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Gesù e Giovanni Battista — Luca 7,18-35

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Gesù e Giovanni Battista

18-35
Greco18 Καὶ ἀπήγγειλαν Ἰωάννῃ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ περὶ πάντων τούτων. καὶ προσκαλεσάμενος δύο τινὰς τῶν μαθητῶν αὐτοῦ ὁ Ἰωάννης 19 ἔπεμψεν πρὸς τὸν ⸀κύριον λέγων· Σὺ εἶ ὁ ἐρχόμενος ἢ ⸀ἄλλον προσδοκῶμεν; 20 παραγενόμενοι δὲ πρὸς αὐτὸν οἱ ἄνδρες εἶπαν· Ἰωάννης ὁ βαπτιστὴς ⸀ἀπέστειλεν ἡμᾶς πρὸς σὲ λέγων· Σὺ εἶ ὁ ἐρχόμενος ἢ ἄλλον προσδοκῶμεν; 21 ἐν ⸀ἐκείνῃ τῇ ὥρᾳ ἐθεράπευσεν πολλοὺς ἀπὸ νόσων καὶ μαστίγων καὶ πνευμάτων πονηρῶν, καὶ τυφλοῖς πολλοῖς ⸀ἐχαρίσατο βλέπειν. 22 καὶ ⸀ἀποκριθεὶς εἶπεν αὐτοῖς· Πορευθέντες ἀπαγγείλατε Ἰωάννῃ ἃ εἴδετε καὶ ἠκούσατε· ⸀τυφλοὶ ἀναβλέπουσιν, χωλοὶ περιπατοῦσιν, λεπροὶ καθαρίζονται, ⸀κωφοὶ ἀκούουσιν, νεκροὶ ἐγείρονται, πτωχοὶ εὐαγγελίζονται· 23 καὶ μακάριός ἐστιν ὃς ἐὰν μὴ σκανδαλισθῇ ἐν ἐμοί. 24 Ἀπελθόντων δὲ τῶν ἀγγέλων Ἰωάννου ἤρξατο λέγειν ⸂πρὸς τοὺς ὄχλους⸃ περὶ Ἰωάννου· Τί ⸀ἐξήλθατε εἰς τὴν ἔρημον θεάσασθαι; κάλαμον ὑπὸ ἀνέμου σαλευόμενον; 25 ἀλλὰ τί ⸀ἐξήλθατε ἰδεῖν; ἄνθρωπον ἐν μαλακοῖς ἱματίοις ἠμφιεσμένον; ἰδοὺ οἱ ἐν ἱματισμῷ ἐνδόξῳ καὶ τρυφῇ ὑπάρχοντες ἐν τοῖς βασιλείοις εἰσίν. 26 ἀλλὰ τί ⸀ἐξήλθατε ἰδεῖν; προφήτην; ναί, λέγω ὑμῖν, καὶ περισσότερον προφήτου. 27 οὗτός ἐστιν περὶ οὗ γέγραπται· ⸀Ἰδοὺ ἀποστέλλω τὸν ἄγγελόν μου πρὸ προσώπου σου, ὃς κατασκευάσει τὴν ὁδόν σου ἔμπροσθέν σου. 28 ⸀λέγω ὑμῖν, μείζων ἐν γεννητοῖς γυναικῶν ⸀Ἰωάννου οὐδείς ἐστιν· ὁ δὲ μικρότερος ἐν τῇ βασιλείᾳ τοῦ θεοῦ μείζων αὐτοῦ ἐστιν. 29 (καὶ πᾶς ὁ λαὸς ἀκούσας καὶ οἱ τελῶναι ἐδικαίωσαν τὸν θεόν, βαπτισθέντες τὸ βάπτισμα Ἰωάννου· 30 οἱ δὲ Φαρισαῖοι καὶ οἱ νομικοὶ τὴν βουλὴν τοῦ θεοῦ ἠθέτησαν εἰς ἑαυτούς, μὴ βαπτισθέντες ὑπ’ αὐτοῦ.) 31 Τίνι οὖν ὁμοιώσω τοὺς ἀνθρώπους τῆς γενεᾶς ταύτης, καὶ τίνι εἰσὶν ὅμοιοι; 32 ὅμοιοί εἰσιν παιδίοις τοῖς ἐν ἀγορᾷ καθημένοις καὶ προσφωνοῦσιν ἀλλήλοις, ⸂ἃ λέγει⸃· Ηὐλήσαμεν ὑμῖν καὶ οὐκ ὠρχήσασθε· ⸀ἐθρηνήσαμεν καὶ οὐκ ἐκλαύσατε· 33 ἐλήλυθεν γὰρ Ἰωάννης ὁ βαπτιστὴς ⸀μὴ ⸂ἐσθίων ἄρτον μήτε πίνων οἶνον⸃, καὶ λέγετε· Δαιμόνιον ἔχει· 34 ἐλήλυθεν ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ἐσθίων καὶ πίνων, καὶ λέγετε· Ἰδοὺ ἄνθρωπος φάγος καὶ οἰνοπότης, φίλος τελωνῶν καὶ ἁμαρτωλῶν. 35 καὶ ἐδικαιώθη ἡ σοφία ἀπὸ ⸂πάντων τῶν τέκνων αὐτῆς⸃.
