Torna alle Fonti

Gesù scaccia i venditori dal tempio — Giovanni 2,13-25

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Gesù scaccia i venditori dal tempio

Gv 2,13-25·NA28·6/84·// Mt 21,12-17·Mc 11,15-19·Lc 19,45-48
πάσχα=Pesachפֶּסַחἀνέβη=salì (aliyah)עֲלִיָּה aliyahφραγέλλιον=frusta di cordami (Zc 14,21)οἶκον ἐμπορίου=casa di mercato (Zc 14,21)ζῆλος=zelo (Sal 69,10)קִנְאָה qin'ahναόν / ἱερόν=santuario vs complesso templare
III domenica di Quaresima — anno B
13-25
Greco13 Καὶ ἐγγὺς ἦν τὸ πάσχα τῶν Ἰουδαίων, καὶ ἀνέβη εἰς Ἱεροσόλυμα ὁ Ἰησοῦς. 14 καὶ εὗρεν ἐν τῷ ἱερῷ τοὺς πωλοῦντας βόας καὶ πρόβατα καὶ περιστερὰς καὶ τοὺς κερματιστὰς καθημένους, 15 καὶ ποιήσας φραγέλλιον ἐκ σχοινίων πάντας ἐξέβαλεν ἐκ τοῦ ἱεροῦ τά τε πρόβατα καὶ τοὺς βόας, καὶ τῶν κολλυβιστῶν ἐξέχεεν ⸂τὰ κέρματα⸃ καὶ τὰς τραπέζας ⸀ἀνέστρεψεν, 16 καὶ τοῖς τὰς περιστερὰς πωλοῦσιν εἶπεν· Ἄρατε ταῦτα ἐντεῦθεν, μὴ ποιεῖτε τὸν οἶκον τοῦ πατρός μου οἶκον ἐμπορίου. 17 ⸀ἐμνήσθησαν οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ ὅτι γεγραμμένον ἐστίν· Ὁ ζῆλος τοῦ οἴκου σου καταφάγεταί με. 18 ἀπεκρίθησαν οὖν οἱ Ἰουδαῖοι καὶ εἶπαν αὐτῷ· Τί σημεῖον δεικνύεις ἡμῖν, ὅτι ταῦτα ποιεῖς; 19 ἀπεκρίθη Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Λύσατε τὸν ναὸν τοῦτον καὶ ἐν τρισὶν ἡμέραις ἐγερῶ αὐτόν. 20 εἶπαν οὖν οἱ Ἰουδαῖοι· Τεσσεράκοντα καὶ ἓξ ἔτεσιν οἰκοδομήθη ὁ ναὸς οὗτος, καὶ σὺ ἐν τρισὶν ἡμέραις ἐγερεῖς αὐτόν; 21 ἐκεῖνος δὲ ἔλεγεν περὶ τοῦ ναοῦ τοῦ σώματος αὐτοῦ. 22 ὅτε οὖν ἠγέρθη ἐκ νεκρῶν, ἐμνήσθησαν οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ ὅτι τοῦτο ἔλεγεν, καὶ ἐπίστευσαν τῇ γραφῇ καὶ τῷ λόγῳ ⸀ὃν εἶπεν ὁ Ἰησοῦς. 23 Ὡς δὲ ἦν ἐν τοῖς Ἱεροσολύμοις ἐν τῷ πάσχα ἐν τῇ ἑορτῇ, πολλοὶ ἐπίστευσαν εἰς τὸ ὄνομα αὐτοῦ, θεωροῦντες αὐτοῦ τὰ σημεῖα ἃ ἐποίει· 24 αὐτὸς ⸀δὲ Ἰησοῦς οὐκ ἐπίστευεν ⸀αὑτὸν αὐτοῖς διὰ τὸ αὐτὸν γινώσκειν πάντας 25 καὶ ὅτι οὐ χρείαν εἶχεν ἵνα τις μαρτυρήσῃ περὶ τοῦ ἀνθρώπου, αὐτὸς γὰρ ἐγίνωσκεν τί ἦν ἐν τῷ ἀνθρώπῳ.
Lettura Ortodossa13 Era vicina la ⓘ, e ⓘ a ⓘ. 14 Trovò nel ⓘ quelli che vendevano ⓘ e i ⓘ seduti. 15 ⓘ, scacciò tutti dal cortile, le pecore e i buoi; sparpagliò le ⓘ dei cambiavalute e ⓘ, 16 e ai venditori di colombe disse: «ⓘ!». 17 I suoi discepoli ricordarono che è scritto: «ⓘ». 18 Le ⓘ allora replicarono: «ⓘ ci mostri per fare queste cose?». 19 Gesù rispose: «ⓘ e in ⓘ lo rialzerò». 20 «ⓘ per costruire questo santuario, e tu in tre giorni lo rialzeresti?». 21 Ma egli parlava del ⓘ. 22 Quando fu ⓘ, i suoi discepoli ricordarono e ⓘ e alla parola di Gesù. 23 Mentre era a Yerushalayim per la Pesach, molti, vedendo i ⓘ, credettero nel suo nome. 24 Ma egli ⓘ, perché conosceva tutti 25 e non aveva bisogno di testimonianza ⓘ: egli conosceva ciò che è nell'uomo.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La pericope si svolge durante il Pesach, pellegrinaggio obbligatorio (Esodo 23,17; Deuteronomio 16,16) che, secondo Giuseppe Flavio (Bellum Judaicum VI,9,3 §425), richiamava centinaia di migliaia di pellegrini a Yerushalayim. Il Tempio erodiano, i cui lavori erano iniziati verso il 20-19 a.e.v. (Antiquitates XV,11,1 §380), era ancora cantiere aperto: la menzione dei «quarantasei anni» colloca la scena attorno al 27-28 e.v., in accordo con la cronologia di Luca 3,1. Il commercio nell'atrio dei Gentili — unico spazio aperto ai non-ebrei — rispondeva a una necessità cultuale precisa: gli animali «senza difetto» per i korbanot (Levitico 1–5) e il cambio della moneta corrente (denari romani, dracme con effigi pagane) nel siclo del tempio richiesto per il machatzìt ha-shekel (Esodo 30,13; cfr. m.Shekalim 1,3). La riduzione di quello spazio a mercato era oggetto di critica non solo profetica ma anche qumranica (CD-A IV,15-18 sul «ricontaminare la casa») e farisaica contro l'oligarchia sadduceo-erodiana.

