ὑπέστρεψεν. 38 ἐδεῖτο δὲ αὐτοῦ ὁ ἀνὴρ ἀφ’ οὗ ἐξεληλύθει τὰ δαιμόνια εἶναι σὺν αὐτῷ· ἀπέλυσεν δὲ ⸀αὐτὸν λέγων· 39 Ὑπόστρεφε εἰς τὸν οἶκόν σου, καὶ διηγοῦ ὅσα ⸂σοι ἐποίησεν⸃ ὁ θεός. καὶ ἀπῆλθεν καθ’ ὅλην τὴν πόλιν κηρύσσων ὅσα ἐποίησεν αὐτῷ ὁ Ἰησοῦς. 40 ⸂Ἐν δὲ⸃ τῷ ⸀ὑποστρέφειν τὸν Ἰησοῦν ἀπεδέξατο αὐτὸν ὁ ὄχλος, ἦσαν γὰρ πάντες προσδοκῶντες αὐτόν. 41 καὶ ἰδοὺ ἦλθεν ἀνὴρ ᾧ ὄνομα Ἰάϊρος, καὶ ⸀οὗτος ἄρχων τῆς συναγωγῆς ὑπῆρχεν, καὶ πεσὼν παρὰ τοὺς πόδας ⸀τοῦ Ἰησοῦ παρεκάλει αὐτὸν εἰσελθεῖν εἰς τὸν οἶκον αὐτοῦ, 42 ὅτι θυγάτηρ μονογενὴς ἦν αὐτῷ ὡς ἐτῶν δώδεκα καὶ αὐτὴ ἀπέθνῃσκεν. Ἐν δὲ τῷ ὑπάγειν αὐτὸν οἱ ὄχλοι συνέπνιγον αὐτόν. 43 καὶ γυνὴ οὖσα ἐν ῥύσει αἵματος ἀπὸ ἐτῶν δώδεκα, ἥτις ⸂ἰατροῖς προσαναλώσασα ὅλον τὸν βίον⸃ οὐκ ἴσχυσεν ⸀ἀπ’ οὐδενὸς θεραπευθῆναι, 44 προσελθοῦσα ὄπισθεν ἥψατο τοῦ κρασπέδου τοῦ ἱματίου αὐτοῦ, καὶ παραχρῆμα ἔστη ἡ ῥύσις τοῦ αἵματος αὐτῆς. 45 καὶ εἶπεν ὁ Ἰησοῦς· Τίς ὁ ἁψάμενός μου; ἀρνουμένων δὲ πάντων εἶπεν ὁ ⸀Πέτρος· Ἐπιστάτα, οἱ ὄχλοι συνέχουσίν σε καὶ ⸀ἀποθλίβουσιν. 46 ὁ δὲ Ἰησοῦς εἶπεν· Ἥψατό μού τις, ἐγὼ γὰρ ἔγνων δύναμιν ⸀ἐξεληλυθυῖαν ἀπ’ ἐμοῦ. 47 ἰδοῦσα δὲ ἡ γυνὴ ὅτι οὐκ ἔλαθεν τρέμουσα ἦλθεν καὶ προσπεσοῦσα αὐτῷ δι’ ἣν αἰτίαν ἥψατο αὐτοῦ ⸀ἀπήγγειλεν ἐνώπιον παντὸς τοῦ λαοῦ καὶ ὡς ἰάθη παραχρῆμα. 48 ὁ δὲ εἶπεν αὐτῇ· ⸀Θυγάτηρ, ἡ πίστις σου σέσωκέν σε· πορεύου εἰς εἰρήνην. 49 Ἔτι αὐτοῦ λαλοῦντος ἔρχεταί τις παρὰ τοῦ ἀρχισυναγώγου ⸀λέγων ὅτι Τέθνηκεν ἡ θυγάτηρ σου, ⸀μηκέτι σκύλλε τὸν διδάσκαλον. 50 ὁ δὲ Ἰησοῦς ἀκούσας ἀπεκρίθη ⸀αὐτῷ· Μὴ φοβοῦ, μόνον ⸀πίστευσον, καὶ σωθήσεται. 51 ἐλθὼν δὲ εἰς τὴν οἰκίαν οὐκ ἀφῆκεν εἰσελθεῖν ⸂τινα σὺν αὐτῷ⸃ εἰ μὴ Πέτρον καὶ Ἰωάννην καὶ Ἰάκωβον καὶ τὸν πατέρα τῆς παιδὸς καὶ τὴν μητέρα. 52 ἔκλαιον δὲ πάντες καὶ ἐκόπτοντο αὐτήν. ὁ δὲ εἶπεν· Μὴ κλαίετε, ⸂οὐ γὰρ⸃ ἀπέθανεν ἀλλὰ καθεύδει. 53 καὶ κατεγέλων αὐτοῦ, εἰδότες ὅτι ἀπέθανεν. 54 αὐτὸς ⸀δὲ κρατήσας τῆς χειρὸς αὐτῆς ἐφώνησεν λέγων· Ἡ παῖς, ⸀ἔγειρε. 55 καὶ ἐπέστρεψεν τὸ πνεῦμα αὐτῆς, καὶ ἀνέστη παραχρῆμα, καὶ διέταξεν αὐτῇ δοθῆναι φαγεῖν. 56 καὶ ἐξέστησαν οἱ γονεῖς αὐτῆς· ὁ δὲ παρήγγειλεν αὐτοῖς μηδενὶ εἰπεῖν τὸ γεγονός.
Lettura Ortodossa22 Avvenne in uno di quei giorni che egli salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: «ⓘ», e presero il largo. 23 Mentre navigavano, egli ⓘ. E ⓘ, e si riempivano d'acqua ed erano in pericolo. 24 Accostandosi, lo svegliarono dicendo: «ⓘ!». Egli, destatosi, ⓘ, e cessarono, e ci fu ⓘ. 25 E disse loro: «ⓘ?». Impauriti si meravigliavano, dicendosi: «Chi è dunque costui, che ⓘ?». 26 E ⓘ, che è di fronte alla Galilea. 27 Sceso a terra, gli ⓘ; da molto tempo non indossava veste e non abitava in casa ma tra i sepolcri, ⓘ. 28 Vedendo Gesù, gridando si gettò ai suoi piedi e a gran voce disse: «Che cosa fra me e te, ⓘ? Ti prego, non tormentarmi!». 29 Egli infatti ⓘ di uscire dall'uomo. Per molti tempi lo aveva afferrato, ed era legato con catene e ceppi sorvegliato, e spezzando i legami era ⓘ. 30 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Disse: «ⓘ», perché molti demoni erano entrati in lui. 31 E lo pregavano di non comandare loro di ⓘ. 32 C'era là un branco di ⓘ numerosi al pascolo sul monte; e lo pregarono di permettere loro di entrare in quelli; e lo permise. 