Lettura Ortodossa18 I discepoli ⓘ di Giovanni lo informarono di tutto. Chiamati due di loro, Giovanni 19 li mandò a dire al Signore: «Sei tu il messia atteso (mashiach) ⓘ, o dobbiamo aspettare un altro?». 20 Venuti da lui, gli uomini ⓘ dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati a domandarti: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 21 In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da flagelli e da spiriti maligni, e a molti ciechi donò la vista. 22 Poi rispose dicendo loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono restituiti alla purità rituale (taharah) ⓘ uscendo dall'impurità (tumah), i sordi odono, ⓘ. 23 E ⓘ!». 24 Partiti gli inviati, Gesù cominciò a parlare di Giovanni al popolino (am ha-aretz) ⓘ: «Che cosa siete usciti a guardare nel deserto? Una ⓘ? 25 Ma che cosa siete usciti a vedere? Un uomo avvolto in vesti morbide? Ecco, ⓘ stanno nei palazzi dei re. 26 Ma che cosa siete usciti a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anzi ⓘ. 27 Egli è colui del quale sta scritto: ⓘ, che preparerà la tua via davanti a te. 28 Io vi dico: ⓘ; ma il più piccolo nel Regno dei Cieli (malkhut shamayim) ⓘ è più grande di lui. 29 Tutto il popolo ⓘ che lo ascoltava, e anche i pubblicani (telonai) ⓘ, riconobbero la giustizia di Dio ricevendo l'immersione di conversione (tevilah di teshuvah) ⓘ amministrata da Giovanni. 30 Ma i farisei (perushim) ⓘ e i dottori della Torah (soferim) ⓘ, non sottoponendosi alla tevilah ⓘ da lui amministrata, ⓘ. 31 A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione? A chi sono simili? 32 Sono simili a ⓘ che si gridano l'un l'altro: «Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, ⓘ!». 33 È venuto infatti Giovanni il Battista, nell'astinenza del nazir (nazir) ⓘ che non mangia pane e non beve vino, e dite: «È indemoniato». 34 È venuto il ⓘ, che mangia e beve, e dite: «Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani (telonai) ⓘ e dei peccatori». 35 Ma la ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Giovanni Battista è detenuto nella fortezza di Macheronte, residenza erodiana oltre il Giordano, intorno al 28-29 e.v. (Flavio Giuseppe, Ant. XVIII,116-119). Il contesto è quello di un giudaismo plurale: farisei (perushim), scribi-giuristi (nomikoí), pubblicani (telônai) e masse rurali (am ha-aretz) convivono in tensione attorno alla domanda sull'identità del Messia. Qumran (4Q521) attesta che i segni messianici attesi — guarigione dei ciechi, liberazione dei prigionieri, risurrezione dei morti — circolavano nell'ebraismo del Secondo Tempio come criteri di riconoscimento dell'unto di Dio. Il battesimo di Giovanni era una tevilah di teshuvah, un'immersione rituale di conversione analoga a pratiche note anche alla comunità di Qumran, distinta però dall'immersione di purità ordinaria per il suo carattere escatologico-profetico.