Analisi lessicale

Il verbo anébē («salì», v. 13) è termine tecnico dell'aliyà la-regel, il pellegrinaggio rituale verso il Monte del Tempio evocato nei Salmi delle ascensioni (120–134). Il narratore distingue con precisione hierón (vv. 14-15: l'intera area sacra, Cortile dei Gentili incluso) da naós (vv. 19-21: il santuario interno), cambio lessicale deliberato che apre l'enigma cristologico. Il phragéllion ek schoiníōn («sferza di funicelle», v. 15) richiama i legacci animali, non uno strumento di punizione militare: il gesto si configura come azione profetica simbolica sul bestiame, nella linea di Geremia (il vaso spezzato, cap. 19) ed Ezechiele (l'assedio mimato, cap. 4). L'espressione oîkon emporíou («casa di mercato», v. 16) — in greco emporion, piazza commerciale — accentua la profanazione dello spazio sacro. Lýsate tòn naòn toûton («sciogliete questo santuario», v. 19) usa il verbo lýō con sfumatura di dissoluzione strutturale; ēgérthē ek nekrôn (v. 22) è passivum divinum: è il Padre che risuscita, formula cristologico-monoteistica antica (1Corinzi 15,4; Atti 2,24). Il sostrato ebraico-aramaico di «tempio del corpo» (toû naoû toû sṓmatos autoû) rimanda alla teologia della Shekhinah: la Presenza di YHWH che abita nel luogo santo.

