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Nuova Alleanza

Testo parallelo dei Vangeli: Septuaginta (greco) · traduzione · lettura ortodossa

368 pericopi

Dialogo con Nicodemo

Gv 3,1-21·NA28·7/84
ἄνωθεν=dall'alto / di nuovo (doppio senso)ἐξ ὕδατος καὶ πνεύματος=da acqua e Spirito (Ez 36,25-27)רוּחַ ruachὕψωσεν / ὑψωθῆναι=innalzò / essere innalzato (croce + gloria)μονογενῆ=unigenitoיָחִיד yachid (cfr. Akedah, Gn 22)ζωὴν αἰώνιον=vita eternaחַיֵּי הָעוֹלָם הַבָּא chayyei olam ha-baφῶς / σκότος=luce / tenebra (categorie qumraniche 1QS)
IV domenica di Quaresima — anno B (Gv 3,14-21)·Solennità della Santissima Trinità — anno B (Gv 3,16-18)
Vers.
Septuaginta
Traduzione Gnostica
Lettura Ortodossa
1
Ἦν δὲ ἄνθρωπος ἐκ τῶν Φαρισαίων, Νικόδημος ὄνομα αὐτῷ, ἄρχων τῶν Ἰουδαίων·
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei.
V'era un uomo dei Perushim (Farisei), il suo nome Naqdimon (Nicodemo, attestato in fonti rabbiniche come Naqdimon ben Gurion, b.Ta'anit 19b-20a), arconte (árchōn — membro del Sanhedrin) dei Giudei.
2
οὗτος ἦλθεν πρὸς αὐτὸν νυκτὸς καὶ εἶπεν αὐτῷ· Ῥαββί, οἴδαμεν ὅτι ἀπὸ θεοῦ ἐλήλυθας διδάσκαλος· οὐδεὶς γὰρ δύναται ταῦτα τὰ σημεῖα ποιεῖν ἃ σὺ ποιεῖς, ἐὰν μὴ ᾖ ὁ θεὸς μετ' αὐτοῦ.
Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: 'Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui'.
Costui venne a lui di notte (nyktós — Giovanni usa la notte come categoria simbolica di tenebra noetica) e gli disse: «Rabbi, sappiamo che da Dio sei venuto come maestro (didáskalos), nessuno infatti può fare questi segni (sēmeía — ot) che tu fai, se non è Dio con lui.»
3
ἀπεκρίθη Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτῷ· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω σοι, ἐὰν μή τις γεννηθῇ ἄνωθεν, οὐ δύναται ἰδεῖν τὴν βασιλείαν τοῦ θεοῦ.
Gli rispose Gesù: 'In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio'.
Rispose Ieshu e gli disse: «Amen amen vi dico (formula halakhica solenne, doppia attestazione giuridica): se uno non è generato dall'alto (ánōthen — doppio senso in greco: "di nuovo" e "dall'alto"; Naqdimon coglie solo il primo), non può vedere il Regno (basileía — malkhut shamayim) di Dio.»
4
λέγει πρὸς αὐτὸν ὁ Νικόδημος· Πῶς δύναται ἄνθρωπος γεννηθῆναι γέρων ὤν; μὴ δύναται εἰς τὴν κοιλίαν τῆς μητρὸς αὐτοῦ δεύτερον εἰσελθεῖν καὶ γεννηθῆναι;
Gli disse Nicodèmo: 'Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?'.
Gli dice Naqdimon: «Come può un uomo essere generato essendo vecchio? Forse può nella matrice della madre sua una seconda volta entrare ed essere generato?» — fraintendimento del ánōthen come "di nuovo" anziché "dall'alto".
5
ἀπεκρίθη Ἰησοῦς· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω σοι, ἐὰν μή τις γεννηθῇ ἐξ ὕδατος καὶ πνεύματος, οὐ δύναται εἰσελθεῖν εἰς τὴν βασιλείαν τοῦ θεοῦ.
Rispose Gesù: 'In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Rispose Ieshu: «Amen amen ti dico: se uno non è generato da acqua (hýdōr — eco di Ez 36:25-27, "verserò su di voi acqua pura... e darò il mio Ruach") e Spirito (pneûma — Ruach), non può entrare nel Regno di Dio.
6
τὸ γεγεννημένον ἐκ τῆς σαρκὸς σάρξ ἐστιν, καὶ τὸ γεγεννημένον ἐκ τοῦ πνεύματος πνεῦμά ἐστιν.
Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.
Ciò che è generato dalla carne (sárx — basar, categoria antropologica biblica), carne è; e ciò che è generato dallo Spirito (Ruach), spirito è.
7
μὴ θαυμάσῃς ὅτι εἶπόν σοι· Δεῖ ὑμᾶς γεννηθῆναι ἄνωθεν.
Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto.
Non meravigliarti che io ti abbia detto: «Bisogna (deî — necessità halakhica, non opzione) che voi siate generati dall'alto.»
8
τὸ πνεῦμα ὅπου θέλει πνεῖ, καὶ τὴν φωνὴν αὐτοῦ ἀκούεις, ἀλλ' οὐκ οἶδας πόθεν ἔρχεται καὶ ποῦ ὑπάγει· οὕτως ἐστὶν πᾶς ὁ γεγεννημένος ἐκ τοῦ πνεύματος.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito'.
Il Ruach (pneûma — gioco semantico ebraico: lo stesso termine vale "vento" e "Spirito") soffia dove vuole, e la sua voce odi, ma non sai da dove viene né dove va: così è ogni generato dallo Spirito.»
9
ἀπεκρίθη Νικόδημος καὶ εἶπεν αὐτῷ· Πῶς δύναται ταῦτα γενέσθαι;
Gli replicò Nicodèmo: 'Come può accadere questo?'.
