Lettura OrtodossaE avvenne nel giorno in cui Mosheh terminòⓘ di erigere la Dimoraⓘ, che la unseⓘ e la santificòⓘ con tutti i suoi arredi, e l'altare con tutti i suoi arredi: li unse e li santificò.
2🔀1
Ebraico (MT)ויקריבו נשיאי ישראל ראשי בית אבתם הם נשיאי המטת הם העמדים על הפקדים
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E offrirono i principi d'Israèl, dodici principi delle case dei loro padriⓘ, questi i capi delle tribù, questi gli incaricati del censimento,—— Masoretico (TM) ——E offrirono i principi d'Israeleⓘ, capi delle loro case paterneⓘ; essi erano i principi delle tribùⓘ, essi i preposti ai censitiⓘ.
3
Ebraico (MT)ויביאו את קרבנם לפני יהוה שש עגלת צב ושני עשר בקר עגלה על שני הנשאים ושור לאחד ויקריבו אותם לפני המשכן
Lettura OrtodossaE portarono la loro offertaⓘ davanti al TetraGrammaⓘ: sei carri copertiⓘ e dodici buoiⓘ, un carro per ogni due principi e un bue per ciascuno; e li offrirono davanti alla Dimora.
Lettura OrtodossaE i principi offrirono la dedicazione dell'altareⓘ nel giorno in cui fu unto, e i principi offrirono la loro offerta davanti all'altare.
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Ebraico (MT)ויאמר יהוה אל משה נשיא אחד ליום נשיא אחד ליום יקריבו את קרבנם לחנכת המזבח
Lettura OrtodossaE disse il TetraGrammaⓘ a Mosheh: Un principe per giorno, un principe per giornoⓘ offrano la loro offerta per la dedicazione dell'altare.
12
Ebraico (MT)ויהי המקריב ביום הראשון את קרבנו נחשון בן עמינדב למטה יהודה
Lettura OrtodossaE la sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrentaⓘ, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicliⓘ; entrambi pieni di fior di farinaⓘ.
Lettura OrtodossaE per il sacrificio di comunioneⓘ: due buoiⓘ, cinque arietiⓘ, cinque capriⓘ, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offertaⓘ di Nachshòn figlio di Amminadàv.
18
Ebraico (MT)ביום השני הקריב נתנאל בן צוער נשיא יששכר
Lettura OrtodossaEgli presentòⓘ: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuarioⓘ, entrambi pieni di fior di farina intrisa d'olioⓘ per l'oblazione;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunioneⓘ due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Netanèl figlio di Tzuàr.
24
Ebraico (MT)ביום השלישי נשיא לבני זבולן אליאב בן חלן
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicliⓘ, entrambi pieni di fior di farina intrisa d'olioⓘ per l'oblazioneⓘ;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunioneⓘ due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Eliàv figlio di Chelòn.
30
Ebraico (MT)ביום הרביעי נשיא לבני ראובן אליצור בן שדיאור
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuario, entrambi pieni di fior di farinaⓘ intrisa d'olio per l'oblazione;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque capriⓘ, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Elitzùr figlio di Shedeùr.
36
Ebraico (MT)ביום החמישי נשיא לבני שמעון שלמיאל בן צורישדי
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuarioⓘ, entrambi pieni di fior di farina intrisa d'olio per l'oblazione;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Shelumièl figlio di Tzurishaddài.
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuario, entrambi pieni di fior di farina intrisa d'olioⓘ per l'oblazione;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Eliasàf figlio di Deuèl.
48
Ebraico (MT)ביום השביעי נשיא לבני אפרים אלישמע בן עמיהוד
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuarioⓘ, entrambi pieni di fior di farina intrisa d'olio per l'oblazione;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunioneⓘ due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Elishamà figlio di Ammihùd.
54
Ebraico (MT)ביום השמיני נשיא לבני מנשה גמליאל בן פדה צור
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuario, entrambi pieni di fior di farinaⓘ intrisa d'olio per l'oblazione;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Gamlièl figlio di Pedahtzùr.
60
Ebraico (MT)ביום התשיעי נשיא לבני בנימן אבידן בן גדעני
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuarioⓘ, entrambi pieni di fior di farina intrisa d'olio per l'oblazione;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Avidàn figlio di Ghidonì.
66
Ebraico (MT)ביום העשירי נשיא לבני דן אחיעזר בן עמישדי
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuario, entrambi pieni di fior di farina intrisa d'olioⓘ per l'oblazioneⓘ;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunioneⓘ due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Achièzer figlio di Ammishaddài.