33 I demoni, uscendo dall'uomo, entrarono nei porci, e il branco si precipitò ⓘ e annegò. 34 I pastori, vedendo l'accaduto, fuggirono e annunciarono in città e nei campi. 35 Uscirono a vedere e trovarono ⓘ ai piedi di Gesù, ed ebbero timore. 36 E quelli che avevano visto raccontarono come fu salvato il ⓘ. 37 Tutta la moltitudine della regione dei Geraseni lo pregò di andarsene perché erano presi da grande timore; egli salito sulla barca tornò indietro. 38 L'uomo dal quale erano usciti i demoni lo pregava di stare con lui, ma lo congedò dicendo: 39 «Torna a casa tua e racconta ⓘ». E se ne andò proclamando per tutta la città quanto Gesù gli aveva fatto. 40 Al ritorno di Gesù, ⓘ lo accolse, perché tutti lo aspettavano. 41 Ed ecco venne un uomo di nome ⓘ, che era ⓘ, e cadendo ai piedi di Gesù lo pregava di entrare a casa sua, 42 perché aveva una figlia unica di circa dodici anni che stava morendo. Mentre andava, le folle lo soffocavano. 43 E una donna ⓘ da dodici anni, che ⓘ, da nessuno aveva potuto essere guarita, 44 avvicinatasi da dietro toccò la ⓘ, e immediatamente il flusso del suo sangue si arrestò, restituendole la purità rituale (taharah). 45 E Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Negando tutti, Pietro disse: «Maestro, le folle ti premono e ti incalzano». 46 Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato, perché io ho conosciuto una ⓘ». 47 Vedendo la donna di non essere passata inosservata, venne tremante e prostratasi davanti a lui dichiarò ⓘ per quale motivo lo aveva toccato e come era stata guarita all'istante. 48 Egli le disse: «ⓘ, la tua ⓘ; va' in pace». 49 Mentre ancora parlava, viene uno dalla casa del ⓘ dicendo: «È morta tua figlia, non disturbare più il ⓘ». 50 Ma Gesù, udito, gli rispose: «Non temere, ⓘ, e sarà salvata». 51 Entrato in casa, non lasciò entrare alcuno con sé se non Pietro e Giovanni e Giacomo e il padre e la madre della fanciulla. 52 Tutti piangevano e si percuotevano per lei nel lamento funebre (qinah/hesped, i riti del lutto). Ma egli disse: «Non piangete, non è morta ma ⓘ». 53 E lo deridevano sapendo che era morta. 54 Ma egli, ⓘ, gridò dicendo: «ⓘ!». 55 E ⓘ, e si alzò all'istante; ed egli ordinò che le fosse dato da mangiare. 56 I genitori furono fuori di sé, ma egli ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Luca 8,22-56 si situa nella Galilea del I secolo, sotto l'occupazione romana della tetrarchia di Erode Antipa (4 a.C.–39 d.C.). Il lago è il Kinneret, la cui geografia e le cui caratteristiche di pesca sono documentate da Flavio Giuseppe (Bellum Judaicum 3,506-515): i venti provenienti dalla scarpata orientale del Golan producono tempeste improvvise ben note ai pescatori locali. Il territorio dei Gerasèni appartiene alla Decapoli, zona extraterritoriale a prevalenza gentile, dove la presenza di armenti di porci è pienamente regolare fuori dai confini halakhici d'Israele. L'istituzione sinagogale, rappresentata da Giàiro (árchōn tês synagōgês), è attestata epigraficamente in Galilea nel I secolo: il capo-sinagoga (rosh ha-keneset) presiedeva la liturgia e l'invito alla lettura, come documenta la Mishnah (m.Sotah 7,7-8). Il nome Yaʾir («egli illumina») è iscritto in iscrizioni galilaiche del I sec.

