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Il colpo di lancia e la sepoltura — Giovanni 19,31-42

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Il colpo di lancia e la sepoltura

31-42
Greco31 Οἱ οὖν Ἰουδαῖοι, ⸂ἐπεὶ παρασκευὴ ἦν, ἵνα μὴ μείνῃ ἐπὶ τοῦ σταυροῦ τὰ σώματα ἐν τῷ σαββάτῳ⸃, ἦν γὰρ μεγάλη ἡ ἡμέρα ἐκείνου τοῦ σαββάτου, ἠρώτησαν τὸν Πιλᾶτον ἵνα κατεαγῶσιν αὐτῶν τὰ σκέλη καὶ ἀρθῶσιν. 32 ἦλθον οὖν οἱ στρατιῶται, καὶ τοῦ μὲν πρώτου κατέαξαν τὰ σκέλη καὶ τοῦ ἄλλου τοῦ συσταυρωθέντος αὐτῷ· 33 ἐπὶ δὲ τὸν Ἰησοῦν ἐλθόντες, ὡς εἶδον ⸂ἤδη αὐτὸν⸃ τεθνηκότα, οὐ κατέαξαν αὐτοῦ τὰ σκέλη, 34 ἀλλ’ εἷς τῶν στρατιωτῶν λόγχῃ αὐτοῦ τὴν πλευρὰν ἔνυξεν, καὶ ⸂ἐξῆλθεν εὐθὺς⸃ αἷμα καὶ ὕδωρ. 35 καὶ ὁ ἑωρακὼς μεμαρτύρηκεν, καὶ ἀληθινὴ ⸂αὐτοῦ ἐστιν⸃ ἡ μαρτυρία, καὶ ἐκεῖνος οἶδεν ὅτι ἀληθῆ λέγει, ἵνα ⸀καὶ ὑμεῖς ⸀πιστεύητε. 36 ἐγένετο γὰρ ταῦτα ἵνα ἡ γραφὴ πληρωθῇ· Ὀστοῦν οὐ συντριβήσεται ⸀αὐτοῦ. 37 καὶ πάλιν ἑτέρα γραφὴ λέγει· Ὄψονται εἰς ὃν ἐξεκέντησαν. 38 Μετὰ ⸀δὲ ταῦτα ἠρώτησεν τὸν Πιλᾶτον Ἰωσὴφ ⸀ἀπὸ Ἁριμαθαίας, ὢν μαθητὴς τοῦ Ἰησοῦ κεκρυμμένος δὲ διὰ τὸν φόβον τῶν Ἰουδαίων, ἵνα ἄρῃ τὸ σῶμα τοῦ Ἰησοῦ· καὶ ἐπέτρεψεν ὁ Πιλᾶτος. ἦλθεν οὖν καὶ ἦρεν τὸ σῶμα ⸀αὐτοῦ. 39 ἦλθεν δὲ καὶ Νικόδημος, ὁ ἐλθὼν πρὸς ⸀αὐτὸν νυκτὸς τὸ πρῶτον, φέρων ⸀μίγμα σμύρνης καὶ ἀλόης ὡς λίτρας ἑκατόν. 40 ἔλαβον οὖν τὸ σῶμα τοῦ Ἰησοῦ καὶ ἔδησαν ⸀αὐτὸ ὀθονίοις μετὰ τῶν ἀρωμάτων, καθὼς ἔθος ἐστὶν τοῖς Ἰουδαίοις ἐνταφιάζειν. 41 ἦν δὲ ἐν τῷ τόπῳ ὅπου ἐσταυρώθη κῆπος, καὶ ἐν τῷ κήπῳ μνημεῖον καινόν, ἐν ᾧ οὐδέπω οὐδεὶς ⸂ἦν τεθειμένος⸃· 42 ἐκεῖ οὖν διὰ τὴν παρασκευὴν τῶν Ἰουδαίων, ὅτι ἐγγὺς ἦν τὸ μνημεῖον, ἔθηκαν τὸν Ἰησοῦν.
Lettura Ortodossa31 Era il ⓘ e i Giudei, perché i corpi non rimanessero ⓘ — era un sabato ⓘ —, chiesero a Pilato di ⓘ. 32 I soldati spezzarono le gambe ai due crocifissi con lui. 33 Ma giunti a Gesù, ⓘ, 34 ma un soldato ⓘ. 35 Chi ha visto ne dà ⓘ. 36 ⓘ. 37 E un altro passo: ⓘ. 38 ⓘ, chiese a Pilato il corpo. 39 Venne anche ⓘ, con mirra e aloe. 40 ⓘ. 41 Nel luogo c'era un ⓘ e un sepolcro nuovo. 42 Là posero Gesù, perché era la Parascève e il sepolcro era vicino.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Il brano si svolge nella Parascève (paraskeuḗ), vigilia della Pasqua ebraica. Il sabato che sta per iniziare è definito «grande» (megálē): è il sabato che cade durante la settimana di Pasqua, non un sabato qualunque. Questo dettaglio cronologico distingue la versione giovannea da quella dei sinottici: nel quarto vangelo la crocifissione avviene mentre nel Tempio si immolano gli agnelli pasquali, il pomeriggio del 14 di Nisan. La richiesta rivolta a Pilato di togliere i corpi prima del tramonto riflette Deuteronomio 21,22-23: il corpo dell'appeso non doveva restare la notte sulla croce, «perché non contamini la terra». Il crurifragium — lo spezzare le gambe — era la tecnica romana che accelerava la morte per asfissia, impedendo al condannato di sollevarsi per respirare. Applicato agli altri due crocifissi, è omesso su Gesù perché già morto; questa omissione diventa il gancio narrativo della tipologia pasquale che Giovanni sviluppa nei vv. 36-37.

