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Inizio del ministero in Galilea e rifiuto a Nazaret — Luca 4,14-30

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Inizio del ministero in Galilea e rifiuto a Nazaret

14-30
Greco14 Καὶ ὑπέστρεψεν ὁ Ἰησοῦς ἐν τῇ δυνάμει τοῦ πνεύματος εἰς τὴν Γαλιλαίαν. καὶ φήμη ἐξῆλθεν καθ’ ὅλης τῆς περιχώρου περὶ αὐτοῦ. 15 καὶ αὐτὸς ἐδίδασκεν ἐν ταῖς συναγωγαῖς αὐτῶν, δοξαζόμενος ὑπὸ πάντων. 16 Καὶ ἦλθεν ⸀εἰς Ναζαρά, οὗ ἦν τεθραμμένος, καὶ εἰσῆλθεν κατὰ τὸ εἰωθὸς αὐτῷ ἐν τῇ ἡμέρᾳ τῶν σαββάτων εἰς τὴν συναγωγήν, καὶ ἀνέστη ἀναγνῶναι. 17 καὶ ἐπεδόθη αὐτῷ βιβλίον ⸂τοῦ προφήτου Ἠσαΐου⸃ καὶ ⸀ἀναπτύξας τὸ βιβλίον εὗρεν τὸν τόπον οὗ ἦν γεγραμμένον· 18 Πνεῦμα κυρίου ἐπ’ ἐμέ, οὗ εἵνεκεν ἔχρισέν με εὐαγγελίσασθαι πτωχοῖς, ἀπέσταλκέν ⸀με κηρύξαι αἰχμαλώτοις ἄφεσιν καὶ τυφλοῖς ἀνάβλεψιν, ἀποστεῖλαι τεθραυσμένους ἐν ἀφέσει, 19 κηρύξαι ἐνιαυτὸν κυρίου δεκτόν. 20 καὶ πτύξας τὸ βιβλίον ἀποδοὺς τῷ ὑπηρέτῃ ἐκάθισεν· καὶ πάντων ⸂οἱ ὀφθαλμοὶ ἐν τῇ συναγωγῇ⸃ ἦσαν ἀτενίζοντες αὐτῷ. 21 ἤρξατο δὲ λέγειν πρὸς αὐτοὺς ὅτι Σήμερον πεπλήρωται ἡ γραφὴ αὕτη ἐν τοῖς ὠσὶν ὑμῶν. 22 καὶ πάντες ἐμαρτύρουν αὐτῷ καὶ ἐθαύμαζον ἐπὶ τοῖς λόγοις τῆς χάριτος τοῖς ἐκπορευομένοις ἐκ τοῦ στόματος αὐτοῦ, καὶ ἔλεγον· ⸂Οὐχὶ υἱός ἐστιν Ἰωσὴφ οὗτος⸃; 23 καὶ εἶπεν πρὸς αὐτούς· Πάντως ἐρεῖτέ μοι τὴν παραβολὴν ταύτην· Ἰατρέ, θεράπευσον σεαυτόν· ὅσα ἠκούσαμεν γενόμενα ⸂εἰς τὴν Καφαρναοὺμ⸃ ποίησον καὶ ὧδε ἐν τῇ πατρίδι σου. 24 εἶπεν δέ· Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι οὐδεὶς προφήτης δεκτός ἐστιν ἐν τῇ πατρίδι αὐτοῦ. 25 ἐπ’ ἀληθείας δὲ λέγω ὑμῖν, πολλαὶ χῆραι ἦσαν ἐν ταῖς ἡμέραις Ἠλίου ἐν τῷ Ἰσραήλ, ὅτε ἐκλείσθη ὁ οὐρανὸς ⸀ἐπὶ ἔτη τρία καὶ μῆνας ἕξ, ὡς ἐγένετο λιμὸς μέγας ἐπὶ πᾶσαν τὴν γῆν, 26 καὶ πρὸς οὐδεμίαν αὐτῶν ἐπέμφθη Ἠλίας εἰ μὴ εἰς Σάρεπτα τῆς ⸀Σιδωνίας πρὸς γυναῖκα χήραν. 27 καὶ πολλοὶ λεπροὶ ἦσαν ⸂ἐν τῷ Ἰσραὴλ ἐπὶ Ἐλισαίου τοῦ προφήτου⸃, καὶ οὐδεὶς αὐτῶν ἐκαθαρίσθη, εἰ μὴ Ναιμὰν ὁ Σύρος. 28 καὶ ἐπλήσθησαν πάντες θυμοῦ ἐν τῇ συναγωγῇ ἀκούοντες ταῦτα, 29 καὶ ἀναστάντες ἐξέβαλον αὐτὸν ἔξω τῆς πόλεως, καὶ ἤγαγον αὐτὸν ἕως ὀφρύος τοῦ ὄρους ἐφ’ οὗ ἡ πόλις ⸂ᾠκοδόμητο αὐτῶν, ὥστε⸃ κατακρημνίσαι αὐτόν· 30 αὐτὸς δὲ διελθὼν διὰ μέσου αὐτῶν ἐπορεύετο.
