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Discorso sul pane della vita — Giovanni 6,22-59

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Discorso sul pane della vita

22-59
Greco22 Τῇ ἐπαύριον ὁ ὄχλος ὁ ἑστηκὼς πέραν τῆς θαλάσσης ⸀εἶδον ὅτι πλοιάριον ἄλλο οὐκ ἦν ἐκεῖ εἰ μὴ ⸀ἕν, καὶ ὅτι οὐ συνεισῆλθεν τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ ὁ Ἰησοῦς εἰς τὸ ⸀πλοῖον ἀλλὰ μόνοι οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ ἀπῆλθον· 23 ⸀ἀλλὰ ἦλθεν ⸀πλοιάρια ἐκ Τιβεριάδος ἐγγὺς τοῦ τόπου ὅπου ἔφαγον τὸν ἄρτον εὐχαριστήσαντος τοῦ κυρίου. 24 ὅτε οὖν εἶδεν ὁ ὄχλος ὅτι Ἰησοῦς οὐκ ἔστιν ἐκεῖ οὐδὲ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ, ἐνέβησαν αὐτοὶ εἰς τὰ ⸀πλοιάρια καὶ ἦλθον εἰς Καφαρναοὺμ ζητοῦντες τὸν Ἰησοῦν. 25 Καὶ εὑρόντες αὐτὸν πέραν τῆς θαλάσσης εἶπον αὐτῷ· Ῥαββί, πότε ὧδε γέγονας; 26 ἀπεκρίθη αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς καὶ εἶπεν· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, ζητεῖτέ με οὐχ ὅτι εἴδετε σημεῖα ἀλλ’ ὅτι ἐφάγετε ἐκ τῶν ἄρτων καὶ ἐχορτάσθητε· 27 ἐργάζεσθε μὴ τὴν βρῶσιν τὴν ἀπολλυμένην ἀλλὰ τὴν βρῶσιν τὴν μένουσαν εἰς ζωὴν αἰώνιον, ἣν ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ὑμῖν δώσει, τοῦτον γὰρ ὁ πατὴρ ἐσφράγισεν ὁ θεός. 28 εἶπον οὖν πρὸς αὐτόν· Τί ποιῶμεν ἵνα ἐργαζώμεθα τὰ ἔργα τοῦ θεοῦ; 29 ἀπεκρίθη ⸀ὁ Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Τοῦτό ἐστιν τὸ ἔργον τοῦ θεοῦ ἵνα ⸀πιστεύητε εἰς ὃν ἀπέστειλεν ἐκεῖνος. 30 εἶπον οὖν αὐτῷ· Τί οὖν ποιεῖς σὺ σημεῖον, ἵνα ἴδωμεν καὶ πιστεύσωμέν σοι; τί ἐργάζῃ; 31 οἱ πατέρες ἡμῶν τὸ μάννα ἔφαγον ἐν τῇ ἐρήμῳ, καθώς ἐστιν γεγραμμένον· Ἄρτον ἐκ τοῦ οὐρανοῦ ἔδωκεν αὐτοῖς φαγεῖν. 32 εἶπεν οὖν αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, οὐ Μωϋσῆς ⸀δέδωκεν ὑμῖν τὸν ἄρτον ἐκ τοῦ οὐρανοῦ, ἀλλ’ ὁ πατήρ μου δίδωσιν ὑμῖν τὸν ἄρτον ἐκ τοῦ οὐρανοῦ τὸν ἀληθινόν· 33 ὁ γὰρ ἄρτος τοῦ θεοῦ ἐστιν ὁ καταβαίνων ἐκ τοῦ οὐρανοῦ καὶ ζωὴν διδοὺς τῷ κόσμῳ. 34 εἶπον οὖν πρὸς αὐτόν· Κύριε, πάντοτε δὸς ἡμῖν τὸν ἄρτον τοῦτον. 35 ⸀Εἶπεν αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς· Ἐγώ εἰμι ὁ ἄρτος τῆς ζωῆς· ὁ ἐρχόμενος πρὸς ἐμὲ οὐ μὴ πεινάσῃ, καὶ ὁ πιστεύων εἰς ⸀ἐμὲ οὐ μὴ ⸀διψήσει πώποτε. 36 ἀλλ’ εἶπον ὑμῖν ὅτι καὶ ἑωράκατέ με καὶ οὐ πιστεύετε. 