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Rinnegamento di Pietro e processo davanti al sinedrio — Luca 22,54-71

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Rinnegamento di Pietro e processo davanti al sinedrio

54-71
Greco54 Συλλαβόντες δὲ αὐτὸν ἤγαγον καὶ ⸀εἰσήγαγον εἰς ⸂τὴν οἰκίαν⸃ τοῦ ἀρχιερέως· ὁ δὲ Πέτρος ἠκολούθει μακρόθεν. 55 ⸀περιαψάντων δὲ πῦρ ἐν μέσῳ τῆς αὐλῆς καὶ ⸀συγκαθισάντων ἐκάθητο ὁ Πέτρος ⸀μέσος αὐτῶν. 56 ἰδοῦσα δὲ αὐτὸν παιδίσκη τις καθήμενον πρὸς τὸ φῶς καὶ ἀτενίσασα αὐτῷ εἶπεν· Καὶ οὗτος σὺν αὐτῷ ἦν· 57 ὁ δὲ ⸀ἠρνήσατο λέγων· ⸂Οὐκ οἶδα αὐτόν, γύναι⸃. 58 καὶ μετὰ βραχὺ ἕτερος ἰδὼν αὐτὸν ἔφη· Καὶ σὺ ἐξ αὐτῶν εἶ· ὁ δὲ Πέτρος ⸀ἔφη· Ἄνθρωπε, οὐκ εἰμί. 59 καὶ διαστάσης ὡσεὶ ὥρας μιᾶς ἄλλος τις διϊσχυρίζετο λέγων· Ἐπ’ ἀληθείας καὶ οὗτος μετ’ αὐτοῦ ἦν, καὶ γὰρ Γαλιλαῖός ἐστιν· 60 εἶπεν δὲ ὁ Πέτρος· Ἄνθρωπε, οὐκ οἶδα ὃ λέγεις. καὶ παραχρῆμα ἔτι λαλοῦντος αὐτοῦ ἐφώνησεν ἀλέκτωρ. 61 καὶ στραφεὶς ὁ κύριος ἐνέβλεψεν τῷ Πέτρῳ, καὶ ὑπεμνήσθη ὁ Πέτρος τοῦ ⸀λόγου τοῦ κυρίου ὡς εἶπεν αὐτῷ ὅτι Πρὶν ἀλέκτορα φωνῆσαι ⸀σήμερον ἀπαρνήσῃ με τρίς. 62 καὶ ἐξελθὼν ⸀ἔξω ἔκλαυσεν πικρῶς. 63 Καὶ οἱ ἄνδρες οἱ συνέχοντες ⸀αὐτὸν ἐνέπαιζον αὐτῷ δέροντες, 64 καὶ περικαλύψαντες ⸂αὐτὸν ἐπηρώτων⸃ λέγοντες· Προφήτευσον, τίς ἐστιν ὁ παίσας σε; 65 καὶ ἕτερα πολλὰ βλασφημοῦντες ἔλεγον εἰς αὐτόν. 66 Καὶ ὡς ἐγένετο ἡμέρα, συνήχθη τὸ πρεσβυτέριον τοῦ λαοῦ, ἀρχιερεῖς ⸀τε καὶ γραμματεῖς, καὶ ⸀ἀπήγαγον αὐτὸν εἰς τὸ συνέδριον αὐτῶν, 67 λέγοντες· Εἰ σὺ εἶ ὁ χριστός, εἰπὸν ἡμῖν. εἶπεν δὲ αὐτοῖς· Ἐὰν ὑμῖν εἴπω οὐ μὴ πιστεύσητε· 68 ἐὰν ⸀δὲ ἐρωτήσω, οὐ μὴ ⸀ἀποκριθῆτε. 69 ἀπὸ τοῦ νῦν ⸀δὲ ἔσται ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου καθήμενος ἐκ δεξιῶν τῆς δυνάμεως τοῦ θεοῦ. 70 εἶπαν δὲ πάντες· Σὺ οὖν εἶ ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ; ὁ δὲ πρὸς αὐτοὺς ἔφη· Ὑμεῖς λέγετε ὅτι ἐγώ εἰμι. 71 οἱ δὲ εἶπαν· Τί ἔτι ⸂ἔχομεν μαρτυρίας χρείαν⸃; αὐτοὶ γὰρ ἠκούσαμεν ἀπὸ τοῦ στόματος αὐτοῦ.
Lettura Ortodossa54 Lo condussero e lo fecero entrare nella ⓘ. Pietro lo seguiva ⓘ. 55 Acceso un fuoco in mezzo al ⓘ, Pietro sedette in mezzo a loro. 56 Una ⓘ, fissatolo: «Anche questi era con lui». 57 Ma egli ⓘ: «O donna, non lo conosco». 58 Poco dopo un altro: «Anche tu sei dei loro!». «O uomo, non lo sono!». 59 Trascorsa circa ⓘ: «In verità anche questi era con lui; è ⓘ». 60 «O uomo, non so quello che dici». E ⓘ, mentre ancora parlava, un ⓘ. 61 E ⓘ, e Pietro si ricordò della parola del Signore: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». 62 E, uscito fuori, ⓘ. 63 Gli ⓘ che lo tenevano in custodia lo ⓘ, 64 e, bendatolo, lo interrogavano: «ⓘ?». 65 E molte altre ⓘ dicevano contro di lui. 66 ⓘ, si riunì il ⓘ del popolo, con i ⓘ e gli ⓘ, e lo condussero nel loro ⓘ 67 dicendo: «Se tu sei il ⓘ, diccelo». Disse loro: «Anche se ve lo dico, non crederete; 68 e se interrogo, non risponderete. 69 Ma ⓘ il ⓘ siederà alla ⓘ». 70 Allora tutti: «ⓘ?». Ed egli: «ⓘ». 71 E quelli: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La scena si svolge nella residenza del sommo sacerdote a Gerusalemme, probabilmente nel quartiere aristocratico dell'Città alta, nella notte tra il 14 e il 15 di Nisan (ca. 30 e.v.). L'istituzione presieduta da Caifa appartiene all'oligarchia sadducea (Saddoukaioi), distinta dal popolo (laos) e dai perushim: gli archiereîs controllano il Tempio e la sua economia, non rappresentano Israele nel suo complesso. Flavio Giuseppe descrive questa élite come abituata a trattare con Roma e ad esercitare la coercizione (Ant. XX,9,1). Il presbyterion — «consiglio degli anziani» — comprende sommi sacerdoti, scribi (soferim) e notabili laici. Luca colloca esplicitamente il processo di giorno (hōs egéneto hēméra, v. 66), in un'unica seduta mattutina, diversamente dalla doppia seduta notturna di Marco e Matteo; questa scelta narrativa è coerente con la norma mishnaica secondo cui i processi capitali andavano celebrati di giorno (m.Sanhedrin 4,1).

