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Discussione sull'autorità di Gesù e parabola dei vignaioli omicidi — Luca 20,1-19

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Discussione sull'autorità di Gesù e parabola dei vignaioli omicidi

1-19
Greco1 Καὶ ἐγένετο ἐν μιᾷ τῶν ⸀ἡμερῶν διδάσκοντος αὐτοῦ τὸν λαὸν ἐν τῷ ἱερῷ καὶ εὐαγγελιζομένου ἐπέστησαν οἱ ⸀ἀρχιερεῖς καὶ οἱ γραμματεῖς σὺν τοῖς πρεσβυτέροις, 2 καὶ εἶπαν ⸂λέγοντες πρὸς αὐτόν⸃· Εἰπὸν ἡμῖν ἐν ποίᾳ ἐξουσίᾳ ταῦτα ποιεῖς, ἢ τίς ἐστιν ὁ δούς σοι τὴν ἐξουσίαν ταύτην; 3 ἀποκριθεὶς δὲ εἶπεν πρὸς αὐτούς· Ἐρωτήσω ὑμᾶς ⸀κἀγὼ λόγον, καὶ εἴπατέ μοι· 4 Τὸ βάπτισμα Ἰωάννου ἐξ οὐρανοῦ ἦν ἢ ἐξ ἀνθρώπων; 5 οἱ δὲ συνελογίσαντο πρὸς ἑαυτοὺς λέγοντες ὅτι Ἐὰν εἴπωμεν· Ἐξ οὐρανοῦ, ἐρεῖ· Διὰ τί οὐκ ἐπιστεύσατε αὐτῷ; 6 ἐὰν δὲ εἴπωμεν· Ἐξ ἀνθρώπων, ⸂ὁ λαὸς ἅπας⸃ καταλιθάσει ἡμᾶς, πεπεισμένος γάρ ἐστιν Ἰωάννην προφήτην εἶναι· 7 καὶ ἀπεκρίθησαν μὴ εἰδέναι πόθεν. 8 καὶ ὁ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτοῖς· Οὐδὲ ἐγὼ λέγω ὑμῖν ἐν ποίᾳ ἐξουσίᾳ ταῦτα ποιῶ. 9 Ἤρξατο δὲ πρὸς τὸν λαὸν λέγειν τὴν παραβολὴν ταύτην· ⸀Ἄνθρωπος ἐφύτευσεν ἀμπελῶνα, καὶ ἐξέδετο αὐτὸν γεωργοῖς, καὶ ἀπεδήμησεν χρόνους ἱκανούς. 10 ⸀καὶ καιρῷ ἀπέστειλεν πρὸς τοὺς γεωργοὺς δοῦλον, ἵνα ἀπὸ τοῦ καρποῦ τοῦ ἀμπελῶνος ⸀δώσουσιν αὐτῷ· οἱ δὲ γεωργοὶ ⸂ἐξαπέστειλαν αὐτὸν δείραντες⸃ κενόν. 11 καὶ προσέθετο ⸂ἕτερον πέμψαι⸃ δοῦλον· οἱ δὲ κἀκεῖνον δείραντες καὶ ἀτιμάσαντες ἐξαπέστειλαν κενόν. 12 καὶ προσέθετο ⸂τρίτον πέμψαι⸃· οἱ δὲ καὶ τοῦτον τραυματίσαντες ἐξέβαλον. 13 εἶπεν δὲ ὁ κύριος τοῦ ἀμπελῶνος· Τί ποιήσω; πέμψω τὸν υἱόν μου τὸν ἀγαπητόν· ἴσως ⸀τοῦτον ἐντραπήσονται. 14 ἰδόντες δὲ αὐτὸν οἱ γεωργοὶ διελογίζοντο πρὸς ⸀ἀλλήλους λέγοντες· Οὗτός ἐστιν ὁ κληρονόμος· ⸀ἀποκτείνωμεν αὐτόν, ἵνα ἡμῶν γένηται ἡ κληρονομία· 15 καὶ ἐκβαλόντες αὐτὸν ἔξω τοῦ ἀμπελῶνος ἀπέκτειναν. τί οὖν ποιήσει αὐτοῖς ὁ κύριος τοῦ ἀμπελῶνος; 16 ἐλεύσεται καὶ ἀπολέσει τοὺς γεωργοὺς τούτους, καὶ δώσει τὸν ἀμπελῶνα ἄλλοις. ἀκούσαντες δὲ εἶπαν· Μὴ γένοιτο. 17 ὁ δὲ ἐμβλέψας αὐτοῖς εἶπεν· Τί οὖν ἐστιν τὸ γεγραμμένον τοῦτο· Λίθον ὃν ἀπεδοκίμασαν οἱ οἰκοδομοῦντες, οὗτος ἐγενήθη εἰς κεφαλὴν γωνίας; 18 πᾶς ὁ πεσὼν ἐπ’ ἐκεῖνον τὸν λίθον συνθλασθήσεται· ἐφ’ ὃν δ’ ἂν πέσῃ, λικμήσει αὐτόν. 19 καὶ ἐζήτησαν οἱ ⸂γραμματεῖς καὶ οἱ ἀρχιερεῖς⸃ ἐπιβαλεῖν ἐπ’ αὐτὸν τὰς χεῖρας ἐν αὐτῇ τῇ ὥρᾳ, καὶ ἐφοβήθησαν ⸂τὸν λαόν⸃, ἔγνωσαν γὰρ ὅτι πρὸς αὐτοὺς ⸂εἶπεν τὴν παραβολὴν ταύτην⸃.
