Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——Se a un uomo si forma nella pelle del corpo una cicatrice di un segno risplendenteⓘ, e si forma nella pelle del corpo un contatto di lebbraⓘ, sarà condotto ad Aronne il sacerdote o a uno dei suoi figli, i sacerdoti.—— Masoretico (TM) ——Un uomo, quando avrà nella pelle della sua carneⓘ un rigonfiamentoⓘ o una pustolaⓘ o una macchia lucidaⓘ, e diventi nella pelle della sua carne piaga di lebbraⓘ, allora sarà condotto ad Aharon il sacerdoteⓘ o a uno dei suoi figli, i sacerdoti.
3
Ebraico (MT)וראה הכהן את הנגע בעור הבשר ושער בנגע הפך לבן ומראה הנגע עמק מעור בשרו נגע צרעת הוא וראהו הכהן וטמא אתו
Lettura OrtodossaE il sacerdote esamineràⓘ la piaga nella pelle della carne: se il pelo nella piagaⓘ è mutato in biancoⓘ e l'aspetto della piaga è più profondo della pelleⓘ della sua carne, è piaga di lebbra: il sacerdote lo esaminerà e lo dichiarerà impuroⓘ.
4🔀1
Ebraico (MT)ואם בהרת לבנה הוא בעור בשרו ועמק אין מראה מן העור ושערה לא הפך לבן והסגיר הכהן את הנגע שבעת ימים
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——Ma se vi è una macchia bianca risplendente nella pelle del corpo, e il suo aspetto non è più profondo della pelle, e il suo pelo non ha mutato in pelo bianco, ed essa è offuscataⓘ, il sacerdote isolerà la piaga per sette giorni.—— Masoretico (TM) ——Ma se è una macchia lucida biancaⓘ nella pelle della sua carne e il suo aspetto non è più profondo della pelle e il suo pelo non è mutato in bianco, allora il sacerdote rinchiuderàⓘ la piaga sette giorniⓘ.
5
Ebraico (MT)וראהו הכהן ביום השביעי והנה הנגע עמד בעיניו לא פשה הנגע בעור והסגירו הכהן שבעת ימים שנית
Lettura OrtodossaE il sacerdote lo esaminerà il settimo giornoⓘ: ed ecco, se la piaga è rimasta stazionaria ai suoi occhiⓘ, la piaga non si è diffusaⓘ nella pelle, il sacerdote lo rinchiuderà altri sette giorni, una seconda voltaⓘ.
6
Ebraico (MT)וראה הכהן אתו ביום השביעי שנית והנה כהה הנגע ולא פשה הנגע בעור וטהרו הכהן מספחת היא וכבס בגדיו וטהר
Lettura OrtodossaE il sacerdote lo esaminerà il settimo giorno una seconda volta: ed ecco, se la piaga si è attenuataⓘ e la piaga non si è diffusa nella pelle, il sacerdote lo dichiarerà puroⓘ: è pustola; laverà le sue vestiⓘ e sarà puro.
7
Ebraico (MT)ואם פשה תפשה המספחת בעור אחרי הראתו אל הכהן לטהרתו ונראה שנית אל הכהן
Lettura OrtodossaMa se la pustola si è davvero diffusaⓘ nella pelle dopo che egli si è mostrato al sacerdote per la sua purificazione, si mostrerà una seconda volta al sacerdote.
8
Ebraico (MT)וראה הכהן והנה פשתה המספחת בעור וטמאו הכהן צרעת הוא
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E il sacerdote esaminerà: ed ecco, una cicatrice bianca nella pelle, ed essa ha mutato il pelo in pelo bianco, e dalla carne sanaⓘ, dalla carne viva nella cicatrice,—— Masoretico (TM) ——E il sacerdote esaminerà: ed ecco, se è un rigonfiamento biancoⓘ nella pelle ed esso ha mutato il pelo in bianco e c'è carne viva crescenteⓘ nel rigonfiamento,
11🔀1
Ebraico (MT)צרעת נושנת הוא בעור בשרו וטמאו הכהן לא יסגרנו כי טמא הוא
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——è lebbra inveterata: è nella pelle del corpo, e il sacerdote lo dichiarerà impuro e lo isoleràⓘ, poiché è impuro.—— Masoretico (TM) ——è lebbra inveterataⓘ nella pelle della sua carne, e il sacerdote lo dichiarerà impuro: non lo rinchiuderàⓘ, perché è impuro.
