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Guarigione di un lebbroso e di un paralitico — Luca 5,12-26

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Guarigione di un lebbroso e di un paralitico

12-26
Greco12 Καὶ ἐγένετο ἐν τῷ εἶναι αὐτὸν ἐν μιᾷ τῶν πόλεων καὶ ἰδοὺ ἀνὴρ πλήρης λέπρας· ⸂καὶ ἰδὼν⸃ τὸν Ἰησοῦν πεσὼν ἐπὶ πρόσωπον ἐδεήθη αὐτοῦ λέγων· Κύριε, ἐὰν θέλῃς δύνασαί με καθαρίσαι. 13 καὶ ἐκτείνας τὴν χεῖρα ἥψατο αὐτοῦ ⸀εἰπών· Θέλω, καθαρίσθητι· καὶ εὐθέως ἡ λέπρα ἀπῆλθεν ἀπ’ αὐτοῦ. 14 καὶ αὐτὸς παρήγγειλεν αὐτῷ μηδενὶ εἰπεῖν, ἀλλὰ ἀπελθὼν δεῖξον σεαυτὸν τῷ ἱερεῖ, καὶ προσένεγκε περὶ τοῦ καθαρισμοῦ σου καθὼς προσέταξεν Μωϋσῆς εἰς μαρτύριον αὐτοῖς. 15 διήρχετο δὲ μᾶλλον ὁ λόγος περὶ αὐτοῦ, καὶ συνήρχοντο ὄχλοι πολλοὶ ἀκούειν καὶ ⸀θεραπεύεσθαι ἀπὸ τῶν ἀσθενειῶν αὐτῶν· 16 αὐτὸς δὲ ἦν ὑποχωρῶν ἐν ταῖς ἐρήμοις καὶ προσευχόμενος. 17 Καὶ ἐγένετο ἐν μιᾷ τῶν ἡμερῶν καὶ αὐτὸς ἦν διδάσκων, καὶ ἦσαν καθήμενοι Φαρισαῖοι καὶ νομοδιδάσκαλοι οἳ ἦσαν ἐληλυθότες ἐκ πάσης κώμης τῆς Γαλιλαίας καὶ Ἰουδαίας καὶ Ἰερουσαλήμ· καὶ δύναμις κυρίου ἦν εἰς τὸ ἰᾶσθαι ⸀αὐτόν. 18 καὶ ἰδοὺ ἄνδρες φέροντες ἐπὶ κλίνης ἄνθρωπον ὃς ἦν παραλελυμένος, καὶ ἐζήτουν αὐτὸν εἰσενεγκεῖν καὶ ⸀θεῖναι ἐνώπιον αὐτοῦ. 19 καὶ μὴ εὑρόντες ποίας εἰσενέγκωσιν αὐτὸν διὰ τὸν ὄχλον ἀναβάντες ἐπὶ τὸ δῶμα διὰ τῶν κεράμων καθῆκαν αὐτὸν σὺν τῷ κλινιδίῳ εἰς τὸ μέσον ἔμπροσθεν τοῦ Ἰησοῦ. 20 καὶ ἰδὼν τὴν πίστιν αὐτῶν ⸀εἶπεν· Ἄνθρωπε, ἀφέωνταί σοι αἱ ἁμαρτίαι σου. 21 καὶ ἤρξαντο διαλογίζεσθαι οἱ γραμματεῖς καὶ οἱ Φαρισαῖοι λέγοντες· Τίς ἐστιν οὗτος ὃς λαλεῖ βλασφημίας; τίς δύναται ⸂ἁμαρτίας ἀφεῖναι⸃ εἰ μὴ μόνος ὁ θεός; 22 ἐπιγνοὺς δὲ ὁ Ἰησοῦς τοὺς διαλογισμοὺς αὐτῶν ἀποκριθεὶς εἶπεν πρὸς αὐτούς· Τί διαλογίζεσθε ἐν ταῖς καρδίαις ὑμῶν; 23 τί ἐστιν εὐκοπώτερον, εἰπεῖν· Ἀφέωνταί σοι αἱ ἁμαρτίαι σου, ἢ εἰπεῖν· ⸀Ἔγειρε καὶ περιπάτει; 24 ἵνα δὲ εἰδῆτε ὅτι ⸂ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ἐξουσίαν ἔχει⸃ ἐπὶ τῆς γῆς ἀφιέναι ἁμαρτίας— εἶπεν τῷ παραλελυμένῳ· Σοὶ λέγω, ⸀ἔγειρε καὶ ἄρας τὸ κλινίδιόν σου πορεύου εἰς τὸν οἶκόν σου. 25 καὶ παραχρῆμα ἀναστὰς ἐνώπιον αὐτῶν, ἄρας ἐφ’ ὃ κατέκειτο, ἀπῆλθεν εἰς τὸν οἶκον αὐτοῦ δοξάζων τὸν θεόν. 26 καὶ ἔκστασις ἔλαβεν ἅπαντας καὶ ἐδόξαζον τὸν θεόν, καὶ ἐπλήσθησαν φόβου λέγοντες ὅτι Εἴδομεν παράδοξα σήμερον.
