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Inchiesta dei farisei sul cieco guarito — Giovanni 9,13-34

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Inchiesta dei farisei sul cieco guarito

13-34
Greco13 Ἄγουσιν αὐτὸν πρὸς τοὺς Φαρισαίους τόν ποτε τυφλόν. 14 ἦν δὲ σάββατον ⸂ἐν ᾗ ἡμέρᾳ⸃ τὸν πηλὸν ἐποίησεν ὁ Ἰησοῦς καὶ ἀνέῳξεν αὐτοῦ τοὺς ὀφθαλμούς. 15 πάλιν οὖν ἠρώτων αὐτὸν καὶ οἱ Φαρισαῖοι πῶς ἀνέβλεψεν. ὁ δὲ εἶπεν αὐτοῖς· Πηλὸν ἐπέθηκέν μου ἐπὶ τοὺς ὀφθαλμούς, καὶ ἐνιψάμην, καὶ βλέπω. 16 ἔλεγον οὖν ἐκ τῶν Φαρισαίων τινές· ⸂Οὐκ ἔστιν οὗτος παρὰ θεοῦ ὁ ἄνθρωπος⸃, ὅτι τὸ σάββατον οὐ τηρεῖ. ⸀ἄλλοι ἔλεγον· Πῶς δύναται ἄνθρωπος ἁμαρτωλὸς τοιαῦτα σημεῖα ποιεῖν; καὶ σχίσμα ἦν ἐν αὐτοῖς. 17 λέγουσιν ⸀οὖν τῷ τυφλῷ πάλιν· ⸂Τί σὺ⸃ λέγεις περὶ αὐτοῦ, ὅτι ἠνέῳξέν σου τοὺς ὀφθαλμούς; ὁ δὲ εἶπεν ὅτι Προφήτης ἐστίν. 18 Οὐκ ἐπίστευσαν οὖν οἱ Ἰουδαῖοι περὶ αὐτοῦ ὅτι ⸂ἦν τυφλὸς⸃ καὶ ἀνέβλεψεν, ἕως ὅτου ἐφώνησαν τοὺς γονεῖς αὐτοῦ ⸂τοῦ ἀναβλέψαντος⸃ 19 καὶ ἠρώτησαν αὐτοὺς λέγοντες· Οὗτός ἐστιν ὁ υἱὸς ὑμῶν, ὃν ὑμεῖς λέγετε ὅτι τυφλὸς ἐγεννήθη; πῶς οὖν ⸂βλέπει ἄρτι⸃; 20 ἀπεκρίθησαν ⸀οὖν οἱ γονεῖς αὐτοῦ καὶ εἶπαν· Οἴδαμεν ὅτι οὗτός ἐστιν ὁ υἱὸς ἡμῶν καὶ ὅτι τυφλὸς ἐγεννήθη· 21 πῶς δὲ νῦν βλέπει οὐκ οἴδαμεν, ἢ τίς ἤνοιξεν αὐτοῦ τοὺς ὀφθαλμοὺς ἡμεῖς οὐκ οἴδαμεν· ⸂αὐτὸν ἐρωτήσατε, ἡλικίαν ἔχει⸃, αὐτὸς περὶ ἑαυτοῦ λαλήσει. 22 ταῦτα εἶπαν οἱ γονεῖς αὐτοῦ ὅτι ἐφοβοῦντο τοὺς Ἰουδαίους, ἤδη γὰρ συνετέθειντο οἱ Ἰουδαῖοι ἵνα ἐάν τις αὐτὸν ὁμολογήσῃ χριστόν, ἀποσυνάγωγος γένηται. 23 διὰ τοῦτο οἱ γονεῖς αὐτοῦ εἶπαν ὅτι Ἡλικίαν ἔχει, αὐτὸν ⸀ἐπερωτήσατε. 24 Ἐφώνησαν οὖν ⸂τὸν ἄνθρωπον ἐκ δευτέρου⸃ ὃς ἦν τυφλὸς καὶ εἶπαν αὐτῷ· Δὸς δόξαν τῷ θεῷ· ἡμεῖς οἴδαμεν ὅτι ⸂οὗτος ὁ ἄνθρωπος⸃ ἁμαρτωλός ἐστιν. 25 ἀπεκρίθη οὖν ⸀ἐκεῖνος· Εἰ ἁμαρτωλός ἐστιν οὐκ οἶδα· ἓν οἶδα ὅτι τυφλὸς ὢν ἄρτι βλέπω. 26 εἶπον ⸂οὖν αὐτῷ⸃· Τί ἐποίησέν σοι; πῶς ἤνοιξέν σου τοὺς ὀφθαλμούς; 27 ἀπεκρίθη αὐτοῖς· Εἶπον ὑμῖν ἤδη καὶ οὐκ ἠκούσατε· τί πάλιν θέλετε ἀκούειν; μὴ καὶ ὑμεῖς θέλετε αὐτοῦ μαθηταὶ γενέσθαι; 28 ⸀ἐλοιδόρησαν αὐτὸν καὶ εἶπον· Σὺ ⸂μαθητὴς εἶ⸃ ἐκείνου, ἡμεῖς δὲ τοῦ Μωϋσέως ἐσμὲν μαθηταί· 29 ἡμεῖς οἴδαμεν ὅτι Μωϋσεῖ λελάληκεν ὁ θεός, τοῦτον δὲ οὐκ οἴδαμεν πόθεν ἐστίν. 30 ἀπεκρίθη ὁ ἄνθρωπος καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Ἐν ⸂τούτῳ γὰρ τὸ⸃ θαυμαστόν ἐστιν ὅτι ὑμεῖς οὐκ οἴδατε πόθεν ἐστίν, καὶ ἤνοιξέν μου τοὺς ὀφθαλμούς. 31 ⸀οἴδαμεν ὅτι ⸂ἁμαρτωλῶν ὁ θεὸς⸃ οὐκ ἀκούει, ἀλλ’ ἐάν τις θεοσεβὴς ᾖ καὶ τὸ θέλημα αὐτοῦ ποιῇ τούτου ἀκούει. 32 ἐκ τοῦ αἰῶνος οὐκ ἠκούσθη ὅτι ἠνέῳξέν τις ὀφθαλμοὺς τυφλοῦ γεγεννημένου· 33 εἰ μὴ ἦν οὗτος παρὰ θεοῦ, οὐκ ἠδύνατο ποιεῖν οὐδέν. 34 ἀπεκρίθησαν καὶ εἶπαν αὐτῷ· Ἐν ἁμαρτίαις σὺ ἐγεννήθης ὅλος, καὶ σὺ διδάσκεις ἡμᾶς; καὶ ἐξέβαλον αὐτὸν ἔξω.