Analisi lessicale

Al v. 54 Pietro segue makróthen (μακρόθεν): «da lontano», distanza prudente che già anticipa il cedimento. L'aulḗ (αὐλῆς) è l'atrio interno della residenza sacerdotale, non una piazza pubblica. Al v. 57 ērnḗsato (ἠρνήσατο, aoristo puntuale) segna il primo rinnegamento deciso; la ripetizione per tre volte costruisce una progressione drammatica. Al v. 61 il participio strapheís (στραφείς) descrive il voltarsi improvviso di Gesù: enéblepsen (ἐνέβλεψεν) non è semplice «guardare» ma uno sguardo penetrante, che attraversa. Al v. 62 éklausen pikrôs (ἔκλαυσεν πικρῶς) richiama il pianto di penitenza: in ebraico teshuvah, ritorno concreto, non sentimentalismo. L'avverbio parachrêma (παραχρῆμα, v. 60) — «all'istante» — è marca stilistica lucana. Al v. 66 hōs egéneto hēméra (ὡς ἐγένετο ἡμέρα) fissa la temporalità diurna. Al v. 69 dýnamis (δύναμις) traduce ha-Gevurah (הַגְּבוּרָה), circonlocuzione reverenziale per il Nome divino. Al v. 70 hyiòs toû theoû (υἱὸς τοῦ θεοῦ) è titolo messianico-regale, da ancorare a Sal 2,7 e 2Sam 7,14, non alla metafisica dei concili posteriori; la risposta Hymeîs légete (Ὑμεῖς λέγετε) è reticente: rimanda l'asserzione a chi interroga.