37 πᾶν ὃ δίδωσίν μοι ὁ πατὴρ πρὸς ἐμὲ ἥξει, καὶ τὸν ἐρχόμενον πρός ⸀με οὐ μὴ ἐκβάλω ἔξω, 38 ὅτι καταβέβηκα ⸀ἀπὸ τοῦ οὐρανοῦ οὐχ ἵνα ποιῶ τὸ θέλημα τὸ ἐμὸν ἀλλὰ τὸ θέλημα τοῦ πέμψαντός με· 39 τοῦτο δέ ἐστιν τὸ θέλημα τοῦ πέμψαντός ⸀με ἵνα πᾶν ὃ δέδωκέν μοι μὴ ἀπολέσω ἐξ αὐτοῦ ἀλλὰ ἀναστήσω ⸀αὐτὸ τῇ ἐσχάτῃ ἡμέρᾳ. 40 τοῦτο ⸀γάρ ἐστιν τὸ θέλημα τοῦ ⸂πατρός μου⸃ ἵνα πᾶς ὁ θεωρῶν τὸν υἱὸν καὶ πιστεύων εἰς αὐτὸν ἔχῃ ζωὴν αἰώνιον, καὶ ἀναστήσω αὐτὸν ⸀ἐγὼ τῇ ἐσχάτῃ ἡμέρᾳ. 41 Ἐγόγγυζον οὖν οἱ Ἰουδαῖοι περὶ αὐτοῦ ὅτι εἶπεν· Ἐγώ εἰμι ὁ ἄρτος ὁ καταβὰς ἐκ τοῦ οὐρανοῦ, 42 καὶ ἔλεγον· ⸀Οὐχ οὗτός ἐστιν Ἰησοῦς ὁ υἱὸς Ἰωσήφ, οὗ ἡμεῖς οἴδαμεν τὸν πατέρα καὶ τὴν μητέρα; πῶς ⸀νῦν ⸀λέγει ὅτι Ἐκ τοῦ οὐρανοῦ καταβέβηκα; 43 ⸀ἀπεκρίθη Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Μὴ γογγύζετε μετ’ ἀλλήλων. 44 οὐδεὶς δύναται ἐλθεῖν πρός ⸀με ἐὰν μὴ ὁ πατὴρ ὁ πέμψας με ἑλκύσῃ αὐτόν, κἀγὼ ἀναστήσω αὐτὸν ἐν τῇ ἐσχάτῃ ἡμέρᾳ. 45 ἔστιν γεγραμμένον ἐν τοῖς προφήταις· Καὶ ἔσονται πάντες διδακτοὶ θεοῦ· ⸀πᾶς ὁ ⸀ἀκούσας παρὰ τοῦ πατρὸς καὶ μαθὼν ἔρχεται πρὸς ⸀ἐμέ. 46 οὐχ ὅτι τὸν πατέρα ⸂ἑώρακέν τις⸃ εἰ μὴ ὁ ὢν παρὰ τοῦ θεοῦ, οὗτος ἑώρακεν τὸν πατέρα. 47 ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, ὁ ⸀πιστεύων ἔχει ζωὴν αἰώνιον. 48 ἐγώ εἰμι ὁ ἄρτος τῆς ζωῆς· 49 οἱ πατέρες ὑμῶν ἔφαγον ⸂ἐν τῇ ἐρήμῳ τὸ μάννα⸃ καὶ ἀπέθανον· 50 οὗτός ἐστιν ὁ ἄρτος ὁ ἐκ τοῦ οὐρανοῦ καταβαίνων ἵνα τις ἐξ αὐτοῦ φάγῃ καὶ μὴ ἀποθάνῃ· 51 ἐγώ εἰμι ὁ ἄρτος ὁ ζῶν ὁ ἐκ τοῦ οὐρανοῦ καταβάς· ἐάν τις φάγῃ ἐκ τούτου τοῦ ἄρτου ⸀ζήσει εἰς τὸν αἰῶνα, καὶ ὁ ἄρτος δὲ ὃν ἐγὼ δώσω ἡ σάρξ μού ⸀ἐστιν ὑπὲρ τῆς τοῦ κόσμου ζωῆς. 52 Ἐμάχοντο οὖν πρὸς ἀλλήλους οἱ Ἰουδαῖοι λέγοντες· Πῶς δύναται οὗτος ἡμῖν δοῦναι τὴν σάρκα ⸀αὐτοῦ φαγεῖν; 53 εἶπεν οὖν αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, ἐὰν μὴ φάγητε τὴν σάρκα τοῦ υἱοῦ τοῦ ἀνθρώπου καὶ πίητε αὐτοῦ τὸ αἷμα, οὐκ ἔχετε ζωὴν ἐν ἑαυτοῖς. 54 ὁ τρώγων μου τὴν σάρκα καὶ πίνων μου τὸ αἷμα ἔχει ζωὴν αἰώνιον, κἀγὼ ἀναστήσω αὐτὸν τῇ ἐσχάτῃ ἡμέρᾳ. 55 ἡ γὰρ σάρξ μου ⸀ἀληθής ἐστι βρῶσις, καὶ τὸ αἷμά μου ⸁ἀληθής ἐστι πόσις. 56 ὁ τρώγων μου τὴν σάρκα καὶ πίνων μου τὸ αἷμα ἐν ἐμοὶ μένει κἀγὼ ἐν αὐτῷ. 57 καθὼς ἀπέστειλέν με ὁ ζῶν πατὴρ κἀγὼ ζῶ διὰ τὸν πατέρα, καὶ ὁ τρώγων με κἀκεῖνος ⸀ζήσει δι’ ἐμέ. 58 οὗτός ἐστιν ὁ ἄρτος ὁ ⸀ἐξ οὐρανοῦ καταβάς, οὐ καθὼς ἔφαγον οἱ ⸀πατέρες καὶ ἀπέθανον· ὁ τρώγων τοῦτον τὸν ἄρτον ⸀ζήσει εἰς τὸν αἰῶνα. 59 ταῦτα εἶπεν ἐν συναγωγῇ διδάσκων ἐν Καφαρναούμ.