12
Ebraico (MT)ואם פרוח תפרח הצרעת בעור וכסתה הצרעת את כל עור הנגע מראשו ועד רגליו לכל מראה עיני הכהן
Lettura OrtodossaE se la lebbra erompe con violenzaⓘ nella pelle e la lebbra copre tutta la pelle della piaga dal capo ai piediⓘ, per quanto vedono gli occhi del sacerdote,
13
Ebraico (MT)וראה הכהן והנה כסתה הצרעת את כל בשרו וטהר את הנגע כלו הפך לבן טהור הוא
Lettura Ortodossae il sacerdote esaminerà: ed ecco, se la lebbra ha coperto tutta la sua carne, dichiarerà puro chi ha la piaga: tutta mutata in bianco, è puroⓘ.
Lettura OrtodossaE il sacerdote esaminerà: ed ecco, se il suo aspetto è più depresso della pelleⓘ e il suo pelo è mutato in bianco, il sacerdote lo dichiarerà impuro: è piaga di lebbra, nel foruncolo è erottaⓘ.
21
Ebraico (MT)ואם יראנה הכהן והנה אין בה שער לבן ושפלה איננה מן העור והיא כהה והסגירו הכהן שבעת ימים
Lettura OrtodossaMa se il sacerdote la esaminerà ed ecco, non c'è in essa pelo bianco e non è più depressa della pelle ed è attenuataⓘ, il sacerdote lo rinchiuderà sette giorni.
22
Ebraico (MT)ואם פשה תפשה בעור וטמא הכהן אתו נגע הוא
Lettura OrtodossaMa se la macchia lucida è rimasta ferma al suo postoⓘ, non si è diffusa, è la cicatrice del foruncoloⓘ, e il sacerdote lo dichiarerà puro.
24
Ebraico (MT)או בשר כי יהיה בערו מכות אש והיתה מחית המכוה בהרת לבנה אדמדמת או לבנה
Lettura OrtodossaOppure la carne, quando vi sarà nella sua pelle una bruciatura di fuocoⓘ e la carne viva della bruciaturaⓘ sarà una macchia lucida bianco-rossastra o bianca,
25
Ebraico (MT)וראה אתה הכהן והנה נהפך שער לבן בבהרת ומראה עמק מן העור צרעת הוא במכוה פרחה וטמא אתו הכהן נגע צרעת הוא
Lettura Ortodossail sacerdote la esaminerà: ed ecco, se il pelo si è mutato in bianco nella macchia lucida e l'aspetto è più profondo della pelle, è lebbra: nella bruciatura è erottaⓘ, e il sacerdote lo dichiarerà impuro: è piaga di lebbra.
26
Ebraico (MT)ואם יראנה הכהן והנה אין בבהרת שער לבן ושפלה איננה מן העור והוא כהה והסגירו הכהן שבעת ימים
Lettura OrtodossaMa se il sacerdote la esaminerà ed ecco, non c'è nella macchia lucida pelo bianco e non è più depressa della pelle ed è attenuata, il sacerdote lo rinchiuderà sette giorni.
27
Ebraico (MT)וראהו הכהן ביום השביעי אם פשה תפשה בעור וטמא הכהן אתו נגע צרעת הוא
Lettura OrtodossaE il sacerdote lo esaminerà il settimo giorno: se si è davvero diffusaⓘ nella pelle, il sacerdote lo dichiarerà impuro: è piaga di lebbra.
28
Ebraico (MT)ואם תחתיה תעמד הבהרת לא פשתה בעור והוא כהה שאת המכוה הוא וטהרו הכהן כי צרבת המכוה הוא
Lettura OrtodossaMa se la macchia lucida è rimasta ferma al suo posto, non si è diffusa nella pelle ed è attenuata, è il rigonfiamento della bruciatura, e il sacerdote lo dichiarerà puro, perché è la cicatrice della bruciaturaⓘ.
29
Ebraico (MT)ואיש או אשה כי יהיה בו נגע בראש או בזקן
Lettura Ortodossail sacerdote esaminerà la piaga: ed ecco, se il suo aspetto è più profondo della pelle e in essa c'è pelo giallastro sottileⓘ, il sacerdote lo dichiarerà impuro: è tignaⓘ, è lebbra del capo o del mento.
