Torna alle Fonti

Deuteronomio 25 — makkòt, yibbùm, pesi giusti e Zakhòr Amalek

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

0 di 267 pericopi lette(0%)

Deuteronomio 25 — makkòt, yibbùm, pesi giusti e Zakhòr Amalek

Deuteronomio 25,1-19·MT (OSHB) + LXX·16/21
1
Ebraico (MT)כי יהיה ריב בין אנשים ונגשו אל המשפט ושפטום והצדיקו את הצדיק והרשיעו את הרשע
Septuaginta (LXX)Ἐὰν δὲ γένηται ἀντιλογία ἀνὰ μέσον ἀνθρώπων καὶ προσέλθωσιν εἰς κρίσιν καὶ κρίνωσιν καὶ δικαιώσωσιν τὸν δίκαιον καὶ καταγνῶσιν τοῦ ἀσεβοῦς,
Lettura OrtodossaQuando vi sarà una ⓘ fra uomini, ed essi si accosteranno al ⓘ, e li giudicheranno, ⓘ.
21
Ebraico (MT)והיה אם בן הכות הרשע והפילו השפט והכהו לפניו כדי רשעתו במספר
Septuaginta (LXX)καὶ ἔσται ἐὰν ἄξιος ᾖ πληγῶν ὁ ἀσεβῶν, καὶ καθιεῖς αὐτὸν ἔναντι τῶν κριτῶν καὶ μαστιγώσουσιν αὐτὸν ἐναντίον αὐτῶν κατὰ τὴν ἀσέβειαν αὐτοῦ ἀριθμῷ.
Lettura OrtodossaE avverrà che, se il malvagio ⓘ, il giudice lo farà ⓘ e lo si batterà alla sua presenza, secondo la misura della sua colpa, ⓘ.
32
Ebraico (MT)ארבעים יכנו לא יסיף פן יסיף להכתו על אלה מכה רבה ונקלה אחיך לעיניך
Septuaginta (LXX)τεσσαράκοντα μαστιγώσουσιν αὐτόν, οὐ προσθήσουσιν· ἐὰν δὲ προσθῶσιν μαστιγῶσαι αὐτὸν ὑπὲρ ταύτας τὰς πληγὰς πλείους, ἀσχημονήσει ὁ ἀδελφός σου ἐναντίον σου.
Lettura Ortodossaⓘ colpi gli darà, ⓘ: perché, se aggiungesse, percuotendolo oltre questi colpi una percossa abbondante, sarebbe ⓘ ai tuoi occhi.
44
Ebraico (MT)לא תחסם שור בדישו
Septuaginta (LXX)Οὐ φιμώσεις βοῦν ἀλοῶντα.
Lettura Ortodossaⓘ.
51
Ebraico (MT)כי ישבו אחים יחדו ומת אחד מהם ובן אין לו לא תהיה אשת המת החוצה לאיש זר יבמה יבא עליה ולקחה לו לאשה ויבמה
Septuaginta (LXX)Ἐὰν δὲ κατοικῶσιν ἀδελφοὶ ἐπὶ τὸ αὐτὸ καὶ ἀποθάνῃ εἷς ἐξ αὐτῶν, σπέρμα δὲ μὴ ᾖ αὐτῷ, οὐκ ἔσται ἡ γυνὴ τοῦ τεθνηκότος ἔξω ἀνδρὶ μὴ ἐγγίζοντι· ὁ ἀδελφὸς τοῦ ἀνδρὸς αὐτῆς εἰσελεύσεται πρὸς αὐτὴν καὶ λήμψεται αὐτὴν ἑαυτῷ γυναῖκα καὶ συνοικήσει αὐτῇ.
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——Se poi fratelli abiteranno insieme e uno di loro morirà senza avere ⓘ, la moglie del defunto non andrà fuori, a un uomo ⓘ: il fratello di suo marito entrerà da lei, la prenderà a sé in moglie e convivrà con lei.—— Masoretico (TM) ——Quando ⓘ, e uno di loro morrà ⓘ, la moglie del morto non sarà data fuori a un uomo ⓘ: il suo ⓘ verrà a lei, se la prenderà in moglie e ⓘ.
61
Ebraico (MT)והיה הבכור אשר תלד יקום על שם אחיו המת ולא ימחה שמו מישראל
