Torna alle Fonti

Invio dei settantadue discepoli — Luca 10,1-12

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Invio dei settantadue discepoli

Lc 10,1-12·NA28·67/156
ἑβδομήκοντα δύο=settantadue (Gn 10 LXX)ἀνὰ δύο δύο=a due a due (Dt 19,15)θερισμός=messeקָצִיר qatzirυἱὸς εἰρήνης=figlio di shalom (1Sam 25,6)בֶּן שָׁלוֹם ben shalomἄξιος ὁ ἐργάτης τοῦ μισθοῦ=operaio degno della mercede (Lv 19,13)שְׂכַר פָּעֳלוֹἀπομασσόμεθα τὸν κονιορτόν=scuotiamo la polvere (rottura formale)
XIV domenica del Tempo Ordinario — anno C
1-12
Greco1 Μετὰ δὲ ταῦτα ἀνέδειξεν ὁ κύριος ⸀καὶ ἑτέρους ἑβδομήκοντα ⸀δύο καὶ ἀπέστειλεν αὐτοὺς ἀνὰ δύο ⸁δύο πρὸ προσώπου αὐτοῦ εἰς πᾶσαν πόλιν καὶ τόπον οὗ ἤμελλεν αὐτὸς ἔρχεσθαι. 2 ἔλεγεν ⸀δὲ πρὸς αὐτούς· Ὁ μὲν θερισμὸς πολύς, οἱ δὲ ἐργάται ὀλίγοι· δεήθητε οὖν τοῦ κυρίου τοῦ θερισμοῦ ὅπως ⸂ἐργάτας ἐκβάλῃ⸃ εἰς τὸν θερισμὸν αὐτοῦ. 3 ὑπάγετε· ⸀ἰδοὺ ἀποστέλλω ὑμᾶς ὡς ἄρνας ἐν μέσῳ λύκων. 4 μὴ βαστάζετε βαλλάντιον, μὴ πήραν, ⸀μὴ ὑποδήματα, καὶ μηδένα κατὰ τὴν ὁδὸν ἀσπάσησθε. 5 εἰς ἣν δ’ ἂν ⸂εἰσέλθητε οἰκίαν⸃ πρῶτον λέγετε· Εἰρήνη τῷ οἴκῳ τούτῳ. 6 καὶ ἐὰν ⸂ᾖ ἐκεῖ⸃ υἱὸς εἰρήνης, ἐπαναπαήσεται ἐπ’ αὐτὸν ἡ εἰρήνη ὑμῶν· εἰ δὲ μήγε, ἐφ’ ὑμᾶς ἀνακάμψει. 7 ἐν αὐτῇ δὲ τῇ οἰκίᾳ μένετε, ἐσθίοντες καὶ πίνοντες τὰ παρ’ αὐτῶν, ἄξιος γὰρ ὁ ἐργάτης τοῦ μισθοῦ ⸀αὐτοῦ. μὴ μεταβαίνετε ἐξ οἰκίας εἰς οἰκίαν. 8 καὶ εἰς ἣν ἂν πόλιν εἰσέρχησθε καὶ δέχωνται ὑμᾶς, ἐσθίετε τὰ παρατιθέμενα ὑμῖν, 9 καὶ θεραπεύετε τοὺς ἐν αὐτῇ ἀσθενεῖς, καὶ λέγετε αὐτοῖς· Ἤγγικεν ἐφ’ ὑμᾶς ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ. 10 εἰς ἣν δ’ ἂν πόλιν ⸀εἰσέλθητε καὶ μὴ δέχωνται ὑμᾶς, ἐξελθόντες εἰς τὰς πλατείας αὐτῆς εἴπατε· 11 Καὶ τὸν κονιορτὸν τὸν κολληθέντα ἡμῖν ἐκ τῆς πόλεως ὑμῶν ⸂εἰς τοὺς πόδας⸃ ἀπομασσόμεθα ὑμῖν· πλὴν τοῦτο γινώσκετε ὅτι ⸀ἤγγικεν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ. 12 λέγω ὑμῖν ὅτι Σοδόμοις ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ ἀνεκτότερον ἔσται ἢ τῇ πόλει ἐκείνῃ.
Lettura Ortodossa1 Dopo questi fatti narrati, il Signore stesso ⓘ ⓘ e li ⓘ a ⓘ davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2 E diceva dunque loro: «La ⓘ è abbondante, gli ⓘ sono pochi; pregate dunque il ⓘ perché ⓘ operai nella sua messe. 3 Andate dunque: ecco, io vi ⓘ. 4 Non portate ⓘ, né ⓘ, né ⓘ, e non ⓘ. 5 In qualunque casa entriate, prima dite: «ⓘ». 6 E se ⓘ, la vostra ⓘ; altrimenti ritornerà su di voi. 7 In quella stessa casa ⓘ, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché ⓘ. Non passate di casa in casa. 8 In qualunque città entriate e vi accolgano, mangiate quanto vi viene ⓘ, 9 ⓘ che vi sono e dite loro: «ⓘ a voi il ⓘ». 10 Ma in qualunque città entriate e non vi accolgano, usciti sulle sue piazze, dite: 11 «ⓘ noi la scuotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo: si è avvicinato il regno di Dio». 12 Io vi dico che in quel ⓘ ⓘ che quella città».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La pericope si colloca nella Palestina del I secolo, sotto dominazione romana, in un contesto di intensa attività itinerante di gruppi profetici e halakhici. Flavio Giuseppe documenta movimenti di predicatori che percorrevano villaggi della Galilea e della Giudea annunciando imminenti interventi divini (Ant. 20,5,1). Il numero dei missionari — settanta o settantadue secondo la tradizione manoscritta (P75, Vaticano B e Sinaitico* attestano 72; Sinaitico corretto, Alessandrino A e Codex C leggono 70; NA28 stampa hebdomḗkonta [dýo] con parentesi dichiarando l'incertezza) — rimanda ai settanta anziani su cui Mosè effuse il suo spirito (Numeri 11,16-25, con i due aggiunti Eldad e Medad al v. 26) e alle settanta nazioni della tavola dei popoli (Genesi 10: 70 nomi nel testo masoretico, 72 nella Settanta), conferendo alla missione una portata simbolicamente universale. Le istruzioni sull'urgenza — nessuna borsa, nessun saluto per via — si spiegano nel quadro dell'attesa escatologica del Secondo Tempio, in cui il tempo prima dell'intervento definitivo di Dio era percepito come compresso e decisivo.