Lettura Ortodossa1 Un giorno, mentre istruiva ⓘ, nel ⓘ e annunciava la buona notizia, sopraggiunsero gli archiereîs (i ⓘ), gli scribi (i ⓘ) e gli anziani (i ⓘ): le tre componenti del ⓘ. 2 E dissero: «Con quale ⓘ fai queste cose, o chi te l'ha data?». 3 Gesù rispose: «Anch'io vi faccio una domanda: 4 La ⓘ veniva ⓘ?». 5 Ragionavano: «Se diciamo: Dal cielo, dirà: Perché non gli avete creduto? 6 Se diciamo: Dagli uomini, ⓘ». 7 Risposero di non sapere. 8 E Gesù disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose». 9 Poi prese a dire al popolo questo ⓘ: «Un uomo ⓘ e partì per molto tempo. 10 A tempo opportuno mandò un servo perché gli dessero la sua parte del raccolto; ma i contadini lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. 11 Mandò un secondo servo: anche questo lo bastonarono, lo ⓘ e lo rimandarono a mani vuote. 12 Ne mandò un terzo: anche questo lo ferirono e lo cacciarono. 13 Disse allora il padrone della vigna: «Che farò? Manderò ⓘ; forse avranno rispetto per lui». 14 Ma i contadini, quando lo videro, ragionavano fra loro: «Costui è l'ⓘ: uccidiamolo, e l'eredità sarà nostra». 15 E lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che farà dunque a costoro il padrone della vigna? 16 ⓘ». Udito ciò, dissero: «ⓘ!». 17 Ma egli, guardandoli, disse: «Che significa allora ciò che ⓘ: ⓘ? 18 Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà, e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». 19 In quell'ora gli scribi (i soferim) e gli archiereîs (i ⓘ) cercarono di mettergli le mani addosso, ma ⓘ; avevano capito che ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Luca 20,1-19 si svolge nel cortile del Tempio di Gerusalemme, probabilmente nel periodo pasquale del 30 e.v., quando la città ospitava decine di migliaia di pellegrini. Gli archiereîs (כֹּהֲנִים, kohanim del vertice) rappresentano l'aristocrazia sacerdotale sadducea che controllava il culto e il tesoro templare; i grammateîs (soferim) sono i dotti interpreti della Torah in ambiente fariseo; gli presbyteroi (zeqenim) sono i notabili laici del synedrion. Flavio Giuseppe (Antichità Giudaiche 18,1–4) documenta la tensione strutturale tra questa oligarchia templare e i movimenti popolari profetici. L'economia di sfondo — grandi latifondi in Galilea affittati a contadini con pagamento in natura — è attestata nei papiri e nella letteratura del periodo, e fornisce alla parabola il suo substrato realistico.