Fonti ebraiche

La risposta di Gesù al v. 69 fonde due testi scritturistici: Sal 110,1 («siedi alla mia destra») e Dan 7,13-14 (il Bar Enash, בַּר אֱנָשׁ, a cui viene consegnato il regno). Questa fusione è attestata anche in altri contesti del giudaismo del Secondo Tempio, dove il «Figlio dell'uomo» di Daniele viene letto in chiave di figura regale e celeste. Il titolo «Figlio di Dio» (v. 70) affonda le radici in Sal 2,7 («Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»), testo d'incoronazione regale, e in 2Sam 7,14, il patto davidico. La circonlocuzione ha-Gevurah per Dio è documentata nella letteratura rabbinica e già nel periodo del Secondo Tempio come forma di rispetto per il Nome. Il pianto di Pietro (teshuvah) è categoria centrale nella halakhah e nell'aggadah: il ritorno autentico al Signore è atto concreto, non stato interiore vago, come illustrato diffusamente nel corpus dei Profeti (Is 55,7; Ger 31,18-19) e nel trattato mishnaico Yoma 8,9, che descrive le condizioni del perdono.

Halakhah e dimensione pratica

Il processo davanti al Sanhedrin (סַנְהֶדְרִין) è il cuore giuridico della pericope: la procedura halakhica che regola i tribunali capitali esige testimoni, deliberazione diurna e maggioranza qualificata (m.Sanhedrin 4,1), e la scelta di Luca di collocare il processo esplicitamente di giorno (hōs egéneto hēméra) risulta coerente con questo quadro normativo. Il presbyterion toû laoû — «consiglio degli anziani del popolo» — riunisce archiereîs (vertice sacerdotale sadduceo), soferim (scribi esperti di Torah) e notabili laici: la composizione rispecchia la struttura del Grande Sinedrio descritta nelle fonti tannaite. La domanda sul Mašiaḥ (מָשִׁיחַ, v. 67) è questione politico-giuridica — la pretesa regale-davidica — non teologica in senso greco. La risposta reticente di Gesù («voi lo dite», Hymeîs légete) è forma di cautela giuridica riconoscibile: non ammissione, non diniego, ma restituzione dell'asserzione agli interroganti, procedura analoga al silenzio dell'accusato descritta in contesti tannaitici. Il rinnegamento di Pietro, infine, si inscrive nel tema del testimone (ed, עֵד): m.Sanhedrin 4,1 elenca le condizioni di validità della testimonianza, e il cedimento progressivo di Pietro — tre negazioni di fronte a una serva, ai presenti, poi per l'accento galilaico — configura un'auto-esclusione dal ruolo di testimone oculare.

Lettura non sostitutiva

La pericope non configura alcuna condanna collettiva di Israele: gli interroganti appartengono all'oligarchia sacerdotale (archiereîs), distinta dal laos, il popolo che nei capitoli precedenti di Luca segue Gesù. I perushim — i farisei, osservanti della Torah — sono assenti da questa scena processuale, dominata dai sadducei del vertice templare. La risposta di Gesù fonde Sal 110,1 e Dan 7,13-14, rivendicando l'autorità messianica nel quadro delle Scritture d'Israele: non è abolizione della Torah ma compimento della promessa davidica e della visione danielica. La teshuvah di Pietro, sancita dallo sguardo silenzioso di Gesù, riafferma che il ritorno è possibile e concreto, in continuità con la teologia profetica d'Israele. Il titolo «Figlio di Dio» va letto come categoria scritturistica — re-messia unto — non come importazione di ontologia ellenistica estranea al contesto.

