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Il Prologo — Gv 1,1-18

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Prologo: il Verbo fatto carne

Gv 1,1-18·NA28·1/84
ἐν ἀρχῇ=in principio (Gn 1,1 LXX)בְּרֵאשִׁית bereshitὁ λόγος=il Logos / la Parolaדָּבָר davar / Memraἐσκήνωσεν=pose la tenda (Tabernacolo)מִשְׁכָּן mishkan / Shekhinahδόξα=gloria visibileכָּבוֹד kavodχάρις καὶ ἀλήθεια=grazia e verità (Es 34,6)חֶסֶד וֶאֱמֶת chesed ve-emetἐξηγήσατο=ha esegetato (verbo halakhico)
Messa del giorno di Natale (25 dicembre)·II domenica dopo Natale
1-18
Greco1 Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος. 2 οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν. 3 πάντα δι' αὐτοῦ ἐγένετο, καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν 4 ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων· 5 καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει, καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν. 6 Ἐγένετο ἄνθρωπος ἀπεσταλμένος παρὰ θεοῦ, ὄνομα αὐτῷ Ἰωάννης· 7 οὗτος ἦλθεν εἰς μαρτυρίαν, ἵνα μαρτυρήσῃ περὶ τοῦ φωτός, ἵνα πάντες πιστεύσωσιν δι' αὐτοῦ. 8 οὐκ ἦν ἐκεῖνος τὸ φῶς, ἀλλ' ἵνα μαρτυρήσῃ περὶ τοῦ φωτός. 9 Ἦν τὸ φῶς τὸ ἀληθινόν, ὃ φωτίζει πάντα ἄνθρωπον, ἐρχόμενον εἰς τὸν κόσμον. 10 ἐν τῷ κόσμῳ ἦν, καὶ ὁ κόσμος δι' αὐτοῦ ἐγένετο, καὶ ὁ κόσμος αὐτὸν οὐκ ἔγνω. 11 εἰς τὰ ἴδια ἦλθεν, καὶ οἱ ἴδιοι αὐτὸν οὐ παρέλαβον. 12 ὅσοι δὲ ἔλαβον αὐτόν, ἔδωκεν αὐτοῖς ἐξουσίαν τέκνα θεοῦ γενέσθαι, τοῖς πιστεύουσιν εἰς τὸ ὄνομα αὐτοῦ, 13 οἳ οὐκ ἐξ αἱμάτων οὐδὲ ἐκ θελήματος σαρκὸς οὐδὲ ἐκ θελήματος ἀνδρὸς ἀλλ' ἐκ θεοῦ ἐγεννήθησαν. 14 Καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν, καὶ ἐθεασάμεθα τὴν δόξαν αὐτοῦ, δόξαν ὡς μονογενοῦς παρὰ πατρός, πλήρης χάριτος καὶ ἀληθείας. 15 Ἰωάννης μαρτυρεῖ περὶ αὐτοῦ καὶ κέκραγεν λέγων· Οὗτος ἦν ὃν εἶπον· Ὁ ὀπίσω μου ἐρχόμενος ἔμπροσθέν μου γέγονεν, ὅτι πρῶτός μου ἦν. 16 ὅτι ἐκ τοῦ πληρώματος αὐτοῦ ἡμεῖς πάντες ἐλάβομεν, καὶ χάριν ἀντὶ χάριτος· 17 ὅτι ὁ νόμος διὰ Μωϋσέως ἐδόθη, ἡ χάρις καὶ ἡ ἀλήθεια διὰ Ἰησοῦ Χριστοῦ ἐγένετο. 18 Θεὸν οὐδεὶς ἑώρακεν πώποτε· μονογενὴς θεὸς ὁ ὢν εἰς τὸν κόλπον τοῦ πατρὸς ἐκεῖνος ἐξηγήσατο.
Lettura Ortodossa1 Nel ⓘ era il ⓘ, e il Logos era ⓘ Dio, e Dio era il Logos. 2 Egli era, nel principio, rivolto verso Dio. 3 Tutto ⓘ per mezzo di lui, e senza di lui nulla divenne di ciò che è divenuto. 4 In lui era la vita, e la vita era la ⓘ degli uomini. 5 E la luce ⓘ nella tenebra, e la tenebra non l'ha ⓘ. 6 Vi fu un uomo ⓘ da Dio, il suo nome Giovanni. 7 Costui venne in ⓘ, per testimoniare della luce, affinché tutti per mezzo di lui prestassero fede. 8 Non era egli la luce, ma venne per testimoniare della luce. 9 Era la ⓘ — verace e fedele —, che illumina ogni uomo venendo nel mondo. 10 Nel mondo era, e il mondo per mezzo di lui divenne, e il mondo non lo ⓘ. 11 Venne nelle ⓘ, e i suoi non lo ⓘ. 12 Ma a quanti lo accolsero diede ⓘ di divenire figli di Dio, a quelli che prestano fede nel suo ⓘ. 13 i quali non da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma ⓘ. 14 E il Logos carne divenne — il davar si fece basar — e ⓘ fra noi; e contemplammo la sua gloria, gloria come di ⓘ dal Padre, colmo di ⓘ. 15 Giovanni testimonia di lui e ha ⓘ: «Era di lui che dissi: chi viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». 16 Dalla sua ⓘ noi tutti ricevemmo, e ⓘ. 17 Perché la Torah per mezzo di Moshèh ⓘ; la grazia e la verità per mezzo di Gesù ⓘ ⓘ. 18 Dio nessuno l'ha mai visto: l'ⓘ, ⓘ nel ⓘ del Padre, costui ne ha fatto ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Giovanni 1,1-18 (Prologo) — testo greco (Nestle-Aland 28) e traduzione italiana, versetto per versetto, con lettura storico-ebraica e note testuali.

