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La venuta del Regno — Luca 17,20-37

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

La venuta del Regno

20-37
Greco20 Ἐπερωτηθεὶς δὲ ὑπὸ τῶν Φαρισαίων πότε ἔρχεται ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ ἀπεκρίθη αὐτοῖς καὶ εἶπεν· Οὐκ ἔρχεται ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ μετὰ παρατηρήσεως, 21 οὐδὲ ἐροῦσιν· Ἰδοὺ ὧδε ἤ· ⸀Ἐκεῖ· ἰδοὺ γὰρ ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ ἐντὸς ὑμῶν ἐστιν. 22 Εἶπεν δὲ πρὸς τοὺς μαθητάς· Ἐλεύσονται ἡμέραι ὅτε ἐπιθυμήσετε μίαν τῶν ἡμερῶν τοῦ υἱοῦ τοῦ ἀνθρώπου ἰδεῖν καὶ οὐκ ὄψεσθε. 23 καὶ ἐροῦσιν ὑμῖν· Ἰδοὺ ⸂ἐκεῖ· Ἰδοὺ ὧδε⸃· μὴ ἀπέλθητε μηδὲ διώξητε. 24 ὥσπερ γὰρ ἡ ⸀ἀστραπὴ ἀστράπτουσα ἐκ τῆς ⸂ὑπὸ τὸν⸃ οὐρανὸν εἰς τὴν ὑπ’ οὐρανὸν λάμπει, οὕτως ἔσται ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ⸂ἐν τῇ ἡμέρᾳ αὐτοῦ⸃. 25 πρῶτον δὲ δεῖ αὐτὸν πολλὰ παθεῖν καὶ ἀποδοκιμασθῆναι ἀπὸ τῆς γενεᾶς ταύτης. 26 καὶ καθὼς ἐγένετο ἐν ταῖς ἡμέραις Νῶε, οὕτως ἔσται καὶ ἐν ταῖς ἡμέραις τοῦ υἱοῦ τοῦ ἀνθρώπου· 27 ἤσθιον, ἔπινον, ἐγάμουν, ⸀ἐγαμίζοντο, ἄχρι ἧς ἡμέρας εἰσῆλθεν Νῶε εἰς τὴν κιβωτόν, καὶ ἦλθεν ὁ κατακλυσμὸς καὶ ἀπώλεσεν ⸀πάντας. 28 ὁμοίως ⸀καθὼς ἐγένετο ἐν ταῖς ἡμέραις Λώτ· ἤσθιον, ἔπινον, ἠγόραζον, ἐπώλουν, ἐφύτευον, ᾠκοδόμουν· 29 ᾗ δὲ ἡμέρᾳ ἐξῆλθεν Λὼτ ἀπὸ Σοδόμων, ἔβρεξεν πῦρ καὶ θεῖον ἀπ’ οὐρανοῦ καὶ ἀπώλεσεν ⸀πάντας. 30 κατὰ ⸂τὰ αὐτὰ⸃ ἔσται ᾗ ἡμέρᾳ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ἀποκαλύπτεται. 31 ἐν ἐκείνῃ τῇ ἡμέρᾳ ὃς ἔσται ἐπὶ τοῦ δώματος καὶ τὰ σκεύη αὐτοῦ ἐν τῇ οἰκίᾳ, μὴ καταβάτω ἆραι αὐτά, καὶ ὁ ⸀ἐν ἀγρῷ ὁμοίως μὴ ἐπιστρεψάτω εἰς τὰ ὀπίσω. 32 μνημονεύετε τῆς γυναικὸς Λώτ. 33 ὃς ἐὰν ζητήσῃ τὴν ψυχὴν αὐτοῦ ⸀περιποιήσασθαι ἀπολέσει αὐτήν, ⸂ὃς δ’ ἂν⸃ ⸀ἀπολέσῃ ζῳογονήσει αὐτήν. 34 λέγω ὑμῖν, ταύτῃ τῇ νυκτὶ ἔσονται δύο ἐπὶ κλίνης μιᾶς, ⸀ὁ εἷς παραλημφθήσεται καὶ ὁ ἕτερος ἀφεθήσεται· 35 ⸂ἔσονται δύο⸃ ἀλήθουσαι ἐπὶ τὸ αὐτό, ⸀ἡ μία παραλημφθήσεται ⸂ἡ δὲ⸃ ἑτέρα ⸀ἀφεθήσεται. 37 καὶ ἀποκριθέντες λέγουσιν αὐτῷ· Ποῦ, κύριε; ὁ δὲ εἶπεν αὐτοῖς· Ὅπου τὸ σῶμα, ἐκεῖ ⸂καὶ οἱ ἀετοὶ ἐπισυναχθήσονται⸃.
Lettura Ortodossa20 I ⓘ, gli osservanti, gli domandarono ⓘ. Egli rispose: «Il regno di Dio ⓘ, 21 né si dirà: Eccolo qui o là. Perché, ecco, il regno di Dio ⓘ!». 22 Disse poi ai suoi discepoli ⓘ: «Verranno giorni in cui desidererete vedere uno dei ⓘ, ma non lo vedrete. 23 Vi diranno: Eccolo là o qui; ⓘ. 24 Come la ⓘ brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il ⓘ nel suo giorno. 25 Ma ⓘ. 26 Come ⓘ: 27 ⓘ, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio. 28 Come ⓘ: 29 ma quando Lot uscì da Sodoma, piovve fuoco e zolfo. 30 Così nel giorno in cui il Figlio dell'uomo ⓘ. 31 Chi sarà sulla terrazza non scenda a prendere le cose in casa; chi è nel campo ⓘ. 32 ⓘ. 33 ⓘ; chi la perderà la manterrà viva. 34 In quella notte, due nello stesso letto: ⓘ; 35 ⓘ: l'una presa, l'altra lasciata». 37 «ⓘ?». «ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Luca 17,20-37 si colloca nella Galilea del I secolo, durante il ministero itinerante di Gesù, in un contesto segnato dall'attesa apocalittica diffusa nel giudaismo del Secondo Tempio. I perushim — gruppi di osservanti attenti alla halakhah — interrogano Gesù sul «quando» della redenzione, riflettendo i tentativi di calcolo escatologico documentati nell'apocalittica del periodo (1Enoch, 4Ezra, testi di Qumran). Flavio Giuseppe attesta l'intensità di tali attese messianiche nella Giudea del I secolo (Bellum Iudaicum VI). Il rifiuto di fornire un calcolo (paratḗrēsis) si inserisce in un dibattito già vivo nella tradizione ebraica, che distingueva la conoscenza divina dei tempi dall'indisponibilità umana a calcolarli; i testi di Qumran (1QpHab VII) attestano analoghe tensioni escatologiche nella comunità del Mar Morto.