Lettura Ortodossa13 Condussero dai farisei (perushim, gli osservanti) colui che prima era cieco: 14 era Shabbat (il sabato), il giorno in cui ⓘ e gli aveva aperto gli occhi. 15 ⓘ su come avesse acquistato la vista: «Mi ha messo fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16 Alcuni dei farisei (perushim), gli osservanti: «Non viene da Dio, perché impastando il fango compie una delle melakhot (le opere vietate di Shabbat: qui la lishah, l'impasto) e non osserva lo Shabbat — ⓘ». Altri tra i perushim: «Come può un ⓘ fare tali ⓘ?». ⓘ. 17 Al cieco: «Tu che dici?». «È un ⓘ!». 18 Le autorità giudaiche (i capi della sinagoga) non credettero, finché convocarono i genitori come edim (i testimoni della deposizione), ⓘ. 22 I genitori parlavano così per ⓘ: avevano già deliberato che chi riconosceva Gesù come Mašiaḥ (Cristo, l'Unto regale) incorresse nel niddui (la scomunica dal bet knesset, la sinagoga) e fosse escluso dall'assemblea (qahal), ⓘ. 24 Lo posero sotto giuramento (shevu'ah): «ⓘ! Noi sappiamo che è un peccatore». 25 «Se è peccatore non lo so; ⓘ». 26 «Che ti ha fatto? ⓘ?». 27 «Ve l'ho detto: volete forse diventare anche voi suoi ⓘ?». 28 Lo ⓘ: «Tu sei discepolo di quello; noi siamo ⓘ! 29 ⓘ; ma costui non sappiamo di dove sia». 30 «Strano: non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 ⓘ, ma ascolta chi è timorato di Dio (theosebḗs, chi ha la yir'at shamayim, il timore del Cielo) ⓘ. 32 ⓘ che si aprano gli occhi a un cieco nato. 33 ⓘ». 34 «ⓘ?». E lo ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Giovanni 9,13-34 si svolge a Gerusalemme, nel quadro dei grandi pellegrinaggi festivi. Il cieco guarito viene condotto ai farisei non per una denuncia, ma perché la guarigione è avvenuta di sabato e la questione ha rilevanza halakhica pubblica. Il gruppo dei perushim (farisei) non è monolitico: il testo registra un schísma interno — divisione tra loro stessi (v. 16), con un gruppo che obietta che un trasgressore del sabato non potrebbe compiere tali segni. La scena non contrappone Gesù al popolo ebraico, ma presenta una controversia interna alle autorità interpretative del tempo.

