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Dialogo con Nicodemo — Giovanni 3,1-21

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Dialogo con Nicodemo

Gv 3,1-21·NA28·7/84
ἄνωθεν=dall'alto / di nuovo (doppio senso)ἐξ ὕδατος καὶ πνεύματος=da acqua e Spirito (Ez 36,25-27)רוּחַ ruachὕψωσεν / ὑψωθῆναι=innalzò / essere innalzato (croce + gloria)μονογενῆ=unigenitoיָחִיד yachid (cfr. Akedah, Gn 22)ζωὴν αἰώνιον=vita eternaחַיֵּי הָעוֹלָם הַבָּא chayyei olam ha-baφῶς / σκότος=luce / tenebra (categorie qumraniche 1QS)
IV domenica di Quaresima — anno B (Gv 3,14-21)·Solennità della Santissima Trinità — anno B (Gv 3,16-18)
1-21
Greco1 Ἦν δὲ ἄνθρωπος ἐκ τῶν Φαρισαίων, Νικόδημος ὄνομα αὐτῷ, ἄρχων τῶν Ἰουδαίων· 2 οὗτος ἦλθεν πρὸς αὐτὸν νυκτὸς καὶ εἶπεν αὐτῷ· Ῥαββί, οἴδαμεν ὅτι ἀπὸ θεοῦ ἐλήλυθας διδάσκαλος· οὐδεὶς γὰρ ⸂δύναται ταῦτα τὰ σημεῖα⸃ ποιεῖν ἃ σὺ ποιεῖς, ἐὰν μὴ ᾖ ὁ θεὸς μετ’ αὐτοῦ. 3 ⸀ἀπεκρίθη Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτῷ· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω σοι, ἐὰν μή τις γεννηθῇ ἄνωθεν, οὐ δύναται ἰδεῖν τὴν βασιλείαν τοῦ θεοῦ. 4 λέγει πρὸς αὐτὸν ⸀ὁ Νικόδημος· Πῶς δύναται ἄνθρωπος γεννηθῆναι γέρων ὤν; μὴ δύναται εἰς τὴν κοιλίαν τῆς μητρὸς αὐτοῦ δεύτερον εἰσελθεῖν καὶ γεννηθῆναι; 5 ⸀ἀπεκρίθη Ἰησοῦς· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω σοι, ἐὰν μή τις γεννηθῇ ἐξ ὕδατος καὶ πνεύματος, οὐ δύναται εἰσελθεῖν εἰς τὴν βασιλείαν τοῦ θεοῦ. 6 τὸ γεγεννημένον ἐκ τῆς σαρκὸς σάρξ ἐστιν, καὶ τὸ γεγεννημένον ἐκ τοῦ πνεύματος πνεῦμά ἐστιν. 7 μὴ θαυμάσῃς ὅτι εἶπόν σοι Δεῖ ὑμᾶς γεννηθῆναι ἄνωθεν. 8 τὸ πνεῦμα ὅπου θέλει πνεῖ, καὶ τὴν φωνὴν αὐτοῦ ἀκούεις, ἀλλ’ οὐκ οἶδας πόθεν ἔρχεται καὶ ποῦ ὑπάγει· οὕτως ἐστὶν πᾶς ὁ γεγεννημένος ἐκ τοῦ πνεύματος. 9 ἀπεκρίθη Νικόδημος καὶ εἶπεν αὐτῷ· Πῶς δύναται ταῦτα γενέσθαι; 10 ἀπεκρίθη Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτῷ· Σὺ εἶ ὁ διδάσκαλος τοῦ Ἰσραὴλ καὶ ταῦτα οὐ γινώσκεις; 11 ἀμὴν ἀμὴν λέγω σοι ὅτι ὃ οἴδαμεν λαλοῦμεν καὶ ὃ ἑωράκαμεν μαρτυροῦμεν, καὶ τὴν μαρτυρίαν ἡμῶν οὐ λαμβάνετε. 12 εἰ τὰ ἐπίγεια εἶπον ὑμῖν καὶ οὐ πιστεύετε, πῶς ἐὰν εἴπω ὑμῖν τὰ ἐπουράνια πιστεύσετε; 13 καὶ οὐδεὶς ἀναβέβηκεν εἰς τὸν οὐρανὸν εἰ μὴ ὁ ἐκ τοῦ οὐρανοῦ καταβάς, ὁ υἱὸς τοῦ ⸀ἀνθρώπου. 14 καὶ καθὼς Μωϋσῆς ὕψωσεν τὸν ὄφιν ἐν τῇ ἐρήμῳ, οὕτως ὑψωθῆναι δεῖ τὸν υἱὸν τοῦ ἀνθρώπου, 15 ἵνα πᾶς ὁ πιστεύων ⸂ἐν αὐτῷ⸃ ἔχῃ ζωὴν αἰώνιον. 16 Οὕτως γὰρ ἠγάπησεν ὁ θεὸς τὸν κόσμον ὥστε τὸν ⸀υἱὸν τὸν μονογενῆ ἔδωκεν, ἵνα πᾶς ὁ πιστεύων εἰς αὐτὸν μὴ ἀπόληται ἀλλὰ ἔχῃ ζωὴν αἰώνιον. 17 οὐ γὰρ ἀπέστειλεν ὁ θεὸς τὸν ⸀υἱὸν εἰς τὸν κόσμον ἵνα κρίνῃ τὸν κόσμον, ἀλλ’ ἵνα σωθῇ ὁ κόσμος δι’ αὐτοῦ. 