Torna alle Fonti

I discepoli di Emmaus — Luca 24,13-35

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

I discepoli di Emmaus

Lc 24,13-35·NA28·154/156·// Mc 16,12-13
οἱ ὀφθαλμοὶ ἐκρατοῦντο=gli occhi erano trattenuti (passivo divino)λυτροῦσθαι τὸν Ἰσραήλ=redimere Israeleגאולה geulahἀπὸ Μωϋσέως καὶ ἀπὸ πάντων τῶν προφητῶν=da Mosè e da tutti i profeti (ermeneutica cristologica)λαβὼν τὸν ἄρτον εὐλόγησεν=preso il pane lo benedisseברכה berakahἐν τῇ κλάσει τοῦ ἄρτου=nello spezzare il pane
III domenica di Pasqua — anno A (Lc 24,13-35)
13-35
Greco13 Καὶ ἰδοὺ δύο ἐξ αὐτῶν ⸂ἐν αὐτῇ τῇ ἡμέρᾳ ἦσαν πορευόμενοι⸃ εἰς κώμην ἀπέχουσαν σταδίους ἑξήκοντα ἀπὸ Ἰερουσαλήμ, ᾗ ὄνομα Ἐμμαοῦς, 14 καὶ αὐτοὶ ὡμίλουν πρὸς ἀλλήλους περὶ πάντων τῶν συμβεβηκότων τούτων. 15 καὶ ἐγένετο ἐν τῷ ὁμιλεῖν αὐτοὺς καὶ συζητεῖν καὶ ⸀αὐτὸς Ἰησοῦς ἐγγίσας συνεπορεύετο αὐτοῖς, 16 οἱ δὲ ὀφθαλμοὶ αὐτῶν ἐκρατοῦντο τοῦ μὴ ἐπιγνῶναι αὐτόν. 17 εἶπεν δὲ πρὸς αὐτούς· Τίνες οἱ λόγοι οὗτοι οὓς ἀντιβάλλετε πρὸς ἀλλήλους περιπατοῦντες; καὶ ⸀ἐστάθησαν σκυθρωποί. 18 ἀποκριθεὶς δὲ ⸂εἷς ὀνόματι⸃ Κλεοπᾶς εἶπεν πρὸς αὐτόν· Σὺ μόνος παροικεῖς Ἰερουσαλὴμ καὶ οὐκ ἔγνως τὰ γενόμενα ἐν αὐτῇ ἐν ταῖς ἡμέραις ταύταις; 19 καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Ποῖα; οἱ δὲ εἶπαν αὐτῷ· Τὰ περὶ Ἰησοῦ τοῦ ⸀Ναζαρηνοῦ, ὃς ἐγένετο ἀνὴρ προφήτης δυνατὸς ἐν ἔργῳ καὶ λόγῳ ἐναντίον τοῦ θεοῦ καὶ παντὸς τοῦ λαοῦ, 20 ὅπως τε παρέδωκαν αὐτὸν οἱ ἀρχιερεῖς καὶ οἱ ἄρχοντες ἡμῶν εἰς κρίμα θανάτου καὶ ἐσταύρωσαν αὐτόν. 21 ἡμεῖς δὲ ἠλπίζομεν ὅτι αὐτός ἐστιν ὁ μέλλων λυτροῦσθαι τὸν Ἰσραήλ· ἀλλά γε ⸀καὶ σὺν πᾶσιν τούτοις τρίτην ταύτην ἡμέραν ⸀ἄγει ἀφ’ οὗ ταῦτα ἐγένετο. 22 ἀλλὰ καὶ γυναῖκές τινες ἐξ ἡμῶν ἐξέστησαν ἡμᾶς, γενόμεναι ⸀ὀρθριναὶ ἐπὶ τὸ μνημεῖον 23 καὶ μὴ εὑροῦσαι τὸ σῶμα αὐτοῦ ἦλθον λέγουσαι καὶ ὀπτασίαν ἀγγέλων ἑωρακέναι, οἳ λέγουσιν αὐτὸν ζῆν. 24 καὶ ἀπῆλθόν τινες τῶν σὺν ἡμῖν ἐπὶ τὸ μνημεῖον, καὶ εὗρον οὕτως καθὼς ⸀καὶ αἱ γυναῖκες εἶπον, αὐτὸν δὲ οὐκ εἶδον. 25 καὶ αὐτὸς εἶπεν πρὸς αὐτούς· Ὦ ἀνόητοι καὶ βραδεῖς τῇ καρδίᾳ τοῦ πιστεύειν ἐπὶ πᾶσιν οἷς ἐλάλησαν οἱ προφῆται· 26 οὐχὶ ταῦτα ἔδει παθεῖν τὸν χριστὸν καὶ εἰσελθεῖν εἰς τὴν δόξαν αὐτοῦ; 27 καὶ ἀρξάμενος ἀπὸ Μωϋσέως καὶ ἀπὸ πάντων τῶν προφητῶν ⸀διερμήνευσεν αὐτοῖς ἐν πάσαις ταῖς γραφαῖς τὰ περὶ ⸀ἑαυτοῦ. 28 Καὶ ἤγγισαν εἰς τὴν κώμην οὗ ἐπορεύοντο, καὶ αὐτὸς ⸀προσεποιήσατο ⸀πορρώτερον πορεύεσθαι. 29 καὶ παρεβιάσαντο αὐτὸν λέγοντες· Μεῖνον μεθ’ ἡμῶν, ὅτι πρὸς ἑσπέραν ἐστὶν καὶ κέκλικεν ⸀ἤδη ἡ ἡμέρα. καὶ εἰσῆλθεν τοῦ μεῖναι σὺν αὐτοῖς. 30 καὶ ἐγένετο ἐν τῷ κατακλιθῆναι αὐτὸν μετ’ αὐτῶν λαβὼν τὸν ἄρτον εὐλόγησεν καὶ κλάσας ἐπεδίδου αὐτοῖς· 31 αὐτῶν δὲ διηνοίχθησαν οἱ ὀφθαλμοὶ καὶ ἐπέγνωσαν αὐτόν· καὶ αὐτὸς ἄφαντος ἐγένετο ἀπ’ αὐτῶν. 32 καὶ εἶπαν πρὸς ἀλλήλους· Οὐχὶ ἡ καρδία ἡμῶν καιομένη ἦν ⸂ἐν ἡμῖν⸃ ὡς ἐλάλει ἡμῖν ἐν τῇ ὁδῷ, ⸀ὡς διήνοιγεν ἡμῖν τὰς γραφάς; 33 καὶ ἀναστάντες αὐτῇ τῇ ὥρᾳ ὑπέστρεψαν εἰς Ἰερουσαλήμ, καὶ εὗρον ⸀ἠθροισμένους τοὺς ἕνδεκα καὶ τοὺς σὺν αὐτοῖς, 34 λέγοντας ὅτι ⸂ὄντως ἠγέρθη ὁ κύριος⸃ καὶ ὤφθη Σίμωνι. 35 καὶ αὐτοὶ ἐξηγοῦντο τὰ ἐν τῇ ὁδῷ καὶ ὡς ἐγνώσθη αὐτοῖς ἐν τῇ κλάσει τοῦ ἄρτου.
