Torna alle Fonti

Moltiplicazione dei pani — Giovanni 6,1-15

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Moltiplicazione dei pani

Gv 6,1-15·NA28·15/84·// Mt 14,13-21·Mc 6,30-44·Lc 9,10-17
πάσχα=Pesach (cornice pasquale)פֶּסַח pesachἄρτους κριθίνους=pani d'orzo (2Re 4,42 Elisha)ἀνέπεσαν=si reclinarono (Pesachim 10,1)מְסֻבִּין mesubinεὐχαριστήσας=rese grazie (berakhah ha-motzi)δώδεκα κοφίνους=12 ceste (le 12 tribù)ὁ προφήτης=il Profeta (Dt 18,15 + 1QS IX,11)
XVII domenica del Tempo Ordinario — anno B
1-15
Greco1 Μετὰ ταῦτα ἀπῆλθεν ὁ Ἰησοῦς πέραν τῆς θαλάσσης τῆς Γαλιλαίας τῆς Τιβεριάδος. 2 ⸂ἠκολούθει δὲ⸃ αὐτῷ ὄχλος πολύς, ὅτι ⸀ἐθεώρουν τὰ σημεῖα ἃ ἐποίει ἐπὶ τῶν ἀσθενούντων. 3 ἀνῆλθεν δὲ εἰς τὸ ⸀ὄρος Ἰησοῦς, καὶ ἐκεῖ ἐκάθητο μετὰ τῶν μαθητῶν αὐτοῦ. 4 ἦν δὲ ἐγγὺς τὸ πάσχα, ἡ ἑορτὴ τῶν Ἰουδαίων. 5 ἐπάρας οὖν ⸂τοὺς ὀφθαλμοὺς ὁ Ἰησοῦς⸃ καὶ θεασάμενος ὅτι πολὺς ὄχλος ἔρχεται πρὸς αὐτὸν λέγει ⸀πρὸς Φίλιππον· Πόθεν ⸀ἀγοράσωμεν ἄρτους ἵνα φάγωσιν οὗτοι; 6 τοῦτο δὲ ἔλεγεν πειράζων αὐτόν, αὐτὸς γὰρ ᾔδει τί ἔμελλεν ποιεῖν. 7 ἀπεκρίθη ⸀αὐτῷ Φίλιππος· Διακοσίων δηναρίων ἄρτοι οὐκ ἀρκοῦσιν αὐτοῖς ἵνα ⸀ἕκαστος βραχύ ⸀τι λάβῃ. 8 λέγει αὐτῷ εἷς ἐκ τῶν μαθητῶν αὐτοῦ, Ἀνδρέας ὁ ἀδελφὸς Σίμωνος Πέτρου· 9 Ἔστιν ⸀παιδάριον ὧδε ⸀ὃς ἔχει πέντε ἄρτους κριθίνους καὶ δύο ὀψάρια· ἀλλὰ ταῦτα τί ἐστιν εἰς τοσούτους; 10 ⸀εἶπεν ὁ Ἰησοῦς· Ποιήσατε τοὺς ἀνθρώπους ἀναπεσεῖν. ἦν δὲ χόρτος πολὺς ἐν τῷ τόπῳ. ἀνέπεσαν οὖν οἱ ἄνδρες τὸν ἀριθμὸν ⸀ὡς πεντακισχίλιοι. 11 ἔλαβεν ⸀οὖν τοὺς ἄρτους ὁ Ἰησοῦς καὶ εὐχαριστήσας ⸀διέδωκεν τοῖς ἀνακειμένοις, ὁμοίως καὶ ἐκ τῶν ὀψαρίων ὅσον ἤθελον. 12 ὡς δὲ ἐνεπλήσθησαν λέγει τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ· Συναγάγετε τὰ περισσεύσαντα κλάσματα, ἵνα μή τι ἀπόληται. 13 συνήγαγον οὖν, καὶ ἐγέμισαν δώδεκα κοφίνους κλασμάτων ἐκ τῶν πέντε ἄρτων τῶν κριθίνων ἃ ⸀ἐπερίσσευσαν τοῖς βεβρωκόσιν. 14 οἱ οὖν ἄνθρωποι ἰδόντες ⸂ὃ ἐποίησεν σημεῖον⸃ ⸀ἔλεγον ὅτι Οὗτός ἐστιν ἀληθῶς ὁ προφήτης ὁ ἐρχόμενος εἰς τὸν κόσμον. 15 Ἰησοῦς οὖν γνοὺς ὅτι μέλλουσιν ἔρχεσθαι καὶ ἁρπάζειν αὐτὸν ἵνα ⸀ποιήσωσιν βασιλέα ἀνεχώρησεν ⸀πάλιν εἰς τὸ ὄρος αὐτὸς μόνος.
