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Presentazione di Gesù al tempio — Luca 2,22-40

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Presentazione di Gesù al tempio

22-40
Greco22 Καὶ ὅτε ἐπλήσθησαν αἱ ἡμέραι τοῦ καθαρισμοῦ αὐτῶν κατὰ τὸν νόμον Μωϋσέως, ἀνήγαγον αὐτὸν εἰς Ἱεροσόλυμα παραστῆσαι τῷ κυρίῳ, 23 καθὼς γέγραπται ἐν νόμῳ κυρίου ὅτι Πᾶν ἄρσεν διανοῖγον μήτραν ἅγιον τῷ κυρίῳ κληθήσεται, 24 καὶ τοῦ δοῦναι θυσίαν κατὰ τὸ εἰρημένον ἐν ⸀τῷ νόμῳ κυρίου, ζεῦγος τρυγόνων ἢ δύο νοσσοὺς περιστερῶν. 25 Καὶ ἰδοὺ ⸂ἄνθρωπος ἦν⸃ ἐν Ἰερουσαλὴμ ᾧ ὄνομα Συμεών, καὶ ὁ ἄνθρωπος οὗτος δίκαιος καὶ εὐλαβής, προσδεχόμενος παράκλησιν τοῦ Ἰσραήλ, καὶ πνεῦμα ἦν ἅγιον ἐπ’ αὐτόν· 26 καὶ ἦν αὐτῷ κεχρηματισμένον ὑπὸ τοῦ πνεύματος τοῦ ἁγίου μὴ ἰδεῖν θάνατον πρὶν ⸂ἢ ἂν⸃ ἴδῃ τὸν χριστὸν κυρίου. 27 καὶ ἦλθεν ἐν τῷ πνεύματι εἰς τὸ ἱερόν· καὶ ἐν τῷ εἰσαγαγεῖν τοὺς γονεῖς τὸ παιδίον Ἰησοῦν τοῦ ποιῆσαι αὐτοὺς κατὰ τὸ εἰθισμένον τοῦ νόμου περὶ αὐτοῦ 28 καὶ αὐτὸς ἐδέξατο αὐτὸ εἰς τὰς ⸀ἀγκάλας καὶ εὐλόγησεν τὸν θεὸν καὶ εἶπεν· 29 Νῦν ἀπολύεις τὸν δοῦλόν σου, δέσποτα, κατὰ τὸ ῥῆμά σου ἐν εἰρήνῃ· 30 ὅτι εἶδον οἱ ὀφθαλμοί μου τὸ σωτήριόν σου 31 ὃ ἡτοίμασας κατὰ πρόσωπον πάντων τῶν λαῶν, 32 φῶς εἰς ἀποκάλυψιν ἐθνῶν καὶ δόξαν λαοῦ σου Ἰσραήλ. 33 καὶ ἦν ⸂ὁ πατὴρ αὐτοῦ⸃ καὶ ἡ ⸀μήτηρ θαυμάζοντες ἐπὶ τοῖς λαλουμένοις περὶ αὐτοῦ. 34 καὶ εὐλόγησεν αὐτοὺς Συμεὼν καὶ εἶπεν πρὸς Μαριὰμ τὴν μητέρα αὐτοῦ· Ἰδοὺ οὗτος κεῖται εἰς πτῶσιν καὶ ἀνάστασιν πολλῶν ἐν τῷ Ἰσραὴλ καὶ εἰς σημεῖον ἀντιλεγόμενον, 35 καὶ σοῦ ⸀δὲ αὐτῆς τὴν ψυχὴν διελεύσεται ῥομφαία, ὅπως ἂν ἀποκαλυφθῶσιν ἐκ πολλῶν καρδιῶν διαλογισμοί. 36 Καὶ ἦν Ἅννα προφῆτις, θυγάτηρ Φανουήλ, ἐκ φυλῆς Ἀσήρ (αὕτη προβεβηκυῖα ἐν ἡμέραις πολλαῖς, ζήσασα ⸂μετὰ ἀνδρὸς ἔτη⸃ ἑπτὰ ἀπὸ τῆς παρθενίας αὐτῆς, 37 καὶ αὐτὴ χήρα ⸀ἕως ἐτῶν ὀγδοήκοντα τεσσάρων,) ἣ οὐκ ⸀ἀφίστατο τοῦ ἱεροῦ νηστείαις καὶ δεήσεσιν λατρεύουσα νύκτα καὶ ἡμέραν. 38 ⸀καὶ αὐτῇ τῇ ὥρᾳ ἐπιστᾶσα ἀνθωμολογεῖτο τῷ ⸀θεῷ καὶ ἐλάλει περὶ αὐτοῦ πᾶσιν τοῖς προσδεχομένοις ⸀λύτρωσιν Ἰερουσαλήμ. 39 Καὶ ὡς ἐτέλεσαν ⸀πάντα τὰ κατὰ τὸν νόμον κυρίου, ⸀ἐπέστρεψαν εἰς τὴν Γαλιλαίαν ⸀εἰς πόλιν ἑαυτῶν Ναζαρέθ. 40 Τὸ δὲ παιδίον ηὔξανεν καὶ ἐκραταιοῦτο ⸂πληρούμενον σοφίᾳ⸃, καὶ χάρις θεοῦ ἦν ἐπ’ αὐτό.
Lettura Ortodossa22 E quando furono compiuti i giorni della loro ⓘ secondo la ⓘ di Mosè, lo condussero su a Gerusalemme per presentarlo al Signore, 23 come sta scritto nella ⓘ del Signore: «ⓘ», 24 e per dare in ⓘ secondo quanto è detto nella ⓘ del Signore: «ⓘ», l'offerta che si consegnava ai ⓘ. 25 Ed ecco, c'era un uomo in Gerusalemme di nome Simeone, e quest'uomo era giusto e ⓘ, uno degli osservanti puri ⓘ, e attendeva la ⓘ, e lo ⓘ era su di lui. 26 E gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non avrebbe veduto la morte prima di aver veduto il ⓘ del Signore. 27 E venne nello Spirito nel ⓘ; e mentre i genitori vi conducevano il bambino Gesù per fare riguardo a lui secondo ciò che era consueto della ⓘ, 28 anch'egli lo accolse tra le braccia e pronunciò la ⓘ e disse: 29 «Ora congedi il tuo servo, o Sovrano, secondo la tua parola, in ⓘ; 30 poiché i miei occhi hanno veduto la tua ⓘ, 31 che hai preparato davanti al volto di tutti i popoli: 32 ⓘ». 33 E suo padre e sua madre stavano stupendosi delle cose dette su di lui. 34 E Simeone li benedisse e disse a Maria, sua madre: «Ecco, questi è posto per la ⓘ e come ⓘ, 35 — e a te stessa una ⓘ trapasserà l'anima — affinché siano svelati i ragionamenti di molti cuori». 36 E c'era ⓘ, figlia di Fanuele, della tribù di ⓘ; costei era molto avanzata in giorni, avendo vissuto col marito sette anni dalla sua verginità, 37 ed era vedova fino a ottantaquattro anni; non si allontanava dal tempio, servendo nell'ⓘ con digiuni e suppliche notte e giorno. 38 E sopraggiunta in quella stessa ora rendeva lode a Dio e parlava di lui a tutti coloro che attendevano la ⓘ. 39 E quando ebbero compiuto ogni cosa secondo la ⓘ del Signore, ritornarono in Galilea, alla loro città di Nazaret. 40 E il bambino cresceva e si fortificava, ⓘ, e la grazia di Dio era su di lui.
Approfondimento storico-halakhico