Analisi lessicale

Il termine exousía (ἐξουσία, v. 2) indica la legittimazione halakhica a insegnare e ad agire, non un mero potere carismatico: la domanda delle autorità è giuridica, non teologica. Il bàptisma Iōánnou (βάπτισμα Ἰωάννου) rimanda alla tevilah (טְבִילָה), immersione di purificazione; il sintagma ex ouranoû ê ex anthrōpōn (ἐξ οὐρανοῦ ἢ ἐξ ἀνθρώπων) è un dilemma binario tipico della casuistica rabbinica. Il mashal (מָשָׁל, parabolḗ, παραβολή) è il genere narrativo-sapienziale per eccellenza, usato dai tannaaim per veicolare giudizio e insegnamento. Ampelṓn (ἀμπελῶν) e geōrgoîs (γεωργοῖς) evocano immediatamente Is 5,1-7. Tòn hyión mou tòn agapētón (τὸν υἱόν μου τὸν ἀγαπητόν, v. 13) riecheggia la dizione di Gn 22,2 (binkha yechidkha), l'erede amato. Il perfetto gegramménon (γεγραμμένον, v. 17) indica lo stato perdurante e normativo della Scrittura. Mê génoito (μὴ γένοιτο, v. 16) è formula di ripulsa orante, equivalente all'ebraico ḥalilah, usata anche da Paolo in Romani.

Fonti ebraiche

La vigna come immagine di Israele è ancorata a Isaia 5,1-7 (shir ha-kerem): «La vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele». Il testo di Luca costruisce il mashal su questo ipotesto dichiarato, rendendo impossibile un'interpretazione sostitutiva: la vigna è Israele, proprietà di Dio. Il Salmo 118,22 (even ma'asu ha-bonim) — «la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo» — era interpretato nel giudaismo del Secondo Tempio come rovesciamento operato da Dio in favore dei respinti; i bonim (בּוֹנִים, «costruttori») furono talora identificati con i soferim e i capi. Il Targum a Isaia 5 sviluppa esplicitamente l'allegoria della vigna in chiave giudiziale sui responsabili di Israele. Paralleli narrativi si trovano nel mashal rabbinico del re che affitta il suo campo (Mekhilta su Es 21), dove il giudizio cade sul colono infedele, non sul campo. La figura del «figlio amato» inviato come messaggero ultimo richiama la catena profetica attestata in 2Cr 36,15-16, dove Dio invia ripetutamente i profeti prima che cada la punizione sui capi.

Halakhah e dimensione pratica

Il confronto sull'exousía di Gesù si muove sul piano della legittimazione halakhica: chi insegna e agisce nel Tempio deve poter esibire un mandato riconoscibile, secondo il principio dello sheliaḥ — l'inviato autorizzato che agisce in nome del mandante (sheliaḥ adam kemoto, m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a). La contro-domanda sul battesimo di Giovanni applica lo stesso criterio: se la tevilah di Giovanni era mi-shamayim (dal cielo), il silenzio delle autorità equivale ad ammettere la propria inadempienza; se mi-anashim (dagli uomini), si espongono alla reazione dell'am ha-aretz. La parabola dei vignaioli presuppone il diritto agrario della Galilea: il contratto di mezzadria (arisut) obbligava il colono a consegnare la quota pattuita al momento del raccolto; il rifiuto reiterato costituiva inadempimento grave. Secondo m.Bava Metzia 9,1-3, il conduttore che trattiene o maltratta i messaggeri del proprietario perde il diritto al campo. Il «perire dei vignaioli» non è sterminio etnico ma revoca del mandato custodiale — procedura analoga alla destituzione di un shofet o di un sommo sacerdote infedele (cf. m.Sanhedrin 4,1 sulla responsabilità dei giudici). Il v. 19 precisa che la parabola è «contro di loro» (i capi), confermando che l'oggetto del giudizio è il mandato istituzionale, non l'identità etnica o religiosa di Israele.

Lettura non sostitutiva

Il testo di Luca 20,1-19 non contiene alcuna condanna di Israele come popolo. La vigna (ampelṓn) è Israele, proprietà inalienabile di Dio; il giudizio cade esclusivamente sui geōrgoí infedeli, cioè sull'oligarchia templare sadducea e sui capi che hanno rifiutato i profeti e l'erede. La formula «darà la vigna ad altri» (dṓsei tòn ampelōna állois, v. 16) indica un cambio di custodi, non una sostituzione del popolo: Israele non è rigettato, i responsabili istituzionali sono rimossi. Il Salmo 118,22, citato al v. 17, celebra il rovesciamento operato da Dio in favore del rifiutato — una categoria biblica di reintegrazione, non di abolizione. La reazione del popolo (laós, am ha-aretz) è di ascolto e di timore reverenziale verso Gesù, mentre le autorità «ebbero paura del popolo» (v. 19): il contrasto strutturale del racconto oppone l'oligarchia templare al popolo osservante, non Israele al Messia. Qualsiasi lettura che faccia della parabola un atto di condanna collettiva di Israele o di abrogazione dell'alleanza contraddice il testo stesso, che chiude ribadendo che il mashal era «contro di loro» — i capi —, non contro il popolo.