Lettura Ortodossa12 Mentre Gesù si trovava in una città, ecco un uomo coperto di ⓘ; vedendo Gesù, gli si gettò dinanzi a faccia a terra e lo pregò: «Signore, se vuoi, puoi ⓘ». 13 Gesù tese la mano e lo ⓘ dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui. 14 Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va' invece a mostrarti al ⓘ e presenta l'offerta di purificazione (korban di taharah) ⓘ, ⓘ». 15 ⓘ e ⓘ venivano per ascoltarlo e farsi guarire. 16 Ma egli ⓘ. 17 ⓘ. Sedevano là anche ⓘ e i ⓘ, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E ⓘ gli faceva operare guarigioni. 18 Ed ecco, alcuni ⓘ, portando su un letto un ⓘ, cercavano di metterlo davanti a lui. 19 Non trovando come entrare a causa della ⓘ, salirono sul ⓘ e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo. 20 Vedendo la ⓘ, disse: «Uomo, ⓘ». 21 Gli ⓘ e i ⓘ cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui che dice ⓘ? ⓘ?». 22 Ma Gesù, conosciuti i loro pensieri, replicò: «Perché pensate così nei vostri cuori? 23 Che cosa è più facile, dire: Ti sono perdonati i peccati, oppure dire: ⓘ? 24 Ora, perché sappiate che il ⓘ, dico a te — disse al paralitico —: àlzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua». 25 Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio e andò a casa sua ⓘ. 26 ⓘ e glorificavano Dio; pieni di ⓘ, dicevano: «ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Luca 5,12-26 si svolge in Galilea, nel periodo del Secondo Tempio, quando le norme di purità rituale codificate nel Levitico regolavano l'integrazione sociale e cultuale. La tzara'at (Lv 13-14) — impropriamente resa «lebbra» — designava un insieme di affezioni cutanee che escludevano il colpito dalla comunità: Lv 13,45-46 prescriveva che il malato abitasse «solo, fuori dell'accampamento». La riammissione richiedeva una procedura sacerdotale articolata: due uccelli, bagno rituale, attesa e dichiarazione del kohen (Lv 14). Le case galililee del I secolo presentavano tetti piani (dôma), accessibili dall'esterno tramite scala; il dettaglio delle «tegole» in Luca adatta l'immagine per lettori di ambiente greco. La controversia sul perdono dei peccati riflette un dibattito teologico reale nel giudaismo del Secondo Tempio: solo Dio rimette i peccati (Es 34,7; Is 43,25), e rivendicare tale prerogativa costituiva una questione di autorità precisa, non un insulto generico.