Approfondimento storico-ebraico di Luca 2,22-40: la presentazione di Gesù al Tempio, l'osservanza della Torah da parte della sua famiglia e il riconoscimento del bambino da parte di Simeone e Anna.

Contesto storico

La scena si colloca nella Gerusalemme del Secondo Tempio, attorno al beit ha-Miqdash, quaranta giorni dopo la nascita di un primogenito. La famiglia compie tre atti distinti previsti dalla Torah: la purificazione rituale della madre dopo il parto (Lv 12), il riscatto del primogenito (Es 13,2.12-15) e l'offerta che si consegnava ai kohanim, i sacerdoti addetti ai sacrifici del Tempio. L'offerta scelta — «un paio di tortore o due piccoli di colomba» (Lv 12,8) — è quella prevista per chi non poteva permettersi l'agnello: il testo segnala con cura la condizione umile della famiglia. Le due figure che riconoscono il bambino appartengono all'Israele osservante e devoto: Simeone, descritto come «giusto e timorato» (eulabḗs, pio e scrupoloso), accostato agli ambienti dei haverim dediti alla purità e all'attesa, distinti dall'am ha-aretz; e Anna, vedova anziana che «non si allontanava dal Tempio».

Analisi lessicale

Al v. 26 il greco ha tòn christòn kyríou, «il Messia del Signore» al genitivo (mashiach JHWH), costruzione diversa dal christòs kyrios di Lc 2,11. Il termine nómos rende qui torat Moshè: va inteso come «istruzione», non semplicemente «Legge». «Consolazione d'Israele» (v. 25) traduce paráklēsin toû Israḗl, eco di nechamat Israel e dell'apertura di Is 40,1 («Consolate, consolate il mio popolo»). Al v. 32 il Nunc Dimittis coordina con kaì due termini, «luce per la rivelazione delle genti e gloria del tuo popolo Israele», riprendendo Is 42,6 e 49,6. Al v. 34 l'espressione ptôsin kaì anástasin pollôn en tô Israḗl colloca «caduta e risurrezione di molti» dentro Israele. Al v. 35 la «spada» è rhomphaía, la grande lama che trapassa, lessicalmente distinta dalla máchaira (il coltello corto). Al v. 38 «redenzione di Gerusalemme» rende lýtrōsin Ierousalḗm, la geulah, il riscatto atteso d'Israele.