Analisi lessicale

Il termine centrale del versetto 20 è paratḗrēsis (παρατήρησις), «osservazione calcolabile», usato anche per l'osservazione astronomica: il Regno «non viene con segni che si possano computare». Al v. 21, entòs hymôn (ἐντὸς ὑμῶν) va reso «in mezzo a voi / fra voi», non «dentro di voi» in senso interiore: i destinatari sono i perushim, non i discepoli, e un'interiorità gnostica sarebbe fuori luogo nel contesto; il sostrato aramaico orienta verso la presenza attiva del Regno nell'azione di Gesù nella storia.

Al v. 24, astrapḗ (ἀστραπή) indica il lampo che illumina istantaneamente da un capo all'altro del cielo: manifestazione improvvisa e universale, non graduale. Ho hyiòs toû anthrṓpou (ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου) rimanda al Bar Enash (בַּר אֱנָשׁ) di Daniele 7,13, figura celeste che riceve il dominio davanti all'Antico dei Giorni. Ai vv. 26-29 gli imperfetti durativi ḗsthion, épinon, egámoun — «continuavano a mangiare, a bere, a prender moglie» — sottolineano l'ignara normalità che precede il giudizio. Al v. 33, psychḗ (ψυχή) corrisponde all'ebraico nephesh (נֶפֶשׁ): la vita concreta della persona, non un'anima immateriale platonica. Al v. 37, aetoí (ἀετοί) indica aquile o avvoltoi; l'immagine è proverbiale e rimanda all'ineluttabilità del giudizio.

Fonti ebraiche

Gli esempi di Noè e Lot sono paradigmi veterotestamentari del giudizio divino che irrompe nella vita ordinaria: Genesi 6-7 (diluvio) e Genesi 19 (distruzione di Sodoma). Nella tradizione ebraica, la «generazione del diluvio» (dor ha-mabbul) divenne emblema del giudizio su chi ignora l'avvertimento divino; la Mishnah (m. Sanhedrin 10) cita esplicitamente la «generazione del diluvio» tra coloro che non hanno parte nel mondo a venire, attestando l'uso consolidato di questi paradigmi nella discussione escatologica tannaitica. Sanhedrin 10 sulla «generazione del diluvio»).

«Ricordatevi della moglie di Lot» (mnēmoneúete tês gynaikòs Lṓt) rimanda a Genesi 19,26: voltandosi verso Sodoma divenne «colonna di sale» — nella tradizione ebraica figura dell'attaccamento a ciò che è già condannato. Il proverbio finale — «dove il cadavere, lì le aquile» — è un'immagine concreta del giudizio manifesto e ineluttabile, senza necessità di indicazioni localizzative. Il rifiuto del calcolo cronologico si inscrive nel dibattito sul «fine dei tempi» attestato nei testi di Qumran (1QpHab VII) e nella letteratura apocalittica del Secondo Tempio.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio halakhico sotteso alla pericope è che nessun sistema di calcolo escatologico può determinare il tempo dell'intervento divino: la sovranità di Dio sui tempi è assoluta e sottratta al computo umano, così come nessun singolo «segno» esaurisce la verità del giudizio divino secondo i criteri procedurali di m. Sanhedrin 4,1, che richiedono esame puntuale dell'evidenza prima di ogni pronunciamento.