Septuaginta (LXX)καὶ ἔσται τὸ παιδίον, ὃ ἐὰν τέκῃ, κατασταθήσεται ἐκ τοῦ ὀνόματος τοῦ τετελευτηκότος, καὶ οὐκ ἐξαλειφθήσεται τὸ ὄνομα αὐτοῦ ἐξ Ισραηλ.
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E sarà: il ⓘ che ella partorirà sarà costituito a perpetuare il nome del morto, e non sarà cancellato il suo nome da Israèl.—— Masoretico (TM) ——E avverrà che il ⓘ che ella partorirà ⓘ, ⓘ.
7
Ebraico (MT)ואם לא יחפץ האיש לקחת את יבמתו ועלתה יבמתו השערה אל הזקנים ואמרה מאין יבמי להקים לאחיו שם בישראל לא אבה יבמי
Septuaginta (LXX)ἐὰν δὲ μὴ βούληται ὁ ἄνθρωπος λαβεῖν τὴν γυναῖκα τοῦ ἀδελφοῦ αὐτοῦ, καὶ ἀναβήσεται ἡ γυνὴ ἐπὶ τὴν πύλην ἐπὶ τὴν γερουσίαν καὶ ἐρεῖ Οὐ θέλει ὁ ἀδελφὸς τοῦ ἀνδρός μου ἀναστῆσαι τὸ ὄνομα τοῦ ἀδελφοῦ αὐτοῦ ἐν Ισραηλ, οὐκ ἠθέλησεν ὁ ἀδελφὸς τοῦ ἀνδρός μου.
Lettura OrtodossaE se ⓘ prendere la sua cognata, salirà la cognata ⓘ, dagli ⓘ, e dirà: «ⓘ di suscitare a suo fratello un nome in Israele, non ha voluto compiere verso di me il dovere di levirato».
8
Ebraico (MT)וקראו לו זקני עירו ודברו אליו ועמד ואמר לא חפצתי לקחתה
Septuaginta (LXX)καὶ καλέσουσιν αὐτὸν ἡ γερουσία τῆς πόλεως αὐτοῦ καὶ ἐροῦσιν αὐτῷ, καὶ στὰς εἴπῃ Οὐ βούλομαι λαβεῖν αὐτήν,
Lettura OrtodossaE lo chiameranno gli anziani della sua città e gli parleranno; ed egli, stando in piedi, dirà: ⓘ.
9
Ebraico (MT)ונגשה יבמתו אליו לעיני הזקנים וחלצה נעלו מעל רגלו וירקה בפניו וענתה ואמרה ככה יעשה לאיש אשר לא יבנה את בית אחיו
Septuaginta (LXX)καὶ προσελθοῦσα ἡ γυνὴ τοῦ ἀδελφοῦ αὐτοῦ ἔναντι τῆς γερουσίας καὶ ὑπολύσει τὸ ὑπόδημα αὐτοῦ τὸ ἓν ἀπὸ τοῦ ποδὸς αὐτοῦ καὶ ἐμπτύσεται εἰς τὸ πρόσωπον αὐτοῦ καὶ ἀποκριθεῖσα ἐρεῖ Οὕτως ποιήσουσιν τῷ ἀνθρώπῳ, ὃς οὐκ οἰκοδομήσει τὸν οἶκον τοῦ ἀδελφοῦ αὐτοῦ·
Lettura OrtodossaE si accosterà a lui la sua cognata, agli occhi degli anziani, e gli ⓘ dal suo piede, ⓘ, e risponderà e dirà: «ⓘ che non vuole ⓘ».
10
Ebraico (MT)ונקרא שמו בישראל בית חלוץ הנעל
Septuaginta (LXX)καὶ κληθήσεται τὸ ὄνομα αὐτοῦ ἐν Ισραηλ Οἶκος τοῦ ὑπολυθέντος τὸ ὑπόδημα.
Lettura OrtodossaE sarà chiamato il suo nome in Israele: «ⓘ».
11
Ebraico (MT)כי ינצו אנשים יחדו איש ואחיו וקרבה אשת האחד להציל את אישה מיד מכהו ושלחה ידה והחזיקה במבשיו
Septuaginta (LXX)Ἐὰν δὲ μάχωνται ἄνθρωποι ἐπὶ τὸ αὐτό, ἄνθρωπος μετὰ τοῦ ἀδελφοῦ αὐτοῦ, καὶ προσέλθῃ γυνὴ ἑνὸς αὐτῶν ἐξελέσθαι τὸν ἄνδρα αὐτῆς ἐκ χειρὸς τοῦ τύπτοντος αὐτὸν καὶ ἐκτείνασα τὴν χεῖρα ἐπιλάβηται τῶν διδύμων αὐτοῦ,
Lettura OrtodossaQuando ⓘ uomini insieme, l'uno e suo fratello, e si accosterà la moglie dell'uno per ⓘ dalla mano di chi lo percuote, e stenderà la sua mano e ⓘ.