Lettura Ortodossa1 Dopo questi fatti, Gesù passò all'altra riva del ⓘ, il Kinneret. 2 Lo seguiva una grande moltitudine di ⓘ, i popolani osservanti, perché ⓘ i ⓘ che compiva sugli infermi. 3 ⓘ e là sedeva con i suoi ⓘ. 4 Era vicina la ⓘ. 5 Alzati dunque gli occhi, Gesù, vedendo che una grande folla veniva da lui, dice a ⓘ: «Dove possiamo comprare ⓘ perché costoro mangino?». 6 ⓘ; egli infatti sapeva ciò che stava per compiere. 7 Gli rispose Filippo: «ⓘ di pani non bastano loro, perché ciascuno ne riceva un poco». 8 Gli dice uno dei suoi discepoli, ⓘ: 9 «C'è qui un ragazzo che ha cinque ⓘ e due pesci — proprio come nel ⓘ, dove un profeta sazia molti con pochi pani d'orzo; ma cosa è questo per così tanti?». 10 Disse Gesù: «ⓘ». C'era ⓘ in quel luogo. Si sdraiarono dunque gli ⓘ, in numero di circa cinquemila. 11 Prese dunque i pani Gesù e ⓘ, e li distribuì a quelli sdraiati, e così pure dei pesci, quanto ne volevano. 12 Quando ⓘ, dice ai suoi discepoli: «ⓘ, perché nulla vada perduto». 13 Li raccolsero e ⓘ di frammenti dai cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 14 Gli ⓘ dunque, visto ⓘ, dicevano: «Costui è davvero ⓘ, colui che viene nel mondo!». 15 Gesù dunque, sapendo che stavano per venire ⓘ, si ritirò di nuovo ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La scena si svolge presso il lago di Tiberiade poco prima della Pasqua (v. 4): il dettaglio cronologico non è ornamentale. L'erba abbondante (chórtos polýs, v. 10) segnala la primavera, stagione dell'orzo e del pellegrinaggio festivo. La folla che sale verso Gerusalemme passa per la Galilea; i «cinquemila ándres» (maschi adulti del censimento pasquale) richiamano il computo di Esodo 12,37 — «seicentomila ándres a piedi». Gesù «sale sul monte» (anêlthen eis tò óros, v. 3) secondo la formula di Esodo 19,3 LXX: Mosè che ascende il Sinai. L'insieme costruisce un tableau pasquale preciso, non una generica ambientazione bucolica.