Analisi lessicale

Il verbo epetímēsen (v.24: «sgridò il vento e i flutti») è il medesimo usato nel Salmo 105,9 LXX per l'autorità divina sul mare: epetímēsen têi Erythrâi thalássēi. Il sostantivo galḗnē (bonaccia) richiama Salmo 106,29 LXX: kaì epétaxen têi katagídi ... galḗnē. Il titolo epistátēs («Maestro, maestro»: vv.24.45) è peculiare di Luca e corrisponde al rabbinico morì. Il nome Legiṓn (v.30) è prestito latino — legio, unità di circa 6000 soldati — e carica l'esorcismo di risonanza politica. Il termine sōphronoûnta (v.35: «sano di mente») indica il ripristino della ragione integra, categoria insieme stoica e biblica della dignità di ʾadam. Il vocabolo kráspedon (v.44) rende in LXX il termine ebraico tzitzit (Nm 15,38-39; Dt 22,12): non un generico «lembo» ma la frangia votiva del tallit. L'aggettivo zavah (sostrato di en rhýsei haímatos, v.43) designa la donna con emorragia patologica oltre il ciclo (niddah), figura di Lv 15,25-30. Il verbo égeire (v.54: «alzati») è lo stesso usato per la risurrezione; il marciano Talithà koum (Mc 5,41) ne rivela il sostrato aramaico originario. L'espressione epéstrepsen tò pneûma autês (v.55) richiama ruach come principio vitale (Gn 2,7; 1Re 17,22 LXX).