Lettura Ortodossa14 Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe (bet ha-keneset, le case dell'assemblea) ed era ⓘ. 16 Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e di Shabbat (il sabato) entrò nella sinagoga (bet ha-keneset, la casa dell'assemblea) secondo il suo solito, e si alzò per la haftarah, la lettura dei Neviim (i Profeti), ⓘ, da osservante. 17 Gli fu dato il ⓘ; ⓘ e trovò il passo dove ⓘ: 18 «ⓘ e mi ha mandato a portare ai ⓘ il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la ⓘ e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, 19 a proclamare l'ⓘ». 20 Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò al chazzan (l'ⓘ) e sedette. Nella sinagoga (bet ha-keneset), gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21 Allora cominciò a dire loro: «ⓘ che voi avete ascoltato». 22 Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: «ⓘ?». 23 Ma egli rispose loro: «Di certo voi mi citerete questo ⓘ: ⓘ. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!». 24 Poi aggiunse: «In verità io vi dico: ⓘ. 25 Anzi, in verità io vi dico: ⓘ, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a ⓘ. 27 C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro ottenne la taharah (la purità rituale dalla lebbra), ⓘ». 28 All'udire queste cose, tutti nella sinagoga (bet ha-keneset) ⓘ. 29 Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ⓘ, sul quale era costruita la loro città, per ⓘ. 30 Ma egli, ⓘ, se ne andò.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La sinagoga di Nazaret nel I secolo era uno spazio comunitario multifunzionale: luogo di lettura pubblica della Torah, istruzione e giurisdizione locale. Il servizio sabbatico prevedeva, dopo la lettura della parashah dalla Torah, una lettura profetica (haftarah), tenuta in piedi, seguita da un commento seduto — esattamente i gesti descritti ai vv. 16 e 20. La Galilea del periodo erodi-ano era teatro di tensioni tra popolazioni rurali e centri di potere templare gerosolimitano; Nazaret era un villaggio minore, lontano dalle rotte commerciali principali. Il riferimento a Elia e Naaman richiama episodi storicamente contestualizzati nella crisi dell'VIII-IX secolo a.C., ma la loro funzione nel discorso è profetica, non etnografica: sono precedenti scritturistici interni alla Bibbia d'Israele, non argomenti per un universalismo post-israelitico.

