Torna alle Fonti

La porta stretta e lamento su Gerusalemme — Luca 13,22-35

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

La porta stretta e lamento su Gerusalemme

22-35
Greco22 Καὶ διεπορεύετο κατὰ πόλεις καὶ κώμας διδάσκων καὶ πορείαν ποιούμενος εἰς ⸀Ἱεροσόλυμα. 23 εἶπεν δέ τις αὐτῷ· Κύριε, εἰ ὀλίγοι οἱ σῳζόμενοι; ὁ δὲ εἶπεν πρὸς αὐτούς· 24 Ἀγωνίζεσθε εἰσελθεῖν διὰ τῆς στενῆς ⸀θύρας, ὅτι πολλοί, λέγω ὑμῖν, ζητήσουσιν εἰσελθεῖν καὶ οὐκ ἰσχύσουσιν, 25 ἀφ’ οὗ ἂν ἐγερθῇ ὁ οἰκοδεσπότης καὶ ἀποκλείσῃ τὴν θύραν, καὶ ἄρξησθε ἔξω ἑστάναι καὶ κρούειν τὴν θύραν λέγοντες· ⸀Κύριε, ἄνοιξον ἡμῖν· καὶ ἀποκριθεὶς ἐρεῖ ὑμῖν· Οὐκ οἶδα ὑμᾶς πόθεν ἐστέ. 26 τότε ἄρξεσθε λέγειν· Ἐφάγομεν ἐνώπιόν σου καὶ ἐπίομεν, καὶ ἐν ταῖς πλατείαις ἡμῶν ἐδίδαξας· 27 καὶ ἐρεῖ ⸀λέγων ὑμῖν· Οὐκ ⸀οἶδα πόθεν ἐστέ· ἀπόστητε ἀπ’ ἐμοῦ, πάντες ⸀ἐργάται ἀδικίας. 28 ἐκεῖ ἔσται ὁ κλαυθμὸς καὶ ὁ βρυγμὸς τῶν ὀδόντων, ὅταν ⸀ὄψησθε Ἀβραὰμ καὶ Ἰσαὰκ καὶ Ἰακὼβ καὶ πάντας τοὺς προφήτας ἐν τῇ βασιλείᾳ τοῦ θεοῦ, ὑμᾶς δὲ ἐκβαλλομένους ἔξω. 29 καὶ ἥξουσιν ἀπὸ ἀνατολῶν καὶ δυσμῶν καὶ ⸀ἀπὸ βορρᾶ καὶ νότου καὶ ἀνακλιθήσονται ἐν τῇ βασιλείᾳ τοῦ θεοῦ. 30 καὶ ἰδοὺ εἰσὶν ἔσχατοι οἳ ἔσονται πρῶτοι, καὶ εἰσὶν πρῶτοι οἳ ἔσονται ἔσχατοι. 31 Ἐν αὐτῇ τῇ ⸀ὥρᾳ προσῆλθάν τινες Φαρισαῖοι λέγοντες αὐτῷ· Ἔξελθε καὶ πορεύου ἐντεῦθεν, ὅτι Ἡρῴδης θέλει σε ἀποκτεῖναι. 32 καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Πορευθέντες εἴπατε τῇ ἀλώπεκι ταύτῃ· Ἰδοὺ ἐκβάλλω δαιμόνια καὶ ἰάσεις ⸀ἀποτελῶ σήμερον καὶ αὔριον, καὶ τῇ τρίτῃ τελειοῦμαι. 33 πλὴν δεῖ με σήμερον καὶ αὔριον καὶ τῇ ἐχομένῃ πορεύεσθαι, ὅτι οὐκ ἐνδέχεται προφήτην ἀπολέσθαι ἔξω Ἰερουσαλήμ. 34 Ἰερουσαλὴμ Ἰερουσαλήμ, ἡ ἀποκτείνουσα τοὺς προφήτας καὶ λιθοβολοῦσα τοὺς ἀπεσταλμένους πρὸς αὐτήν— ποσάκις ἠθέλησα ἐπισυνάξαι τὰ τέκνα σου ὃν τρόπον ὄρνις τὴν ἑαυτῆς νοσσιὰν ὑπὸ τὰς πτέρυγας, καὶ οὐκ ἠθελήσατε. 35 ἰδοὺ ἀφίεται ὑμῖν ὁ οἶκος ⸀ὑμῶν. λέγω ⸀δὲ ⸀ὑμῖν, οὐ μὴ ⸂ἴδητέ με⸃ ἕως ⸂ἥξει ὅτε⸃ εἴπητε· Εὐλογημένος ὁ ἐρχόμενος ἐν ὀνόματι κυρίου.
Lettura Ortodossa22 Passava insegnando per città e villaggi, in cammino verso Gerusalemme. 23 Un tale gli chiese: «Signore, ⓘ?». Disse: 24 «ⓘ, perché molti cercheranno di entrare e non vi riusciranno. 25 Quando il ⓘ si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, busserete: Signore, aprici! Ma egli risponderà: ⓘ. 26 Direte: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e hai insegnato nelle nostre piazze. 27 Ma egli: Non so di dove siete. Allontanatevi da me, ⓘ! 28 Là sarà pianto e stridore di denti, quando ⓘ. 29 ⓘ e ⓘ. 30 Vi sono ⓘ, e vi sono primi destinati a divenire ultimi». 31 In quel momento alcuni ⓘ vennero a dirgli: «Vattene di qui, perché Erode ti vuole uccidere». 32 Rispose: «Andate a dire a ⓘ: Ecco, scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani, e ⓘ. 33 Però è necessario che io oggi, domani e il giorno seguente prosegua il cammino, perché ⓘ. 34 ⓘ, che uccidi i profeti e ⓘ, quante volte ho voluto ⓘ, e voi non avete voluto! 35 Ecco, ⓘ. Non mi vedrete più, ⓘ!».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La pericope si colloca nel lungo viaggio verso Gerusalemme (Lc 9,51–19,44), ambientato nella Galilea e Perea soggette a Erode Antipa, tetrarca (4 a.C.–39 d.C.) figura politica di secondo rango rispetto ai grandi sovrani. Il Tempio di Gerusalemme — centro cultuale, giuridico e fiscale del giudaismo del Secondo Tempio — costituisce l'orizzonte drammatico: verso di esso convergono i pellegrini tre volte l'anno, recitando il Salmo 118,26 alle porte. La domanda sul numero dei salvati (ei olígoi hoi sōizómenoi) è tipica della disputa scolastica contemporanea: Flavio Giuseppe attesta il dibattito escatologico tra farisei, sadducei e terza filosofia (Ant. XVIII,1,2-6). Il contesto geografico e giuridico è quello del movimento profetico intracorrente al giudaismo del Secondo Tempio, con maestri itineranti che insegnano nelle sinagoghe lungo il percorso.