Contesto storico

Il Prologo nasce nella comunità giovannea alla fine del I secolo, in un contesto di tensione crescente con la sinagoga e di emergente docetismo — la corrente che negava la reale incarnazione, riducendo il Cristo ad apparenza. Non è un trattato filosofico ma un commento halakhico a Bereshit (Gn 1,1): annuncia che la Parola operante con cui Dio crea — il davar di «E Dio disse… e fu» — si è fatta carne e ha posto la tenda fra gli uomini. La categoria del Logos non è ripresa dalla speculazione greca ma dalla Memra dei Targum aramaici e dal davar creatore di Genesi: è la matrice ebraica del Secondo Tempio a fornire il linguaggio. L'incipit En arché riprende verbatim la LXX di Gn 1,1, e l'intera pericope è strutturata sull'orizzonte dei giorni della creazione.

Analisi lessicale

La grammatica greca distingue Creatore e creatura con precisione: l'imperfetto ἦν (l'essere durativo del Logos, vv.1-2) si oppone all'aoristo ἐγένετο (il divenire delle creature, v.3) — ciò che è creato sta sotto chi non è creato. Il sostrato semitico esplode al v.14: ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο, dove il davar diventa basar. Per l'ellenismo platonico la carne è ciò da cui ci si libera; per la Bibbia il basar è la creatura nella sua integrità. Il verbo ἐσκήνωσεν («pose la tenda») è tecnico: skēnē ha la stessa radice consonantica di shakan (dimorare) e di Shekhinah — il Logos prende dimora come la Presenza nel mishkan. La δόξα contemplata al v.14 è il kavod, la presenza visibile della Shekhinah; monogenoûs rinvia allo yachid, l'unico-amato di Gn 22,2 (l'Aqedah). Il verbo finale ἐξηγήσατο (v.18) non è generico «narrare»: è il verbo tecnico dell'esegesi — il Messia fa esegesi del Padre come si fa esegesi del testo sacro.

Fonti ebraiche

La categoria della Parola creatrice è codificata nella Mishnah: «con dieci ma'amarot (detti) fu creato il mondo» (m. Avot 5,1), eco diretta del «E Dio disse» decuplicato di Gn 1. La Memra («la Parola di YHWH») è lo schermo anti-antropomorfico dei Targum aramaici: a Gn 3,8 il Targum legge «udirono la voce del Memra di YHWH che passeggiava nel giardino» — è la Parola a manifestarsi, non Dio direttamente. La formula chesed ve-emet del v.14 riprende l'autorivelazione del TetraGramma a Mosheh sul Sinai dopo il vitello d'oro (Es 34,6), le tredici middot della misericordia che la tradizione fa recitare a Dio stesso (b. Rosh haShanah 17b). Il parallelo strutturale prossimo alla «tenda» del Logos è la Sapienza di Sir 24,8, cui è comandato «poni la tenda in Giacobbe» (κατασκήνωσον); cf. anche Sap 7,25-26 sull'ἀπαύγασμα.

Halakhah e dimensione pratica

Il Prologo non è precetto isolato ma fonda un principio operativo decisivo per la prassi: poiché il davar è divenuto basar, la materia e il corpo non sono prigione da cui fuggire ma luogo dove la Presenza dimora. Ne discende un orientamento concreto: la santificazione si gioca nella carne, nel tempo, nelle opere — non in una fuga spiritualistica. La struttura della pericope sui «detti» creatori (m. Avot 5,1) lega il riconoscimento del Logos al medesimo atto con cui si benedice e si custodisce il creato: chi accoglie la Parola «diventa figlio» (v.12), e la generazione è opera di Dio (passivum divinum, v.13), non merito di stirpe né di carne. Sul piano del patto, il v.16 — chesed al chesed, «grazia su grazia» — comanda implicitamente di leggere il dono nuovo come successione e non abolizione del dono sinaitico: la Torah resta data (v.17), la grazia-verità vi si aggiunge.