72
Ebraico (MT)ביום עשתי עשר יום נשיא לבני אשר פגעיאל בן עכרן
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrenta, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuarioⓘ, entrambi pieni di fior di farinaⓘ intrisa d'olio per l'oblazione;
Lettura Ortodossae per il sacrificio di comunione due buoi, cinque arieti, cinque capri, cinque agnelli dell'anno. Questa fu l'offerta di Paghièl figlio di Okràn.
78
Ebraico (MT)ביום שנים עשר יום נשיא לבני נפתלי אחירע בן עינן
Lettura OrtodossaLa sua offerta: un piatto d'argentoⓘ del peso di centotrentaⓘ, un bacinoⓘ d'argento di settanta sicli secondo il siclo del santuarioⓘ, entrambi pieni di fior di farina intrisa d'olioⓘ per l'oblazioneⓘ.
Approfondimento storico-halakhico
Significato
Numeri 7 si apre con una formula temporale precisa: be-yòm kallòt Moshè le-haqìm et ha-mishkàn, «nel giorno in cui Mosè terminò di erigere la dimora». Il capitolo registra la chanukkàt ha-mizbèach, la dedicazione dell'altare, attraverso le offerte dei dodici nesi'ìm, i principi delle case dei loro padri, capi delle tribù e responsabili del censimento. Il dato letterario più clamoroso è la ripetizione: la Torah dedica sei versetti pieni a ciascun principe, elencando per dodici volte la medesima lista — il piatto d'argento di centotrenta sicli, la coppa di settanta, la navicella d'oro piena d'incenso, il torello e l'ariete e l'agnello per ʿolàh, il capro per chattàt, le bestie per shelamìm. Settantadue versetti per dire dodici volte la stessa cosa.
Questa ridondanza non è negligenza redazionale ma teologia: la Torah «spende» eguale ampiezza di parola su ogni tribù perché nessuna è maggiore dell'altra. Naasson figlio di Aminadab, principe di Giuda, offre per primo, ma il suo dono è identico a quello di chi viene dopo. Il peso del testo è il peso della pari dignità: l'onore non si misura sulla precedenza, ma sull'eguale spazio che la rivelazione concede a ciascuno. Un secondo asse percorre il capitolo: la distribuzione dei carri. Sei carri coperti e dodici buoi sono affidati ai Leviti, ma con una asimmetria deliberata — due carri ai figli di Gherson, quattro ai figli di Merari, e nulla ai figli di Keat, perché a loro spetta il servizio del qòdesh, le cose santissime: ba-katèf yissàu, «porteranno sulle spalle». Dove il servizio tocca il santo, non si meccanizza: il contatto deve restare diretto, sul corpo dell'uomo.
Perché differisce dalle traduzioni correnti
La resa Hebrew-first conserva per esteso il dono del primo e dell'ultimo principe e segnala «medesima offerta» per gli intermedi: rende così visibile ciò che la traduzione corrente tende a appiattire, cioè che la ripetizione È il messaggio, non un'inerzia del copista. Diversi punti lessicali si perdono nelle versioni correnti. Il verbo del v. 1, wa-yqaddèsh da q-d-sh, non significa genericamente «benedire» ma «separare/santificare»: l'unzione (mashàch) consacra strappando l'oggetto all'uso profano. La chanukkàh del v. 10 non è una «inaugurazione» in senso laico ma una dedicazione che inizia, addestra, mette in funzione il sacro — la radice ch-n-k indica l'avviare all'uso, lo stesso senso di «educare» in chanòkh la-naʿar.
Il termine nasì (principe) non implica regalità ellenizzata ma è il «sollevato», l'elevato dalla volontà tribale; la traduzione «principe» è accettabile purché non vi si legga una corte monarchica. Sul v. 9, la formula ba-katèf yissàu è spesso resa con la sfumatura attenuata «trasporteranno»: l'ebraico è più ruvido e concreto — il peso grava sulla katèf, la spalla, il punto del corpo che porta il carico. Infine, dove i vv. 5 e 89 nominano la presenza divina e la voce che parla a Mosè, il TetraGramma del testo va mantenuto: è il Nome proprio che si manifesta alla tenda, non un'astrazione né un'ipostasi distinta. L'orizzonte storicamente onesto è quello della monolatria d'Israele che matura in monoteismo, non una proiezione anacronistica di categorie successive.
Ricezioni stratificate
La ricezione ebraica del capitolo è anzitutto liturgica e tannaitica. La Mishnah, codificando le letture pubbliche della Torah, stabilisce che nei giorni di Chanukkàh si leggano «i principi» — cioè proprio Numeri 7: «A Chanukkàh, i principi» (Mishnah Megillàh 3,6). La dedicazione dell'altare nel deserto diventa così l'archetipo liturgico di ogni successiva dedicazione del santuario, e si legge insieme alla haftaràh di Zaccaria 2,14–4,7, la visione della menoràh, con il celebre «non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito» (Zc 4,6).
