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L'annuncio del tradimento — Giovanni 13,21-30

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

L'annuncio del tradimento

Gv 13,21-30·NA28·54/84·// Mt 26,21-25·Mc 14,18-21·Lc 22,21-23
ἐταράχθη τῷ πνεύματι=fu turbato nello spiritoεἷς ἐξ ὑμῶν παραδώσει με=uno di voi mi tradirà (Sal 41,10)ἐν τῷ κόλπῳ τοῦ Ἰησοῦ=nel seno di Gesù (posto d'onore)εἰσῆλθεν ... ὁ Σατανᾶς=entrò Satana (il kategor, cfr. Lc 22,3)ἦν δὲ νύξ=era notte (la tenebra giovannea)
Martedì della Settimana Santa (Gv 13,21-33.36-38)
21-30
Greco21 Ταῦτα εἰπὼν ⸀ὁ Ἰησοῦς ἐταράχθη τῷ πνεύματι καὶ ἐμαρτύρησεν καὶ εἶπεν· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι εἷς ἐξ ὑμῶν παραδώσει με. 22 ⸀ἔβλεπον εἰς ἀλλήλους οἱ μαθηταὶ ἀπορούμενοι περὶ τίνος λέγει. 23 ⸀ἦν ἀνακείμενος εἷς ⸀ἐκ τῶν μαθητῶν αὐτοῦ ἐν τῷ κόλπῳ τοῦ Ἰησοῦ, ὃν ἠγάπα ὁ Ἰησοῦς· 24 νεύει οὖν τούτῳ Σίμων Πέτρος ⸂πυθέσθαι τίς ἂν εἴη⸃ περὶ οὗ λέγει. 25 ⸀ἀναπεσὼν ἐκεῖνος οὕτως ἐπὶ τὸ στῆθος τοῦ Ἰησοῦ λέγει αὐτῷ· Κύριε, τίς ἐστιν; 26 ⸀ἀποκρίνεται ὁ Ἰησοῦς· Ἐκεῖνός ἐστιν ᾧ ἐγὼ ⸀βάψω τὸ ψωμίον ⸂καὶ δώσω αὐτῷ⸃· ⸂βάψας οὖν⸃ τὸ ⸀ψωμίον δίδωσιν Ἰούδᾳ Σίμωνος ⸀Ἰσκαριώτου. 27 καὶ μετὰ τὸ ψωμίον τότε εἰσῆλθεν εἰς ἐκεῖνον ὁ Σατανᾶς. λέγει οὖν αὐτῷ ⸀ὁ Ἰησοῦς· Ὃ ποιεῖς ποίησον τάχιον. 28 τοῦτο δὲ οὐδεὶς ἔγνω τῶν ἀνακειμένων πρὸς τί εἶπεν αὐτῷ· 29 τινὲς γὰρ ἐδόκουν, ἐπεὶ τὸ γλωσσόκομον ⸀εἶχεν Ἰούδας, ὅτι λέγει αὐτῷ ⸀ὁ Ἰησοῦς· Ἀγόρασον ὧν χρείαν ἔχομεν εἰς τὴν ἑορτήν, ἢ τοῖς πτωχοῖς ἵνα τι δῷ. 30 λαβὼν οὖν τὸ ψωμίον ἐκεῖνος ⸂ἐξῆλθεν εὐθύς⸃. ἦν δὲ νύξ.
Lettura Ortodossa21 Dette queste cose, Gesù ⓘ e ⓘ e disse: «ⓘ che ⓘ». 22 ⓘ, ⓘ. 23 Era reclinato a tavola ⓘ, ⓘ. 24 Fa cenno dunque a costui ⓘ ⓘ. 25 Reclinatosi ⓘ gli dice: «Signore, chi è?». 26 Risponde Gesù: «È colui ⓘ». ⓘ. 27 E ⓘ. Gli dice dunque Gesù: «ⓘ». 28 Questo nessuno dei commensali ⓘ. 29 Alcuni infatti pensavano, poiché ⓘ, che Gesù gli dicesse: «Compra le cose di cui abbiamo bisogno ⓘ», o ⓘ. 30 ⓘ. ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Giovanni 13,21-30 si colloca nella sala della Cena, nella notte in cui Gesù lava i piedi ai discepoli. Il racconto presuppone la convivialità semitica del banchetto antico: i commensali sono reclinati sul fianco sinistro, con il capo rivolto verso il piatto comune. In questo schema, il «discepolo che Gesù amava» (ὁ μαθητὴς ὃν ἠγάπα ὁ Ἰησοῦς) si trova fisicamente «nel seno» (en tô kólpōi) di Gesù — il posto d'onore del convitato più prossimo all'ospite. L'uso del termine kólpos (v. 23) non è casuale: richiama Gv 1,18, dove il Figlio è «nel seno del Padre», creando un'eco cristologica sul rapporto testimone-Gesù. Giuda è uno dei Dodici, un apostolo intimo, non un estraneo: il tradimento che si annuncia è dramma personale di un discepolo, non fatto collettivo né rappresentazione di un gruppo.