Analisi lessicale

Il participio doxazómenos hypò pántōn (v. 15) — «glorificato da tutti» — ha valore durativo: l'accoglienza iniziale è un processo in corso, non un fatto puntuale. Al v. 16 katà tò eiōthós («secondo il suo solito») segnala un'abitudine consolidata: la pratica sabbatica di Gesù è descritta come norma, non eccezione.

Al v. 18 échrisén me traduce direttamente Is 61,1 (LXX): il verbo chríō («ungere») è il calco greco di māšaḥ (ebraico), da cui māšîaḥ. Non si tratta di un'unzione metaforica: il termine radica l'identità di Gesù nella categoria profetica-regia d'Israele. Pneûma kyríou va letto come rûaḥ YHWH, non come «spirito» in senso platonico-immateriale: la rûaḥ è forza dinamica e concreta nell'AT (Is 11,2; Ez 36,27).

Al v. 19 eniautòn kyríou dektón è lo shnat ratzon, l'anno giubilare di Lv 25: remissione dei debiti, liberazione dei servi, restituzione delle terre. Il termine áphesin (v. 18) — «remissione/liberazione» — rispecchia l'aramaico derôr (Lv 25,10), proclamazione di libertà giubilare. Al v. 23 parabolḗ corrisponde al māšāl ebraico, detto proverbiale o comparativo.

Fonti ebraiche

La citazione di Is 61,1-2 costituisce il nucleo del brano, con l'inserzione di Is 58,6 («liberare gli oppressi»). Nel rotolo di Isaia di Qumran (1QIsaa) il testo è sostanzialmente identico alla tradizione masorética. L'«anno di grazia» rimanda direttamente a Lv 25, il testo fondativo del giubileo, in cui YHWH ordina la remissione ogni cinquant'anni come imitazione della libertà dall'Egitto (Lv 25,38-42).

Gli episodi di Elia presso la vedova di Sarepta (1Re 17,8-24) e di Eliseo con Naaman il Siro (2Re 5) sono narrati nel ciclo profetico deuteronomistico: entrambi rappresentano situazioni in cui la rûaḥ profetica opera fuori dai confini geografici di Israele. La logica non è di sostituzione bensì di ampiezza dell'alleanza, coerente con la pedagogia di Amos 9,7 («Non siete voi come i Cushiti per me?») e Ger 18,7-10. Il proverbio del «profeta non accolto nella sua patria» (v. 24) trova parallelo nella tradizione profetica veterotestamentaria (cfr. Ger 11,21; 12,6) e nella letteratura intertestamentale.

Halakhah e dimensione pratica

La pratica liturgica descritta al v. 16 riflette la struttura halakhica del servizio sinagogale: la lettura della haftarah era un atto normato, affidato a chi era chiamato dalla comunità (sheliach tzibbur). Il commento seduto — kathísas (v. 20) — è la postura halakhicamente riconosciuta per l'insegnamento autorevole (cfr. m.Sotah 7,7-8 sulla lettura pubblica delle Scritture).

Il lessico della liberazione è giuridicamente preciso: áphesin/derôr è il termine tecnico della remissione giubilare (Lv 25,10), che include la liberazione degli schiavi per debiti e la restituzione patrimoniale. In ambito halakhico il giubileo comportava obblighi precisi: la cessazione del lavoro agricolo, la cancellazione dei contratti di servitù, il ritorno alle famiglie originarie (m.Shevi'it; Sifra su Lv 25). L'«unzione» (échrisén) richiama il rito di consacrazione del māšîaḥ, figura attesa sia in ambito regale (1Sam 16,13) sia sacerdotale (Es 28,41), con implicazioni giuridiche precise per l'autorità del consacrato. Il principio dello sheliach — «l'inviato di un uomo è come lui stesso» (shelîaḥ ādām kemôtô, m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — è rilevante per la missione descritta: chi è consacrato e inviato agisce con l'autorità di chi manda.

Lettura non sostitutiva

Il programma di Is 61,1-2 è sociale, concreto, radicato nella storia dell'alleanza: poveri evangelizzati, prigionieri liberati, anno giubilare. Non è una salvezza disincarnata né spiritualizzata. Gesù non annuncia l'abolizione della Torah ma il compimento di una promessa iscritta nel cuore della Scrittura d'Israele — «oggi si è compiuta questa Scrittura» (v. 21): il verbo peplḗrōtai indica adempimento nella storia, non revoca.

Gli esempi di Elia ed Eliseo non intendono rigettare Israele: sono tratti dalla Scrittura d'Israele stessa e seguono la logica profetica del rimprovero interno, analoga a quella di Amos e Geremia verso il popolo dell'alleanza. Lo sdegno dei vv. 28-29 è dei compaesani di Nazaret — eplḗsthēsan ... thymoû — non «dei Giudei» come categoria: la distinzione è testualmente necessaria. La grazia di Dio che raggiunge il pagano non esclude Israele ma eccede la pretesa di chi la vuole proprietà esclusiva, coerentemente con la profezia classica. L'alleanza non è abolita; la sua apertura è affermata dalla Scrittura stessa.