Lettura Ortodossa22 Il giorno seguente la folla di ⓘ, i popolani non-osservanti distinti dai ḥaverim, che stava al di là del mare vide che non c'era lì altra barca se non una, e che Gesù non era salito con i suoi discepoli nella barca, ma i discepoli erano partiti soli; 23 vennero invece barche da ⓘ vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore ebbe pronunciato la ⓘ, la benedizione sul pane. 24 Quando dunque la folla di am ha-aretz vide che Gesù non era lì né i suoi discepoli, essi salirono sulle barche e vennero a ⓘ cercando Gesù. 25 E avendolo trovato al di là del mare gli dissero: «ⓘ, quando sei venuto qui?». 26 Rispose loro Gesù e disse: «Amen amen vi dico, mi cercate non perché avete visto i ⓘ, ma perché avete mangiato dei pani e vi siete ⓘ. 27 ⓘ non per il cibo che perisce, ma per il cibo che rimane per la ⓘ, che il Figlio dell'uomo vi darà: costui infatti il Padre, Dio, lo ha ⓘ». 28 Gli dissero dunque: «Che dobbiamo fare per operare le opere di Dio?». 29 Rispose Gesù e disse loro: «Questa è l'opera di Dio: che ⓘ in colui che egli ha mandato come ⓘ, il suo inviato-mandatario». 30 Gli dissero dunque: «Quale segno fai tu allora, perché vediamo e crediamo a te? Quale opera compi? 31 I nostri padri mangiarono la ⓘ, con l'attesa rabbinica del suo ritorno nei ⓘ, come è scritto: ⓘ». 32 Disse loro dunque Gesù: «Amen amen vi dico, ⓘ, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello ⓘ. 33 Il pane di Dio infatti è colui che ⓘ e dà vita al ⓘ». 34 Gli dissero dunque: «Signore, sempre dacci questo pane». 35 Disse loro Gesù: «ⓘ il pane della vita; chi viene a me ⓘ, e chi crede in me non avrà sete in eterno. 36 Ma vi ho detto che mi avete visto e non credete. 37 Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me, e chi viene a me non lo caccerò fuori, 38 perché ⓘ non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39 Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che di tutto ciò che mi ha dato non perda nulla, ma lo risusciti nell'ⓘ. 40 Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell'ultimo giorno, secondo la risurrezione dei morti professata dai farisei (perushim) e negata dai sadducei (Saddoukaioi)». 41 ⓘ dunque su di lui i ⓘ, gli uditori giudei della sinagoga, perché aveva detto: «Io Sono il pane disceso dal cielo». 42 E dicevano: «Non è costui Gesù figlio di ⓘ, di cui noi conosciamo il padre e la madre? Come ora dice: Dal cielo sono disceso?». 43 Rispose Gesù e disse loro: «Non mormorate tra voi. 44 Nessuno può venire a me se non lo ⓘ il Padre che mi ha mandato, e io lo ⓘ nell'ultimo giorno. 