Analisi lessicale

Al v. 12 lépras traduce la tzara'at צָרַעַת: non semplice patologia, bensì stato di impurità rituale. Il verbo katharísai (v. 12) e katharízō (v. 13) rimandano alla taharah — la purità rituale — non alla mera guarigione fisica. Al v. 13 hḗpsato, «toccò», descrive un contatto intenzionale con l'impuro: secondo le norme della tum'ah, il contatto trasmette l'impurità al toccante; qui il meccanismo si capovolge, poiché l'impurità non si trasferisce a Gesù ma la purità si trasmette al lebbroso. Al v. 14 hiereî designa il kohen כֹּהֵן, unico abilitato a dichiarare la guarigione e a riammettere il purificato nella comunità. Al v. 20 aphéōntai è perfetto passivo: il cosiddetto passivum divinum segnala che l'agente del perdono è Dio stesso, dichiarato attraverso la mediazione di Gesù. Al v. 21 blasphēmías corrisponde al gidduf — l'attribuirsi una prerogativa esclusivamente divina. Al v. 24 exousía, «autorità», rimanda alla figura del Bar Enash בַּר אֱנָשׁ di Dn 7,13, a cui viene conferita autorità regale; l'espressione «sulla terra» (epì tês gês) anticipa l'esercizio presente di tale autorità, non solo escatologica.

Fonti ebraiche

La procedura per il purificato da tzara'at è dettagliata in Lv 14,1-32: offerta di due uccelli vivi, legno di cedro, filo scarlatto e issopo, immersione, rasatura e attesa di sette giorni prima della piena riammissione. Gesù vi rinvia esplicitamente — «come Mosè ha prescritto» — confermando la continuità con la Torah, non la sua abolizione. Il principio «solo Dio perdona i peccati» è ancorato a Es 34,7 (HaShem che perdona l'iniquità) e Is 43,25 («Io, io sono colui che cancella i tuoi peccati»). La figura del «Figlio dell'uomo» con autorità universale conferita proviene da Dn 7,13-14, testo centrale nell'escatologia del Secondo Tempio, interpretato in chiave messianica in ambienti apocalittici. Il nesso tra peccato e malattia come credenza popolare è attestato nella tradizione tannaitica; il racconto, tuttavia, non lo assume come dottrina propria: la guarigione del paralitico non presuppone necessariamente un nesso causale tra colpa individuale e paralisi. L'architettura della casa con tetto piano è documentata dall'archeologia palestinese del I secolo e corrisponde alle descrizioni di Giuseppe Flavio relative all'edilizia rurale galilea.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio halakhico sotteso all'episodio del lebbroso è che la tum'ah — l'impurità rituale — si trasmette per contatto, secondo le norme codificate in Lv 13-14 e discusse nella Mishnah (m.Nega'im, trattato specifico sulle affezioni cutanee). Gesù non scavalca questa normativa: al contrario la presuppone e la rispetta nella sua interezza, rinviando il purificato al kohen per la dichiarazione ufficiale e l'offerta prescritta.

Sul piano degli strumenti giuridici concreti: la dichiarazione sacerdotale di purità (Lv 14,7) funziona come atto giuridico-cultuale che riammette il purificato nella comunità; senza di essa, la guarigione biologica non produce effetti di status halakhico. Il gesto di Gesù — toccare il lebbroso prima ancora della dichiarazione sacerdotale — è un atto di precedenza relazionale che non sostituisce la procedura, ma la rende necessaria e possibile. La formula «a testimonianza per loro» (eis martýrion autoîs) indica che l'adempimento halakhico davanti al sacerdote serve come prova pubblica dell'osservanza compiuta, secondo il principio per cui l'atto giuridico richiede testimoni (m.Sanhedrin 4,1). Sul perdono dei peccati: la prerogativa divina di rimettere i peccati è riconosciuta come esclusiva di HaShem; rivendicarla costituisce gidduf. La risposta di Gesù — guarire il paralitico come segno verificabile — propone un criterio empirico di autenticazione dell'autorità rivendicata, strutturalmente analogo al principio halakhico per cui il profeta si riconosce dalla realizzazione delle sue parole (Dt 18,22).