31
Ebraico (MT)וכי יראה הכהן את נגע הנתק והנה אין מראהו עמק מן העור ושער שחר אין בו והסגיר הכהן את נגע הנתק שבעת ימים
Lettura OrtodossaE quando il sacerdote esaminerà la piaga della tigna ed ecco, il suo aspetto non è più profondo della pelle e non c'è in essa pelo neroⓘ, il sacerdote rinchiuderàⓘ la piaga della tigna sette giorni.
32
Ebraico (MT)וראה הכהן את הנגע ביום השביעי והנה לא פשה הנתק ולא היה בו שער צהב ומראה הנתק אין עמק מן העור
Lettura OrtodossaE il sacerdote esaminerà la piaga il settimo giorno: ed ecco, se la tigna non si è diffusaⓘ e non vi è in essa pelo giallastro e l'aspetto della tigna non è più profondo della pelle,
33
Ebraico (MT)והתגלח ואת הנתק לא יגלח והסגיר הכהן את הנתק שבעת ימים שנית
Lettura OrtodossaE il sacerdote esaminerà la tigna il settimo giorno: ed ecco, se la tigna non si è diffusa nella pelle e il suo aspetto non è più profondo della pelle, il sacerdote lo dichiarerà puro, e laverà le sue vesti e sarà puro.
Lettura OrtodossaMa se ai suoi occhi la tigna è rimasta ferma e in essa è germogliato pelo neroⓘ, la tigna è guarita: è puro, e il sacerdote lo dichiarerà puro.
38
Ebraico (MT)ואיש או אשה כי יהיה בעור בשרם בהרת בהרת לבנת
Lettura Ortodossail sacerdote esamineràⓘ: ed ecco, se nella pelle della loro carne ci sono macchie lucide bianco-pallideⓘ, è bohaqⓘ: è erotto nella pelle, è puro.
Lettura OrtodossaMa quando vi sarà nella calvizie posterioreⓘ o nella calvizie anterioreⓘ una piaga bianco-rossastraⓘ, è lebbra erotta nella sua calvizie posteriore o nella sua calvizie anteriore.
43
Ebraico (MT)וראה אתו הכהן והנה שאת הנגע לבנה אדמדמת בקרחתו או בגבחתו כמראה צרעת עור בשר
Lettura OrtodossaE il sacerdote la esaminerà: ed ecco, se il rigonfiamento della piaga è bianco-rossastro nella sua calvizie posteriore o anteriore, come l'aspetto della lebbra della pelle della carneⓘ,
44
Ebraico (MT)איש צרוע הוא טמא הוא טמא יטמאנו הכהן בראשו נגעו
Lettura OrtodossaE il lebbroso in cui è la piaga, le sue vesti siano strappateⓘ e il suo capo sia scarmigliatoⓘ, e si coprirà fino ai baffiⓘ e griderà: Impuro, impuro!ⓘ.
46
Ebraico (MT)כל ימי אשר הנגע בו יטמא טמא הוא בדד ישב מחוץ למחנה מושבו
Lettura OrtodossaPer tutti i giorni in cui la piaga sarà in lui, sarà impuro: è impuro, dimorerà in solitudineⓘ, fuori dell'accampamentoⓘ sarà la sua dimora.
47
Ebraico (MT)והבגד כי יהיה בו נגע צרעת בבגד צמר או בבגד פשתים
Lettura Ortodossae la piaga sarà verdastraⓘ o rossastraⓘ nella veste o nella pelle o nell'ordito o nella trama o in ogni oggetto di pelle, è piaga di lebbra e sarà mostrata al sacerdoteⓘ.
50
Ebraico (MT)וראה הכהן את הנגע והסגיר את הנגע שבעת ימים
Lettura OrtodossaE il settimo giorno esaminerà la piaga: se la piaga si è diffusa nella veste o nell'ordito o nella trama o nella pelle, in ogni opera in cui si usa la pelle, è lebbra malignaⓘ, la piaga è impura.
52
Ebraico (MT)ושרף את הבגד או את השתי או את הערב בצמר או בפשתים או את כל כלי העור אשר יהיה בו הנגע כי צרעת ממארת הוא באש תשרף
Lettura OrtodossaBrucerà la veste o l'ordito o la trama, di lana o di lino, o ogni oggetto di pelle in cui sarà la piaga, perché è lebbra maligna: col fuoco sarà bruciataⓘ.