12
Ebraico (MT)וקצתה את כפה לא תחוס עינך
Septuaginta (LXX)ἀποκόψεις τὴν χεῖρα αὐτῆς· οὐ φείσεται ὁ ὀφθαλμός σου ἐπ’ αὐτῇ.
Lettura Ortodossaⓘ: ⓘ.
13
Ebraico (MT)לא יהיה לך בכיסך אבן ואבן גדולה וקטנה
Septuaginta (LXX)Οὐκ ἔσται ἐν τῷ μαρσίππῳ σου στάθμιον καὶ στάθμιον, μέγα ἢ μικρόν·
Lettura OrtodossaNon avrai nella tua ⓘ ⓘ, una ⓘ.
14
Ebraico (MT)לא יהיה לך בביתך איפה ואיפה גדולה וקטנה
Septuaginta (LXX)οὐκ ἔσται ἐν τῇ οἰκίᾳ σου μέτρον καὶ μέτρον, μέγα ἢ μικρόν·
Lettura OrtodossaNon avrai nella tua casa ⓘ, una grande e una piccola.
15
Ebraico (MT)אבן שלמה וצדק יהיה לך איפה שלמה וצדק יהיה לך למען יאריכו ימיך על האדמה אשר יהוה אלהיך נתן לך
Septuaginta (LXX)στάθμιον ἀληθινὸν καὶ δίκαιον ἔσται σοι, καὶ μέτρον ἀληθινὸν καὶ δίκαιον ἔσται σοι, ἵνα πολυήμερος γένῃ ἐπὶ τῆς γῆς, ἧς κύριος ὁ θεός σου δίδωσίν σοι ἐν κλήρῳ·
Lettura Ortodossaⓘ avrai, efa intera e giusta avrai, ⓘ sul ⓘ che il TetraGramma ⓘ ti dà.
16
Ebraico (MT)כי תועבת יהוה אלהיך כל עשה אלה כל עשה עול
Septuaginta (LXX)ὅτι βδέλυγμα κυρίῳ τῷ θεῷ σου πᾶς ποιῶν ταῦτα, πᾶς ποιῶν ἄδικον.
Lettura OrtodossaPoiché ⓘ tuo Dio è ⓘ, chiunque ⓘ.
17
Ebraico (MT)זכור את אשר עשה לך עמלק בדרך בצאתכם ממצרים
Septuaginta (LXX)Μνήσθητι ὅσα ἐποίησέν σοι Αμαληκ ἐν τῇ ὁδῷ ἐκπορευομένου σου ἐξ Αἰγύπτου,
Lettura Ortodossaⓘ ciò che ti fece ⓘ lungo la via, ⓘ.
18
Ebraico (MT)אשר קרך בדרך ויזנב בך כל הנחשלים אחריך ואתה עיף ויגע ולא ירא אלהים
Septuaginta (LXX)πῶς ἀντέστη σοι ἐν τῇ ὁδῷ καὶ ἔκοψέν σου τὴν οὐραγίαν, τοὺς κοπιῶντας ὀπίσω σου, σὺ δὲ ἐπείνας καὶ ἐκοπίας, καὶ οὐκ ἐφοβήθη τὸν θεόν·
Lettura OrtodossaEgli che ti ⓘ e ⓘ tutti i ⓘ dietro di te, mentre tu eri ⓘ; ⓘ.
191
Ebraico (MT)והיה בהניח יהוה אלהיך לך מכל איביך מסביב בארץ אשר יהוה אלהיך נתן לך נחלה לרשתה תמחה את זכר עמלק מתחת השמים לא תשכח
Septuaginta (LXX)καὶ ἔσται ἡνίκα ἐὰν καταπαύσῃ σε κύριος ὁ θεός σου ἀπὸ πάντων τῶν ἐχθρῶν σου τῶν κύκλῳ σου ἐν τῇ γῇ, ᾗ κύριος ὁ θεός σου δίδωσίν σοι ἐν κλήρῳ κατακληρονομῆσαι, ἐξαλείψεις τὸ ὄνομα Αμαληκ ἐκ τῆς ὑπὸ τὸν οὐρανὸν καὶ οὐ μὴ ἐπιλάθῃ.
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E sarà: quando il TetraGramma tuo Dio ti avrà dato riposo da tutti i tuoi nemici all'intorno, nella terra che il TetraGramma tuo Dio ti dà in sorte ⓘ, **cancellerai il nome di ⓘ** da sotto il cielo — e non dimenticare.—— Masoretico (TM) ——E avverrà, ⓘ tuo Dio ti darà ⓘ, nella terra che il TetraGramma tuo Dio ti dà ⓘ, ⓘ ⓘ: ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Significato