Fonti ebraiche

Il versetto cardine è il Salmo 69(68),10 LXX: «lo zelo per la tua casa mi divorerà» (Ho zêlos toû oíkou sou kataphágetaí me), salmo del giusto perseguitato riletto in chiave messianica già nel Targum a Salmo 69, che lo collega al re-Messia sofferente. La purificazione escatologica del Tempio è attesa da Malachia 3,1-3 («verrà improvvisamente nel suo tempio il Signore … purificherà i figli di Levi») e da Zaccaria 14,21 («non vi sarà più un mercante nella casa di YHWH degli eserciti»): entrambi i testi orientano il gesto come riforma dall'interno, non come ripudio del culto. La questione delle colombe tocca una controversia di mercato attestata in m.Keritot 1,7, dove Rabban Shim'on ben Gamaliel intervenne per abbassare il prezzo delle coppie di colombe utilizzate come offerta dei poveri (Levitico 12,8), denunciando la speculazione del commercio cultuale. Il termine «terzo giorno» (en trisìn hēmérais) richiama Osea 6,2 e la tradizione tannaitica raccolta in b.Sanhedrin 97a sulla risurrezione al terzo giorno come orizzonte escatologico d'Israele.

Halakhah e dimensione pratica

Il gesto di Gesù nel Tempio si inscrive nel quadro della qedushat ha-makom (santità del luogo) e della protezione halakhica degli spazi sacri dall'uso commerciale improprio: il principio è che la casa di YHWH non può essere assoggettata a logiche di emporion, questione trattata nei regolamenti mishnaici sul comportamento nell'area del Tempio (cfr. m.Berakhot 9,5 sul divieto di attraversare il Monte del Tempio con scopo commerciale). Il cambio monetario era regolamentato: m.Shekalim 1,3 fissa al 15 di Adar l'apertura dei banchi di cambio (kollybistái) per la raccolta del machatzìt ha-shekel (Esodo 30,13); la collocazione nel Cortile dei Gentili — non nelle botteghe esterne — era oggetto di contestazione. La richiesta di un «segno» (tí sēmeîon, v. 18) da parte delle autorità templari (hoi Ioudaîoi) non è malafede ipso facto: è una procedura halakhica di legittimazione profetica codificata in Deuteronomio 13 e 18 e in m.Sanhedrin 11,5, che definisce il navi sheker (profeta di menzogna). Gesù risponde con un enigma che inverte i termini: non esibisce un segno esterno, ma indica il proprio corpo come naós, spostando la categoria di Presenza dalla pietra alla persona. La formula dello shaliach — il mandatario che agisce kemoto («come lui stesso», m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — sottende implicitamente l'autorità con cui Gesù interviene nel recinto del Padre.

Lettura non sostitutiva

Il gesto nel Tempio non è un atto di rottura con il culto d'Israele: è, nella logica interna della pericope, uno zelo per la «casa del Padre», espresso con il linguaggio profetico di Malachia e Zaccaria. L'evangelista lo legge attraverso il Salmo 69, salmo del giusto perseguitato che non abbandona il Tempio ma vi porta la propria vita. «I Giudei» che chiedono il segno sono il vertice sacerdotal-sadduceo (famiglia di Anan/Caifa), non il laos, il popolo pellegrino che sale a Yerushalayim. La formula «tempio del suo corpo» (toû naoû toû sṓmatos autoû) non dissolve la teologia del Tempio: la rilegge nella chiave della Shekhinah incarnata, compimento non abolizione (cfr. Matteo 5,17). I discepoli credono infine «alla Scrittura» (tê graphê, v. 22): la Scrittura ebraica, il Tanakh, è il solo orizzonte ermeneutico della comprensione post-pasquale. Nessun elemento della pericope autorizza una lettura anti-giudaica o di sostituzione: il racconto presuppone, cita e conferma la tradizione profetica d'Israele.