53
Ebraico (MT)ואם יראה הכהן והנה לא פשה הנגע בבגד או בשתי או בערב או בכל כלי עור
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E il sacerdote esaminerà, dopo che è stata lavata, la piaga: ed ecco, se la piaga non ha mutato il suo aspetto e la piaga non si è diffusa, è impura, sarà bruciata col fuoco: si è fissatanell'ordito o nella tramaⓘ, nella veste, nell'ordito o nella trama.—— Masoretico (TM) ——E il sacerdote esaminerà dopo che la piaga è stata lavata: ed ecco, se la piaga non ha mutato il suo aspettoⓘ e la piaga non si è diffusa, è impura, col fuoco la bruceraiⓘ: è una corrosioneⓘ nel suo rovescio o nel suo diritto.
56
Ebraico (MT)ואם ראה הכהן והנה כהה הנגע אחרי הכבס אתו וקרע אתו מן הבגד או מן העור או מן השתי או מן הערב
Lettura OrtodossaMa se il sacerdote esaminerà ed ecco, la piaga si è attenuata dopo essere stata lavata, la strapperàⓘ dalla veste o dalla pelle o dall'ordito o dalla trama.
57
Ebraico (MT)ואם תראה עוד בבגד או בשתי או בערב או בכל כלי עור פרחת הוא באש תשרפנו את אשר בו הנגע
Lettura OrtodossaE se apparirà ancora nella veste o nell'ordito o nella trama o in ogni oggetto di pelle, è lebbra che rifiorisceⓘ: col fuoco brucerai ciò in cui è la piaga.
58
Ebraico (MT)והבגד או השתי או הערב או כל כלי העור אשר תכבס וסר מהם הנגע וכבס שנית וטהר
Lettura OrtodossaE la veste o l'ordito o la trama o ogni oggetto di pelle che laverai e da cui si sarà ritirataⓘ la piaga, sarà lavato una seconda volta e sarà puro.
59
Ebraico (MT)זאת תורת נגע צרעת בגד הצמר או הפשתים או השתי או הערב או כל כלי עור לטהרו או לטמאו
Lettura OrtodossaQuesta è la torà della piaga di lebbraⓘ della veste di lana o di lino o dell'ordito o della trama o di ogni oggetto di pelle, per dichiararlo puro o per dichiararlo impuroⓘ.
Approfondimento storico-halakhico
Significato
Levitico 13 è la grande casistica sacerdotale della tzaràʿat: un capitolo che procede non come trattato medico ma come protocollo giuridico-rituale. Il TetraGramma parla a Mosè e ad Aronne (v. 1) — e il fatto che la parola sia rivolta anche ad Aronne, il sommo sacerdote, segnala già che la materia appartiene alla sfera del kohèn, non del guaritore. Quando «a un uomo si forma nella pelle del corpo un seèt (tumore), una sappàchat (eruzione) o una bahèret (segno lucente)» e ciò diventa «una piaga di tzaràʿat» (v. 2), egli «sarà condotto ad Aronne il kohèn, il sacerdote consacrato, o a uno dei suoi figli».
Il punto teologico decisivo è il verbo: il kohèn esamina (ra'àh) e poi dichiara (timmè / tihàr). Egli non cura, non prescrive farmaci, non isola per ragioni igieniche: compie un atto giuridico-rituale di status. La tzaràʿat è una condizione di tumʾàh, impurità rituale, non una nosologia clinica. Per questo la categoria non coincide con la lebbra moderna (malattia di Hansen): il testo distingue minuziosamente seèt, sappàchat, bahèret, nèteq (tigna del capo o del mento, v. 30), bòhaq (macchia innocua), e perfino la tzaràʿat delle vesti (vv. 47-59) — fenomeni eterogenei sul piano fisico ma uniti da una sola logica: la gestione del puro e dell'impuro davanti alla presenza divina.