Analisi lessicale

Il v. 19 riporta la domanda: Sỳ eî ho erchómenos («Sei tu il Veniente?»). Il participio sostantivato ho erchómenos è un titolo messianico radicato nel Sal 118,26 e in Mal 3,1: non una domanda generica, ma una categoria teologica precisa dell'attesa ebraica. Al v. 22, i verbi al presente indicativo — typhloì anablépousinín («i ciechi vedono»), nekroì egeírontai («i morti risorgono») — descrivono fatti verificabili in corso, non profezie future; l'aspetto imperfettivo sottolinea la continuità dell'azione. La parola katharízontai (v. 22) richiama la taharah, l'uscita dallo stato di impurità rituale (tum'at tzaraat) regolamentata in Lv 13-14, che escludeva il malato dalla comunità cultuale. Al v. 27, ángelos corrisponde all'ebraico mal'akh e all'aramaico shaliach: «messaggero» con mandato formale. Al v. 35, hē sophía traduce la chokmah ebraica: la Sapienza divina che agisce nella storia e si riconosce dalle opere, non da proclami verbali. Edikaiṓthē («fu riconosciuta giusta») è aoristo passivo con valore constativo: un giudizio che si compie nei fatti.

Fonti ebraiche

La risposta di Gesù a Giovanni (v. 22) è un mosaico di Isaia: «si apriranno gli occhi dei ciechi… lo zoppo salterà come un cervo» (Is 35,5-6) e «mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri» (Is 61,1). Il frammento qumranico 4Q521 («Rotolo messianico») elenca segni quasi identici — guarigione dei ciechi, liberazione dei prigionieri, risurrezione dei morti — confermando che tali segni costituivano nell'ebraismo del Secondo Tempio i tratti attesi dell'unto di Dio. La citazione del v. 27 fonde Mal 3,1 («ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via davanti a me») ed Es 23,20 («io mando un angelo davanti a te»): l'identificazione di Giovanni come precursore del «giorno del Signore» si inscrive nell'attesa profetica biblica. L'espressione «fra i nati da donna» (en gennētoîs gynaikôn, v. 28) è un idioma ebraico attestato per indicare ogni essere umano mortale. La figura della chokmah riconosciuta dai suoi figli (v. 35) richiama la tradizione sapienziale di Pr 8 e Sir 24, dove la Sapienza si manifesta nelle sue opere concrete.

Halakhah e dimensione pratica

Il piano giuridico-pratico della pericope si articola attorno a istituti halakhici precisi che strutturano l'agire dei personaggi e il giudizio narrativo su di essi. Giovanni invia i propri talmidim come sheliḥim (messaggeri con mandato formale): il principio dello sheliaḥ — «il mandatario di un uomo è come lui stesso» (sheliaḥ adam kemoto, m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — conferisce ai discepoli di Giovanni piena autorità rappresentativa nella trasmissione della domanda. Il báptisma di Giovanni è una tevilah di teshuvah: un atto halakhico di conversione e purificazione con valore giuridico-religioso riconoscibile, non un semplice gesto simbolico. Il rifiuto dei perushim e dei nomikoí di riceverlo (v. 30, eis heautoús) configura un rifiuto deliberato e personale di un atto di purità rituale, non una posizione dottrinale collettiva del giudaismo. La guarigione dei metzora'im (v. 22, katharízontai) ha una ricaduta halakhica diretta: il ritorno alla purità cultuale secondo la procedura di Lv 13-14 riammette il guarito nella comunità d'Israele. Il voto del nazir (Nm 6) — evocato dall'astinenza dal vino di Giovanni (mḕ esthíōn árton... pínōn oînon, v. 33) — è un istituto halakhico codificato in m.Nazir che configura un regime di santità ascetica temporanea, riconoscibile a qualsiasi osservante.