18 ὁ πιστεύων εἰς αὐτὸν οὐ κρίνεται· ὁ ⸀δὲ μὴ πιστεύων ἤδη κέκριται, ὅτι μὴ πεπίστευκεν εἰς τὸ ὄνομα τοῦ μονογενοῦς υἱοῦ τοῦ θεοῦ. 19 αὕτη δέ ἐστιν ἡ κρίσις ὅτι τὸ φῶς ἐλήλυθεν εἰς τὸν κόσμον καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς, ἦν γὰρ ⸂αὐτῶν πονηρὰ⸃ τὰ ἔργα. 20 πᾶς γὰρ ὁ φαῦλα πράσσων μισεῖ τὸ φῶς καὶ οὐκ ἔρχεται πρὸς τὸ φῶς, ἵνα μὴ ἐλεγχθῇ τὰ ἔργα αὐτοῦ· 21 ὁ δὲ ποιῶν τὴν ἀλήθειαν ἔρχεται πρὸς τὸ φῶς, ἵνα φανερωθῇ αὐτοῦ τὰ ἔργα ὅτι ἐν θεῷ ἐστιν εἰργασμένα.
Lettura Ortodossa1 Vi era tra i ⓘ un uomo di nome ⓘ, ⓘ. 2 Costui andò da Gesù di ⓘ e gli disse: «ⓘ, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». 3 Gli rispose Gesù: «ⓘ, se uno non ⓘ, non può vedere il ⓘ». 4 Gli disse Nicodemo: «Come può ⓘ? Può forse entrare una seconda volta nel ⓘ e rinascere?». 5 Rispose Gesù: «Amen, amen io ti dico, se uno non nasce da ⓘ, non può entrare nel regno di Dio. 6 ⓘ, e quello che è nato dallo Spirito è ⓘ. 7 Non ti meravigliare se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. 8 Il ⓘ e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». 9 Gli replicò Nicodemo: «Come può accadere questo?». 10 Gli rispose Gesù: «ⓘ e non conosci queste cose? 11 Amen, amen io ti dico: ⓘ e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. 12 Se vi ho parlato di ⓘ e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13 Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il ⓘ. 14 E ⓘ, ⓘ, 15 perché chiunque crede in lui abbia la ⓘ. 16 ⓘ, ⓘ, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per ⓘ, ma ⓘ. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 19 E il ⓘ è questo: la ⓘ, ma gli uomini hanno amato più ⓘ che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non siano svelate le sue opere. 21 Ma chi ⓘ viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Nicodemo è presentato come fariseo e árchōn tôn Ioudaíōn («capo dei Giudei»), espressione che indica un membro autorevole della dirigenza ebraica, probabilmente del Sinedrio. I farisei (perushim) erano la scuola devota della Torah orale, un movimento popolare e radicato, non un blocco ostile uniforme. Nicodemo non è un avversario, ma un cercatore sincero: viene a Gesù «di notte» (nyktós), dettaglio dal doppio registro — prudenza pubblica del notabile e simbolo del cammino dalla tenebra verso la luce — che non va letto come ipocrisia. La sua figura riappare due volte sempre in favore di Gesù: in 7,50-51 difende il diritto a un processo equo, e in 19,39 contribuisce alla sepoltura con una quantità regale di aromi. Va dunque inteso come immagine del credente che cerca, non come rappresentante dell'opposizione giudaica.