Fonti ebraiche

L'autorità sul mare-caos è prerogativa esclusiva di YHWH nei Salmi: «Egli ridusse la tempesta al silenzio e tacquero i flutti del mare» (Sal 107,29); cf. Sal 89,10; 65,8; Gb 38,8-11. Il dominio sul caos primigenio richiama altresì tehom di Genesi 1,2, che la LXX rende con ábyssos — lo stesso abisso in cui i demoni temono di essere gettati (v.31; cf. 1Enoch 10,4-6 sul carcere dei vigilanti). La dimora dell'indemoniato fra i sepolcri (en toîs mnḗmasin) attiva la categoria di tumat met, l'impurità da contatto con i morti (Nm 19,11-16). Il titolo Hýpsistos (v.28: «Figlio del Dio Altissimo») rende l'ebraico ʿElyon, attestato anche nei papiri magici greci come nome divino riconoscibile ai pagani. Lo statuto della zavah è regolato da Levitico 15,25-30 e trattato in m.Niddah 2-4: l'impurità è trasmissibile per contatto a persone e oggetti. I tzitziyot del mantello trovano fondamento in Numeri 15,38-39 e Deuteronomio 22,12 come memoriale delle mitzvot. L'eufemismo «dorme» per la morte richiama Daniele 12,2 LXX (katheudóntōn ... exegerthḗsontai) e 1Corinzi 15,20. Il ripristino della vita mediante contatto della mano ricorda Elia e il figlio della vedova (1Re 17,22 LXX).

Halakhah e dimensione pratica

Il quadro normativo operante in questi episodi è quello della purità rituale (tum'ah/taharah): la misericordia agisce dentro tale sistema, colmandolo senza abrogarlo (Mt 5,17).

Sul piano halakhico concreto emergono più istituti. La zavah (Lv 15,25-30; m.Niddah 2-4) è soggetta a impurità trasmissibile per contatto: chiunque tocchi la donna o ciò che ha toccato contrae impurità di secondo grado. Gesù non si ritira dal contatto, ma la santità che emana da lui inverte la direzione del contagio: non si contamina, ma comunica salute. Il tzitzit del tallit (Nm 15,38-39; Dt 22,12) è segno dell'osservanza halakhica dell'ebreo credente; Gesù lo porta, attestando la sua pietà farisaica. Il cadavere della figlia di Giàiro produce tumat met (Nm 19,11-16), la massima fonte d'impurità; Gesù la tocca (kratḗsas tês cheirós, v.54), trasgredendo la logica della distanza purificatoria, per restituire la vita. La testimonianza pubblica della donna guarita (enṓpion pantòs toû laoû, v.47) sovverte il veto della Mishnah alla testimonianza femminile (m.Rosh haShanah 1,8), anticipando una prassi comunitaria più ampia. Il ruolo di Giàiro come árchōn tês synagōgês (m.Sotah 7,7-8) inquadra la sua supplica come atto pubblico di un'autorità religiosa riconosciuta, non di un individuo marginale.

Lettura non sostitutiva

Le quattro pericopi di Luca 8,22-56 si muovono interamente all'interno delle categorie ebraiche del I secolo: il lago, il territorio gentile, la purità rituale, la sinagoga. Non è proposto alcun superamento del sistema; al contrario, ogni episodio presuppone la validità delle categorie della Torah come orizzonte reale e operante. L'autorità sul mare richiama i Salmi del Secondo Tempio, non mitologia greca. Giàiro, capo della sinagoga, è presentato come credente esemplare, non come antagonista. L'emorroissa non è liberata «dalla» legge di purità, ma reintegrata nella comunità (qehillah) di Israele: «Figlia, la tua fede ti ha salvata» (v.48) è un atto di restituzione, non di abolizione. La pericope gerasena manifesta la potenza di YHWH in territorio gentile — una primizia missionaria —, senza che Israele perda centralità. L'episodio conclusivo non implica che il sistema di purità sia dichiarato superato: implica che la santità di Gesù, radicata nell'alleanza con YHWH, abbia potenza di vita superiore all'impurità della morte, in linea con le profezie di risurrezione di Ezechiele 37 e Daniele 12. Nessuna collettività è condannata; il laos è testimone e beneficiario.