L'«espulsione dalla sinagoga» (aposynágōgos, v. 22) è un termine esclusivo di Giovanni (compare solo in 9,22; 12,42; 16,2) che riflette la situazione della comunità giovannea verso la fine del I secolo, quando i giudeo-cristiani furono progressivamente allontanati dall'assemblea sinagogale. Gli studiosi collegano questo processo alla birkat ha-minim, una delle benedizioni sinagogali riformulate in quel periodo. Il narratore proietta questa tensione storica nella scena, rendendo esplicito (v. 22) ciò che nel racconto funziona come minaccia implicita sui genitori del guarito.

Analisi lessicale

Il centro della pericope è retto da termini tecnici precisi. Πηλὸν ἐποίησεν (v. 14, «fece del fango») nomina l'atto di impastare — lishah in ebraico — che è tra le 39 melakhot (lavori) proibite di sabato elencate nella Mishnah. La disputa non riguarda quindi l'intenzione terapeutica in astratto, ma un atto specifico e classificabile.

Schísma ἦν ἐν αὐτοῖς (v. 16) va reso «c'era divisione tra loro»: il soggetto sono i farisei, non il popolo. Ἁμαρτωλός (vv. 16, 24, 25, 31) non è categoria morale generica ma designa il trasgressore della Torah. Δὸς δόξαν τῷ θεῷ (v. 24, «Da' gloria a Dio») è formula di adiurazione giuridica — un'imposizione a dire la verità sotto vincolo, non un invito liturgico; il parallelo puntuale è Giosuè 7,19, detto ad Acàn prima della confessione. Θεοσεβής (v. 31, «timorato di Dio») riprende la categoria giudaica di yirat shamayim (timore del Cielo), qualità del giusto che Dio ascolta. Ἐκ τοῦ αἰῶνος (v. 32, «da che mondo è mondo») è formula assoluta di assenza di precedenti. Il progressivo cristologico del guarito — «uomo» (v. 11), «profeta» (v. 17), «da Dio» (v. 33) — segue la tipologia giovannea della fede che cresce attraverso il segno.

Fonti ebraiche

La Mishnah Shabbat 7,2 elenca le 39 melakhot vietate nel giorno di riposo; tra esse figura esplicitamente lishah (impastare). È questa la base diretta della disputa halakhica sul fango (vv. 14-16): il dissenso tra i farisei non è ideologico ma tecnico-giuridico, centrato sulla classificazione dell'atto.

Il principio del pikkuach nefesh — il pericolo di vita sospende lo Shabbat — non era applicabile alla cecità dalla nascita, che non costituiva un'emergenza urgente tale da richiedere intervento immediato di sabato. Di qui la legittimità, all'interno della casistica farisaica conservatrice, del dissenso espresso da una parte dei farisei.

Il ragionamento del guarito in v. 31 rispecchia un principio scritturistico attestato nel Salmo 66,18 («se avessi pensato al male in cuor mio, il Signore non mi avrebbe ascoltato») e in Proverbi 15,29 («lontano è il Signore dai malvagi, ma ascolta la preghiera dei giusti»): Dio ascolta il timorato, non il trasgressore. La deduzione — «se costui non fosse da Dio, non potrebbe far nulla» — è un sillogismo costruito con categorie giudaiche, non con argomenti estranei alla Torah.

L'istruzione degli edim (testimoni) nella prassi giudaica spiega la struttura narrativa dell'interrogatorio ai genitori (vv. 18-20): sono testimoni primari della cecità dalla nascita, e la loro deposizione è necessaria per validare il fatto prima di pronunciarsi sul suo significato.

Halakhah e dimensione pratica

La controversia di Giovanni 9 è una disputa halakhica su due punti distinti. Il primo è l'atto di impastare il fango (lishah): classificato tra le 39 melakhot, è vietato indipendentemente dall'intenzione terapeutica. Il secondo è la questione del pikkuach nefesh: la halakhah farisaica ammetteva la sospensione del sabato in caso di pericolo di vita immediato, ma la cecità dalla nascita — condizione cronica, non acuta — non rientrava in questa categoria secondo l'interpretazione conservatrice.