Note testuali

  • v. 15 — doxazómenos hypò pántōn: glorificato da tutti, participio durativo; accoglienza in corso.
  • v. 16 — katà tò eiōthós ... tōn sabbátōn: secondo il suo solito, di sabato; Gesù osservante, lettura della haftarah profetica. Anéstē anagnônai: si alzò per la lettura del passo profetico, parte ordinaria della liturgia sinagogale dello Shabbat.
  • v. 17 — biblíon toû prophḗtou Ēsaḯou: il rotolo (megillah) di Isaia; anaptýxas tò biblíon: srotolò il volume. Ên gegramménon: stava scritto, perfetto di stato perdurante.
  • v. 18-19 — Pneûma kyríou ep' emé ... échrisén me: citazione di Is 61,1-2 (+58,6); échrisén = mi ha unto, mi ha reso māšîaḥ. Ptōchoîs: gli anawim, i poveri della promessa profetica. Áphesin: remissione/liberazione (derôr, Lv 25). Eniautòn kyríou dektón: lo shnat ratzon, l'anno giubilare (Lv 25).
  • v. 20 — hypērétēs: l'addetto della sinagoga che custodiva e porgeva i rotoli per la lettura.
  • v. 21 — Sḗmeron peplḗrōtai hē graphḗ: il compimento è oggi, nella storia — non rinviato.
  • v. 22 — Ouchì hyiós estin Iōsḗph: la familiarità che diventa ostacolo al riconoscimento.
  • v. 23 — parabolḗ: il māšāl, detto comparativo. Iatré, therápeuson seautón: il proverbio popolare.
  • v. 24 — oudeìs prophḗtēs dektós ... en tê patrídi: il destino del profeta rifiutato dai suoi.
  • vv. 25-26 — Sárepta tês Sidōnías: in territorio pagano, fuori d'Israele (1Re 17,8-24); precedente scritturistico interno, monito a Nazaret.
  • v. 27 — ei mḕ Naimàn ho Sýros: il pagano purificato (2Re 5); precedente scritturistico, non rigetto d'Israele.
  • vv. 28-29 — eplḗsthēsan ... thymoû: l'ira dei compaesani di Nazaret (non «i Giudei»). Ophrýos toû órous: il sopracciglio, la sporgenza del monte. Katakrēmnísai: precipitarlo dal dirupo.
  • v. 30 — dielthṑn dià mésou autôn: attraversando in mezzo a loro, se ne andava.

Domande Frequenti

Perché Gesù sceglie proprio Isaia 61 come testo programmatico?

Is 61,1-2 concentra i temi del giubileo (Lv 25), dell'unzione profetica e della liberazione dei poveri. Nella tradizione del Secondo Tempio questi elementi erano associati all'attesa messianica; la scelta ancora il ministero di Gesù alla promessa d'Israele, non a un programma estraneo ad essa.

Gli esempi di Elia ed Eliseo implicano che Gesù stia rifiutando Israele?

No. Entrambi gli episodi (1Re 17; 2Re 5) sono tratti dalla Scrittura d'Israele e seguono la logica profetica del rimprovero interno, analoga ad Amos e Geremia. La grazia che raggiunge il pagano non sostituisce Israele; eccede la pretesa di chi la considera proprietà esclusiva.

Cosa significa concretamente «anno di grazia del Signore» (eniautòn kyríou dektón)?

È lo shnat ratzon di Lv 25: l'anno giubilare con remissione dei debiti, liberazione degli schiavi per debiti e restituzione delle terre. Il termine áphesin/derôr è tecnico-giuridico, non metaforico: il compimento annunciato da Gesù ha contenuto sociale e halakhico preciso.

Lo sdegno finale (vv. 28-29) è attribuibile «ai Giudei» in senso collettivo?

No. Il testo specifica che sono i compaesani di Nazaret (eplḗsthēsan ... thymoû). Attribuire la reazione all'intero popolo sarebbe un anacronismo antisemita senza base nel testo greco; il conflitto è localizzato e si inscrive nel topos profetico del rifiuto del profeta nella propria patria (v. 24).

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.