Deuteronomio 25 raccoglie un grappolo di norme civili e familiari che procedono dal foro giudiziario all'intimità domestica fino alla memoria collettiva: la flagellazione del tribunale, il levirato, il caso della donna che interviene nella rissa, i pesi onesti e infine il zakhòr di ʿAmalèq. È il «comando pratico» allo stato puro — la Torah non come dottrina astratta ma come misura concreta della vita: il numero dei colpi, il sandalo da togliere, la pietra da pesare, la memoria da custodire.

Il primo asse è la giustificazione forense (v. 1): ve-hitzdìqu et ha-tzaddìq ve-hirshìʿu et ha-rashàʿ, «dichiarando giusto colui che ha ragione e colpevole colui che ha torto». La radice tzdq è qui interamente giudiziaria: il giudice non infonde una qualità interiore, ma valida in tribunale la posizione corretta della parte. Il mishpàt è il giudizio, la sede della corte; il Sitz im Leben della parola è il banco dei giudici. Proiettarvi la controversia teologica posteriore sulla «giustificazione per fede o per opere» è anacronismo lessicale: qui tzaddìq significa «chi ha ragione nella causa», non un'antropologia della salvezza.

Segue la flagellazione (vv. 2-3): makkòt, le percosse, hanno un tetto rigoroso — arbaʿìm, «quaranta», «non di più» —, e la motivazione è sorprendente: «affinché tuo fratello non sia degradato ai tuoi occhi». L'uomo punito resta fratello: la pena espia e reintegra, non recide. Il levirato (vv. 5-10) — yibbùm compiuto dal yavàm, il cognato — ha una finalità precisa: lo yimmachèh shemò, «non sarà cancellato il suo nome» da Israèl. La continuità del nome del defunto è il valore protetto; il rifiuto apre la chalitzàh, lo scalzamento del sandalo presso gli anziani alla shàʿar, la porta-tribunale. Il caso della mano (vv. 11-12), i pesi giusti (vv. 13-16) — èven va-èven, «pietra e pietra», la doppia bilancia che è toʿevàh, abominio — e lo zakhòr ʿAmalèq (vv. 17-19) completano il quadro: la misura onesta come servizio del culto e la memoria comandata come mitzwàh, non vendetta privata.

Perché differisce dalle traduzioni correnti

La lettura Hebrew-first del v. 1 corregge una deriva interpretativa secolare. Il verbo hitzdìq non è qui «rendere giusto» in senso ontologico né «giustificare» nel senso paolino-riformato: la halakhah tannaitica lo intende come atto dichiarativo del giudice. La ghemarà insegna che il magistrato non deve difendere con sofismi una sentenza errata (Sanhedrìn 10a; Shevuòt 30b): la sua funzione è validare la posizione corretta delle parti, non costruirne una. Tradurre il versetto con la lente della «giustificazione per fede» significa caricare il testo deuteronomico di una controversia (Paolo, Riforma) che nasce un millennio dopo.

