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Discorso della pianura — Luca 6,20-49

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Discorso della pianura

20-49
Greco20 Καὶ αὐτὸς ἐπάρας τοὺς ὀφθαλμοὺς αὐτοῦ εἰς τοὺς μαθητὰς αὐτοῦ ἔλεγεν· Μακάριοι οἱ πτωχοί, ὅτι ὑμετέρα ἐστὶν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ. 21 μακάριοι οἱ πεινῶντες νῦν, ὅτι χορτασθήσεσθε. μακάριοι οἱ κλαίοντες νῦν, ὅτι γελάσετε. 22 Μακάριοί ἐστε ὅταν μισήσωσιν ὑμᾶς οἱ ἄνθρωποι, καὶ ὅταν ἀφορίσωσιν ὑμᾶς καὶ ὀνειδίσωσιν καὶ ἐκβάλωσιν τὸ ὄνομα ὑμῶν ὡς πονηρὸν ἕνεκα τοῦ υἱοῦ τοῦ ἀνθρώπου· 23 χάρητε ἐν ἐκείνῃ τῇ ἡμέρᾳ καὶ σκιρτήσατε, ἰδοὺ γὰρ ὁ μισθὸς ὑμῶν πολὺς ἐν τῷ οὐρανῷ· κατὰ ⸂τὰ αὐτὰ⸃ γὰρ ἐποίουν τοῖς προφήταις οἱ πατέρες αὐτῶν. 24 πλὴν οὐαὶ ὑμῖν τοῖς πλουσίοις, ὅτι ἀπέχετε τὴν παράκλησιν ὑμῶν. 25 οὐαὶ ὑμῖν, οἱ ἐμπεπλησμένοι ⸀νῦν, ὅτι πεινάσετε. ⸀οὐαί, οἱ γελῶντες νῦν, ὅτι πενθήσετε καὶ κλαύσετε. 26 Οὐαὶ ὅταν ⸂καλῶς ὑμᾶς⸃ εἴπωσιν ⸀πάντες οἱ ἄνθρωποι, κατὰ ⸂τὰ αὐτὰ⸃ γὰρ ἐποίουν τοῖς ψευδοπροφήταις οἱ πατέρες αὐτῶν. 27 Ἀλλὰ ὑμῖν λέγω τοῖς ἀκούουσιν, ἀγαπᾶτε τοὺς ἐχθροὺς ὑμῶν, καλῶς ποιεῖτε τοῖς μισοῦσιν ὑμᾶς, 28 εὐλογεῖτε τοὺς καταρωμένους ⸀ὑμᾶς, προσεύχεσθε ⸀περὶ τῶν ἐπηρεαζόντων ὑμᾶς. 29 τῷ τύπτοντί σε ἐπὶ τὴν σιαγόνα πάρεχε καὶ τὴν ἄλλην, καὶ ἀπὸ τοῦ αἴροντός σου τὸ ἱμάτιον καὶ τὸν χιτῶνα μὴ κωλύσῃς. 30 ⸀παντὶ αἰτοῦντί σε δίδου, καὶ ἀπὸ τοῦ αἴροντος τὰ σὰ μὴ ἀπαίτει. 31 καὶ καθὼς θέλετε ἵνα ποιῶσιν ὑμῖν οἱ ⸀ἄνθρωποι, ποιεῖτε αὐτοῖς ὁμοίως. 32 Καὶ εἰ ἀγαπᾶτε τοὺς ἀγαπῶντας ὑμᾶς, ποία ὑμῖν χάρις ἐστίν; καὶ γὰρ οἱ ἁμαρτωλοὶ τοὺς ἀγαπῶντας αὐτοὺς ἀγαπῶσιν. 33 ⸀καὶ ἐὰν ἀγαθοποιῆτε τοὺς ἀγαθοποιοῦντας ὑμᾶς, ποία ὑμῖν χάρις ἐστίν; ⸁καὶ οἱ ἁμαρτωλοὶ τὸ αὐτὸ ποιοῦσιν. 34 καὶ ἐὰν ⸀δανίσητε παρ’ ὧν ἐλπίζετε ⸀λαβεῖν, ποία ὑμῖν χάρις ἐστίν; ⸀καὶ ἁμαρτωλοὶ ἁμαρτωλοῖς δανίζουσιν ἵνα ἀπολάβωσιν τὰ ἴσα. 35 πλὴν ἀγαπᾶτε τοὺς ἐχθροὺς ὑμῶν καὶ ἀγαθοποιεῖτε καὶ δανίζετε μηδὲν ἀπελπίζοντες· καὶ ἔσται ὁ μισθὸς ὑμῶν πολύς, καὶ ἔσεσθε υἱοὶ Ὑψίστου, ὅτι αὐτὸς χρηστός ἐστιν ἐπὶ τοὺς ἀχαρίστους καὶ πονηρούς. 36 ⸀γίνεσθε οἰκτίρμονες ⸀καθὼς ὁ πατὴρ ὑμῶν οἰκτίρμων ἐστίν· 37 Καὶ μὴ κρίνετε, καὶ οὐ μὴ κριθῆτε· ⸀καὶ μὴ καταδικάζετε, καὶ οὐ μὴ καταδικασθῆτε. ἀπολύετε, καὶ ἀπολυθήσεσθε· 38 δίδοτε, καὶ δοθήσεται ὑμῖν· μέτρον καλὸν πεπιεσμένον ⸀σεσαλευμένον ὑπερεκχυννόμενον δώσουσιν εἰς τὸν κόλπον ὑμῶν· ⸂ᾧ γὰρ μέτρῳ⸃ μετρεῖτε ἀντιμετρηθήσεται ὑμῖν. 39 Εἶπεν δὲ ⸀καὶ παραβολὴν αὐτοῖς· Μήτι δύναται τυφλὸς τυφλὸν ὁδηγεῖν; οὐχὶ ἀμφότεροι εἰς βόθυνον ⸀ἐμπεσοῦνται; 40 οὐκ ἔστιν μαθητὴς ὑπὲρ τὸν ⸀διδάσκαλον, κατηρτισμένος δὲ πᾶς ἔσται ὡς ὁ διδάσκαλος αὐτοῦ. 