La divisione tra i farisei (v. 16) riflette una tensione reale nell'ermeneutica halakhica del tempo: un gruppo pone il principio sabbático, l'altro il peso del segno compiuto. Nessuno dei due abbandona la Torah; la posta è interpretativa. Il guarito stesso non rinnega Mosè, e i suoi interlocutori rivendicano esplicitamente «siamo discepoli di Mosè» (v. 28) — a conferma che il conflitto non riguarda la Torah ma il riconoscimento del segno.

Lettura non sostitutiva

La disputa di Giovanni 9 non è «Gesù contro la Legge» né contrappone due religioni. È una controversia interna al giudaismo del I secolo su un punto halakhico — la classificazione di un atto sabbático — e sul riconoscimento di un sēmeion (segno rivelativo). I farisei sono divisi; il guarito ragiona con categorie giudaiche; la Torah non è in discussione.

L'ironia giovannea è programmatica: il cieco vede il segno e avanza nella fede per gradi («uomo», «profeta», «da Dio»); coloro che vedono rifiutano il segno e si dichiarano ciechi senza saperlo (Gv 9,39-41). La cecità e la luce di questo racconto non sono categorie dualistiche gnostiche — sostanziali, cosmologiche — ma descrivono la risposta morale al segno: chi riconosce e chi rifiuta. L'insulto finale (v. 34: «sei nato tutto nei peccati») ripropone esattamente il nesso cecità-peccato che Gesù aveva negato in 9,3 — chiudendo il cerchio dell'ironia narrativa.

Note testuali

  • v. 14-16 — τὸν πηλὸν ἐποίησεν: «fece del fango» = impastare (lishah), una delle 39 melakhot (m. Shabbat 7,2); disputa halakhica, non morale. Schísma ἦν ἐν αὐτοῖς: divisione tra i farisei.
  • v. 22 — ἀποσυνάγωγος: hapax giovanneo (9,22; 12,42; 16,2); riflette il contesto storico della comunità giovannea fine I sec., collegato agli studiosi alla birkat ha-minim.
  • v. 24 — Δὸς δόξαν τῷ θεῷ: formula di adiurazione giuridica (cfr. Gs 7,19 detto ad Acàn), non dossologia liturgica.
  • v. 28-29 — «discepoli di Mosè» / «a Mosè parlò Dio»: affermazioni che il testo non nega; l'errore è non riconoscere il segno.
  • v. 31 — θεοσεβής: «timorato di Dio» = yirat shamayim; il ragionamento rispecchia Sal 66,18 e Prov 15,29.
  • v. 32 — ἐκ τοῦ αἰῶνος: «da che mondo è mondo», formula di assolutezza — assenza totale di precedenti.
  • v. 34 — l'insulto «nato tutto nei peccati» rilancia il nesso cecità-peccato negato da Gesù in 9,3: ironia giovannea conclusiva.

Domande Frequenti

Perché i farisei si dividono sulla guarigione?

La divisione è halakhica: un gruppo rileva che fare il fango (impastare) è una delle 39 melakhot vietate di sabato (m. Shabbat 7,2); l'altro gruppo obietta che un trasgressore della Torah non potrebbe compiere un segno simile. Non è un conflitto tra fede e legge, ma una controversia interna all'ermeneutica farisaica.

Che cosa significa «Da' gloria a Dio» (v. 24)?

È una formula di adiurazione giuridica — un'imposizione a dire la verità sotto vincolo — con parallelo puntuale in Giosuè 7,19, dove la stessa formula è rivolta ad Acàn prima della confessione. Non è un invito alla preghiera o una dossologia liturgica.

Che cosa è l'aposynagogos?

Aposynágōgos (v. 22) è un termine esclusivo di Giovanni (compare solo in 9,22; 12,42; 16,2) che indica l'espulsione dalla sinagoga. Riflette la situazione storica della comunità giovannea verso la fine del I secolo, quando i giudeo-cristiani furono progressivamente allontanati dall'assemblea sinagogale — un processo collegato dagli studiosi alla riforma della birkat ha-minim.

Il guarito rinnega Mosè o la Torah?

No. Il guarito ragiona con categorie giudaiche (Dio ascolta il timorato, non il trasgressore: Sal 66,18; Prov 15,29) e i suoi stessi avversari dichiarano «siamo discepoli di Mosè» (v. 28). La posta della controversia non è la Torah, ma il riconoscimento del sēmeion — il segno rivelativo — compiuto davanti ai loro occhi.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.