Lettura non sostitutiva

La pericope non oppone Israele alla Chiesa né il «vecchio» al «nuovo». Il contrasto dei vv. 29-30 è interno al popolo d'Israele: «tutto il popolo» (laós) e i pubblicani — anch'essi ebrei — accolgono il battesimo di Giovanni, mentre quei farisei e dottori lo rifiutano «per sé stessi» (eis heautoús). La condanna è individuale e contestuale, non etnica né collettiva. I perushim qui menzionati sono osservanti rigorosi della purità e della tradizione orale, non «ipocriti» per definizione: il loro rifiuto è una scelta specifica, non un carattere essenziale del gruppo. Il compimento dei segni isaiani (Is 35; 61) non sostituisce l'attesa di Israele ma la realizza dall'interno: Gesù risponde a Giovanni con le categorie della profezia ebraica, non con titoli astratti. La chokmah del v. 35 — riconosciuta giusta «dai suoi figli» — è la Sapienza che agisce nella storia d'Israele: i suoi frutti includono tanto Giovanni il Battista quanto Gesù, entrambi espressioni dell'unico disegno di Dio che nessun rifiuto parziale può vanificare.

Note testuali

  • v. 19 — ho erchómenos: «il Veniente», titolo messianico radicato in Sal 118,26 e Mal 3,1; la domanda di Giovanni dal carcere usa una categoria teologica precisa dell'attesa ebraica, non una generica curiosità biografica.
  • v. 22 — typhloì anablépousinín... nekroì egeírontai... katharízontai: i segni messianici di Is 35,5-6 e 61,1 (cf. 4Q521); katharízontai richiama la taharah dall'impurità rituale (tum'at tzaraat, Lv 13-14); «i morti risorgono» aggiunge la risurrezione assente dal testo profetico isaiano.
  • v. 27 — idoù apostéllō tòn ángelón mou: fusione di Mal 3,1 ed Es 23,20; ángelos/mal'akh/shaliach: messaggero con mandato formale; Giovanni è il precursore del «giorno del Signore».
  • v. 28 — en gennētoîs gynaikôn: idioma ebraico per «ogni essere umano mortale»; «il più piccolo nel Regno più grande» indica la novità della malkhut, non un giudizio negativo su Giovanni.
  • v. 29-30 — laós / eis heautoús: contrasto intra-ebraico; laós = il popolo d'Israele nella sua globalità accogliente; eis heautoús circoscrive il rifiuto a quei gruppi specifici, senza generalizzare.
  • v. 33 — mḕ esthíōn árton... pínōn oînon: l'astinenza dal vino evoca il voto del nazir (Nm 6; m.Nazir); ho hyiòs toû anthrṓpou (v. 34): Bar Enash di Dn 7,13, che condivide la mensa con i peccatori.
  • v. 35 — edikaiṓthē hē sophía apò tôn téknōn: la chokmah riconosciuta giusta dai suoi figli/opere; aoristo constativo: il giudizio si compie nei fatti visibili, non nelle dichiarazioni verbali.

Domande Frequenti

La domanda di Giovanni Battista dal carcere esprime un dubbio sulla fede in Gesù?

La domanda usa il titolo tecnico ho erchómenos (Sal 118,26; Mal 3,1): è una richiesta di verifica giuridica, non un cedimento spirituale. Giovanni invia i propri sheliḥim secondo la prassi halakhica (m.Berakhot 5,5) per ricevere una risposta formale e trasmissibile alla comunità dei suoi discepoli.

Perché Gesù risponde con un elenco di segni e non con un titolo diretto?

I segni elencati (Is 35,5-6; 61,1; cf. 4Q521) erano i criteri messianici riconoscibili nell'ebraismo del Secondo Tempio. Rispondere con i fatti verificabili — corpi guariti, poveri evangelizzati — è più solido, nella logica della chokmah, di qualsiasi auto-proclamazione titolare.

Il v. 30 condanna i farisei come gruppo o come individui?

Il testo circoscrive il rifiuto con eis heautoús («per sé stessi»): si tratta di una scelta deliberata di quei specifici perushim e nomikoí, mentre «tutto il popolo» e i pubblicani — anch'essi ebrei — accolgono il battesimo. Nessuna condanna collettiva del giudaismo è implicata.

Cosa significa che «la Sapienza è riconosciuta giusta dai suoi figli» (v. 35)?

La chokmah (tradizione sapienziale di Pr 8; Sir 24) si giustifica dalle opere, non dalle parole. L'aoristo edikaiṓthē indica un giudizio che si compie nei frutti concreti — le guarigioni, le conversioni, l'accoglienza dei poveri — visibili a chiunque osservi senza pregiudizio.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.