Analisi lessicale

Il v. 21 apre con ἐταράχθη τῷ πνεύματι (aor. pass. di tarassō): turbamento interiore viscerale. Lo stesso verbo ricorre in Gv 11,33 (davanti alla tomba di Lazzaro) e in 12,27 (anticipazione del Getsemani): è una risposta emotiva reale, corporea, non una performance — argomento diretto contro ogni lettura docetista che svuoti l'umanità di Gesù. Il verbo ἐμαρτύρησεν («dichiarò/attestò», v. 21) appartiene al registro testimoniale giovanneo: Gesù non «annuncia» semplicemente, ma attesta con autorità di testimone.

Il ψωμίον (psōmíon, vv. 26-27) è un diminutivo di ψωμός (boccone): la LXX usa il termine base in Rut 2,14, dove Boaz offre il pane a Rut come gesto di accoglienza. Il verbo βάψω (fut. di baptō, intingere) indica l'immersione fisica nel piatto comune (haroset o aceto). La cassa comune è nominata con γλωσσόκομον (v. 29), termine tecnico della LXX usato in 2Cr 24,8-11 per la cassa del Tempio: l'ironia è che Giuda gestisca proprio la «cassa» della comunità di Gesù. L'avverbio εὐθύς («subito», v. 30) — raro in Giovanni, tipico di Marco — sottolinea l'irreversibilità della scelta. Νύξ («notte», v. 30) è il polo negativo della dualità luce/tenebre strutturale del Quarto Vangelo (1,5; 3,19-21; 8,12; 9,4; 11,10; 12,35): non un'annotazione cronologica neutra, ma una categoria morale.

Fonti ebraiche

Il gesto del boccone intinto attiva esplicitamente il Salmo 41,10 (LXX 40,10): «colui che mangiava il mio pane ha alzato contro di me il calcagno». Giovanni cita questo versetto in 13,18, poco prima: la consegna del psōmíon a Giuda è il compimento-rovesciamento di quella profezia. Il pane offerto diventa segno del tradimento da parte di chi ha condiviso la mensa.

Lo sfondo della Cena pasquale giovannea (Gv 13,1ss) richiama la convivialità del seder: il capofamiglia che onora i commensali con bocconi scelti intinti nell'haroset è pratica attestata. Nella letteratura midrashica (Qohelet Rabbah), «chi mangia il pane altrui» e poi tradisce è categoria morale autonoma dell'ospitalità tradita. Il Targum Pseudo-Jonathan su Salmo 41 amplifica il senso dell'intimità mensa tradita come ferita spirituale diretta.

Halakhah e dimensione pratica

Il v. 29 nomina il γλωσσόκομον di Giuda nel contesto di possibili acquisti per la festa o elemosine ai poveri. Questo richiama la halakhah dello shaliach (inviato): il principio giuridico-religioso per cui l'inviato agisce con l'autorità del mandante (m.Berakhot 5,5; b.Berakhot 34b). Giuda gestisce la cassa comune in quanto «inviato» fiduciario della comunità: la rottura di questo vincolo ha valenza halakhica specifica, quella del talmid che tradisce il maestro.