Analisi lessicale

Il dialogo poggia su parole dal senso duplice. Ánōthen (ἄνωθεν) significa insieme «dall'alto» e «di nuovo»: il malinteso di Nicodemo al v. 4 verte esattamente su questa ambiguità, e tradurre solo «di nuovo» perde il senso primario giovanneo. Pneûma (πνεῦμα), come l'ebraico rûach (רוּחַ), vale sia «vento» sia «spirito»: il gioco verbale del v. 8 è intraducibile in italiano. Sárx (σάρξ), come basar (בָּשָׂר), indica la condizione umana creaturale, non una polemica anti-corporea. Al v. 10 l'articolo determinativo di ho didáskalos toû Israḗl («IL maestro d'Israele») riconosce a Nicodemo statuto magisteriale. Hypsōthênai (ὑψωθῆναι) unisce «innalzato sulla croce» ed «esaltato in gloria». Hoútōs (Οὕτως) al v. 16 è avverbio di modo («in questo modo»), non di misura; monogenê (μονογενῆ) traduce yachid («unico/diletto»). Krísis (κρίσις) è giudizio inteso come discrimine presente.

Fonti ebraiche

La «nascita da acqua e Spirito» (ex hýdatos kaì pneúmatos) non è una novità estranea a Israele, ma un binomio profetico radicato in Ezechiele 36,25-27: l'aspersione d'acqua pura unita allo spirito nuovo. Gesù si stupisce proprio che «il maestro d'Israele» non lo riconosca: la nascita dall'alto è promessa dei profeti. Il basileía toû theoû («regno di Dio») corrisponde al malkhut shamayim della liturgia ebraica, il regno di YHWH atteso. La formula solenne Amḕn amḕn légō soi («in verità, in verità ti dico») riecheggia la berakhah liturgica. Il titolo «Figlio dell'uomo» rinvia al bar enash di Daniele 7,13, figura escatologica aramaica di giudizio e dominio. La zōḕ aiṓnios («vita eterna») è il chayyê olam, la vita dell'olam ha-ba (cf. Daniele 12,2).