Lettura Ortodossa13 Ed ecco, in quello stesso giorno, due di loro erano in cammino verso un villaggio distante ⓘ, di nome ⓘ, 14 ed essi conversavano fra loro di tutte queste cose accadute. 15 E avvenne che, mentre conversavano e ⓘ, ⓘ, 16 ma i loro ⓘ. 17 Disse loro: «Quali sono questi discorsi che vi scambiate camminando?». Ed essi si fermarono ⓘ. 18 Rispondendo uno, di nome ⓘ, gli disse: «ⓘ ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 E disse loro: «Quali?». Risposero: «ⓘ, ⓘ davanti a Dio e a tutto il ⓘ, 20 e come lo consegnarono gli ⓘ e i nostri ⓘ ⓘ e lo ⓘ. 21 Ma noi ⓘ; e con tutto questo, è il ⓘ da quando queste cose sono accadute. 22 Ma anche alcune donne dei nostri ci hanno sconvolti: andate all'ⓘ 23 e non avendo trovato il suo corpo, vennero dicendo di aver visto anche una ⓘ che lo dicono vivo. 24 E alcuni dei nostri sono andati al sepolcro, e trovarono così come avevano detto le donne, ma lui non lo videro». 25 E disse loro: «O ⓘ a tutte le cose che ⓘ! 26 ⓘ?». 27 E ⓘ, ⓘ. 28 E si avvicinarono al villaggio dove erano diretti, ed egli ⓘ. 29 Ma essi lo ⓘ dicendo: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno declina». E entrò per restare con loro. 30 E avvenne che, mentre era ⓘ con loro, prese il ⓘ, pronunciò la ⓘ, e ⓘ, lo dava loro. 31 ⓘ e lo riconobbero. E lui ⓘ. 32 Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ⓘ in noi mentre ci parlava lungo la via, ⓘ?». 33 E alzatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme, e trovarono ⓘ e quelli con loro, 34 i quali dicevano: «ⓘ!». 35 Ed essi ⓘ le cose della via e ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Luca 24,13-35 si colloca nella Gerusalemme del Secondo Tempio, pochi giorni dopo la crocifissione ordinata dal prefetto romano Ponzio Pilato, titolare dello ius gladii (Giuseppe Flavio, Antichità 18,26-35). Emmaus resta topograficamente contestata: Amwâs/Nicopoli (≈30 km) o Qaloniyeh/Mozah (8-10 km; cf. Giuseppe Flavio, Guerra giudaica 7,217 per la colonia di veterani romani ivi insediata dopo il 70). La responsabilità dell'esecuzione appartiene alla famiglia sommo-sacerdotale di Anna-Caifa, di estrazione sadducea e in rapporto collaborazionista col prefetto (Antichità 20,198-203); Tacito (Annales 15,44) conferma che la sentenza fu di Pilato. La crocifissione è supplizio romano: la halakhah di m.Sanhedrin 7,1 prevede lapidazione, rogo, decapitazione e strangolamento, non la croce.