La tradizione di b.Sanhedrin 43a registra una memoria rabbinica sul tradimento di un discepolo intimo; il tradimento di un talmid dal cerchio stretto configura la rottura del vincolo maestro-discepolo, categoria giuridica precisa nel diritto rabbinico. Anche il comando «quello che fai, fallo presto» (Ὃ ποιεῖς ποίησον τάχιον, v. 27) ha rilievo: è Gesù che governa il tempo del tradimento, non subisce un piano esterno. La sovranità sul tempo dell'azione è attributo del mandante, non dell'agente.

Lettura non sostitutiva

Giuda è un apostolo, membro intimo dei Dodici, non un «rappresentante» del popolo ebraico né di un gruppo etnico. Il tradimento è dramma personale di un discepolo che si chiude alla luce: la categoria morale è individuale. L'espressione «Satana entrò in lui» (εἰσῆλθεν εἰς ἐκεῖνον ὁ Σατανᾶς, v. 27) non configura una possessione che annulla la volontà: il racconto lucano parallelo (Lc 22,3-4) mostra Giuda che dopo l'«ingresso» di Satana «va e tratta» — delibera, agisce, sceglie. La responsabilità morale rimane integra.

«Era notte» (ἦν δὲ νύξ, v. 30) è il simbolo della tenebra in cui ci si chiude rifiutando la luce: una categoria universale e individuale, coerente con la teologia giovannea (1,5; 3,19-21; 9,4), non una connotazione etnica. Il dualismo luce/tenebre in Giovanni è morale e cristologico, non cosmico-dualistico né sostituzionistico.

Note testuali

  • v. 21 — NA28 legge ὁ Ἰησοῦς con articolo, contro TR/Byz che omettono; la lezione NA28 è sostenuta dai papiri e dai codici maggiori.
  • v. 23 — κόλπος («seno/fianco»): richiama Gv 1,18 (il Figlio nel seno del Padre); il discepolo amato come testimone privilegiato della relazione intima con Gesù.
  • v. 26 — ψωμίον: hapax in questo senso nella tradizione sinottico-giovannea; βάψω (intingere) indica il gesto fisico concreto, non battesimale.
  • v. 27 — εἰσῆλθεν εἰς ἐκεῖνον ὁ Σατανᾶς: non dualismo cosmico; la volontà di Giuda rimane agente (cf. Lc 22,3-4).
  • v. 29 — γλωσσόκομον: termine LXX (2Cr 24,8-11 per la cassa del Tempio); ironia letteraria nella gestione fiduciaria di Giuda.
  • v. 30 — ἦν δὲ νύξ: categoria morale, non cronologica; polo negativo della dualità luce/tenebre giovannea (1,5; 3,19-21; 8,12; 9,4).

Domande Frequenti

Perché Gesù offre il boccone proprio a Giuda?

Nella convivialità semitica il capofamiglia che offre un boccone intinto a un commensale compie un gesto di onore e affetto. Che Gesù lo offra a Giuda è il compimento-rovesciamento del Salmo 41,10 («colui che mangiava il mio pane ha alzato il calcagno contro di me»): l'ultimo gesto d'amore precede e manifesta la profondità del tradimento.

«Satana entrò in lui» significa che Giuda non aveva scelta?

No. Il racconto lucano parallelo (Lc 22,3-4) mostra che dopo l'«ingresso» di Satana Giuda delibera e tratta con i capi dei sacerdoti: la volontà rimane agente. «Satana entrò in lui» descrive la disponibilità interiore al male, non una possessione che sopprime la responsabilità morale.

«Era notte» ha un significato simbolico o è solo un dato cronologico?

È categoria morale. Il Quarto Vangelo struttura la realtà attorno alla dualità luce/tenebre (1,5; 3,19-21; 9,4): «era notte» indica che Giuda esce dalla comunione con Gesù — dalla luce — per entrare nella tenebra. Non è un'annotazione neutra sull'ora.

Il tradimento di Giuda riguarda il popolo ebraico?

No. Giuda è un apostolo, membro intimo dei Dodici: il tradimento è dramma personale di un discepolo, non atto rappresentativo di un gruppo etnico o collettivo. Il simbolismo luce/tenebre è individuale e universale, non etnico.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.