Note testuali

  • v.22 — Diélthōmen eis tò péran tês límnēs: límnē = Kinneret/lago di Galilea (Flavio Giuseppe, BJ 3,506-515); Luca corregge il marciano thálassa.
  • v.23 — aphýpnōsen: sonno reale; antidoceto, preserva la corporeità.
  • v.24 — epetímēsen tô anémōi ... egalḗnē: autorità divina sul mare-caos (Sal 107,29; 89,10; 65,8); epistátēs = morì, titolo rabbinico.
  • v.28 — hyiè toû theoû toû hypsístou: Hýpsistos = ʿElyon, nome divino noto anche ai pagani.
  • v.29 — parḗngellen tô pneúmati tô akathártōi: tameʾ-pneuma, terminologia di impurità rituale applicata al mondo spirituale.
  • v.30 — Legiṓn: latinismo, circa 6000 soldati; risonanza politica dell'occupazione imperiale.
  • v.31 — eis tḕn ábysson: ábyssos LXX = tehom (Gn 1,2); abisso dell'attesa giudicante (1Enoch 10,4-6).
  • v.33 — katà toû krēmnoû eis tḕn límnēn: figura inversa dell'esodo; il caos demonico precipita nelle acque.
  • v.35 — sōphronoûnta: ragione integra ripristinata; restaurazione della dignità di ʾadam.
  • v.41 — árchōn tês synagōgês: rosh ha-keneset, responsabile liturgia e lettura (m.Sotah 7,7-8); Iáïros = ebraico Yaʾir («egli illumina»).
  • v.43 — en rhýsei haímatos apò etôn dṓdeka: zavah di Lv 15,25-30; impurità trasmissibile per contatto (m.Niddah 2-4).
  • v.44 — kraspédou toû himatíou: tzitzit del tallit (Nm 15,38-39; Dt 22,12); segno dell'osservanza halakhica di Gesù.
  • v.46 — dýnamin exelēlythuîan ap'emoû: forza divina concretamente percepita; risposta carismatica alla pístis.
  • v.47 — enṓpion pantòs toû laoû: testimonianza femminile pubblica; sovversione del veto di m.Rosh haShanah 1,8.
  • v.48 — Thygátēr, hē pístis sou sésōkén se: sṓzō totalizzante — guarigione, purificazione, reintegrazione nella qehillah; pístis = ʾemunah.
  • v.52 — katheúdei: eufemismo biblico per morte temporanea (Dn 12,2 LXX; 1Cor 15,20).
  • v.54 — kratḗsas tês cheirós ... Hē paîs, égeire: contatto con tumat met (Nm 19,11); égeire = verbo della risurrezione; sostrato aramaico Talithà koum (Mc 5,41).
  • v.55 — epéstrepsen tò pneûma autês: ruach come principio vitale (Gn 2,7; 1Re 17,22 LXX).

Domande Frequenti

Perché Gesù tocca la donna con perdite di sangue e il cadavere di Giàiro senza preoccuparsi dell'impurità rituale?

Il sistema della purità (Lv 15; Nm 19) non è abolito ma colmato: la santità che emana da Gesù non viene contaminata dall'impurità, bensì la vince comunicando salute e vita. La tum'ah non è negata come categoria reale; è la direzione del contagio a invertirsi, in forza della pístis (ʾemunah) che media l'incontro.

Cosa significa che l'emorroissa tocca il «lembo» del mantello di Gesù?

Il termine greco kráspedon (v.44) rende il termine ebraico tzitzit (Nm 15,38-39; Dt 22,12): la frangia votiva ai quattro angoli del tallit, memoriale delle mitzvot. Il gesto attesta la pietà ebraica osservante di Gesù e la fiducia concreta della donna nella potenza divina che lo abita.

Perché il nome «Legione» nell'episodio dei Gerasèni ha una valenza politica?

Legiṓn è prestito latino di legio, l'unità dell'esercito imperiale di circa 6000 soldati. In territorio gentile della Decapoli, il nome evoca direttamente l'occupazione romana della Galilea, caricando l'esorcismo di una risonanza liberatoria che va oltre il piano individuale e investe la dimensione politico-sociale dell'oppressione.

In che senso Giàiro, capo della sinagoga, è una figura positiva in questo testo?

Come árchōn tês synagōgês (m.Sotah 7,7-8), Giàiro è un'autorità religiosa riconosciuta. La sua supplica pubblica in favore della figlia morente è presentata da Luca come atto esemplare di pístis (ʾemunah): la risposta «credi soltanto» (mónon písteuson, v.50) lo configura come modello di affidamento incondizionato, non come antagonista della comunità.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.