Analisi lessicale

Il v. 24 contiene l'imperativo presente durativo agōnízesthe («lottate», da agṓn, la gara atletica): non semplice sforzo momentaneo ma tensione continua del fare, spostando la domanda speculativa verso l'urgenza pratica. Il sostrato aramaico di agōnízesthe richiama il verbo yishtadel, «si adoperi con impegno». La stenḕ thýra («porta stretta») non è un sapere esoterico iniziatico ma il varco dell'obbedienza concreta alla volontà di Dio. Al v. 27 ergátai adikías («operatori di ingiustizia») cita il Salmo 6,9 LXX, laddove il salmista allontana chi si oppone all'opera di Dio. Al v. 32 tê trítē teleioûmai: teleioûmai (presente passivo di teleióō) significa «sono portato al compimento», con evidente allusione al telos pasquale, non mera conclusione temporale. Al v. 34 il vocativo geminato Ierousalḕm Ierousalḕm è semiticismo stilistico del lamento profetico (cf. 2Sam 18,33: «Assalonne, figlio mio»). L'immagine della órnis («gallina/chioccia») che raduna i pulcini (epishynáxai) richiama in ebraico la radice k-n-p («ala, protezione»), presente in Rut 2,12 e nel Salmo 91,4. Al v. 35 aphíetai hymîn ho oîkos: l'abbandono della casa è formulato con il presente passivo, allusione profetica alla Shekinah che si ritira; kýrios rende YHWH nel Salmo 118,26.