Rispose Naqdimon: «Come possono avvenire queste cose?»
10
ἀπεκρίθη Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτῷ· Σὺ εἶ ὁ διδάσκαλος τοῦ Ἰσραὴλ καὶ ταῦτα οὐ γινώσκεις;
Gli rispose Gesù: 'Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose?
Rispose Ieshu: «Tu sei il maestro di Israele (ho didáskalos toû Israēl — articolo determinato, designazione tecnica) e queste cose non conosci?
11
ἀμὴν ἀμὴν λέγω σοι ὅτι ὃ οἴδαμεν λαλοῦμεν καὶ ὃ ἑωράκαμεν μαρτυροῦμεν, καὶ τὴν μαρτυρίαν ἡμῶν οὐ λαμβάνετε.
In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.
Amen amen ti dico che quello che sappiamo parliamo, e quello che abbiamo visto testimoniamo (martyroûmen — registro giuridico halakhico: due testimoni richiesti); e la nostra testimonianza non ricevete.
12
εἰ τὰ ἐπίγεια εἶπον ὑμῖν καὶ οὐ πιστεύετε, πῶς ἐὰν εἴπω ὑμῖν τὰ ἐπουράνια πιστεύσετε;
Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?
Se le cose terrene vi ho detto e non credete, come, se vi dirò le cose celesti, crederete?
13
καὶ οὐδεὶς ἀναβέβηκεν εἰς τὸν οὐρανὸν εἰ μὴ ὁ ἐκ τοῦ οὐρανοῦ καταβάς, ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου.
Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo.
E nessuno è salito in cielo se non colui che dal cielo è disceso: il Figlio dell'Uomo (ben adam — figura di Dn 7:13 LXX).
14
καὶ καθὼς Μωϋσῆς ὕψωσεν τὸν ὄφιν ἐν τῇ ἐρήμῳ, οὕτως ὑψωθῆναι δεῖ τὸν υἱὸν τοῦ ἀνθρώπου,
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
E come Mosheh innalzò il serpente nel deserto (Nm 21:4-9 — il nachash ha-nechoshet, serpente di rame), così deve essere innalzato (hypsōthēnai — doppio senso: "alzato" sulla croce e "esaltato" nella gloria) il Figlio dell'Uomo,
15
ἵνα πᾶς ὁ πιστεύων ἐν αὐτῷ ἔχῃ ζωὴν αἰώνιον.
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
affinché ognuno che crede in lui abbia vita eterna (zōēn aiōnion — chayyei ha-olam ha-ba, "la vita del mondo a venire" — categoria escatologica rabbinica, non eternità astratta).
16
Οὕτως γὰρ ἠγάπησεν ὁ θεὸς τὸν κόσμον, ὥστε τὸν υἱὸν τὸν μονογενῆ ἔδωκεν, ἵνα πᾶς ὁ πιστεύων εἰς αὐτὸν μὴ ἀπόληται ἀλλὰ ἔχῃ ζωὴν αἰώνιον.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Così infatti amò (ēgápēsen — aoristo: atto storico puntuale) Dio il mondo, che il Figlio, l'unigenito (monogenē — yachid: lo stesso termine usato in Gn 22:2.12.16 LXX per Yitzchaq nell'Akedah, la legatura sul Moriah), diede, affinché ognuno che crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
17
οὐ γὰρ ἀπέστειλεν ὁ θεὸς τὸν υἱὸν εἰς τὸν κόσμον ἵνα κρίνῃ τὸν κόσμον, ἀλλ' ἵνα σωθῇ ὁ κόσμος δι' αὐτοῦ.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Non infatti ha inviato Dio il Figlio nel mondo per giudicare (krínē) il mondo, ma perché sia salvato (sōthē) il mondo per mezzo di lui.
18
ὁ πιστεύων εἰς αὐτὸν οὐ κρίνεται· ὁ δὲ μὴ πιστεύων ἤδη κέκριται, ὅτι μὴ πεπίστευκεν εἰς τὸ ὄνομα τοῦ μονογενοῦς υἱοῦ τοῦ θεοῦ.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
Colui che crede in lui non è giudicato; colui che non crede è già giudicato (ēdē kékritai — perfetto: stato presente, giudizio già operante), perché non ha creduto nel Nome (ónoma — ha-Shem) dell'unigenito Figlio di Dio.
19
αὕτη δέ ἐστιν ἡ κρίσις, ὅτι τὸ φῶς ἐλήλυθεν εἰς τὸν κόσμον καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς· ἦν γὰρ αὐτῶν πονηρὰ τὰ ἔργα.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.
Questo è il giudizio: che la luce (phōs — or) è venuta nel mondo, e amarono gli uomini più la tenebra (skótos — choshech) che la luce — categorie qumraniche dei "figli della luce" contro i "figli della tenebra" (1QS III-IV).
20
πᾶς γὰρ ὁ φαῦλα πράσσων μισεῖ τὸ φῶς καὶ οὐκ ἔρχεται πρὸς τὸ φῶς, ἵνα μὴ ἐλεγχθῇ τὰ ἔργα αὐτοῦ·
Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate.
Ognuno infatti che fa cose vili (phaûla) odia la luce e non viene alla luce, affinché non siano riprovate le sue opere.
21
ὁ δὲ ποιῶν τὴν ἀλήθειαν ἔρχεται πρὸς τὸ φῶς, ἵνα φανερωθῇ αὐτοῦ τὰ ἔργα ὅτι ἐν θεῷ ἐστιν εἰργασμένα.
Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio'.
Colui che fa la verità (alētheia — emet, fedeltà al patto) viene alla luce, affinché siano manifestate le sue opere, che sono operate in Dio.

Riferimenti biblici