Lettura non sostitutiva

Il v.17 è il cuore anti-supersessionista del Prologo: la Torah fu data (edóthē, passivum divinum) per mezzo di Mosheh, la grazia-verità divenne (egéneto, divenire storico) per mezzo del Messia — la sintassi marca compimento, non opposizione. Il v.16 lo conferma: χάριν ἀντὶ χάριτος traduce chesed al chesed, la successione delle grazie del patto, non la sostituzione del vecchio col nuovo. La resa corrente «In principio era il Verbo» (dal latino Verbum) spinge il senso verso una categoria astratta greco-filosofica e apre alla deriva platonica spirito-contro-carne; la lettura storico-ebraica àncora il Logos nella teologia ebraica della creazione e della Presenza, dentro Israele e non contro di esso. Contro la lettura gnostico-anomica — che legge il Logos come emanazione discesa dal pleroma e si serve della carne come involucro — il Prologo dice l'opposto: il davar diventa basar («sàrx egéneto», non «apparve in forma di carne»).

Note testuali

Al v.18 NA28 legge μονογενὴς θεός («unigenito Dio», attestato da P66, P75, ℵ, B) contro il TR/Bizantino ho monogenḕs huiós («unigenito Figlio»): la lettura NA28 è teologicamente più radicale perché applica al Logos il titolo divino. Note lessicali essenziali, versetto per versetto:

  • v. 1 — En arché = Gn 1,1 LXX (bereshit); ho lógos = davar/Memra targumica, non «Verbo»; pros tòn theón (πρός+accusativo) = relazione di volto-a-volto, panim el panim.
  • v. 3 — egéneto (aoristo del divenire creaturale) si oppone all'imperfetto ên (l'essere eterno del Logos) dei vv.1-2.
  • v. 14 — sàrx egéneto: davar→basar; eskḗnōsen radice shakan/Shekhinah (Es 40,34-35); dóxa = kavod; monogenoûs = yachid (Aqedah, Gn 22,2); plḗrēs cháritos kaì alētheías = eco di Es 34,6 (chesed ve-emet; Giovanni rende chesed con χάρις, non con l'ἔλεος della LXX).
  • v. 18 — NA28 monogenḕs theós (P66, P75, ℵ, B) contro TR ho monogenḕs huiós; ho ōn eco di Es 3,14 LXX (ἐγώ εἰμι ὁ ὤν); exēgḗsato = verbo tecnico dell'esegesi.

Domande Frequenti

Perché qui «Logos» non si traduce con «Verbo»?

«Verbo» (dal latino Verbum) spinge il senso verso una categoria astratta greco-filosofica. Ho lógos traduce invece il davar ebraico — la Parola operativa con cui Dio crea e rivela («e Dio disse», Gn 1,3) — e la Memra dei Targum aramaici. La resa «Parola operante» àncora il termine nella teologia ebraica della creazione, non nella speculazione platonica.

Che cosa significa che il Logos «pose la tenda» (v.14)?

Il greco eskḗnōsen ha la stessa radice consonantica di shakan (dimorare) e di Shekhinah. L'incarnazione è descritta come la Presenza che prende dimora nel Tabernacolo, con riferimento preciso alla nube che riempiva il mishkan in Es 40,34-35. La gloria (dóxa) contemplata è il kavod, la presenza visibile di Dio.

Il v.17 oppone la Legge di Mosè alla grazia di Cristo?

No. La sintassi greca distingue due verbi: la Torah «fu data» (edóthē, passivum divinum) per mezzo di Mosheh, la grazia-verità «divenne» (egéneto, divenire storico) per mezzo del Messia. È compimento, non abolizione. Il v.16 lo conferma: chárin antì cháritos significa chesed al chesed, «grazia su grazia», cioè successione dei doni del patto, non sostituzione del vecchio col nuovo.

Qual è la variante testuale del v.18 e perché conta?

NA28 legge monogenḕs theós («unigenito Dio»), attestato dai testimoni più antichi (P66, P75, Sinaitico, Vaticano), contro il Textus Receptus che legge ho monogenḕs huiós («unigenito Figlio»). La lettura NA28 è teologicamente più radicale perché applica al Logos il titolo divino, non solo quello filiale.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.