Halakhah e dimensione pratica

Il dialogo, pur rivelativo, sfocia in un'etica dell'agire: al v. 21 ho poiôn tḕn alḗtheian («chi fa la verità») è un semitismo, ʿasah emet (cf. Genesi 47,29 LXX), che non indica il dire il vero ma l'operare con fedeltà costante — il participio presente segnala azione durativa, non un atto isolato. «Fare la verità» rientra così tra le opere concrete su cui, secondo l'insegnamento tannaitico, «si regge il mondo: la Torah, il culto e gli atti di benevolenza» (m. Avot 1,2): la fedeltà si misura nella pratica, non nel solo assenso. Anche la «nascita da acqua e Spirito» (v. 5) ha radici operative reali: il binomio di Ezechiele 36,25-27 — l'aspersione d'acqua pura e lo spirito nuovo — è il testo che la tradizione rabbinica collega all'immersione rituale (tevilah), e l'ingresso nel patto mediante immersione era atto halakhico noto (cf. m. Pesachim 8,8). Sullo stesso versetto di Ezechiele R. Aqiva fonda l'immagine purificatrice del bagno (m. Yoma 8,9). Il giudizio (krísis, v. 19) non è solo verdetto futuro ma discrimine già in atto: chi opera il male fugge la luce, chi fa la verità vi si accosta. L'orientamento pratico — operare fedelmente, accostarsi alla luce, lasciarsi purificare — è dunque parte integrante del messaggio, non corollario morale.

Lettura non sostitutiva

Al v. 16 kósmos («mondo») indica l'umanità intera: l'amore di Dio si estende, non sostituisce Israele. È allargamento della salvezza, non supersessione. La nascita dall'alto è promessa dei profeti d'Israele (Ezechiele 36), non una rivelazione anti-ebraica. Il termine monogenê («unigenito») traduce yachid dell'Aqedah di Isacco (Genesi 22,2 — «il tuo figlio, l'unico, il diletto»), connessione tipologica esplicita con il sacrificio di Abramo. La tipologia del serpente di bronzo (v. 14) ancora la salvezza alla Scrittura (Numeri 21,9) e non è elemento magico. Nicodemo, capo ebreo e maestro riconosciuto, resta figura positiva del cercatore.

Note testuali

  • v. 3,7 — ánōthen: doppio senso «dall'alto»/«di nuovo»; il malinteso del v. 4 dipende da questa ambiguità.
  • v. 5 — «acqua e Spirito»: binomio profetico di Ezechiele 36,25-27.
  • v. 10 — articolo determinativo: «IL maestro d'Israele», interrogativo retorico non denigratorio.
  • v. 13 — «Figlio dell'uomo»: bar enash di Daniele 7,13.
  • v. 14 — hypsōthênai: doppio senso croce + esaltazione gloriosa (cf. Gv 12,32); tipologia di Numeri 21,9.
  • v. 16 — Hoútōs: avverbio di modo, non di misura; kósmos = umanità; monogenê = yachid (Gn 22,2).
  • v. 19 — krísis: discrimine presente davanti alla luce.
  • v. 21 — ho poiôn tḕn alḗtheian: semitismo «fare la verità» (cf. Gn 47,29 LXX).

Domande Frequenti

Nicodemo è un avversario di Gesù?

No. È presentato come fariseo e capo dei Giudei (árchōn, probabilmente membro del Sinedrio), ma è un cercatore sincero. Riappare due volte in favore di Gesù: difende il suo diritto a un processo equo (7,50-51) e ne cura la sepoltura con aromi regali (19,39).

Cosa significa «nascere dall'alto»?

Il greco ánōthen ha un doppio senso, «dall'alto» e «di nuovo». Il malinteso di Nicodemo al v. 4 nasce proprio da questa ambiguità. Tradurre solo «di nuovo» perde il senso primario, che è la nascita «dall'alto», cioè da Dio.

La «nascita da acqua e Spirito» è una novità contro l'ebraismo?

No. È un binomio profetico radicato in Ezechiele 36,25-27 (aspersione d'acqua pura e spirito nuovo). Gesù si stupisce che «il maestro d'Israele» non lo riconosca: la nascita dall'alto è promessa dei profeti, non una rivelazione anti-ebraica.

Perché «Dio ha tanto amato il mondo» non è una resa precisa?

Al v. 16 hoútōs è avverbio di modo («in questo modo»), non di misura («tanto»): indica il modo dell'amore, cioè il dono del Figlio. Inoltre kósmos («mondo») è l'umanità intera: l'amore di Dio si estende, non sostituisce Israele.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.