45 È scritto nei profeti: ⓘ; chiunque ha udito dal Padre e ha imparato viene a me. 46 Non che qualcuno abbia visto il Padre, se non chi è da Dio: costui ha visto il Padre. 47 Amen amen vi dico, chi crede ⓘ. 48 Io Sono il pane della vita. 49 I vostri padri mangiarono nel deserto la manna ⓘ; 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangi non muoia. 51 Io Sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia ⓘ per la vita del mondo». 52 ⓘ dunque tra di loro i Yehudim, gli uditori giudei, dicendo: «Come può costui darci la sua carne, il suo basar, da mangiare?». 53 Disse loro dunque Gesù: «Amen amen vi dico, se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non ⓘ, il dam che la Torah proibisce in modo assoluto (Lv 17,10-14; Dt 12,23 «il sangue è la vita»), non avete vita in voi. 54 Chi ⓘ la mia carne e ⓘ il mio sangue ha vita eterna, e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 La mia carne infatti è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ⓘ, dimora reciproca della Shekhinah. 57 Come mi ha mandato il Padre vivente e io vivo per il Padre, anche chi mangia me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo: non come quello che mangiarono i padri e morirono; chi mangia questo pane vivrà in eterno». 59 Queste cose disse ⓘ nella ⓘ, la sinagoga di Kefar Nachum, durante la lettura di Shabbat (Shabbat) nel contesto della ⓘ, la sezione che include il dono della manna, letta in prossimità della Pesach.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Il discorso del pane di vita si svolge nella sinagoga (bet ha-keneset) di Kefar Nachum (v. 59), in una sessione didattica — la derashah — che segue la forma della predicazione sinagogale. Il contesto liturgico è prossimo alla Pesach (v. 4), con la lettura della parashah di be-shallach (Es 13–17, che include il dono della manna in Es 16): Gesù interpreta la Scrittura nel suo contesto naturale, da maestro che espone la Torah nell'assemblea. Non si tratta dunque di una rottura con il giudaismo, ma di una derashah interna, dove la tipologia manna → pane vero viene dispiegata secondo i metodi esegetici del tempo. Gli interlocutori definiti «i Yehudim» (vv. 41.52) sono gli uditori di quella sinagoga, non una categoria etnica monolitica: Gesù e i discepoli sono essi stessi giudei, e il contrasto è interno alla tradizione d'Israele.