41 τί δὲ βλέπεις τὸ κάρφος τὸ ἐν τῷ ὀφθαλμῷ τοῦ ἀδελφοῦ σου, τὴν δὲ δοκὸν τὴν ἐν τῷ ἰδίῳ ὀφθαλμῷ οὐ κατανοεῖς; 42 ⸀πῶς δύνασαι λέγειν τῷ ἀδελφῷ σου· Ἀδελφέ, ἄφες ἐκβάλω τὸ κάρφος τὸ ἐν τῷ ὀφθαλμῷ σου, αὐτὸς τὴν ἐν τῷ ὀφθαλμῷ σοῦ δοκὸν οὐ βλέπων; ὑποκριτά, ἔκβαλε πρῶτον τὴν δοκὸν ἐκ τοῦ ὀφθαλμοῦ σοῦ, καὶ τότε διαβλέψεις ⸂τὸ κάρφος τὸ ἐν τῷ ὀφθαλμῷ τοῦ ἀδελφοῦ σου ἐκβαλεῖν⸃. 43 Οὐ γάρ ἐστιν δένδρον καλὸν ποιοῦν καρπὸν σαπρόν, οὐδὲ ⸀πάλιν δένδρον σαπρὸν ποιοῦν καρπὸν καλόν. 44 ἕκαστον γὰρ δένδρον ἐκ τοῦ ἰδίου καρποῦ γινώσκεται· οὐ γὰρ ἐξ ἀκανθῶν συλλέγουσιν σῦκα, οὐδὲ ἐκ βάτου ⸂σταφυλὴν τρυγῶσιν⸃. 45 ὁ ἀγαθὸς ἄνθρωπος ἐκ τοῦ ἀγαθοῦ θησαυροῦ τῆς καρδίας ⸀αὐτοῦ προφέρει τὸ ἀγαθόν, καὶ ὁ ⸀πονηρὸς ἐκ τοῦ ⸀πονηροῦ προφέρει τὸ πονηρόν· ἐκ γὰρ ⸀περισσεύματος καρδίας λαλεῖ τὸ στόμα αὐτοῦ. 46 Τί δέ με καλεῖτε· Κύριε κύριε, καὶ οὐ ποιεῖτε ἃ λέγω; 47 πᾶς ὁ ἐρχόμενος πρός με καὶ ἀκούων μου τῶν λόγων καὶ ποιῶν αὐτούς, ὑποδείξω ὑμῖν τίνι ἐστὶν ὅμοιος· 48 ὅμοιός ἐστιν ἀνθρώπῳ οἰκοδομοῦντι οἰκίαν ὃς ἔσκαψεν καὶ ἐβάθυνεν καὶ ἔθηκεν θεμέλιον ἐπὶ τὴν πέτραν· πλημμύρης δὲ γενομένης προσέρηξεν ὁ ποταμὸς τῇ οἰκίᾳ ἐκείνῃ, καὶ οὐκ ἴσχυσεν σαλεῦσαι αὐτὴν ⸂διὰ τὸ καλῶς οἰκοδομῆσθαι αὐτήν⸃. 49 ὁ δὲ ἀκούσας καὶ μὴ ποιήσας ὅμοιός ἐστιν ἀνθρώπῳ οἰκοδομήσαντι οἰκίαν ἐπὶ τὴν γῆν χωρὶς θεμελίου, ᾗ προσέρηξεν ὁ ποταμός, καὶ ⸂εὐθὺς συνέπεσεν⸃, καὶ ἐγένετο τὸ ῥῆγμα τῆς οἰκίας ἐκείνης μέγα.
Lettura Ortodossa20 Ed egli, alzati gli occhi verso i ⓘ, diceva: «Beati voi, ⓘ, perché vostro è il regno di Dio. 21 Beati voi, ⓘ, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. 22 Beati voi, quando gli ⓘ vi odieranno e quando vi ⓘ e vi insulteranno, a causa del ⓘ. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nel cielo. ⓘ. 24 Ma ⓘ, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. 25 Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché ⓘ e piangerete. 26 Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi: allo stesso modo agivano i loro padri con i ⓘ. 27 Ma a voi che ascoltate, io dico: ⓘ, ⓘ, 28 ⓘ, pregate per coloro che vi trattano male. 29 ⓘ; a chi ti strappa il ⓘ, non rifiutare neanche la tunica. 30 ⓘ, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. 31 E ⓘ. 32 Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i ⓘ amano quelli che li amano. 33 E se fate del bene a chi ve ne fa, quale gratitudine? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto. 35 Amate invece i vostri nemici, fate del bene e ⓘ, e la vostra ricompensa sarà grande e ⓘ, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. 36 ⓘ. 37 ⓘ; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. 38 Date e ⓘ: una ⓘ vi sarà versata nel grembo; con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi». 39 Disse loro anche una ⓘ: «Può un cieco guidare un cieco? Non cadranno tutti e due in una buca? 40 Un ⓘ; ma ognuno, ben formato, sarà come il suo maestro. 41 Perché guardi la ⓘ nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della ⓘ che è nel tuo occhio? 42 Come puoi dire al fratello: lascia che tolga la pagliuzza, mentre non vedi la trave nel tuo? ⓘ! Togli prima la trave dal tuo occhio, e allora vedrai bene per togliere la pagliuzza. 43 ⓘ, né albero cattivo che produca frutto buono. 44 Ogni albero si riconosce dal suo frutto: ⓘ, né uva da un rovo. 45 L'uomo buono dal buon ⓘ trae il bene; il cattivo dal cattivo trae il male: la bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. 46 Perché mi invocate: ⓘ! e non fate quello che dico? 47 Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e ⓘ, vi mostrerò a chi è simile: 48 a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato in profondità e ha posto le ⓘ. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. 49 Chi invece ascolta e non mette in pratica è simile a chi costruì senza fondamenta: il fiume la investì e subito crollò, e la sua rovina fu grande».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Il «discorso della pianura» (Lc 6,17-49) si situa nella Galilea del I secolo, in un contesto segnato dalla presenza delle comunità rurali impoverite dall'imposizione fiscale romana e dall'oligarchia templare sadducea. Gli anawim — i «poveri di JHWH» — non sono una categoria spirituale astratta, ma la fascia sociale che Flavio Giuseppe descrive come schiacciata tra tributi romani, decime sacerdotali e debiti fondiari (Antiquitates XVIII). Le beatitudini indirizzate a «voi, poveri» rispecchiano la struttura del rovesciamento attesa nella tradizione profetica (Is 61,1; Sal 37,11). Il «mettere al bando» (aphorízō, v. 22) rimanda alla pratica del niddui/ḥerem, l'esclusione dall'assemblea sinagogale, che le prime comunità giudeo-cristiane conobbero concretamente nel processo di definizione dei confini comunitari documentato nel periodo post-70.