Il fulcro è la dialettica tra tamè (impuro) e tahòr (puro), con il ritmo sapienziale dell'isolamento di «sette giorni» e poi «altri sette giorni, una seconda volta» (vv. 4-5): un tempo liturgico di osservazione, non una terapia. La parola che chiude il complesso, toràh (v. 59), va intesa nel suo senso proprio di «istruzione», non «Legge» in senso legalistico: «questa è la toràh» significa «questa è la procedura sacerdotale» per dichiarare puro o impuro.
Perché differisce dalle traduzioni correnti
La divergenza più gravida è già nel v. 2. Il nègaʿ tzaràʿat ebraico fu reso dalla traduzione greca dei Settanta con lépra, e di lì il latino lepra, l'italiano «lebbra». Ma la lépra greca antica indicava genericamente affezioni squamose della pelle, non la malattia di Hansen, che in greco si chiamava piuttosto elephantíasis. La resa «lebbra» è dunque un errore di categoria stratificatosi nei secoli: trasforma una condizione di impurità rituale in una malattia contagiosa, e la prescrizione sacerdotale in una misura di profilassi sanitaria.
La lettura Hebrew-first scioglie due paradossi che la chiave medica rende inspiegabili. Primo: ai vv. 12-13, se la tzaràʿat «copre tutta la pelle dalla testa ai piedi» e «tutta si è mutata in bianco», la persona è dichiarata tahòr, pura. Nessuna patologia che peggiora fino a ricoprire l'intero corpo diventa per ciò stesso innocua: solo una logica simbolico-rituale del bianco totale può produrre questo capovolgimento. Secondo: la comparsa di basar chai, «carne viva» (vv. 14-15), rende immediatamente tamè — la carne viva, segno di vitalità organica, qui è il marcatore dell'impurità, l'esatto contrario di una guarigione clinica.
Anche il v. 46 si chiarisce solo Hebrew-first: badàd yeshèv, mi-chùtz la-machanè moshavò, «starà appartato, fuori dell'accampamento sarà la sua dimora». L'esclusione non è quarantena medica ma separazione rituale, con la stessa logica di Numeri 5,1-4: l'accampamento ospita la Shekhinàh, la Presenza, perciò chi è in stato di tumʾàh ne è temporaneamente separato. Dove la traduzione corrente legge «contagio», l'ebraico parla di prossimità o distanza dal sacro.
Ricezioni stratificate
La ricezione tannaitica ha fatto di Levitico 13 il fondamento di un intero trattato della Mishnah, Negaim («Le piaghe»), che codifica con precisione casistica le distinzioni del capitolo: la Mishnah Negaim 1,1 apre enumerando «i segni delle piaghe sono due, che sono quattro» — bahèret e seèt con le loro derivate — fissando la dottrina dei mar'òt negaʿìm, le tonalità del bianco che il kohèn deve saper discernere. La stessa Mishnah (Negaim 2,5) stabilisce un principio capitale e sorprendente: «Ogni piaga una persona può esaminare, eccetto le proprie» — nemmeno il kohèn esperto può pronunciarsi su se stesso, perché l'atto è giudiziario e nessuno è giudice in causa propria. La Sifra, il midrash halakhico tannaitico su Levitico, dedica la sezione Tazriaʿ all'esegesi versetto per versetto di questo capitolo, insistendo che è il kohèn a dichiarare lo status: anche se la piaga è palese, finché il sacerdote non ha pronunciato la sentenza la persona resta pura.
Accanto a questa ricezione halakhica, e ben distinta da essa, corre la lettura etico-omiletica. La tradizione aggadica collega il metzoràʿ (il colpito da tzaràʿat) al lashòn ha-raʿ, la maldicenza, mediante un gioco etimologico: metzoràʿ letto come motzì shem raʿ, «colui che diffonde cattiva fama». Il testo paradigmatico è Miryàm, colpita da tzaràʿat per aver parlato contro Mosè (Numeri 12), e la discussione del Talmud Bavli in ʿArakhin 15b sviluppa questo nesso. È fondamentale tenere i piani distinti: la halakhah di Negaim non è una metafora morale, e la lettura morale non è la procedura giuridica — sono strati diversi e complementari.
La ricezione neotestamentaria si colloca nel solco della continuità, non della sostituzione. Quando Gesù purifica un metzoràʿ, lo rimanda «al kohèn, e offri per la tua purificazione ciò che Mosè ha comandato» (Marco 1,44): il sistema di Levitico 13–14 resta in vigore, e il guarito vi rientra come testimonianza. Non vi è abrogazione del protocollo sacerdotale, ma il suo riconoscimento; il compimento (Matteo 5,17) si innesta sulla radice e non la recide.