Fonti ebraiche

L'immagine del banchetto escatologico con Abramo, Isacco e Giacobbe riprende Isaia 25,6 («un banchetto di cibi succulenti») e la tradizione della Malkhut Elohim, la Sovranità di Dio presente nei Salmi di Salomone (17,32) e nei Rotoli di Qumran (1QSa 2,11-22, il pasto messianico). L'annuncio «verranno da oriente e occidente, da settentrione e mezzogiorno» (hḗxousin apò anatolôn) intesse tre profezie: Isaia 49,12 (il raduno degli esiliati dai confini della terra), Salmo 107,3 (il raduno dei dispersi dai quattro punti cardinali), Malachia 1,11 (le nazioni che offrono sacrifici puri al nome di YHWH). Il tono è chiaramente inclusivo: le genti si aggiungono ai patriarchi, compiendo la vocazione di Abramo a essere benedizione per tutte le famiglie della terra (Gn 12,3). L'espressione «quella volpe» (tê alṓpeki) per Erode Antipa trova parallelo nel linguaggio rabbinico tannaitico, dove la volpe simbolizza l'astuto di second'ordine privo della grandezza del leone. La formula del lamento profetico su una città (Ierousalḕm Ierousalḕm) richiama Geremia 22,29 («terra, terra, terra, ascolta la parola del Signore»). L'immagine materna della chioccia echeggia il Salmo 91,4 («ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio») e Deuteronomio 32,11 (l'aquila che veglia sui piccoli). La chiusa con il Salmo 118,26 (Eulogēménos ho erchómenos en onómati kyríou) è l'acclamazione dei pellegrini alle porte del Tempio, ricontestualizzata come attesa messianica aperta.

Halakhah e dimensione pratica

La pericope mobilita strutture giuridiche del giudaismo del Secondo Tempio che la lettura devozionale spesso oscura: il principio della shlichut (mandato dell'inviato) e il tema dell'autenticazione dell'inviato dinanzi al mandante.

Il termine apestalménous (v. 34, «inviati») traduce shelichim (שְׁלִיחִים): secondo il principio sheliaḥ adam kemoto — «il mandatario di un uomo è come lui stesso» — attestato in m.Berakhot 5,5 e Qiddushin 43a, l'inviato agisce con piena autorità del mandante; uccidere il profeta-inviato equivale a rifiutare YHWH stesso. La domanda iniziale sul numero dei salvati (oligoi) richiama il dibattito halakhico sull'ammissione al 'olam ha-ba': la Mishnah (m.Sanhedrin 10,1) elenca categorie che «non hanno parte nel mondo futuro», indicando criteri di condotta (ma'asim), non di appartenenza etnica. Il padrone di casa (ho oikodespótēs) che chiude la porta del convito riflette le norme di purità conviviale (ḥavurot), dove l'accesso al banchetto comune richiedeva l'adesione a una prassi condivisa, non la sola conoscenza del padrone. Il principio «primo/ultimo» (éschatoi/prôtoi, v. 30) rispecchia il rovesciamento delle precedenze nel giudizio, tema presente nella tradizione tannaitica sul merito degli avi (zekhut avot) che non esime dalla responsabilità personale. La «porta stretta» (stenḕ thýra) si inscrive nel dibattito sulle mitzvot come via di accesso concreto alla Sovranità di Dio, coerente con m.Avot 2,4: «Fa' della Sua volontà la tua volontà».

Lettura non sostitutiva

L'esegesi storico-critica esclude ogni lettura supersessionista di questa pericope. I patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe «e tutti i profeti» sono esplicitamente dentro il Regno di Dio (v. 28): l'antitesi non contrappone Israele ai popoli delle nazioni, ma i presuntuosi — chi ha solo familiarità esteriore («abbiamo mangiato con te», v. 26) — a coloro che compiono la volontà di Dio. Le genti che «verranno da oriente e occidente» (Is 49,12) si aggiungono al banchetto messianico insieme ai patriarchi d'Israele, compiendo la promessa ad Abramo (Gn 12,3), non sostituendo il suo discendenza. I perushim (farisei) del v. 31 non sono avversari ma interlocutori premurosi che avvertono Gesù del pericolo di Erode: riconoscere questa distinzione impedisce la generalizzazione antistorica che collettivizza la responsabilità. Il lamento su Gerusalemme (v. 34) è grido d'amore ferito — la metafora della chioccia che raccoglie i pulcini è immagine di cura materna, non di ripudio. La formula finale «la vostra casa vi è lasciata» (v. 35) allude alla distruzione del Tempio (70 d.C.) senza pronunciare una condanna definitiva: la citazione del Salmo 118,26 apre uno spazio di attesa e speranza, non di chiusura. Il compimento profetico non implica abrogazione dell'alleanza: è la pienezza della vocazione profetica d'Israele, secondo la logica di Matteo 5,17.