Analisi lessicale

Il termine Makárioi (v. 20), tradotto «beati», corrisponde all'ebraico ashré dei Salmi sapienziali (Sal 1,1; 34,9): non uno stato emotivo ma una dichiarazione di statuto covenantale. Ptōchoí — i poveri reali, distinti dal «povero in spirito» matteano — traduce gli anawim (Sal 34,7; Is 61,1). Agapâte (v. 27), imperativo presente di agapáō, rimanda all'ebraico ahavà, amore di patto e fedeltà covenantale, non sentimentalismo. Oiktírmones (v. 36) — «misericordiosi» — traduce l'ebraico rachum, attributo divino per eccellenza (Es 34,6: rachum we-chanun); Luca usa questo termine dove Matteo (5,48) impiega téleios («perfetti»), ancorando l'etica alla imitatio Dei piuttosto che a un ideale di perfezione astratto. Aphorísōsin (v. 22) — «metteranno al bando» — richiama tecnicamente il niddui. Hypokritá (v. 42) significa «attore teatrale», chi recita una parte: l'immagine è dell'incoerenza tra interiorità e gesto, non della malizia premeditata. Poiôn (v. 47.49) è participio presente attivo: il «fare» come azione continua e strutturale, l'asiyyah ebraica.

Fonti ebraiche

Le beatitudini lucane affondano nella categoria degli anawim attestata nei Salmi (Sal 34,7; 37,11) e in Isaia (Is 61,1), dove il povero è colui che, privo di sostegni mondani, trova il suo fondamento solo in Dio. L'opposizione ricco/povero con i «guai» speculari richiama la struttura del rovesciamento di 1Sam 2,1-10 (cantico di Anna) e di Isaia 5,8-23. L'ingiunzione ad amare il nemico non è una rottura con la Torah: Es 23,4-5 comanda già di soccorrere il bue del nemico smarrito, Lv 19,18 proibisce vendetta e rancore, Pr 25,21 prescrive di dare pane al nemico affamato. La «regola d'oro» in forma positiva (v. 31) ha il suo parallelo canonico in Hillel, che, interrogato sul compendio della Torah «stando su un piede solo», rispose nella forma negativa: «ciò che è odioso a te, non farlo al tuo prossimo» (b. Shabbat 31a). Il principio della «misura buona, pigiata e traboccante» (v. 38) rispecchia il principio rabbinico middah ke-neged middah («misura per misura»), attestato nella tradizione tanaitica (m. Sotah 1,7), secondo cui Dio ricambia secondo il metro che l'uomo usa verso il prossimo. Il «tesoro del cuore» (v. 45) richiama il lev biblico come sede dell'intenzione (kavvanah), non organo biologico ma centro della volontà e dell'orientamento etico.

Halakhah e dimensione pratica

Il discorso della pianura non è pura aggadah edificante: contiene prescrizioni operative che intersecano il diritto halakhico del II Tempio su più piani. Il principio fondante è l'imitatio Dei come norma giuridico-etica: «siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso» (v. 36) richiama Lv 19,2 («siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo»), che la tradizione halakhica ha interpretato come obbligo operativo, non solo spirituale.

Sul piano del prestito, «prestate senza sperarne nulla» (v. 35, danízete mēdèn apelpízontes) radicalizza il divieto di ribìt — il prestito a interesse tra ebrei — già sancito in Es 22,24 e Lv 25,36-37: non solo si vieta l'interesse, ma si elimina l'attesa stessa di restituzione. Sul piano della tzedaqah, «da' a chiunque ti chiede» (v. 30) estende l'obbligo della carità oltre il calcolo proporzionale codificato in m. Pe'ah. Il «non giudicare» (v. 37, mḕ krínete) investe il piano procedurale: la tradizione tanaitica (m. Sanhedrin 4,1) prescrive che il giudice esamini il caso con equità assoluta, e il passivum divinum sottinteso rimanda al giudizio di Dio come istanza ultima. La gemilut chasadim — la benevolenza operativa — emerge nell'imperativo «fate del bene a quelli che vi odiano» (v. 27), che spinge l'amore del prossimo (Lv 19,18) al di là del confine comunitario.

Lettura non sostitutiva

Il discorso della pianura non abroga la Torah: la porta al suo vertice. L'«estensione radicale» dell'amore verso il nemico (vv. 27-35) presuppone Lv 19,18 ed Es 23,4-5 come base, non li sostituisce. La formula «siate misericordiosi come il Padre vostro» (v. 36) è strutturalmente identica a Lv 19,2: Gesù non introduce un Dio nuovo, ma richiama l'Israele dell'alleanza alla coerenza piena con il Dio già rivelato. I «guai» ai ricchi e ai sazi non sono condanna collettiva di alcun gruppo etnico o religioso: sono la struttura del rovesciamento profetico (Is 5,8-23; Am 6,1-7) che appartiene alla tradizione interna di Israele. La persecuzione dei discepoli (v. 22-23) è letta in continuità con la scia dei nevi'im d'Israele — «allo stesso modo agivano i loro padri con i profeti» — non come rottura con il popolo. I perushim e i fedeli d'Israele non sono interpellati come avversari: il bersaglio del discorso è l'incoerenza tra professione verbale e prassi, un tema che attraversa l'intera letteratura profetica e sapienziale ebraica.