Analisi lessicale

Il verbo syzēteîn (v.15) è tecnico delle scuole rabbiniche per il dibattito halakhico-aggadico tra discepoli su un punto controverso (m.Avot 5,17). Il passivo ekratoûnto (v.16, «erano trattenuti») è passivum divinum: è Dio a velare la riconoscibilità, non incredulità colpevole; specularmente, diēnoíchthēsan (v.31, «furono aperti») è anch'esso passivo divino. Il termine lytroûsthai (v.21) richiama lytróō della LXX di Es 6,6 (ga'al), la redenzione esodale: la geullah, cuore della speranza messianica d'Israele, espressa nella benedizione liturgica Go'el Israel. Il verbo diermēneúō (v.27) indica metodo esegetico sistematico; dianoígō tàs graphás (v.32) impiega lo stesso verbo del v.45, costruendo tre aperture pasquali in sequenza. La klasis toû ártou (v.35) si radica nella berakhah ha-motzi (m.Berakhot 6,1); l'eco eucaristica di Lc 22,19 e At 2,42 è retrospettiva del lettore lucano. Skythrōpós (v.17) ricorre con la stessa valenza in Mt 6,16 per il volto dei digiunatori ostentati. Il paroikeîn (v.18) designa il soggiorno come ger, straniero residente, attivando l'obbligo toraico verso il forestiero.