Analisi lessicale

Egṓ eimi (Ἐγώ εἰμι, v. 35.48.51) è il primo dei sette «io sono» qualificati giovannei; la predicativa non è isolata, ma si situa in continuità con la teofania di Es 3,14 LXX, il cui pieno significato emerge in Gv 8,58 e 18,5-8. Alēthinón (ἀληθινόν, v. 32) significa «definitivo-archetipico», pieno contro figura — non «vero contro falso»: la manna dei padri è onorata come tipo genuino, non sminuita. Il verbo trṓgō (τρώγω, v. 54) — «masticare, sgranocchiare» — sostituisce deliberatamente il generico phagein dei versetti precedenti: accentua il realismo incarnato, in chiave anti-spiritualistica. Sárx (σάρξ, v. 51–56) indica la carnalità integrale dell'esistenza incarnata, in netta opposizione al docetismo. Ménein (μένειν, v. 56), «rimanere/dimorare», evoca la Shekhinah (שכן, shakhan): la dimora reciproca tra il credente e il Figlio ha risonanze con la presenza divina nel Tempio. Egóngyzon (ἐγόγγυζον, v. 41) è la resa LXX del verbo ebraico lun (לון) della mormorazione nel deserto (Es 16,2.7-8): il parallelo con Israele contro Mosè è costruito dall'evangelista con precisione tipologica. Helkýsē (ἑλκύσῃ, v. 44), «attirare», richiama Ger 31,3 LXX («con amore di chesed eterno ti ho attratta»): non determinismo gnostico, ma grazia preveniente. Esphrágisen (ἐσφράγισεν, v. 27), «ha sigillato» (chatam חתם), è il gesto di autenticazione del messaggero ufficiale.

Fonti ebraiche

La base scritturistica della derashah è Es 16 (manna nel deserto), testo-base della tipologia, fonte diretta della citazione al v. 31 e schema portante dell'intero discorso. Al v. 31 viene citato Sal 78(77),24 LXX («Diede loro un pane dal cielo da mangiare») con tecnica di gezerah shawah fusa con Es 16,4 e Sal 105(104),40: la convergenza di tre testi sul medesimo lemma «pane dal cielo» è un procedimento midrashico riconoscibile. Il divieto assoluto del sangue (Lv 17,10-14; Dt 12,23: «il sangue è la vita») rende le parole di Gesù ai vv. 53-56 deliberatamente scandalose per orecchie ebraiche: non è ingenuità retorica, ma scelta comunicativa calcolata. Il ritornello quadruplo della risurrezione nell'«ultimo giorno» (vv. 39.40.44.54) si radica nella dottrina farisaica della risurrezione corporea (m.Sanhedrin 10,1; Dn 12,2), in contrasto con i Sadducei che la negano: Giovanni inserisce Gesù nel dibattito interno al giudaismo del Secondo Tempio. La discesa del Figlio come katabaínōn (v. 33) ha un parallelo in b.Shabbat 88b, dove la Torah stessa è descritta come discesa dal cielo, e in Pr 30,4 («chi è salito al cielo e ne è disceso?»): la cristologia giovannea dialoga con categorie già presenti nella tradizione sapienziale ebraica.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio dello shaliach (שָׁלִיחַ, m.Berakhot 5,5) — l'inviato-mandatario che rappresenta pienamente il mittente — chiarisce la formula del v. 29 («credere in colui che egli ha mandato»): apésteilen (ἀπέστειλεν) traduce esattamente la categoria halakhica dell'invio con piena rappresentanza. Credere nell'inviato è credere nel mittente; rifiutare l'uno equivale a rifiutare l'altro. Il divieto di consumare sangue (Lv 17,10-14) è una delle norme più radicate nella prassi ebraica: il linguaggio dei vv. 53-56 non viola questa halakhah in senso letterale, ma la usa come registro di massima alterità per designare una comunione che trascende il piano alimentare. La dottrina della vita eterna (chayyei ʿolam ha-ba חַיֵּי עוֹלָם הַבָּא) richiamata in zōḕn aiṓnion (v. 27) è una categoria farisaica codificata in m.Sanhedrin 10,1: il discorso di Gesù si inserisce nel dibattito halakhico su chi ha parte nel mondo futuro, rivendicando per sé la facoltà di conferirla.