Ricostruzione storica (aggadah)
Lo sfondo storico-culturale è quello dell'accampamento d'Israele organizzato attorno al santuario, dove la geografia dello spazio è geografia della santità: campo della Shekhinàh, campo dei leviti, campo d'Israele, e «fuori dell'accampamento» (v. 46). La tzaràʿat non è gestita da un medico — figura assente dal capitolo — ma dal kohèn, custode dei confini del sacro. Nel Vicino Oriente antico le anomalie cutanee erano spesso lette come segni inviati dalla divinità; la Torah recide però ogni meccanica magica: non c'è incantesimo né esorcismo, solo osservazione, tempo scandito e dichiarazione.
L'aggadah tannaitica e post-tannaitica ha elaborato attorno a questo materiale una catena di letture. Il nesso con la maldicenza, sviluppato in b. ʿArakhin 15b a partire dal caso di Miryàm (Numeri 12), legge la tzaràʿat come segnalazione pubblica di una colpa relazionale: chi ha lacerato la comunità con la parola viene reso visibilmente «appartato», costretto egli stesso a gridare «Tamè, tamè!» (v. 45). La misura, in questa lettura, è middah ke-neged middah, misura per misura: chi ha diviso con la lingua viene separato nel corpo. Il midrash halakhico della Sifra su Tazriaʿ, dal canto suo, deriva dalla minuzia dei versetti regole precise sul nèteq (v. 30, il pelo giallastro sottile come segno) e sull'esame che deve avvenire alla luce del giorno e non da parte di un kohèn cieco o ipovedente — perché la re'iyàh, la «visione», è atto tecnico-giuridico. Le glosse medievali (Rashi, Ramban) raccolgono e ordinano questo patrimonio, ma il fondamento portante resta tannaitico: la Mishnah Negaim e la Sifra.
Osservanza pratica
Nel sistema dell'AT normativo, Levitico 13 prescrive una praxis precisa e corporea. Chi nota su di sé un seèt, una sappàchat o una bahèret non si autodiagnostica: si presenta al kohèn. Il gesto concreto è la sottomissione del proprio caso a un'autorità esterna competente, che esamina e dichiara. Chi viene dichiarato tamè esegue materialmente l'allontanamento «fuori dell'accampamento» (v. 46), porta le vesti stracciate, il capo scoperto, la barba coperta, e avverte gli altri gridando «Tamè, tamè!» (v. 45). Chi è dichiarato tahòr esegue il kibbùs begadìm, il lavaggio delle vesti (v. 6), come atto di reintegrazione rituale. Il tempo è scandito: sette giorni, poi altri sette, di isolamento osservante.
Dove questa praxis trova continuità documentata nel Nuovo Testamento, va agganciata alle categorie reali di comando neotestamentario. Il sottomettere il proprio caso al kohèn — e il riconoscere la propria condizione — ha continuità con l'Umiltà e con la Correzione Fraterna nella vita comunitaria: l'esame esterno presuppone che nessuno sia giudice di sé (principio già tannaitico in Negaim 2,5). Il nesso aggadico tra metzoràʿ e lashòn ha-raʿ aggancia concretamente la praxis ai Divieti nella Comunicazione (vigilare sulla parola, non diffondere cattiva fama) e alla Vigilanza Spirituale nella categoria del culto-devozione: l'osservante esamina la propria parola come il kohèn esamina la piaga. Il mostrarsi al sacerdote dopo la guarigione, infine, che Gesù prescrive esplicitamente «come testimonianza» (Marco 1,44), si esegue concretamente nella categoria Confessate Cristo / testimonianza: rientrare nei canali riconosciuti del culto e renderne pubblica attestazione. Non si forzano qui agganci sacramentali o medici assenti dal testo: la praxis resta quella che la tradizione ebraica ne ha derivato — sottomissione al giudizio, custodia della parola, reintegrazione rituale.