Fonti ebraiche

L'offerta della puerpera è regolata in dettaglio nella Mishnah: il trattato m. Keritot 1:7 discute proprio l'offerta dei due volatili dopo il parto e la sua riduzione per i poveri secondo Lv 12,8. Il riscatto del primogenito (pidyon ha-ben) e i casi che lo esentano sono trattati in m. Bekhorot 8:1-8, sulla scia di Es 13,2.13-15 e Nm 18,15-16. L'avvicendarsi delle classi sacerdotali (mishmarot) al servizio del Tempio è descritto in m. Sukkah 5:6-8 e m. Taanit 4:2. La figura della neviah, la profetessa, ha precedenti scritturistici espliciti — Miriam (Es 15,20), Debora (Gdc 4,4), Culda (2Re 22,14) — e l'attesa della consolazione e della redenzione di Gerusalemme è plasmata sul linguaggio profetico di Is 40,1 e 52,9.

Halakhah e dimensione pratica

La pericope mette in scena l'adempimento puntuale di precisi obblighi della Torah, non un loro superamento. Tre prassi concrete sono coinvolte: (1) la purità rituale della puerpera (tohorat ha-yoledet, Lv 12), che dopo il parto di un maschio prevedeva un periodo di impurità e, al suo termine, un'offerta al Tempio; (2) il pidyon ha-ben, il riscatto del primogenito maschio che «apre il grembo», in memoria dei primogeniti risparmiati nell'Esodo (Es 13,15); (3) il korban, l'offerta consegnata ai sacerdoti, qui nella forma ridotta concessa ai poveri (Lv 12,8). Il principio operativo è duplice: l'osservanza non è gravame ma fedeltà al patto, e la Torah stessa prevede una via accessibile a chi è povero, così che nessuno resti escluso dal culto. Simeone e Anna incarnano un'altra prassi: l'avodah, il servizio cultuale fedele fatto «con digiuni e suppliche, notte e giorno».

Lettura non sostitutiva

Il cantico di Simeone è il cuore antisostitutivo del brano: la salvezza è «luce per le genti» e «gloria del tuo popolo Israele» (v. 32), i due termini coordinati dal kaì e non posti in alternativa. L'apertura ai popoli non avviene a scapito d'Israele, ma porta a compimento le promesse fatte ad esso. Allo stesso modo, la «caduta e risurrezione di molti» è collocata esplicitamente «in Israele» (v. 34): si tratta di una divisione interna al popolo di fronte al segno conteso, non di un rigetto del popolo. La pietà osservante della famiglia di Gesù e dei due anziani — Tempio, offerte, digiuni, attesa della geulah — è il terreno fedele entro cui il Messia viene riconosciuto, secondo Mt 5,17: compimento, non abolizione.

Note testuali

Il testo seguìto è il Nestle-Aland 28. Al v. 33 NA28 legge «ho patḕr autoû», «suo padre», dove parte della tradizione manoscritta più tarda armonizza in «Giuseppe»: la lezione di NA28 è preferita perché lectior difficilior. Al v. 26 si conserva la costruzione al genitivo tòn christòn kyríou, distinta dalla resa corrente che tende a livellarla. La scelta di tradurre nómos con «Torah/istruzione» anziché «Legge» è motivata dal valore semantico del termine ebraico sottostante (torat Moshè). Per rhomphaía (v. 35) si mantiene «spada», nella consapevolezza che il greco indica una grande lama distinta dalla máchaira.

Domande Frequenti

Perché la famiglia di Gesù offre due tortore invece di un agnello?

Lv 12,8 prevede che la madre, al termine del periodo di purificazione, offra un agnello e un colombo; ma se non può permetterselo, sono ammessi «due tortore o due piccoli di colomba». L'offerta scelta è quella dei poveri, e Luca la registra con precisione per segnalare la condizione umile della famiglia.

Che cos'è il riscatto del primogenito (pidyon ha-ben)?

È il precetto, fondato su Es 13,2.13-15 e Nm 18,15-16, per cui ogni primo nato maschio che «apre il grembo» appartiene a Dio e va riscattato. Ricorda i primogeniti d'Israele risparmiati nell'Esodo. La Mishnah ne tratta i casi in m. Bekhorot 8.

Le parole di Simeone insegnano che la Chiesa sostituisce Israele?

No. Il cantico coordina «luce per le genti» e «gloria del tuo popolo Israele» con la congiunzione greca kaì: i due termini stanno insieme, non in alternativa. E la «caduta e risurrezione» è detta avvenire «in Israele», cioè è una divisione interna al popolo, non un suo rigetto.

Che cosa significa la «spada» annunciata a Maria?

Il greco usa rhomphaía, la grande lama che trapassa, distinta dalla máchaira (il coltello corto). L'immagine annuncia il dolore che trafiggerà l'anima della madre, partecipe del destino del Figlio come «segno conteso» in Israele.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.