Analisi lessicale

Il verbo di apertura, anédeixen (v. 1), è termine tecnico per la nomina pubblica a un ufficio nell'amministrazione ellenistica (cf. 2Mac 9,14-25), distinto dalla semplice scelta: indica un atto di investitura ufficiale. Apésteilen (v. 1) — radice di apóstolos — designa la missione con autorità delegata, non una semplice messaggeria. Anà dýo (v. 1), «a due a due», riflette la prassi della testimonianza valida solo a coppia secondo Deuteronomio 19,15. Il sostantivo therismós (v. 2), «messe», è immagine escatologica del raduno di Dio (Isaia 27,12; Gioele 4,13), non conversione individualistica delle anime. Il verbo ekbálēi (v. 2), «scaraveliti fuori», esprime urgenza missionaria con forza insolita. Eirḗnē tô oíkōi toútōi (v. 5) è la resa greca dello shalom la-bayit ha-zeh ebraico — formula performativa che porta realmente lo shalom, non un semplice augurio. Hyiòs eirḗnēs (v. 6), «figlio della pace», è idioma semitico (bar-shalom): la costruzione «figlio di X» qualifica chi è caratterizzato da quella realtà, dunque persona degna e accogliente. Il verbo epanapaḗsetai (v. 6), «si poserà», descrive la quiete dello Spirito che discende, in eco a Numeri 11,25-26. Ḗngiken (v. 9), perfetto di engízō, indica uno stato attuale già conseguito: il regno è già presente in atto, non semplice promessa futura. Paratithémena (v. 8), «ciò che è posto davanti», segnala una sospensione cautelativa delle norme di kashrut per le città miste — tavola condivisa, non abrogazione della Torah.