Note testuali

  • v. 23 — ei olígoi hoi sōizómenoi: domanda speculativa sul numero dei salvati, tipica della disputa scolastica del Secondo Tempio.
  • v. 24 — agōnízesthe: presente imperativo durativo, «lottate con impegno continuo»; stenês thýras: «porta stretta», il varco dell'obbedienza concreta, non esotericismo iniziatico.
  • v. 25 — ho oikodespótēs: «il padrone di casa», signore del convito che chiude la porta; Ouk oîda hymâs póthen esté: «non so di dove siete», non-riconoscimento di chi ha sola familiarità esteriore.
  • v. 27 — ergátai adikías: «operatori di ingiustizia», citazione del Salmo 6,9 LXX.
  • v. 28-29 — Abraàm ... en tê basileíai: i patriarchi e i profeti d'Israele sono dentro il Regno; hḗxousin apò anatolôn: raduno escatologico (Is 49,12; Sal 107,3; Ml 1,11), inclusione non sostituzione.
  • v. 30 — éschatoi/prôtoi: rovesciamento escatologico delle precedenze terrene.
  • v. 31 — Pharisaîoi: i perushim, qui non ostili, avvertono Gesù del pericolo.
  • v. 32 — tê alṓpeki: «quella volpe» = Erode Antipa, astuto di second'ordine; tê trítē teleioûmai: «il terzo giorno sono portato al compimento», allusione pasquale.
  • v. 33 — ouk endéchetai prophḗtēn apolésthai éxō Ierousalḗm: destino del profeta legato alla città del Tempio.
  • v. 34 — Ierousalḕm Ierousalḗm: vocativo geminato semitico del lamento profetico; tous apestalménous: shelichim, inviati con autorità del mandante; epishynáxai ... hòn órnis: la chioccia, eco di Sal 91,4 e Dt 32,11.
  • v. 35 — aphíetai hymîn ho oîkos: abbandono del Tempio (70 d.C.), non ripudio eterno; Eulogēménos ho erchómenos en onómati kyríou: Sal 118,26, acclamazione dei pellegrini, speranza di futuro accoglimento.

Domande Frequenti

Perché Gesù dice «lottate» invece di «sforzatevi»?

Il termine greco agōnízesthe (presente imperativo durativo) indica un impegno continuo e attivo, non uno sforzo puntuale. Il sostrato aramaico richiama il verbo «si adoperi con impegno». Gesù sposta la domanda speculativa sul numero dei salvati verso la prassi concreta del fare la volontà di Dio, coerente con m.Avot 2,4.

I farisei di Luca 13,31 sono avversari di Gesù?

No: in questo passaggio i perushim lo avvertono del pericolo rappresentato da Erode Antipa. La distinzione è storicamente rilevante e impedisce la generalizzazione antistorica. Flavio Giuseppe attesta la varietà interna al movimento farisaico (Ant. XVIII,1,3), che non era monoliticamente ostile ai movimenti profetici.

Cosa significa «la vostra casa vi è lasciata» (v. 35)?

La formula aphíetai hymîn ho oîkos allude alla distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.) e alla ritirata della Shekinah, tema già presente in Ezechiele 10-11. Non è condanna definitiva: la citazione immediata del Salmo 118,26 («benedetto colui che viene nel nome del Signore») mantiene aperta la speranza di un futuro accoglimento.

Le genti «da oriente e occidente» sostituiscono Israele nel banchetto messianico?

No. I patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe «e tutti i profeti» sono esplicitamente dentro il Regno (v. 28). Le genti si aggiungono, compiendo la promessa di Genesi 12,3 e le profezie del raduno escatologico (Is 49,12; Sal 107,3; Ml 1,11). La struttura è inclusiva, non sostitutiva.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.