Analisi lessicale

Il versetto 34 introduce la coppia aîma kaì hýdōr (αἷμα καὶ ὕδωρ), «sangue e acqua», in ordine inverso rispetto all'attesa biologica: l'inversione segnala che la sequenza non è descrittiva ma testimoniale. Il sostantivo lónchē (λόγχη, «lancia») è hapax nel quarto vangelo; il verbo nýssō (ἔνυξεν) indica un colpo puntuale, non uno sfregamento. La formula ho heōrakṓs (ὁ ἑωρακώς), «colui che ha visto», è perfetto attivo: la testimonianza è fondata su una visione permanente, non su un ricordo sbiadito. Al v. 36 compare ostoun (ὀστοῦν), «osso», nel sintagma scritturistico ostoun ou syntribḗsetai autoû. Il verbo syntríbō (συντρίβω) ha la sfumatura di «frantumare», più intensa del semplice «rompere». Al v. 37 il participio aoristo exekéntēsan (ἐξεκέντησαν), «trafiggere profondamente», riprende la LXX di Zaccaria 12,10. La sepoltura è descritta con entaphiázein (ἐνταφιάζειν), «preparare per la sepoltura», hapax giovanneo; i teli sono othónia (ὀθόνια), distinti dalla sindon dei sinottici. Il luogo è un kêpos (κῆπος), «giardino», termine che richiama il giardino del Getsemani (Gv 18,1) e, latentemente, il giardino dell'Eden.

Fonti ebraiche

Il compimento scritturistico del v. 36 («non gli sarà spezzato alcun osso») attinge a due testi paralleli: Esodo 12,46 («non gli spezzerete alcun osso», prescrizione sull'agnello pasquale) e Numeri 9,12 (stessa norma per la Pasqua ritardata). Non si tratta di una citazione da Salmo 34,21 in isolamento: la tipologia pasquale è il senso intenzionale giovanneo, e il doppio riferimento alla Torah lo conferma. Il v. 37 cita Zaccaria 12,10 nella forma della LXX (exekéntēsan): nel testo masoreta il «trafitto» è YHWH stesso o il suo servo, e Gerusalemme lo contemplerebbe con lutto e pentimento. Giovanni applica la formula a Gesù, operando una cristologia alta implicita senza esplicitarla. La motivazione della richiesta del crurifragium richiama Deuteronomio 21,22-23: l'appeso «non deve restare la notte», «perché l'appeso è una maledizione di Dio e tu non devi contaminare la terra». La sepoltura immediata, curata da Giuseppe e Nicodemo, si inscrive in questa norma. Il gesto di Nicodemo — cento lítrai di mirra e aloe — evoca 2 Cronache 16,14, dove il re Asa è sepolto con aromi abbondanti: la quantità regale segnala un onore straordinario.

Halakhah e dimensione pratica

La norma sul corpo dell'appeso (Dt 21,22-23) è discussa nella tradizione rabbinica. La Mishnah (Sanhedrin 6,4) specifica che l'appensione avveniva dopo la lapidazione e che il corpo doveva essere tolto prima del tramonto; la notte equivale a profanazione della terra. La regola dell'agnello pasquale (Es 12,46; Nm 9,12) vieta non solo di spezzare le ossa ma anche di portare carne dall'esterno della casa: il contesto è il pasto rituale del 14 di Nisan. Giovanni non argomenta la tipologia ma la presuppone leggibile da un uditorio familiare con queste prescrizioni. La sepoltura «secondo l'usanza giudaica» (kathṑs éthos toîs Ioudaíois entaphiázein) include l'avvolgimento del corpo in teli di lino (othónia) con aromi: mirra e aloe come unguento per onorare il defunto, non come imbalsamazione egiziana. Giuseppe d'Arimatea è membro del sinedrio (cf. Mc 15,43; Lc 23,50-51) e agisce con autorizzazione di Pilato; Nicodemo è presentato come «uno dei capi» (Gv 7,50). Entrambi sono figure positive di Israele che compiono il rito ebraico della sepoltura degna.