Fonti ebraiche

La confessione di Cleopa — «speravamo che fosse lui a redimere Israele» — esprime la genuina speranza messianica: la geullah è categoria centrale della fede d'Israele (Es 6,6 LXX; benedizione Go'el Israel). Il deî teologico del v.26 rimanda al Servo sofferente di Is 52-53 e al giusto perseguitato dei Salmi; il dibattito su un Messia sofferente è attestato nella tradizione ebraica pre-cristiana (b.Sanhedrin 98b, dibattito su Mashiaḥ ben Yosef). L'«apertura delle Scritture» da «Mosè e da tutti i profeti» (v.27) copre Torah e Nevi'im, le prime due sezioni del TaNaK (al v.44 si aggiungono i Salmi/Ketuvim): il metodo si inserisce nella tradizione del pesher qumranico (1QpHab) e del derash rabbinico, compimento interno, non sostituzione. L'eco di Os 6,2 («al terzo giorno ci farà risorgere») risuona nel trítēn hēméran del v.21; la halakhah documentata in y.Yevamot 16,3 ricorda che l'anima resta presso il corpo per tre giorni. Il cuore «ardente» (v.32, kaioménē) richiama Ger 20,9: «era nel mio cuore come fuoco ardente». Il verbo exēgoûnto (v.35) — radice di «esegesi» — qualifica il racconto dei discepoli come restituzione esegetica dell'esperienza pasquale. La formula profetica di v.19 (anḕr prophḗtēs dynatòs en érgōi kaì lógōi) replica quella stereotipa veterotestamentaria applicata a Mosè in At 7,22 LXX e a Elia, inserendo Gesù nella successione profetica d'Israele.

Halakhah e dimensione pratica

La pericope mobilita almeno tre istituti giuridici del giudaismo del Secondo Tempio: il principio dello shaliach, la norma ospitale verso il ger e la prassi benedittoria del pater familias. Secondo il principio tannaitico sheliaḥ adam kemoto («il mandatario di un uomo è come lui stesso», m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a), l'inviato agisce con l'autorità piena del mittente: Gesù al v.27, interpretando le Scritture con metodo (diermēneúō), esercita funzione di shaliach autorevole delle Scritture stesse, non di loro revisore. Il paroikeîn (v.18) — «risiedere come ger» — attiva l'obbligo toraico di ospitalità verso il forestiero (Lv 19,34; Dt 10,19): l'invito forzato di v.29 (parebiásanto, «costrinsero con dolce insistenza») rispetta esattamente questa norma senza innovarla. La berakhah ha-motzi (m.Berakhot 6,1: formula fissa «Baruch atah Adonai… ha-motzi lehem min ha-aretz») è il gesto ordinario del pater familias ebraico osservante: prese, benedisse (eulógēsen), spezzò. Non è innovazione cultuale ma prassi domestica halakhica. Il riconoscimento avviene in questo gesto concreto e comunitario — non in illuminazione interiore solitaria — segnalando che la fede pasquale si costituisce nella comunità osservante.

Lettura non sostitutiva

Gesù non rimprovera la speranza di «liberare Israele» come errata: ne svela il compimento inatteso attraverso lo schema sofferenza-poi-gloria già iscritto nelle Scritture (Is 52-53; Salmi del giusto perseguitato). Le Scritture d'Israele — Torah, Nevi'im, Ketuvim — non sono abrogate: i verbi diermēneúō e dianoígō indicano apertura dall'interno, non superamento. Cleopa, parlando di «árchontes hēmôn» (v.20), usa la voce interna di un ebreo che circoscrive la responsabilità all'élite templare sadducea; Luca distingue nettamente il laós/am — favorevole al profeta Gesù — dagli archiereîs, smontando ogni lettura di accusa collettiva. Il metodo esegetico di v.27 si innesta nella tradizione del pesher e del derash: compimento che schiude il senso già presente, non rottura con la tradizione d'Israele.