Note testuali

  • v. 13 — tò páscha tôn Ioudaíōn: «la Pasqua dei Giudei» — descrittore neutro della festa ebraica per lettori non-ebrei del IV vangelo; pellegrinaggio obbligatorio (Esodo 23,17; Deuteronomio 16,16).
  • v. 13 — anébē: «salì» — verbo tecnico dell'aliyà la-regel, il pellegrinaggio rituale verso il Monte del Tempio (Salmi delle ascensioni 120–134).
  • vv. 14-15 — en tô hierôi: nell'area sacra complessiva (Cortile dei Gentili); bóas kaì próbata kaì peristerás: vittime per i korbanot (Levitico 1–5); kermatistás / kollybistás: cambiavalute per il machatzìt ha-shekel (Esodo 30,13; m.Shekalim 1,3); phragéllion ek schoiníōn: sferza di legacci animali, gesto profetico simbolico (cfr. Geremia 19; Ezechiele 4).
  • v. 16 — oîkon emporíou: «casa di mercato» — contestazione della commercializzazione del culto nell'unico spazio aperto ai non-ebrei; in linea con la critica qumranica (CD-A IV,15-18) e farisaica all'oligarchia templare.
  • v. 17 — Ho zêlos toû oíkou sou kataphágetaí me: Salmo 69(68),10 LXX, salmo del giusto perseguitato; riletto messianicamente nel Targum a Salmo 69; riforma dall'interno nella scia di Malachia 3,1-3 e Zaccaria 14,21.
  • v. 18 — tí sēmeîon: richiesta procedurale di legittimazione profetica (Deuteronomio 13 e 18; m.Sanhedrin 11,5); hoi Ioudaîoi: le autorità del Tempio (vertice sadduceo), non il popolo.
  • vv. 19-21 — naós: santuario interno (non più hierón); Lýsate … ēgérthē: passivum divinum, è il Padre che risuscita (1Corinzi 15,4); toû naoû toû sṓmatos autoû: il corpo del Messia come luogo della Shekhinah; tesserákonta kaì hex étē: 46 anni dal cantiere erodiano (~20 a.e.v.), colloca la scena ~27-28 e.v.
  • vv. 23-25 — sēmeîa: «segni» — termine tecnico giovannneo per gli atti rivelativi; ouk epísteuen heautòn autoîs: gioco sul verbo pisteúō; perì toû anthrṓpou: conoscenza penetrante del cuore umano (1Samuele 16,7; Geremia 17,10), prerogativa biblica del solo Dio.

Domande Frequenti

Perché Giovanni colloca la purificazione del Tempio all'inizio del ministero, a differenza dei Sinottici che la pongono alla fine?

La collocazione giovannea risponde a un criterio teologico, non cronologico: il gesto inaugura il tema del «tempio del corpo» che percorre l'intero vangelo. I Sinottici lo pongono nella settimana della Passione. Le due tradizioni non si escludono; il IV vangelo rilegge l'episodio come chiave ermeneutica della rivelazione fin dall'inizio.

Il commercio nel Tempio era illegale secondo la halakhah del tempo?

No: la vendita di animali e il cambio monetario erano necessità cultuali regolamentate (m.Shekalim 1,3; Levitico 1–5). La contestazione riguardava la collocazione nel Cortile dei Gentili — unico spazio aperto ai non-ebrei — e la speculazione sui prezzi, documentata da m.Keritot 1,7 sull'intervento di Rabban Shim'on ben Gamaliel sui prezzi delle colombe.

Chi sono «i Giudei» che chiedono il segno in Giovanni 2,18?

Nel IV vangelo hoi Ioudaîoi di Gerusalemme designa il vertice sacerdotal-sadduceo (famiglia di Anan/Caifa), non il popolo ebraico né i pellegrini. La richiesta di un segno è una procedura halakhica legittima di verifica profetica codificata in Deuteronomio 13 e 18 e in m.Sanhedrin 11,5: non implica malafede automatica.

Cosa significa «credettero alla Scrittura» al v. 22?

Tê graphê indica il Tanakh, la Scrittura ebraica, unico orizzonte ermeneutico disponibile ai discepoli nel periodo post-pasquale. Il Nuovo Testamento non esiste ancora come corpus. La comprensione della risurrezione passa attraverso la rilettura di testi come Osea 6,2 e il Salmo 69, non attraverso un canone alternativo.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.