Lettura non sostitutiva

Il «sangue e acqua» dal fianco trafitto (v. 34) attesta la realtà corporea della morte: nessuna apparenza, nessun docetismo. La testimonianza oculare del v. 35 (ho heōrakṓs) è formulata con enfasi anti-gnostica: chi ha visto garantisce che il corpo era reale e la morte reale. La tipologia pasquale — Gesù come agnello senza osso spezzato — non sostituisce la Pasqua ebraica ma la porta a compimento dall'interno della sua logica: è una lettura che riconosce il valore permanente delle Scritture di Israele. Il «timore dei Giudei» al v. 38 riguarda le autorità (hoi archontes), non il popolo: Giuseppe d'Arimatea è lui stesso un capo giudeo. L'uso è coerente con Gv 7,13; 9,22; 12,42, dove la «paura dei Giudei» indica sempre le autorità sinagogali, non una categoria etnica. Giuseppe e Nicodemo — capi, osservanti, operosi nella sepoltura rituale — rappresentano un Israele che onora Gesù dentro le forme della propria tradizione. Il sepolcro nuovo in un giardino (mnēmeîon kainón, kêpos) introduce il vocabolario della novità escatologica senza cancellare la continuità con le promesse.

Note testuali

  • v. 31 — paraskeuḗ: vigilia della Pasqua; megálē: il sabato «grande» di Pasqua, non un sabato ordinario. Il crurifragium come accelerazione della morte: pratica romana documentata.
  • v. 34 — «sangue e acqua»: la coppia attesta la realtà fisica della morte (anti-docetica); lettura sacramentale (acqua battesimale + sangue eucaristico) è un livello secondario non imposto dal testo.
  • v. 36 — Ὀστοῦν οὐ συντριβήσεται αὐτοῦ: cita Es 12,46 + Nm 9,12 (agnello pasquale), non solo Sal 34,21. La tipologia pasquale è il senso intenzionale.
  • v. 37 — Ὄψονται εἰς ὃν ἐξεκέντησαν: da Zc 12,10 LXX; nel testo masoreta il «trafitto» è YHWH o il suo servo — cristologia alta implicita.
  • v. 38 — kekrymménos (nascosto): Giuseppe era discepolo «in modo nascosto», non rinnegante; il suo gesto pubblico è la sua uscita allo scoperto.
  • v. 39 — 100 lítrai ≈ 32 kg: quantità regale, eco di 2 Cr 16,14 (sepoltura di Asa). Segnale di onore straordinario, non di imbalsamazione.
  • v. 41 — kêpos (giardino): richiama Gv 18,1 (Getsemani) e latentemente l'Eden; mnēmeîon kainón (sepolcro nuovo): kainós evoca la novità escatologica.

Domande Frequenti

Perché Giovanni dice che il sabato era «grande»?

Il sabato «grande» (megálē) è il sabato che cade durante la settimana di Pasqua. Nella cronologia giovannea la crocifissione avviene il 14 di Nisan, vigilia della Pasqua, mentre nel Tempio si immolano gli agnelli: il sabato seguente è quindi il sabato pasquale, di solennità eccezionale.

Cosa significa «sangue e acqua» al versetto 34?

La coppia attesta prima di tutto la realtà fisica della morte di Gesù: il corpo era reale, la morte reale, nessuna apparenza (anti-docetica). L'ordine invertito rispetto all'attesa biologica sottolinea il valore testimoniale del fatto. La lettura sacramentale (battesimo e eucaristia) è un livello successivo non imposto dal testo greco.

Perché l'omissione del crurifragium è significativa?

Spezzare le gambe accelerava la morte per asfissia. Su Gesù già morto l'azione è omessa: Giovanni vi legge il compimento di Esodo 12,46 e Numeri 9,12, la prescrizione che l'agnello pasquale non dovesse avere ossa spezzate. La coincidenza non è casuale ma è il cuore della tipologia pasquale giovannea.

Chi erano Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo?

Entrambi erano capi giudei — Giuseppe membro del sinedrio, Nicodemo «uno dei capi» (Gv 7,50). La loro cura della sepoltura «secondo l'usanza giudaica» li presenta come figure positive di Israele, non come apostati o marginali. Il «timore dei Giudei» che aveva tenuto Giuseppe nell'ombra riguarda le autorità sinagogali, non il popolo nel suo insieme.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.