Il numero dei colpi mostra un'altra divergenza fra lettera e prassi. Il MT dice arbaʿìm, «quaranta» (v. 3), ma la halakhah tannaitica fissa trentanove colpi — «quaranta meno una» — per non rischiare di oltrepassare il limite della Torah qualora si sbagliasse il conto (Mishnah Makkòt 3,15; Sifrè Devarìm 286). La resa corrente «quaranta» è esatta sul piano testuale, ma la lettura ebraica ricorda che la cifra applicata è 39: la siepe protettiva attorno al comando.

Anche il v. 12 — «le taglierai la mano» — divide la lettera dalla ricezione. La lettura tannaitica non intende una mutilazione fisica ma un risarcimento pecuniario: chi danneggia paga il valore del danno, secondo la logica dell'indennizzo che la tradizione applica alla lex talionis. Qui la documentazione storica è esplicita: la formula del «occhio per occhio» indica «sostituzione ed equivalenza di valore, non identicità fisica». Una traduzione letteralista che immaginasse l'amputazione tradirebbe la halakhah anti-letteralista che governa il testo. Infine il TetraGramma (vv. 15-16, 19): dove l'ebraico ha il Nome proprio, la resa va mantenuta — è il TetraGramma tuo Dio che dona la terra e che detesta la frode, non un generico «Signore» livellato sul greco Kyrios.

Ricezioni stratificate

La ricezione ebraica di questo capitolo è anzitutto halakhica e tannaitica. La Mishnah dedica al numero dei colpi una norma puntuale: «Con quante percosse lo si batte? Quaranta meno una» (Makkòt 3,15), e il Sifrè Devarìm 286 ne deriva l'esegesi del «numero stabilito». La flagellazione, lungi dall'escludere il colpevole, lo reintegra: scontata la pena, l'uomo torna pienamente «fratello», non receduto dal patto, senza incorrere nel kàret (recisione). Sul levirato, la tradizione tannaitica e amoraica elabora un intero trattato, Yevamòt; vi si discutono i casi-limite della vedova e del suo diritto a risposarsi: «Se ci fossero stati due yevamìn con cui queste due vedove avrebbero potuto entrare in levirato, e poi i yevamìn fossero morti senza figli, le donne sarebbero state proibite di risposarsi» (Yevamòt 119b). La casistica mostra quanto la protezione del «nome» del defunto fosse intrecciata a delicate regole di parentela e di interdizione.

La ricezione cristiana di Deuteronomio 25 è di tipo citazionale e applicativo, in chiave di compimento e non di sostituzione. Il v. 4, lo tachsòm shor be-dishò — «non metterai la museruola al bue che trebbia» —, è ripreso da Paolo per fondare il diritto dell'apostolo a essere sostenuto dalla comunità (1Cor 9,9; 1Tm 5,18): la norma agraria diventa principio di giustizia retributiva verso chi lavora nel Vangelo. L'allusione paolina «verrò da voi con la verga?» (1Cor 4,21) presuppone l'istituto disciplinare ebraico della makkòt come sfondo culturale. In entrambi i casi il NT non abroga la Torah ma ne attualizza la ratio: la radice ebraica resta portante, e l'attualizzazione è ricezione posteriore innestata sul ceppo, secondo la logica «non sono venuto ad abolire ma a portare a compimento» (Mt 5,17).

Ricostruzione storica (aggadah)

Lo sfondo del capitolo è il diritto del Vicino Oriente antico, dove la flagellazione giudiziaria, il matrimonio leviratico e l'integrità dei pesi erano istituti diffusi. La Torah, però, li riformula con un orientamento etico peculiare. La flagellazione è limitata e finalizzata: il tetto dei colpi e la clausola «tuo fratello non sia degradato ai tuoi occhi» (v. 3) sottraggono la pena alla logica della crudeltà; la tradizione tannaitica abbassa il numero a 39 proprio per evitare l'eccesso (Mishnah Makkòt 3,15; Sifrè Devarìm 286). L'aggadah sottolinea che la pena «espia»: l'uomo punito è reintegrato nella comunità d'alleanza.