La folla non segue Gesù per curiosità: «vedevano ripetutamente» (ētheōroun, imperfetto durativo, v. 2) i segni compiuti sugli ammalati. Il riconoscimento di v. 14 — «questo è davvero il profeta che viene nel mondo» — usa una formula tecnica del giudaismo del Secondo Tempio: ho prophḗtēs ho erchómenos designa il profeta escatologico promesso in Deuteronomio 18,15-18, atteso come nuovo Mosè. Non un profeta generico, ma una figura identificata con precisione.

Analisi lessicale

Il vocabolario greco è selezionato con cura. Sēmeîa (v. 2) designa in Giovanni «atti rivelativi», mai dynámeis (prodigi) come nei sinottici: la moltiplicazione è un segno che rivela, non un prodigio che stupisce. Peirázōn autón (v. 6, «mettendo alla prova») rispecchia la sheilat chakham, la domanda con cui il maestro saggia il discepolo (cf. Pirkei Avot 1:6); il testo precisa che Gesù sapeva già cosa fare.

Eucharistḗsas (v. 11, «rese grazie») è il verbo della benedizione ebraica sul pane, non un'«azione di grazie» cristiana generica. La sequenza «prese — rese grazie — diede» corrisponde alla codificazione della berakhah in m.Berakhot 6,1. Anapeseîn (v. 10, «sdraiarsi») è la postura del simposio e della cena pasquale (cf. Gv 13,23), non la semplice seduta a terra. Eneplḗsthēsan (v. 12, «furono saziati») è passivum divinum: è Dio che sazia, come in Salmi 145,16 LXX. Harpázein (v. 15, «prendere con la forza, sequestrare») è verbo violento — la folla intende compiere un atto politico coercitivo, non una semplice acclamazione. Mónos (v. 15) — Gesù solo sul monte — è il contrappunto orante all'agitazione della folla.

Fonti ebraiche

Il racconto è costruito su una rete densa di antecedenti scritturistici e tradizione orale. Il typos principale è Eliseo: con venti pani d'orzo sazia cento uomini e ne avanza (2Re 4,42-44). La pericope di Giovanni ripete e amplia il segno — pani d'orzo, abbondanza, avanzi raccolti — senza sostituire la tradizione profetica ma continuandola. Sullo sfondo c'è la manna del deserto (Esodo 16): la Pasqua imminente e la presenza del monte rendono esplicito il parallelismo con Mosè, sviluppato poi nel discorso del pane della vita (Gv 6,22-59).

I «dodici canestri» (kophínous dṓdeka, v. 13) valgono più di un numero: il kophinos era la cesta caratteristica dei pellegrini giudei (Giovenale, Satire 3,14); dodici come le tribù d'Israele. Il raduno degli avanzi (synagágete tà perisseúsanta klásmata, v. 12) usa synagágein, il verbo giovanneo del raduno escatologico (cf. Gv 11,52): l'abbondanza non è spreco, è raccolta del popolo intero. Salmi 145,16 LXX («apri la mano e sazi ogni vivente») è il versetto della berakhah dopo i pasti che il passivum divinum di v. 12 richiama in forma compressa. La regola della Comunità di Qumran (1QS 9,11) attesta l'attesa contemporanea di «un profeta e i due messia di Aronne e d'Israele»: la reazione della folla al v. 14 si inserisce in questo orizzonte preciso.

Halakhah e dimensione pratica

La dimensione halakhica della pericope è concentrata nel gesto della berakhah. Secondo m.Berakhot 6,1 la benedizione sul pane — «Benedetto sei Tu, Signore nostro Dio, re dell'universo, che fai uscire il pane dalla terra» — precede necessariamente il mangiare; chi mangia senza berakhah, secondo b.Berakhot 35a (Rabbi Levi), è come se rubasse a Dio e a Israele. Il gesto di Gesù in v. 11 non è un rito nuovo: è l'adempimento puntuale dell'obbligo della tavola ebraica, compiuto in pubblico davanti a migliaia di persone.

La preoccupazione degli avanzi («affinché nulla vada perduto», v. 12) riflette la norma halakhica di rispetto per il cibo sacralizzato dalla benedizione. m.Pesachim 10,1 stabilisce che anche il più povero d'Israele a Pasqua deve ricevere di che sdraiarsi e mangiare (il gabbai tzedakah, il tesoriere della carità comunitaria, ne garantisce la distribuzione): il dettaglio di Filippo sui «duecento denari» (v. 7) si legge sullo sfondo di questa preoccupazione distributiva comunitaria, non come semplice calcolo economico. La risposta al bisogno della folla è strutturalmente analoga all'obbligo pasquale di assicurare il pasto festivo a tutti.

