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Risurrezione di Lazzaro — Giovanni 11,38-44

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Risurrezione di Lazzaro

38-44
Greco38 Ἰησοῦς οὖν πάλιν ἐμβριμώμενος ἐν ἑαυτῷ ἔρχεται εἰς τὸ μνημεῖον· ἦν δὲ σπήλαιον, καὶ λίθος ἐπέκειτο ἐπ’ αὐτῷ. 39 λέγει ὁ Ἰησοῦς· Ἄρατε τὸν λίθον. λέγει αὐτῷ ἡ ἀδελφὴ τοῦ ⸀τετελευτηκότος Μάρθα· Κύριε, ἤδη ὄζει, τεταρταῖος γάρ ἐστιν. 40 λέγει αὐτῇ ὁ Ἰησοῦς· Οὐκ εἶπόν σοι ὅτι ἐὰν πιστεύσῃς ⸀ὄψῃ τὴν δόξαν τοῦ θεοῦ; 41 ἦραν οὖν τὸν ⸀λίθον. ὁ δὲ Ἰησοῦς ἦρεν τοὺς ὀφθαλμοὺς ἄνω καὶ εἶπεν· Πάτερ, εὐχαριστῶ σοι ὅτι ἤκουσάς μου, 42 ἐγὼ δὲ ᾔδειν ὅτι πάντοτέ μου ἀκούεις· ἀλλὰ διὰ τὸν ὄχλον τὸν περιεστῶτα εἶπον, ἵνα πιστεύσωσιν ὅτι σύ με ἀπέστειλας. 43 καὶ ταῦτα εἰπὼν φωνῇ μεγάλῃ ἐκραύγασεν· Λάζαρε, δεῦρο ἔξω. 44 ⸀ἐξῆλθεν ὁ τεθνηκὼς δεδεμένος τοὺς πόδας καὶ τὰς χεῖρας κειρίαις, καὶ ἡ ὄψις αὐτοῦ σουδαρίῳ περιεδέδετο. λέγει ⸂αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς⸃· Λύσατε αὐτὸν καὶ ἄφετε ⸀αὐτὸν ὑπάγειν.
Lettura Ortodossa38 Gesù dunque, di nuovo ⓘ, venne al ⓘ: era una grotta (spḗlaion), chiusa dal golel, la pietra rotolante, che le stava sopra. 39 Dice Gesù: «ⓘ». Gli dice ⓘ, la sorella del defunto, ormai avelah in lutto stretto secondo la ⓘ: «ⓘ, già ⓘ». 40 Le dice Gesù: «Non ti ho detto che, se ⓘ, vedrai la ⓘ?». 41 Tolsero dunque la pietra. E Gesù ⓘ e disse: «ⓘ, ti rendo grazie ⓘ. 42 Io ⓘ che sempre mi ascolti; ma l'ho detto a motivo della folla raccolta per il nichum avelim, la consolazione dei ⓘ, affinché credano che ⓘ». 43 E detto questo, ⓘ: «ⓘ!». 44 Uscì il ⓘ, legato piedi e mani con i tachrikhin, le bende ⓘ, e il suo ⓘ. Dice loro Gesù: «ⓘ e ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Il brano si svolge a Betania, villaggio a circa tre chilometri da Gerusalemme. Lazzaro è morto da quattro giorni: Gesù raggiunge il sepolcro «profondamente commosso» (embrimṓmenos en heautō̂, v. 38), un moto interiore intenso che il vangelo ha già nominato al v. 33 e che va insieme alle lacrime del v. 35. La sepoltura in una grotta chiusa da una pietra corrisponde alla tipologia delle tombe a camera scavate nella roccia della Giudea, sigillate dal golel, la pietra rotolante. Attorno alla famiglia in lutto si raccoglie una folla di consolatori provenienti da Gerusalemme: stanno assolvendo il dovere del nichum avelim (consolazione dei dolenti) e della levayat ha-met (accompagnamento funebre), pratiche comunitarie radicate nella tradizione ebraica. In questo contesto il segno ha testimoni numerosi e credibili, condizione che il testo stesso sottolinea («per la folla», v. 42).

Analisi lessicale

Il verbo embrimáomai (vv. 33.38) indica un turbamento profondo, quasi un fremito interiore, non una semplice commozione sentimentale. Unito a edákrysen («Gesù pianse», 11,35 — il versetto più breve del vangelo) attesta la partecipazione emotiva reale del Verbo incarnato: un dato anti-doccetistico esplicito, rilevante contro ogni lettura che riduca l'umanità di Gesù ad apparenza. Tetartaîos (v. 39, «di quattro giorni») è un termine tecnico che descrive la decomposizione avanzata; l'odore (ózei) confermato da Marta esclude ogni ambiguità sulla realtà della morte. La preghiera di Gesù (vv. 41-42) usa eucharistō̂ con l'aoristo ḗkousás («mi hai ascoltato»): non una supplica nel momento, ma un rendimento di grazie per un esaudimento già avvenuto nella relazione filiale. Il grido Lázare deûro éxō (v. 43, «Lazzaro, vieni fuori!») è personalizzato — per nome — e richiama l'autorità creatrice della phōnḕ megálē, la voce potente. Le keiríai (bende) e il soudárion (panno sul viso) rimandano all'uso funebre ebraico documentato.