Il levirato riflette una società in cui la sopravvivenza del nome e della linea ereditaria è questione vitale. Il rito della chalitzàh — togliere il sandalo, sputare in faccia, pronunciare la formula «così si fa all'uomo che non edifica la casa di suo fratello» (vv. 9-10) — non è un castigo ma un atto giuridico pubblico, davanti agli anziani alla porta, che scioglie il vincolo e assegna al renitente il nome stigmatizzante «la casa dello scalzato del sandalo». Il trattato Yevamòt ne sviluppa la casistica, incluse le situazioni in cui il levirato è impedito da legami di interdizione (Yevamòt 119b).

Il caso della donna (vv. 11-12) è, nella lettura tannaitica, regolato come risarcimento: la «mano» tagliata è il valore del danno arrecato, non l'arto — coerentemente con l'esegesi rabbinica del talione come equivalenza di valore. I pesi e le misure (vv. 13-16) — èven va-èven, efàh ve-efàh, la pietra doppia e la misura doppia — sono dichiarati toʿevàh, abominio, allo stesso livello degli atti che la Torah più aborrisce: la frode commerciale è offesa al TetraGramma. Infine zakhòr ʿAmalèq (vv. 17-19): l'aggressione vile alla retroguardia stanca e affaticata del popolo in uscita da Mitzràyim, contro «i deboli dietro di te», fonda la mitzwàh della memoria. Non è incitamento alla vendetta personale ma comando liturgico: ricordare, e «cancellare la memoria di ʿAmalèq da sotto i cieli» quando il TetraGramma avrà dato riposo — un atto comunitario e differito, mai privato.

Osservanza pratica

Questo capitolo è normativo allo stato puro: ogni versetto genera un gesto. La flagellazione (vv. 2-3) si esegue concretamente entro il limite di 39 colpi fissato dalla Mishnah (Makkòt 3,15; Sifrè Devarìm 286), col colpevole disteso, in proporzione alla colpa, e con la cura di non degradare il «fratello»: è disciplina che mira al reinserimento, non all'esclusione. La sua continuità documentata nel NT si lega alla Correzione Fraterna della tassonomia comunitaria: chi corregge lo fa per recuperare il fratello, non per umiliarlo (l'allusione di Paolo alla «verga», 1Cor 4,21, presuppone proprio questo istituto misurato).

Il levirato e la chalitzàh (vv. 5-10) si compiono come atti precisi: il cognato che assume la vedova per «far sorgere il nome» del defunto, oppure il rito pubblico dello scalzamento del sandalo presso gli anziani quando egli rifiuta. La praxis tutela la memoria e la dignità della vedova; nel registro neotestamentario corrisponde ai Doveri domestici verso «Governo della Casa e Vedove» — la responsabilità concreta della comunità di non lasciare la vedova senza protezione e senza «nome».

I pesi giusti (vv. 13-16) si osservano materialmente: bilance integre, misure verificate, nessuna «pietra e pietra». È mitzvah quotidiana di chi commercia, e si aggancia ai Divieti di Avidità e alla Rettitudine e Giustizia della tassonomia: l'onestà nello scambio come atto di culto, perché la frode è toʿevàh davanti al TetraGramma. Lo zakhòr ʿAmalèq (vv. 17-19) si pratica come memoria liturgica — la tradizione ebraica ne ha derivato la lettura rituale annuale del passo —, non come azione armata individuale; nel registro neotestamentario trova continuità nelle Cose da Ricordare della tassonomia (santificazione-cammino): custodire la memoria del male subìto dai deboli e l'impegno a non dimenticarlo, affidando al tempo di Dio il «riposo dai nemici».