Fonti ebraiche

Il doppio archetipo numerico (70/72) intreccia due ipotesti fondamentali. Numeri 11,16-25 narra la distribuzione dello spirito di Mosè sui settanta anziani, con Eldad e Medad che profetizzano fuori dal recinto (v. 26-27): la missione dei settantadue ricalca strutturalmente questo schema di delega profetica collaterale al centro. Genesi 10, la «tavola dei popoli», è contata come settanta nel testo ebraico e settantadue nella Settanta: la tradizione ebraica del Secondo Tempio vedeva in queste cifre la totalità delle nazioni, e la Targum Pseudo-Gionata associa a ciascuna nazione un angelo custode. Il detto «chi lavora merita la sua ricompensa» (v. 7) rispecchia il principio halakhico di Deuteronomio 24,15 e Levitico 19,13, ripreso in m.Bava Metzia 9,11 e citato da Paolo in 1Timoteo 5,18. Il gesto di scuotere la polvere (v. 11) trova riscontro in m.Tohorot 4,5 e b.Shabbat 15b, dove i rabbini scuotevano la polvere pagana al rientro dalla diaspora per non contaminare la Terra. Il paragone con Sodoma (v. 12) rimanda a Genesi 19,1-11 e a Ezechiele 16,49 — «non soccorse il povero e il bisognoso»: il peccato di Sodoma è halakhico-sociale, il rifiuto dell'ospitalità (hakhnasat orechim), non un'etichetta sessuale.

Halakhah e dimensione pratica

La pericope è strutturata attorno al principio dello shaliach (mandatario): il mandante (meshale'ach) conferisce al delegato autorità piena, cosicché «il mandatario di un uomo è come l'uomo stesso» (sheliaḥ adam kemoto, m.Berakhot 5,5; b.Qiddushin 43a). L'investitura tramite anédeixen (v. 1) e apésteilen (v. 1) rispecchia precisamente questa struttura giuridica. L'invio «a due a due» (anà dýo) applica il requisito di Deuteronomio 19,15 sulla testimonianza valida per due, codificato in m.Sanhedrin 3,6: ogni annuncio ha validità giuridica. Il principio «chi lavora merita la sua ricompensa» (v. 7) è radicato in Deuteronomio 24,15 e Levitico 19,13 — l'obbligo del salario giornaliero — ripreso in m.Bava Metzia 9,11: la missione è lavoro, non elemosina. La gestione del cibo nelle case miste (paratithémena, v. 8) implica una sospensione temporanea e cautelativa delle norme di kashrut in funzione della tavola condivisa — atto di ospitalità (hakhnasat orechim), non abrogazione della Torah. Il gesto del scuotere la polvere (v. 11) — ripreso da m.Tohorot 4,5 e b.Shabbat 15b — viene qui invertito profeticamente: applicato a una città ebraica che ha rifiutato il messaggero, la equipara a terra gentile, polemica intra-ebraica di tipo profetico, non condanna etnica. La guarigione (therapeúete, v. 9) è riparazione della creazione, non magia.

Lettura non sostitutiva

L'orizzonte simbolico dei settanta/settantadue popoli non segnala il passaggio del mandato di Israele alle nazioni, ma il compimento universale della benedizione abramitica (Genesi 12,3): tutte le nazioni sono chiamate a ricevere lo shalom, non a sostituire Israele quale popolo eletto. Il monito della polvere scossa (v. 11) e il confronto con Sodoma (v. 12) sono nella piena linea dei profeti che richiamavano Israele alla teshuvah — Amos, Isaia, Ezechiele — usando l'esempio delle città punite per suscitare conversione, non per emettere condanne definitive su collettività etniche. Il «figlio della pace» (bar-shalom) indica una persona concreta, non un popolo sostituito da un altro. Il fatto che i settantadue vengano inviati verso ogni città e villaggio sottolinea l'inclusione progressiva, non l'esclusione. Israele non è abrogato: la missione procede dall'interno della tradizione ebraica, con strumenti giuridici (shaliach), lessico biblico (shalom, therismós) e richiami profetici che presuppongono la continuità del patto.