Sul nodo esegetico centrale — perché la Torah ripete dodici volte un'offerta identica — la tradizione tannaitica offre la chiave nel Sifrè Bemidbàr (piskà 47), il midrash halakhico di epoca tannaitica sul libro dei Numeri. Il Sifrè spiega che Mosè non sapeva se i principi dovessero offrire secondo l'ordine degli accampamenti o per ordine di nascita, e se tutti insieme o uno al giorno; la risposta è nasì echàd la-yòm, «un principe al giorno» (Nm 7,11). E precisa: poiché Naasson, primo a offrire, era come un re, si sarebbe potuto pretendere un privilegio — che egli offrisse anche nei giorni altrui; la ripetizione esclude la pretesa. La precedenza non è privilegio: ciascun principe ha il suo giorno e la sua eguale dignità. La midrash aggadica medievale (Bemidbàr Rabbà) e Rambàn svilupperanno poi questa linea egualitaria, ma il fondamento sta già nel materiale tannaitico.
La ricezione cristiana antica leggerà la dedicazione del santuario in chiave tipologica, come figura del culto compiuto e del corpo come tempio; lo stesso Gesù, nel quarto vangelo, è presente al tempio «nei giorni della dedicazione» (ta enkàinia, Gv 10,22), la festa che leggeva pubblicamente Numeri 7. Va tuttavia ribadito che si tratta di compimento, non sostituzione: l'altare del deserto e la sua dedicazione restano realtà piene nella loro economia, radice viva su cui il Nuovo Testamento innesta — senza abrogare — la propria lettura.
Ricostruzione storica (aggadah)
Sullo sfondo del Vicino Oriente antico, la dedicazione di un santuario con doni dei capi e con un censimento delle stirpi è atto fondativo tipico: stabilisce chi appartiene, chi serve, chi porta. La peculiarità israelitica sta nell'egualitarismo del cerimoniale — non un re unico che dedica, ma dodici capi che offrono in successione ordinata, ciascuno con dono identico. Il quadro degli arredi — i cherubìm sopra la kappòret, il propiziatorio — appartiene al linguaggio del trono-presenza dell'antico Oriente: i keruvìm sono guardiani del trono, e la voce che ne procede (v. 89) è la voce del TetraGramma alla tenda del convegno, non una figura divina autonoma.
L'aggadah rabbinica ha ricamato a lungo sui dettagli dei doni. La tradizione tannaitica del Sifrè (piskà 47) chiarisce l'ordine: i principi offrono secondo la sequenza di marcia degli accampamenti, e perciò Giuda — che apre il movimento del campo — offre per primo, pur non essendo il primogenito. La midrash più tarda (Bemidbàr Rabbà) leggerà ogni elemento del dono come allusione cifrata alla storia d'Israele: il piatto d'argento di centotrenta sicli evocherebbe gli anni di Adamo alla nascita di Set, la coppa di settanta i settanta anni della vita umana o le settanta nazioni, e così via — letture aggadiche affascinanti ma non vincolanti, sovrastrutture sulla spina tannaitica. Sull'asimmetria dei carri, la tradizione spiega che ai Keatiti non si diedero carri perché il loro carico era l'arca e gli arredi santissimi, che la santità voleva portati a spalla: il ba-katèf yissàu diventa principio — il sacro non delega il proprio peso a una macchina, ma vuole l'uomo che lo porta sul corpo.
Osservanza pratica
Il nucleo normativo di Numeri 7, finché il santuario era in piedi, era il sistema sacrificale: ʿolàh (olocausto interamente bruciato), minchàh (oblazione di fior di farina e olio), chattàt (sacrificio per il peccato), shelamìm (sacrifici di comunione). Dopo la distruzione del tempio, la tradizione ebraica ha trasposto questa praxis in tre canali concreti tuttora vivi.
Primo, la memoria liturgica: la Mishnah Megillàh 3,6 prescrive di leggere Numeri 7 nei giorni di Chanukkàh, e chi osserva esegue concretamente questa mitzvah accendendo i lumi per otto giorni e ascoltando in sinagoga il brano dei principi — la dedicazione del deserto rivissuta come dedicazione presente. Il gesto pratico è duplice: accensione progressiva delle luci e lettura pubblica del capitolo. Secondo, il principio del ba-katèf yissàu: il servizio del santo non si meccanizza, si porta sulle spalle. Tradotto in praxis, è la disciplina di portare di persona i propri pesi sacri senza scaricarli su deleghe comode. Qui c'è continuità documentata con la categoria neotestamentaria di [vita-comunitaria-ecclesiale] Sopportazione e Carichi («portate i pesi gli uni degli altri», Gal 6,2): concretamente, farsi carico in prima persona dell'onere altrui, presenziare alla fatica invece di esternalizzarla.