Note testuali

  • v. 1 — mishpàt = il giudizio/tribunale; ve-hitzdìqu et ha-tzaddìq ve-hirshìʿu et ha-rashàʿ = senso forense della radice tzdq: «dichiarare giusto» = il giudice valida in tribunale la posizione corretta della parte (Sanhedrìn 10a; Shevuòt 30b). Il Sitz im Leben è la corte di giustizia: leggere qui la controversia teologica posteriore «giustificazione per fede/per opere» (Paolo, Riforma) è anacronismo lessicale.
  • vv. 2-3 — makkòt (percosse): la halakhah tannaitica fissa 39 colpi («quaranta meno una», Makkòt 3,15; Sifrè Devarìm 286). Arbaʿìm yakkènnu lo yosìf = «quaranta lo si batterà, non di più». Flagellato, l'uomo torna «tuo fratello» (ve-niqlàh achìkha) — la pena espia e reintegra, non recide dal patto (no kàret).
  • v. 4 — lo tachsòm shor be-dishò = «non metterai la museruola al bue mentre trebbia»; ripreso da Paolo (1Cor 9,9; 1Tm 5,18): ricezione posteriore che ne estende la ratio al sostentamento dell'operaio del Vangelo.
  • vv. 5-10 — yavàm = cognato/levìr; yibbùm = dovere di levirato; lo yimmachèh shemò = «non sarà cancellato il suo nome»; ha-shàʿar = la porta (il tribunale, sede degli anziani); chalitzàh = rito dello scalzamento del sandalo; beit chalùtz ha-naʿàl = «la casa dello scalzato del sandalo», nome stigmatizzante del renitente. Il levirato protegge il nome del defunto (cfr. Yevamòt 119b sui casi-limite di interdizione della vedova).
  • vv. 11-12 — il caso della mano: la lettura tannaitica lo intende come risarcimento pecuniario, non mutilazione letterale — halakhah anti-letteralista, coerente con l'esegesi del talione come equivalenza di valore.
  • vv. 13-16 — èven va-èven = «pietra e pietra» (due pesi diversi); efàh ve-efàh = misura e misura; toʿevàh = abominio; la doppia bilancia falsata è offesa al TetraGramma.
  • vv. 17-19 — zakhòr = «ricorda» (imperativo); vayzannèv = «colpì alla retroguardia» (radice di zanàv, coda) i deboli (ha-necheshalìm); timchèh et zèkher ʿAmalèq = «cancellerai la memoria di ʿAmalèq»; lo tishkàch = «non dimenticare». La mitzwàh della memoria — comandata, liturgica, comunitaria — non vendetta privata.

Domande Frequenti

Perché la Torah dice «quaranta» colpi ma la pratica ebraica ne prevede trentanove?

Il testo (Dt 25,3) prescrive arbaʿìm, «quaranta». La halakhah tannaitica abbassa però la pena a 39 colpi — «quaranta meno una» (Mishnah Makkòt 3,15; Sifrè Devarìm 286) — per costruire una siepe protettiva: se si sbagliasse il conto, non si oltrepasserebbe mai il limite fissato dalla Torah. Una cautela tipica dell'esegesi rabbinica.

La «giustificazione» del v. 1 ha a che fare con la salvezza per fede?

No. Ve-hitzdìqu et ha-tzaddìq ha senso puramente forense: il giudice dichiara giusta in tribunale la parte che ha ragione, senza difendere con sofismi sentenze errate (Sanhedrìn 10a; Shevuòt 30b). Il contesto è la corte (mishpàt). Proiettarvi la controversia paolino-riformata sulla «giustificazione per fede o per opere» è un anacronismo lessicale.

Il versetto «le taglierai la mano» (v. 12) prescrive davvero una mutilazione?

La lettura tannaitica lo intende come risarcimento pecuniario, non amputazione: chi arreca il danno ne paga il valore. È la stessa esegesi anti-letteralista che interpreta il talione («occhio per occhio») come equivalenza di valore, non identità fisica. La halakhah converte la sanzione corporale in indennizzo monetario.

«Cancellare la memoria di ʿAmalèq» è un invito alla vendetta?

No. Zakhòr (vv. 17-19) istituisce una mitzwàh della memoria — comandata, liturgica e comunitaria — riferita all'aggressione vile contro i deboli alla retroguardia del popolo in uscita da Mitzràyim. La cancellazione è atto collettivo e differito, da compiere quando il TetraGramma avrà dato «riposo da tutti i nemici», mai vendetta privata; e va accompagnata dall'ordine «non dimenticare» (lo tishkàch).

Riferimenti biblici