Lettura non sostitutiva

La struttura tipologica del discorso («non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio ve lo dà», v. 32) non sminuisce Mosè né la Torah: indica la fonte, non una sostituzione. La manna è tipo autentico, onorato come tale; il «vero pane» è il suo compimento archetipico, non la prova della sua inadeguatezza. La mormorazione degli interlocutori (egóngyzon, v. 41) riproduce il gesto d'Israele nel deserto, ma non condanna il popolo come tale: è il meccanismo tipologico dell'evangelista, che legge la storia d'Israele come anticipazione della storia di Gesù. «I Yehudim» di Cafarnao non rappresentano «i Giudei» come popolo condannato; rappresentano la resistenza umana al dono, un tema universale. Il realismo incarnato di sárx e trṓgō è anti-gnostico: la salvezza non libera dalla carne, ma passa per la carne — «la mia carne per la vita del mondo» (v. 51).

Note testuali

  • v. 27 — esphrágisen: «ha sigillato» (chatam חתם), autenticazione del messaggero-shaliach; zōḕn aiṓnion = chayyei ʿolam ha-ba, categoria farisaica.
  • v. 31-32 — citazione Sal 78,24 LXX fusa con Es 16,4 tramite gezerah shawah; alēthinón = archetipico, non «vero contro falso».
  • v. 35 — primo dei sette egṓ eimi qualificati giovannei; teofania piena: Gv 8,58 e 18,5-8.
  • v. 41 — egóngyzon: LXX di lun לון (Es 16,2.7-8); «i Yehudim» = uditori della sinagoga di Kefar Nachum, non categoria etnica.
  • v. 44 — helkýsē: Ger 31,3 LXX; grazia preveniente, non determinismo gnostico.
  • v. 51-56 — sárx/trṓgō: realismo incarnato, anti-docetico; il divieto del sangue (Lv 17,10-14) rende il linguaggio volutamente scandaloso.
  • v. 54 — trṓgō sostituisce phagein: masticare/sgranocchiare, non genericamente «mangiare».
  • v. 59 — contesto esplicitato: derashah nella sinagoga (bet ha-keneset) di Kefar Nachum.

Domande Frequenti

Che cos'è la «derashah» e perché è importante per leggere Giovanni 6?

La derashah è la predicazione esegetica sinagogale: il maestro espone un testo della Torah o dei Profeti davanti all'assemblea. Giovanni 6,22-59 ha la struttura di una derashah sulla parashah di be-shallach (Es 13-17, manna in Es 16), letta in prossimità della Pesach. Gesù non rompe con la sinagoga: vi insegna dall'interno, come maestro che interpreta la Scrittura secondo i metodi esegetici del tempo.

Perché «I Giudei mormoravano» evoca Israele nel deserto?

Il verbo greco egóngyzon (v. 41) è la resa LXX del verbo ebraico lun (לון), usato in Es 16,2.7-8 per la mormorazione di Israele contro Mosè nel deserto. L'evangelista costruisce un parallelo tipologico deliberato: come Israele mormorò davanti alla manna, gli uditori della sinagoga mormorano davanti al «pane vero dal cielo». Non è una condanna del popolo, ma una struttura letteraria tipologica.

Perché il linguaggio su «mangiare la carne e bere il sangue» è volutamente scandaloso?

La Torah proibisce categoricamente di consumare sangue: «il sangue è la vita» (Lv 17,10-14; Dt 12,23). Per orecchie ebraiche, l'invito a «bere il sangue» era di massima durezza. Il verbo trṓgō (masticare/sgranocchiare, v. 54) accentua ulteriormente il realismo. Questo linguaggio non viola la halakhah in senso letterale, ma usa il registro dell'alterità assoluta per indicare una comunione totale col Figlio — che la tradizione cristiana legge eucaristicamente.

Cosa significa «il Padre lo attira» (v. 44)?

Il verbo helkýsē (ἑλκύσῃ, «attirare») richiama Ger 31,3 LXX: «con amore di chesed eterno ti ho attratta». Indica la grazia preveniente — l'iniziativa divina che precede e rende possibile la fede — non un determinismo che annulla la libertà. Non è un'attrazione gnostica che strappa l'anima dalla materia, ma il chesed di Dio che chiama dall'interno della storia.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.