Note testuali

  • v. 1-2 — exousía (ἐξουσία): legittimazione halakhica a insegnare; archiereîs (ἀρχιερεῖς): kohanim del vertice, aristocrazia sadducea; grammateîs (γραμματεῖς): soferim, dotti della Torah; presbyteroi (πρεσβύτεροι): zeqenim, notabili laici.
  • v. 4-7 — bàptisma Iōánnou (βάπτισμα Ἰωάννου): tevilah, immersione di purificazione; ex ouranoû ê ex anthrōpōn (ἐξ οὐρανοῦ ἢ ἐξ ἀνθρώπων): dilemma binario halakhico; ho laòs hápas (ὁ λαὸς ἅπας): tutto il popolo, l'am ha-aretz schierato con Giovanni.
  • v. 9 — parabolḗ (παραβολή): mashal, racconto-similitudine rabbinico; ampelṓn … geōrgoîs (ἀμπελῶνα … γεωργοῖς): vigna=Israele (Is 5,1-7); vignaioli=capi responsabili del popolo, non il popolo stesso.
  • v. 13 — tòn hyión mou tòn agapētón (τὸν υἱόν μου τὸν ἀγαπητόν): il figlio amato, l'erede ultimo, eco di Gn 22,2; kléronómos (ὁ κληρονόμος): l'erede a cui spetta la vigna.
  • v. 16 — dṓsei tòn ampelōna állois (δώσει τὸν ἀμπελῶνα ἄλλοις): giudizio sui custodi infedeli, cambio di responsabili — non rigetto di Israele; mê génoito (μὴ γένοιτο): formula di ripulsa orante, ḥalilah.
  • v. 17 — Líthon hòn apedokímazan hoi oikodōmoûntes (Λίθον ὃν ἀπεδοκίμασαν οἱ οἰκοδομοῦντες): Sal 118,22; la pietra scartata dai bonim (costruttori/capi) diventa kefalḕ gōnías (κεφαλὴν γωνίας), pietra d'angolo; gegramménon (γεγραμμένον): perfetto, stato perdurante della Scrittura.
  • v. 19 — pròs autoús … eîpen (πρὸς αὐτοὺς … εἶπεν): la parabola è contro i capi; ephobḗthēsan tòn laón (ἐφοβήθησαν τὸν λαόν): temettero il popolo, l'am ha-aretz — contrasto strutturale autorità/popolo osservante.

Domande Frequenti

Chi sono i «vignaioli» a cui è affidata la vigna nella parabola di Luca 20?

I geōrgoí sono i capi istituzionali — l'aristocrazia sacerdotale sadducea (archiereîs) e i notabili del sinedrio — a cui era affidato il governo del popolo-vigna. La vigna è Israele (Is 5,1-7); i vignaioli non sono Israele ma i suoi responsabili istituzionali infedeli. Il v. 19 lo conferma: la parabola è «contro di loro», i capi.

«Darà la vigna ad altri» significa che Israele è rigettato e sostituito da un altro popolo?

No. L'espressione indica un cambio di custodi, non la sostituzione di Israele. La vigna resta di Dio; il giudizio cade sui vignaioli infedeli che hanno maltrattato i servi (i profeti) e ucciso l'erede. Il diritto agrario del periodo (cf. m.Bava Metzia 9,1-3) prevedeva la revoca del contratto al colono inadempiente, senza alienare il fondo.

Che ruolo gioca il Salmo 118,22 nella comprensione della pericope?

La citazione della «pietra scartata dai costruttori» (bonim) applicata al Messia rifiutato dall'oligarchia templare usa un testo già interpretato nel giudaismo come rovesciamento divino in favore dei respinti. L'immagine non è di condanna collettiva ma di reintegrazione: il rifiutato dai capi diventa fondamento, evento scritturistico e storico riconoscibile nella tradizione biblica.

Perché le autorità non possono rispondere alla contro-domanda di Gesù sul battesimo di Giovanni?

Il dilemma ex ouranoû ê ex anthrōpōn è una trappola halakhica: se rispondono «dal cielo», devono riconoscere Giovanni e per coerenza anche Gesù; se «dagli uomini», l'am ha-aretz — che tiene Giovanni per profeta — si rivolterebbe contro di loro. Il silenzio rivela l'incapacità di esercitare il mandato giudiziale che rivendicano (cf. principio dello sheliaḥ, Qiddushin 43a).

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.