Lettura non sostitutiva

Luca 5,12-26 non presenta alcun elemento di rottura con Israele né di sostituzione dell'alleanza. Gesù rinvia il lebbroso purificato alla procedura mosaica: «mostrati al sacerdote... come Mosè ha prescritto» (Lv 14). La Torah non è abolita; il suo adempimento è compiuto dall'interno. I perushim פְּרוּשִׁים e i soferim che osservano la controversia sul perdono esprimono un principio teologico ebraico corretto — «solo Dio perdona» — e la questione non è la loro malafede, bensì l'autorità che Gesù rivendica. La distinzione tra oligarchia templare (archiereîs) e popolo (laos) è decisiva: la folla che assiste glorifica Dio con stupore reverente (yir'ah), distinta da qualsiasi dinamica di opposizione istituzionale. Il compimento che Gesù opera non implica sostituzione di Israele: la salvezza tocca corpo e anima insieme — il perdono e la guarigione fisica — senza dualismo gnostico che separi la materia dallo spirito, e senza annullamento della continuità dell'alleanza.

Note testuali

  • v. 12-13 — lépras: la tzara'at צָרַעַת, impurità rituale (Lv 13-14), non semplice malattia; katharísai / katharízō: restituire alla taharah, non solo guarire; hḗpsato: toccò l'impuro — capovolgimento della tum'ah, l'impurità non si trasmette ma si annulla.
  • v. 14 — hiereî: il kohen כֹּהֵן, unico abilitato alla dichiarazione di purità e alla riammissione (Lv 14); kathṑs prosétaxen Mōÿsês: Gesù rispetta la procedura della Torah, non l'abolisce; eis martýrion autoîs: prova pubblica dell'osservanza halakhica compiuta.
  • v. 17 — Pharisaîoi: i perushim פְּרוּשִׁים, osservanti scrupolosi della Torah orale — mai «ipocriti»; nomodidáskaloi: dottori della Torah תּוֹרָה, i soferim; dýnamis kyríou: la gevurah di HaShem operante.
  • v. 20 — aphéōntai: perfetto passivo — passivum divinum; è Dio che perdona, dichiarato attraverso Gesù; il nesso malattia-peccato era credenza popolare, non dottrina del testo.
  • v. 21 — blasphēmías: gidduf — attribuirsi una prerogativa divina; «solo Dio perdona»: principio ebraico corretto (Es 34,7; Is 43,25); la questione è l'autorità rivendicata.
  • v. 24 — ho hyiòs toû anthrṓpou exousían échei: il Bar Enash בַּר אֱנָשׁ (Dn 7,13) cui è data l'autorità — «sulla terra», già ora, non solo escatologicamente; égeire kaì peripátei: imperativi di ordine immediato.
  • v. 25-26 — doxázōn tòn theón: dare kavod a HaShem; ékstasis élaben hápantas: lo sgomento sacro afferrò tutti; phóbou: la yir'ah, timore reverente davanti all'azione divina; parádoxa eídomen sḗmeron: cose inattese viste «oggi», sḗmeron.

Domande Frequenti

Perché Gesù tocca il lebbroso anziché purificarlo a distanza?

Il contatto intenzionale (hḗpsato) capovolge il meccanismo della tum'ah: anziché ricevere l'impurità, Gesù trasmette la purità. Il gesto anticipa la dichiarazione sacerdotale prescritta da Lv 14, che Gesù non elimina ma ordina di compiere.

Il testo afferma che la paralisi era causata dai peccati del malato?

No. La formula aphéōntaí soi hai hamartíai al perfetto passivo è un atto di autorità, non una diagnosi causale. Il nesso malattia-peccato era credenza popolare diffusa nel giudaismo del Secondo Tempio, ma il racconto non la assume come dottrina propria.

Chi sono i 'farisei' presenti nella scena e perché reagiscono al perdono?

Sono i perushim, osservanti scrupolosi della Torah orale, non oppositori precostituiti. La loro reazione applica il principio teologico corretto fondato su Es 34,7 e Is 43,25: solo HaShem rimette i peccati. La questione è l'autorità del «Figlio dell'uomo», non la malafede dei presenti.

Cosa significa 'Figlio dell'uomo' in questo contesto?

Rimanda al Bar Enash בַּר אֱנָשׁ di Dn 7,13-14, figura a cui viene conferita autorità universale nel contesto apocalittico del Secondo Tempio. Gesù ne rivendica l'exousía «sulla terra», proiettando nell'hic et nunc un'autorità che la tradizione apocalittica collocava nell'eschaton.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.