Sul piano concreto, l'ammonimento «non torni indietro» (mḕ epistrepsátō eis tà opísō, v. 31) opera nel registro del diritto delle cose: recidere il legame con proprietà e strutture mondane nel momento del giudizio è obbligo urgente. Il principio del pikuach nefesh — la salvaguardia della vita — è ribaltato paradossalmente al v. 33: «chi cerca di salvare la propria psychḗ-nephesh la perderà», indicando che l'attaccamento alla vita come bene privato è incompatibile con il discepolato. La separazione «uno preso, l'altro lasciato» (vv. 34-36) usa passivi teologici (paralēmphthḗsetai / aphethḗsetai) in cui l'agente sottinteso è Dio: corrisponde alla struttura del giudizio divino (din shamayim) che valuta l'azione concreta nella vita ordinaria — macinare, dormire, lavorare al campo — non lo status rituale astratto. La stessa m. Sanhedrin 10, che esclude la «generazione del diluvio» dal mondo a venire, attesta che la tradizione tannaitica collegava giudizio escatologico e condotta concreta nella vita quotidiana: non l'appartenenza etnica ma la risposta all'appello divino determina la sorte finale.

Lettura non sostitutiva

La pericope non configura alcuna sostituzione di Israele né condanna collettiva del popolo ebraico. I perushim sono interlocutori che formulano una domanda teologicamente legittima sul tempo del Regno; la risposta non li esclude ma li include nell'orizzonte della presenza già attiva del Regno. Le figure di Noè e Lot sono paradigmi ebraici interni alla Scrittura di Israele, usati come esemplificazione del giudizio universale che valuta la risposta concreta all'appello divino, non l'appartenenza etnica.

L'annuncio che «prima deve soffrire» (prôton deî patheîn, v. 25) integra la gloria escatologica con la via della passione: non è fuga dal corpo né dalla storia, ma compimento del percorso del servo sofferente nella linea di Isaia 53. Il «compimento» che Gesù porta alla tradizione escatologica ebraica non abolisce le attese di Israele ma le porta a pienezza: il davar divino — contro derive platoniche del Lógos — rimane radicato nella storia concreta del popolo, incarnato nell'azione redentrice che giudica e salva nel mezzo della vita ordinaria.

Note testuali

  • v. 20-21 — paratḗrēsis = osservazione calcolabile; entòs hymôn = «in mezzo a voi» (il Regno presente in Gesù), non «dentro di voi» interiore (parla ai perushim).
  • v. 24-25 — astrapḗ = folgore, manifestazione improvvisa e universale; prôton deî patheîn = «prima deve soffrire», la passione precede la gloria.
  • v. 26-32 — ḗsthion, épinon, egámoun: imperfetti durativi = vita ordinaria che prosegue ignara; Noè (Gn 6-7) e Lot (Gn 19) come paradigmi del giudizio improvviso; mnēmoneúete tês gynaikòs Lṓt = «ricordatevi della moglie di Lot» (Gn 19,26).
  • v. 33-37 — psychḗ = nephesh נֶפֶשׁ, vita concreta della persona; paralēmphthḗsetai / aphethḗsetai = passivi teologici del giudizio divino (din shamayim); aetoí = aquile/avvoltoi, immagine proverbiale dell'ineluttabilità del giudizio.

Domande Frequenti

Perché Gesù rifiuta di indicare «quando» verrà il Regno?

Il termine paratḗrēsis (v. 20) indica un calcolo astronomico-escatologico: Gesù rifiuta ogni sistema di computo dei tempi, in linea con la tradizione ebraica che riserva a Dio solo la sovranità sui tempi. I testi di Qumran (1QpHab VII) attestano analoghe tensioni nel giudaismo del Secondo Tempio.

Cosa significa «il Regno è in mezzo a voi»?

Entòs hymôn (v. 21) va reso «in mezzo a voi / fra voi», non «dentro di voi»: i destinatari sono i perushim, non i discepoli intimi. Indica la presenza già attiva del Regno nell'azione storica di Gesù, senza derive gnostiche o interiorizanti.

Perché la Mishnah cita la «generazione del diluvio»?

La m. Sanhedrin 10 esclude la «generazione del diluvio» (dor ha-mabbul) dal mondo a venire: attesta che nella tradizione tannaitica questi paradigmi veterotestamentari (Gn 6-7) erano già usati per collegare giudizio escatologico e risposta concreta all'appello divino.

La separazione «uno preso, l'altro lasciato» riguarda Israele o l'umanità intera?

I passivi teologici paralēmphthḗsetai / aphethḗsetai (vv. 34-36) indicano il giudizio divino (din shamayim) che valuta l'azione concreta — macinare, dormire, lavorare — non l'appartenenza etnica: nessuna condanna collettiva di Israele, ma discernimento universale nella vita ordinaria.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.