Note testuali
v. 2 — seèt (rigonfiamento, radice n-s-', «elevarsi»), sappàchat (eruzione), bahèret (macchia lucente, radice connessa al «brillare»), nègaʿ tzaràʿat (piaga di tzaràʿat). LXX: lépra, «lebbra», resa che non corrisponde alla lebbra moderna (Hansen) ma a una categoria rituale di impurità cutanea. Kohèn = sacerdote consacrato; che la materia sia sua e non del medico è già una dichiarazione teologica.
v. 3 — tamè = impuro (status rituale, non medico); il kohèn dichiara (verbo timmè, fattitivo/dichiarativo), non diagnostica. La tzaràʿat è condizione di tumʾàh.
v. 6 — tahòr = puro (status rituale). Il lavaggio delle vesti (kibbùs begadìm) è atto di purificazione rituale, non igiene.
v. 11 — tzaràʿat noshàn = tzaràʿat inveterata, radicata (radice y-sh-n, «vecchio»). Il kohèn non isola perché l'impurità è già manifesta e stabile.
vv. 12-13 — Paradosso rituale: la copertura totale in bianco produce tahòr. Logica simbolica del bianco integrale, non patologia.
v. 14 — basar chai = carne viva. La sua comparsa rende tamè: la vitalità organica è qui il marcatore dell'impurità.
v. 30 — nèteq = tigna del capo o del mento. Il pelo giallastro sottile (seʿàr tzahòv daq) è segno diagnostico rituale; la Sifra ne deriva regole d'esame.
v. 39 — bòhaq (LXX: alphós) = macchia biancastra opaca innocua, esplicitamente distinta dalla tzaràʿat.
v. 45 — il metzoràʿ ha vesti stracciate (begadàv yihyù ferumìm), capo scoperto (rosho yihyè farùaʿ), barba coperta (ʿal safàm yaʿtè), e grida «Tamè, tamè!» per segnalare il proprio status.
v. 46 — badàd yeshèv, mi-chùtz la-machanè moshavò = starà appartato, fuori dell'accampamento. Separazione rituale per la presenza della Shekhinàh (cfr. Nm 5,1-4), non quarantena. Qui s'innesta l'aggadah del lashòn ha-raʿ (Miryàm, Nm 12; b. ʿArakhin 15b).
vv. 47-59 — tzaràʿat di vesti e oggetti di pelle. shetì = ordito; ʿerev = trama. Piaga verdastra (yeraqraqòt) o rossastra (adamdamòt). Tzaràʿat mam'èret (v. 51) = tzaràʿat maligna, corrosiva (radice m-'-r). Trattamento: isolamento, lavaggio o distruzione col fuoco.
v. 59 — toràh = istruzione, procedura (non «Legge» legalistica). Stabilisce il protocollo sacerdotale del tahòr / tamè.
Domande Frequenti
La tzaràʿat di Levitico 13 è la lebbra?
No. Il termine ebraico tzaràʿat indica una categoria di impurità rituale (tumʾàh), non la lebbra di Hansen. La resa greca lépra dei Settanta — poi «lebbra» — ha prodotto un errore di categoria. Lo provano i paradossi del testo: il corpo interamente bianco è dichiarato puro (vv.12-13) e la tzaràʿat colpisce perfino le vesti (vv.47-59).
Che ruolo ha il kohèn in questo capitolo?
Il kohèn esamina (ra'àh) e dichiara (timmè / tihàr) lo status di tamè o tahòr: compie un atto giuridico-rituale, non una terapia. Non cura né prescrive farmaci. La Mishnah Negaim 2,5 precisa che nessuno può esaminare le proprie piaghe, perché l'atto è giudiziario e nessuno è giudice in causa propria.
Perché il metzoràʿ è collegato alla maldicenza?
La tradizione aggadica legge metzoràʿ come motzì shem raʿ, «colui che diffonde cattiva fama», collegando la tzaràʿat al lashòn ha-raʿ. Il caso paradigmatico è Miryàm, colpita per aver parlato contro Mosè (Numeri 12), discusso in b. ʿArakhin 15b. È lettura etico-omiletica, distinta dalla halakhah di Negaim.
Il Nuovo Testamento abolisce questo protocollo?
No. Gesù rimanda il guarito «al kohèn, e offri ciò che Mosè ha comandato» (Marco 1,44): il sistema di Levitico 13–14 resta in vigore, e il guarito vi rientra come testimonianza. È continuità e compimento (Matteo 5,17), non sostituzione né abrogazione del protocollo sacerdotale.