Terzo, la chanukkàh come dedicazione: avviare all'uso santo ciò che si possiede. La praxis qui si aggancia alla categoria [culto-devozione] Lode e Adorazione e alla categoria [santificazione-cammino] Santità: come i principi consacrarono i loro doni separandoli dal profano, chi osserva «dedica» concretamente i primi e migliori frutti del proprio lavoro al sacro, e tiene il corpo e i beni come spazio riservato, non profanato. Infine, la pari dignità delle tribù trova eco pratica in [vita-comunitaria-ecclesiale] Onore e Rispetto: nel concreto, dare a ciascun membro della comunità eguale spazio e eguale onore, senza gerarchie di valore tra le persone — proprio come la Torah spese eguale parola su ogni principe.
Note testuali
v. 1 — kallòt (da k-l-h, «portare a compimento») + le-haqìm (q-w-m hifʿìl, «far stare in piedi, erigere»): il giorno in cui l'erezione della dimora è completata. wa-yqaddèsh (radice q-d-sh) = «santificò», separò dal profano, non «benedisse».
v. 2 — nesi'ìm (sing. nasì, da n-s-ʾ, «sollevare»): i «sollevati/elevati», capi tribali, non monarchi.
v. 3 — ʿeglòt tzav = carri coperti; il termine raro tzav indica copertura/protezione del carico.
v. 5 — òhel moʿèd = tenda del convegno/della testimonianza, luogo della manifestazione divina.
v. 9 — ba-katèf yissàu (katèf = spalla; nasàʾ = portare) = «porteranno sulle spalle»: il servizio del qòdesh esige contatto diretto, senza intermediazione di carri.
v. 10 — chanukkàt ha-mizbèach (radice ch-n-k, «avviare all'uso, dedicare/educare») = dedicazione dell'altare, suo «inizio funzionale».
v. 11 — nasì echàd la-yòm = «un principe al giorno»: la formula reiterata che il Sifrè (piskà 47) legge come garanzia di eguale dignità.
v. 13 — shèqel ha-qòdesh = siclo del santuario (unità di peso sacra); minchàh = oblazione, dono vegetale di sòlet (fior di farina) impastata con shèmen (olio).
v. 15 — ʿolàh (da ʿ-l-h, «salire») = olocausto, ciò che sale interamente in fumo.
v. 16 — chattàt (radice ch-t-ʾ, «mancare il bersaglio») = sacrificio per il peccato/purificazione.
v. 17 — shelamìm (da shalòm) = sacrifici di salvezza/comunione/pace, condivisi tra altare, sacerdoti e offerente.
Domande Frequenti
Perché la Torah ripete dodici volte la stessa offerta dei principi?
Per affermare la pari dignità delle tribù: nessuna è maggiore. Il Sifrè Bemidbàr (piskà 47), midrash tannaitico, legge nella formula reiterata «un principe al giorno» (Nm 7,11) la garanzia che la precedenza di Naasson non sia privilegio. Eguale ampiezza di testo significa eguale onore: l'onore non si misura sull'ordine di arrivo.
Cosa significa che ai Keatiti non furono dati carri?
I figli di Keat custodivano l'arca e gli arredi santissimi (il qòdesh), e il versetto 9 prescrive ba-katèf yissàu, «porteranno sulle spalle». Dove il servizio tocca il sacro più alto, non si meccanizza: il peso grava sul corpo dell'uomo, non su una bestia da soma. La santità esige contatto diretto e personale.
Che legame ha Numeri 7 con la festa di Chanukkàh?
La Mishnah Megillàh 3,6 stabilisce che nei giorni di Chanukkàh si legga pubblicamente «i principi», cioè Numeri 7, con la haftaràh di Zaccaria 2,14–4,7 (visione della menoràh). La chanukkàt ha-mizbèach, dedicazione dell'altare nel deserto, fa da archetipo a ogni dedicazione del santuario, riletta a ogni Chanukkàh.
Che differenza c'è tra ʿolàh, minchàh, chattàt e shelamìm?
Sono le quattro categorie sacrificali del dono di ciascun principe: la ʿolàh (olocausto, da ʿalàh, salire) sale interamente in fumo; la minchàh è oblazione vegetale di fior di farina e olio; la chattàt è sacrificio per il peccato/purificazione; gli shelamìm (da shalòm) sono sacrifici di comunione, condivisi tra altare, sacerdoti e offerente.