Note testuali

  • v.13 — stadíous hexḗkonta: circa 11 km; variante «centosessanta stadi» in alcuni manoscritti (א* K N Θ) scartata da NA28.
  • v.15 — syzēteîn: dibattito halakhico-aggadico tecnico delle scuole rabbiniche (m.Avot 5,17).
  • v.16 — ekratoûnto: passivum divinum, pedagogia rivelativa divina, non incredulità.
  • v.17 — skythrōpoí: «tetri, abbattuti»; stesso aggettivo in Mt 6,16 per digiunatori ostentati.
  • v.18 — paroikeîn: soggiornare come ger, straniero residente; ironia drammatica narrativa.
  • v.19 — anḕr prophḗtēs dynatòs en érgōi kaì lógōi: formula veterotestamentaria per Mosè (At 7,22 LXX) ed Elia.
  • v.20 — hoi archiereîs kaì hoi árchontes hēmôn: famiglia sommo-sacerdotale + autorità del sinedrio; hēmôn = voce interna di Cleopa, ebreo, verso un sottogruppo specifico.
  • v.21 — lytroûsthai tòn Israḗl: redenzione esodale (ga'al, Es 6,6 LXX); geullah autenticamente ebraica, compiuta non scartata.
  • v.26 — édei patheîn tòn christón: deî teologico; schema Servo sofferente Is 52-53; Messia sofferente in b.Sanhedrin 98b.
  • v.27 — diermḗneusen … tàs graphás: interpretazione sistematica; Torah + Nevi'im; metodo del pesher (1QpHab) e del derash.
  • v.29 — parebiásanto: «costrinsero con dolce insistenza»; semitismo per pressione ospitale verso il forestiero (Lv 19,34; Dt 10,19).
  • v.30 — eulógēsen … klásas: berakhah ha-motzi (m.Berakhot 6,1); prassi domestica halakhica del pater familias.
  • v.31 — diēnoíchthēsan hoi ophthalmoí: passivum divinum speculare al v.16; áphantos = hapax NT, sottrazione visiva non «sparizione magica».
  • v.32 — kaioménē: «ardente»; eco di Ger 20,9; diḗnoigen tàs graphás: seconda «apertura» pasquale.
  • v.34 — ēgérthē … ṓphthē Símōni: formula kerygmatica parallela a 1Cor 15,4-5; ēgérthē passivum divinum, atto del Padre.
  • v.35 — exēgoûnto: «narravano nei dettagli», radice di «esegesi»; klasis toû ártou: formula ecclesiale (At 2,42; 20,7).

Domande Frequenti

Perché i discepoli non riconoscono Gesù lungo la strada?

Il passivo ekratoûnto (v.16) è passivum divinum: Dio stesso vela la riconoscibilità come pedagogia rivelativa. Non è incredulità colpevole ma un velo intenzionale, specularmente rimosso al v.31 con lo stesso passivo divino (diēnoíchthēsan) nel gesto della berakhah ha-motzi.

La speranza di «liberare Israele» viene corretta come errata?

No. Gesù non rimprovera la geullah messianica come sbagliata — essa è categoria centrale della fede d'Israele (Es 6,6 LXX; benedizione Go'el Israel) — ma ne svela il compimento inatteso: lo schema sofferenza-poi-gloria già iscritto in Is 52-53 e nei Salmi del giusto perseguitato.

Chi sono i «nostri capi» accusati da Cleopa?

Cleopa, ebreo, usa voce interna (árchontes hēmôn, v.20): designa la famiglia sommo-sacerdotale di Anna-Caifa (sadducei, documentati in Giuseppe Flavio, Antichità 20,198-203) e le autorità del sinedrio. Luca distingue nettamente questo sottogruppo dal laós/am — il popolo d'Israele nel suo insieme — escludendo ogni accusa collettiva.

Cosa significa il riconoscimento «nello spezzare il pane»?

Il gesto di v.30 riproduce la berakhah ha-motzi (m.Berakhot 6,1): prassi ordinaria del pater familias ebraico osservante, non innovazione cultuale. Il riconoscimento avviene nell'unione di Scritture aperte e pane spezzato comunitariamente; l'eco eucaristica di Lc 22,19 e At 2,42 è retrospettiva del lettore lucano.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.