Lettura non sostitutiva

La pericope non costruisce un Gesù che «supera» Mosè ed Eliseo annullandoli. Eliseo sazia cento uomini con venti pani d'orzo e ne avanza: il segno di Giovanni moltiplica la scala, ma la struttura narrativa è la stessa e il testo non invita a dimenticare il profeta di Samaria. La manna non è revocata: è il materiale simbolico con cui la folla interpreta ciò che vede, e il discorso del pane della vita (6,22-59) lavorerà su quella memoria, non contro di essa.

Il rifiuto della regalità armata (v. 15) non è il rifiuto del regno come tale, ma del modello del capo militare-politico del tipo di Giuda il Galileo (Flavio Giuseppe, BJ 2,118), che raccoglieva seguaci con promesse di liberazione armata. Il «regno» che Giovanni presenta è inaugurato, non conquistato dalla folla. La solitudine orante di Gesù sul monte (v. 15, mónos) — contrappunto al monte di v. 3 — è la risposta al tentativo di sequestro politico: non fuga, ma ritiro nel rapporto con Dio.

Note testuali

  • v. 3 — anêlthen eis tò óros: cf. Esodo 19,3 LXX (Mosè sul Sinai); inquadramento mosàico esplicito.
  • v. 6 — peirázōn autón: domanda del maestro al discepolo (sheilat chakham); il testo specifica che Gesù conosceva già la risposta.
  • v. 10 — ándres (non ánthrōpoi): maschi adulti del computo; anapeseîn: postura del banchetto pasquale.
  • v. 11 — eucharistḗsas: berakhah ha-motzi (m.Berakhot 6,1); sequenza «prese — rese grazie — diede».
  • v. 12 — eneplḗsthēsan: passivum divinum (Sal 145,16 LXX); synagágete: verbo del raduno escatologico (cf. Gv 11,52).
  • v. 13 — kophínous dṓdeka: ceste dei pellegrini giudei; dodici = tribù d'Israele.
  • v. 14 — ho prophḗtēs ho erchómenos: il profeta come Mosè (Dt 18,15-18), figura tecnica del giudaismo del Secondo Tempio; cf. 1QS 9,11.
  • v. 15 — harpázein: sequestro violento, non acclamazione spontanea; mónos: solitudine orante sul monte.

Domande Frequenti

Perché Giovanni specifica che era vicina la Pasqua?

La Pasqua non è sfondo decorativo: orienta tutta la lettura. I cinquemila uomini sono pellegrini in cammino verso Gerusalemme; i pani d'orzo richiamano la stagione del raccolto primaverile; la memoria della manna (Esodo 16) carica di senso il gesto di Gesù, che il discorso seguente (Gv 6,22-59) svilupperà esplicitamente.

Cosa significa che Gesù «rese grazie» sul pane?

Il verbo greco eucharistḗsas corrisponde alla berakhah ebraica sul pane (m.Berakhot 6,1): «Benedetto sei Tu, Signore nostro Dio, re dell'universo, che fai uscire il pane dalla terra». La sequenza «prese — rese grazie — diede» è la forma codificata della benedizione della tavola; il gesto non è un rito nuovo, ma l'adempimento puntuale dell'obbligo halakhico prima del pasto.

Chi è «il profeta che viene nel mondo» riconosciuto dalla folla?

La formula greca ho prophḗtēs ho erchómenos designa una figura precisa nel giudaismo del Secondo Tempio: il profeta escatologico come Mosè, promesso in Deuteronomio 18,15-18 e atteso nelle fonti qumraniche (1QS 9,11). Non un profeta generico: la folla identifica Gesù con questa figura specifica, nel contesto pasquale e dopo aver visto il segno dei pani d'orzo che richiama Eliseo.

Perché Gesù rifiuta di essere fatto re?

Il verbo harpázein (v. 15) indica un atto violento di sequestro, non un'acclamazione spontanea: la folla intende compiere un atto politico coercitivo, del tipo dei movimenti messianici armati del tempo (cf. Giuda il Galileo in Flavio Giuseppe, BJ 2,118). Gesù si ritira sul monte solo (mónos): non perché rifiuti ogni forma di regalità, ma perché il regno che inaugura non passa per la conquista politica della folla.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.