Note testuali

  • v. 20 — Makárioi hoi ptōchoí: «beati voi, poveri» — gli anawim reali (Sal 34,7; Is 61,1), senza la specificazione «in spirito» presente in Mt 5,3.
  • v. 21 — hoi peinôntes nŷn: «coloro che ora hanno fame» — il nŷn («ora») sottolinea la fame presente, concreta, rovesciata nella sazietà futura.
  • v. 22 — aphorísōsin: «metteranno al bando» — il niddui/ḥerem, esclusione dall'assemblea sinagogale (knesset).
  • v. 22 — toû hyioû toû anthrṓpou: «Figlio dell'uomo» — Bar Enash, con riferimento a Dan 7,13.
  • v. 26 — pseudoprophêtai: «falsi profeti» — i nevi'im ha-sheqer; il consenso universale è sospetto come per i profeti di menzogna.
  • v. 27 — agapâte toùs echthroùs: «amate i vostri nemici» — ahavà covenantale; estensione radicale di Lv 19,18 ed Es 23,4-5, non abolizione.
  • v. 30 — pantì aitoûntí se dídou: «da' a chiunque ti chiede» — la tzedaqah senza calcolo di restituzione.
  • v. 31 — regola d'oro in forma positiva; cf. Hillel in forma negativa (b. Shabbat 31a).
  • v. 35 — danízete mēdèn apelpízontes: «prestate senza sperarne nulla» — radicalizzazione del divieto di ribìt (Es 22,24; Lv 25,36-37).
  • v. 35 — hyioì Hypsístou: «figli dell'Altissimo» — bnei Elyon, figli che assomigliano al Padre nell'agire.
  • v. 36 — oiktírmones: «misericordiosi» — rachum; il rachum we-chanun di Es 34,6; imitatio Dei (cf. Lv 19,2). Luca usa questo termine dove Mt 5,48 ha téleios.
  • v. 37 — mḕ krínete: «non giudicate» — passivum divinum: il giudizio sospeso è quello di Dio.
  • v. 38 — métron ... hyperekchynnómenon: «misura buona, pigiata e traboccante» — principio middah ke-neged middah (m. Sotah 1,7).
  • v. 40 — ouk éstin mathētḕs hypèr tòn didáskalon: «il discepolo non è più del maestro» — il talmid non sopravanza il rav.
  • v. 41-42 — kárphos/dokón: «pagliuzza/trave» — iperbole didattica; hypokritá: «attore», chi recita una parte.
  • v. 45 — thēsauroû tês kardías: «tesoro del cuore» — il lev, sede della kavvanah.
  • v. 46 — Kýrie kýrie: vocativo geminato semitico — l'invocazione raddoppiata senza il fare.
  • v. 47-48 — poiôn autoús: «chi le mette in pratica» — asiyyah; la roccia come immagine della parola attuata.

Domande Frequenti

Perché Luca non aggiunge «in spirito» alle beatitudini, a differenza di Matteo?

Luca si rivolge agli anawim reali — i poveri concreti di Sal 34,7 e Is 61,1 — e aggiunge i «guai» ai ricchi assenti in Matteo. La differenza rispecchia contesti redazionali distinti, non contraddizione: entrambe le versioni si radicano nella tradizione profetica del rovesciamento.

L'amore dei nemici abroga la Torah?

No. Es 23,4-5 comanda di soccorrere il bue del nemico, Lv 19,18 proibisce la vendetta, Pr 25,21 prescrive di nutrire il nemico affamato. Il discorso della pianura porta questo filone al vertice senza abolire nulla: è compimento, non sostituzione.

Qual è il rapporto tra la regola d'oro di Gesù e quella di Hillel?

Hillel (b. Shabbat 31a) formula il principio in forma negativa: «ciò che ti è odioso, non farlo al prossimo». Gesù lo formula in forma positiva (v. 31), trasformando il principio da norma di astensione in imperativo attivo. Le due formulazioni si integrano sullo stesso fondamento della Torah.

Che cosa significa «misura buona, pigiata e traboccante» (v. 38)?

L'immagine della misura ricolma traduce il principio rabbinico middah ke-neged middah («misura per misura», m. Sotah 1,7): Dio ricambia secondo il metro che l'uomo usa col prossimo. Il passivum divinum di dothḗsetai («vi sarà dato») lascia Dio come agente sottinteso.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.