Note testuali

  • v. 54 — tḕn oikían toû archieréōs: la «casa del sommo sacerdote», residenza dell'aristocrazia sacerdotale sadducea; makróthen: «da lontano», primo segnale del cedimento di Pietro.
  • v. 55-57 — aulḗ (αὐλῆς): il cortile interno; paidískē (παιδίσκη): la giovane schiava, testimone d'accusa inattesa; ērnḗsato (ἠρνήσατο, aoristo): rinnegò — il primo dei tre rinnegamenti.
  • v. 58-60 — hōseì hōras miâs: «circa un'ora dopo», indicazione temporale propria di Luca; Galilaîós estin: la parlata galilaica tradisce Pietro; parachrêma: «all'istante», avverbio lucano; ephṓnēsen aléktōr: il gallo cantò.
  • v. 61-62 — strapheìs ho kýrios enéblepsen tô Pétrō: il voltarsi e lo sguardo penetrante di Gesù su Pietro, dettaglio esclusivo di Luca; éklausen pikrôs: «pianse amaramente», il pianto della teshuvah.
  • v. 63-65 — enépaizon (imperfetto durativo): continuavano a schernirlo; Prophḗteuson: «Profetizza!», scherno sul ruolo profetico-messianico; blasphēmoûntes: ingiurie blasfeme.
  • v. 66 — hōs egéneto hēméra: «appena fu giorno», processo diurno in una sola seduta (cf. m.Sanhedrin 4,1); presbyterion toû laoû con archiereîs e grammateîs: la composizione del sinedrio.
  • v. 67-68 — ho christós = Mašiaḥ (מָשִׁיחַ): la domanda è sulla pretesa messianica regale.
  • v. 69 — apò toû nŷn: «d'ora in poi», svolta escatologica inaugurata; ho hyiòs toû anthrṓpou = Bar Enash (Dn 7,13); ek dexiôn tês dynámeōs toû theoû: ha-Gevurah (הַגְּבוּרָה), circonlocuzione reverenziale per Dio; Sal 110,1 + Dn 7,13.
  • v. 70 — ho hyiòs toû theoû: titolo messianico-regale (Sal 2,7; 2Sam 7,14), non metafisica greca; Hymeîs légete hóti egṓ eimi: affermazione reticente, l'asserzione è restituita agli interroganti.

Domande Frequenti

Perché Luca colloca il processo di giorno mentre Marco e Matteo hanno una seduta notturna?

Luca scrive hōs egéneto hēméra (v. 66), collocando l'unica seduta al mattino, in coerenza con m.Sanhedrin 4,1, che vietava i processi capitali di notte. Molti studiosi ritengono la versione lucana storicamente più sobria rispetto alla doppia seduta marcana.

Cosa significa esattamente «la Potenza di Dio» nella risposta di Gesù al v. 69?

Dýnamis traduce ha-Gevurah (הַגְּבוּרָה), una delle circonlocuzioni reverenziali ebraiche per evitare la pronuncia del Nome divino, attestata nel giudaismo del Secondo Tempio e nella letteratura rabbinica. Gesù si esprime nel codice linguistico del suo ambiente.

Il titolo «Figlio di Dio» (v. 70) implica una natura divina nel senso dei concili cristologici posteriori?

Nel contesto del processo, il titolo rimanda a Sal 2,7 e 2Sam 7,14 — testi di incoronazione regale davidica. Il Sinedrio interroga sulla pretesa messianica, non su questioni ontologiche greche. La risposta reticente «voi lo dite» non conferma né nega nel senso metafisico.

Il pianto di Pietro è un elemento puramente narrativo o ha rilevanza halakhica?

Éklausen pikrôs (v. 62) segnala la teshuvah, il ritorno concreto, categoria halakhica e profetica fondamentale (Is 55,7; Ger 31,18-19; m.Yoma 8,9). Non è sentimentalismo devozionale ma atto giuridico-spirituale di reintegrazione, riconoscibile a un lettore ebraico del I secolo.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.