Note testuali

  • v. 1 — anédeixen: verbo tecnico per nomina pubblica a un ufficio (cf. 2Mac 9,14-25), atto di investitura ufficiale. hetérous hebdomḗkonta [dýo]: incertezza testuale dichiarata in NA28; 72 in P75, Vaticano B, Sinaitico*; 70 in Sinaitico-corretto, Alessandrino A, Codex C. Doppio archetipo: 70 anziani di Mosè (Nm 11,16-25) + 70/72 nazioni (Gn 10). apésteilen: radice di apóstolos, missione con autorità delegata. anà dýo: testimonianza valida per coppia (Dt 19,15; m.Sanhedrin 3,6).
  • v. 2 — therismós: messe escatologica del raduno di Dio (Is 27,12; Gl 4,13). ekbálēi: «scaraventi fuori», urgenza missionaria.
  • v. 4 — ballántion: borsa del denaro; pḗran: bisaccia del viandante; hypodḗmata: sandali di ricambio — povertà reale. mēdéna katà tḕn hodòn aspásēsthe: urgenza assoluta, cf. 2Re 4,29.
  • v. 5-6 — Eirḗnē tô oíkōi toútōi: formula performativa del shalom la-bayit ha-zeh ebraico, non semplice cortesia. hyiòs eirḗnēs / bar-shalom: idioma semitico qualitativo. epanapaḗsetai: quiete dello Spirito che si posa, eco di Nm 11,25-26.
  • v. 7 — áxios ... ho ergátēs toû misthoû autoû: principio di Dt 24,15; Lv 19,13; m.Bava Metzia 9,11.
  • v. 8 — paratithémena: «ciò che è posto davanti» — sospensione cautelativa delle norme di kashrut, non abrogazione della Torah.
  • v. 9 — ḗngiken: perfetto di engízō — stato attuale conseguito, il regno già operante. therapeúete: cura corporea e integrale, riparazione della creazione.
  • v. 11 — koniortòn ... apomassómetha: gesto di separazione profetica, invertito rispetto alla prassi rabbinica del rientro da terra pagana (m.Tohorot 4,5; b.Shabbat 15b); polemica intra-ebraica, non condanna etnica.
  • v. 12 — Sodómois ... anektóteron éstai: Sodoma come paradigma biblico del rifiuto dell'ospitalità (Gn 19,1-11; Ez 16,49) — monito profetico di teshuvah, non etichetta sessuale né condanna collettiva.

Domande Frequenti

Perché il numero dei missionari oscilla tra settanta e settantadue nei manoscritti?

L'incertezza è dichiarata in NA28 con [δύο] tra parentesi. Entrambe le cifre rimandano a due archetipi biblici: i settanta anziani di Mosè (Nm 11,16-25, con i due aggiunti Eldad e Medad) e le settanta/settantadue nazioni della tavola dei popoli (Gn 10), sottolineando la portata universale della missione.

Cosa significa concretamente «figlio della pace» in Luca 10,6?

Hyiòs eirḗnēs è idioma semitico (bar-shalom): la costruzione «figlio di X» indica chi è caratterizzato da quella qualità. Designa una persona concreta degna e accogliente, capace di ricevere la benedizione dello shalom performativo. Non allude a un popolo o a una categoria astratta.

Il gesto di scuotere la polvere è un atto anti-ebraico?

No. Era prassi rabbinica di rientro dalla terra dei gentili (m.Tohorot 4,5; b.Shabbat 15b). Qui viene invertito profeticamente: applicato a città che rifiuta il messaggero, la equipara simbolicamente a terra non-ricettiva. È polemica intra-ebraica di tipo profetico, nella linea di Amos e Geremia, non condanna etnica.

Il confronto con Sodoma in Luca 10,12 riguarda la sessualità?

No. Ezechiele 16,49 definisce il peccato di Sodoma come rifiuto dell'ospitalità: «non soccorse il povero e il bisognoso». Il confronto in Luca 10,12 è un monito profetico rivolto a chi non accoglie il messaggero del Regno, nella linea della chiamata alla teshuvah, non un giudizio sulla sessualità.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.