Fonti ebraiche

Il dettaglio dei «quattro giorni» trova uno sfondo nell'aggadah rabbinica: secondo Bereshit Rabbah 100,7 e un parallelo in b. Moed Qatan, si credeva che la nefesh (principio vitale) aleggiasse sul corpo per tre giorni nella speranza di rientrarvi, allontanandosi definitivamente al quarto quando il volto si altera. Va notato che questa credenza è attestata in letteratura rabbinica posteriore al Nuovo Testamento e va trattata come sfondo culturale, non come dato biblico o dottrina normativa: il vangelo non la cita né la avvalora, ma il «quarto giorno» di Marta rispecchia la convinzione, condivisa dalla folla, che la morte di Lazzaro fosse ormai irreversibile. La formula della preghiera «tu mi hai mandato» (sý me apésteilas, vv. 42) rispecchia la logica dello shaliach: secondo m. Berakhot 5,5 «il mandatario di un uomo è come l'uomo stesso». Gesù agisce non come taumaturgo autonomo ma come inviato (apostéllō) del Padre, il che ancora una volta situa il segno nella relazione filiale. La preghiera «per la folla» richiama strutturalmente il gesto del nichum avelim: un atto pubblico e comunitario, non privato.

Halakhah e dimensione pratica

La rimozione della pietra tombale (golel) comporta, secondo Numeri 19,11-16, la tum'at met, l'impurità cadaverica contratta da chiunque tocchi un morto o rimuova la chiusura del sepolcro. L'ordine di Gesù «togliete la pietra» (v. 39) impegna chi obbedisce in un atto che nella halakhah ha conseguenze rituali precise. Il corpo di Lazzaro è descritto avvolto nelle keiríai — le bende funebri, i tachrikhin dell'uso ebraico documentato — e nel soudárion posto sul viso. Questi particolari corrispondono alla pratica funebre del periodo, attestata anche in Giovanni 19,40 per la sepoltura di Gesù stesso. La presenza delle bende al momento dell'uscita di Lazzaro («i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto nel sudario», v. 44) serve narrativamente a mostrare la realtà corporea del richiamato alla vita: non un fantasma né un'apparizione, ma un corpo che deve essere sciolto per potersi muovere liberamente. L'ordine finale «liberatelo e lasciatelo andare» presuppone una azione comunitaria concreta.

Lettura non sostitutiva

Il segno di Lazzaro è, nel vangelo di Giovanni, il più grande dei sette segni (sēmeîa): non un'allegoria dell'illuminazione interiore né un prodigio di potenza politica, ma la manifestazione della dóxa («tu vedrai la gloria di Dio», v. 40) radicata nella relazione tra il Figlio e il Padre. L'esplicita menzione delle bende, dell'odore e del «quarto giorno» chiude ogni lettura spiritualistica o puramente simbolica: la risurrezione di Lazzaro è un ritorno alla vita mortale, non ancora la risurrezione gloriosa che Gesù stesso vivrà — distinzione che il testo presuppone (Lazzaro dovrà morire di nuovo; Gesù è «la risurrezione e la vita», 11,25). Il segno chiede fede (pisteúsēis, v. 40), non ammirazione: è orientato a 20,30-31. La preghiera al Padre esclude ogni lettura del miracolo come atto magico autonomo; l'uso del nome proprio nel grido («Lazzaro») esclude ogni automatismo: il segno è personale e sovrano. Nei confronti di Israele, il testo non istituisce alcuna contrapposizione: la folla che assiste sta compiendo un atto di pietà ebraica, e molti di essa «credettero in lui» (v. 45).

Note testuali

  • v. 38 — embrimṓmenos en heautō̂: NA28 concorda con la maggior parte dei testimoni. Il verbo ricompare identico al v. 33; non si tratta di «sdegno» verso la folla ma di turbamento interiore intenso.
  • v. 39 — tetartaîos: nessuna variante testuale significativa in NA28 rispetto a TR.
  • v. 41 — NA28 ha êren toùs ophthalmoùs ánō («alzò gli occhi in alto») come introduzione alla preghiera; alcune tradizioni parafrasano o omettono il gesto.
  • vv. 41-42 — ḗkousás mou (aoristo, «mi hai ascoltato»): l'esaudimento è presentato come già avvenuto, non come risposta al grido che seguirà; nessuna variante NA28 vs TR rilevante.
  • v. 44 — keiríais (bende) e soudáriō (sudario): lessico identico a quello usato per la sepoltura di Gesù in 19,40 e 20,7, creando un rimando intenzionale.

Domande Frequenti

Perché Gesù piange se sa già che risusciterà Lazzaro?

Il vangelo non presenta le lacrime di Gesù (11,35) e il turbamento (embrimṓmenos) come contraddizione con la sua potenza, ma come espressione della sua piena umanità: il Verbo incarnato partecipa realmente al dolore di chi ama. Piangere di fronte alla morte non esclude la capacità di vincerla.

Cosa significa che Lazzaro era morto da «quattro giorni»?

Il dato sottolinea che la morte era irreversibile e la decomposizione avanzata («manda già odore», v. 39). Esiste una credenza aggadica, attestata in letteratura rabbinica posteriore al Nuovo Testamento (Bereshit Rabbah 100,7), secondo cui l'anima si allontanerebbe dal corpo al quarto giorno: è uno sfondo culturale che spiega la reazione di Marta, non una dottrina normativa citata dal testo.

La risurrezione di Lazzaro è la stessa della risurrezione di Gesù?

No. Lazzaro torna alla vita mortale e dovrà morire di nuovo. La risurrezione di Gesù è la risurrezione gloriosa, definitiva. Il segno di Lazzaro anticipa e attesta la signoria di Gesù sulla morte («la risurrezione e la vita», 11,25), ma i due eventi sono distinti per natura.

Perché Gesù prega ad alta voce «per la folla»?

Gesù dichiara esplicitamente di averlo fatto «affinché credano che tu mi hai mandato» (v. 42). La preghiera pubblica è un atto di trasparenza teologica: il segno non è un prodigio di potere autonomo, ma la manifestazione della relazione filiale tra il Figlio e il Padre che lo ha inviato come shaliach.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.