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La Samaritana — Giovanni 4,1-42

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

La Samaritana

1-42
Greco1 Ὡς οὖν ἔγνω ὁ ⸀Ἰησοῦς ὅτι ἤκουσαν οἱ Φαρισαῖοι ὅτι Ἰησοῦς πλείονας μαθητὰς ποιεῖ καὶ βαπτίζει ἢ Ἰωάννης— 2 καίτοιγε Ἰησοῦς αὐτὸς οὐκ ἐβάπτιζεν ἀλλ’ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ— 3 ἀφῆκεν τὴν Ἰουδαίαν καὶ ἀπῆλθεν ⸀πάλιν εἰς τὴν Γαλιλαίαν. 4 ἔδει δὲ αὐτὸν διέρχεσθαι διὰ τῆς Σαμαρείας. 5 ἔρχεται οὖν εἰς πόλιν τῆς Σαμαρείας λεγομένην Συχὰρ πλησίον τοῦ χωρίου ὃ ἔδωκεν Ἰακὼβ ⸀τῷ Ἰωσὴφ τῷ υἱῷ αὐτοῦ· 6 ἦν δὲ ἐκεῖ πηγὴ τοῦ Ἰακώβ. ὁ οὖν Ἰησοῦς κεκοπιακὼς ἐκ τῆς ὁδοιπορίας ἐκαθέζετο οὕτως ἐπὶ τῇ πηγῇ· ὥρα ἦν ⸀ὡς ἕκτη. 7 Ἔρχεται γυνὴ ἐκ τῆς Σαμαρείας ἀντλῆσαι ὕδωρ. λέγει αὐτῇ ὁ Ἰησοῦς· Δός μοι πεῖν· 8 οἱ γὰρ μαθηταὶ αὐτοῦ ἀπεληλύθεισαν εἰς τὴν πόλιν, ἵνα τροφὰς ἀγοράσωσιν. 9 λέγει οὖν αὐτῷ ἡ γυνὴ ἡ Σαμαρῖτις· Πῶς σὺ Ἰουδαῖος ὢν παρ’ ἐμοῦ πεῖν αἰτεῖς ⸂γυναικὸς Σαμαρίτιδος οὔσης⸃; οὐ γὰρ συγχρῶνται Ἰουδαῖοι Σαμαρίταις. 10 ἀπεκρίθη Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτῇ· Εἰ ᾔδεις τὴν δωρεὰν τοῦ θεοῦ καὶ τίς ἐστιν ὁ λέγων σοι· Δός μοι πεῖν, σὺ ἂν ᾔτησας αὐτὸν καὶ ἔδωκεν ἄν σοι ὕδωρ ζῶν. 11 λέγει αὐτῷ ⸂ἡ γυνή⸃· Κύριε, οὔτε ἄντλημα ἔχεις καὶ τὸ φρέαρ ἐστὶν βαθύ· πόθεν οὖν ἔχεις τὸ ὕδωρ τὸ ζῶν; 12 μὴ σὺ μείζων εἶ τοῦ πατρὸς ἡμῶν Ἰακώβ, ὃς ἔδωκεν ἡμῖν τὸ φρέαρ καὶ αὐτὸς ἐξ αὐτοῦ ἔπιεν καὶ οἱ υἱοὶ αὐτοῦ καὶ τὰ θρέμματα αὐτοῦ; 13 ἀπεκρίθη Ἰησοῦς καὶ εἶπεν αὐτῇ· Πᾶς ὁ πίνων ἐκ τοῦ ὕδατος τούτου διψήσει πάλιν· 14 ὃς δ’ ἂν πίῃ ἐκ τοῦ ὕδατος οὗ ἐγὼ δώσω αὐτῷ, οὐ μὴ ⸀διψήσει εἰς τὸν αἰῶνα, ἀλλὰ τὸ ὕδωρ ὃ δώσω αὐτῷ γενήσεται ἐν αὐτῷ πηγὴ ὕδατος ἁλλομένου εἰς ζωὴν αἰώνιον. 15 λέγει πρὸς αὐτὸν ἡ γυνή· Κύριε, δός μοι τοῦτο τὸ ὕδωρ, ἵνα μὴ διψῶ μηδὲ ⸀διέρχωμαι ἐνθάδε ἀντλεῖν. 16 Λέγει ⸀αὐτῇ· Ὕπαγε φώνησον ⸂τὸν ἄνδρα σου⸃ καὶ ἐλθὲ ἐνθάδε. 17 ἀπεκρίθη ἡ γυνὴ καὶ εἶπεν ⸀αὐτῷ· Οὐκ ἔχω ἄνδρα. λέγει αὐτῇ ὁ Ἰησοῦς· Καλῶς εἶπας ὅτι Ἄνδρα οὐκ ἔχω· 18 πέντε γὰρ ἄνδρας ἔσχες, καὶ νῦν ὃν ἔχεις οὐκ ἔστιν σου ἀνήρ· τοῦτο ἀληθὲς εἴρηκας. 19 λέγει αὐτῷ ἡ γυνή· Κύριε, θεωρῶ ὅτι προφήτης εἶ σύ. 20 οἱ πατέρες ἡμῶν ἐν τῷ ὄρει τούτῳ προσεκύνησαν· καὶ ὑμεῖς λέγετε ὅτι ἐν Ἱεροσολύμοις ἐστὶν ὁ τόπος ὅπου ⸂προσκυνεῖν δεῖ⸃. 21 λέγει αὐτῇ ὁ Ἰησοῦς· ⸂Πίστευέ μοι, γύναι⸃, ὅτι ἔρχεται ὥρα ὅτε οὔτε ἐν τῷ ὄρει τούτῳ οὔτε ἐν Ἱεροσολύμοις προσκυνήσετε τῷ πατρί. 22 ὑμεῖς προσκυνεῖτε ὃ οὐκ οἴδατε, ἡμεῖς προσκυνοῦμεν ὃ οἴδαμεν, ὅτι ἡ σωτηρία ἐκ τῶν Ἰουδαίων ἐστίν· 23 ἀλλὰ ἔρχεται ὥρα καὶ νῦν ἐστιν, ὅτε οἱ ἀληθινοὶ προσκυνηταὶ προσκυνήσουσιν τῷ πατρὶ ἐν πνεύματι καὶ ἀληθείᾳ, καὶ γὰρ ὁ πατὴρ τοιούτους ζητεῖ τοὺς προσκυνοῦντας αὐτόν· 24 πνεῦμα ὁ θεός, καὶ τοὺς προσκυνοῦντας αὐτὸν ἐν πνεύματι καὶ ἀληθείᾳ δεῖ προσκυνεῖν. 25 λέγει αὐτῷ ἡ γυνή· Οἶδα ὅτι Μεσσίας ἔρχεται, ὁ λεγόμενος χριστός· ὅταν ἔλθῃ ἐκεῖνος, ἀναγγελεῖ ἡμῖν ⸀ἅπαντα. 26 λέγει αὐτῇ ὁ Ἰησοῦς· Ἐγώ εἰμι, ὁ λαλῶν σοι. 27 Καὶ ἐπὶ τούτῳ ἦλθαν οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ, καὶ ⸀ἐθαύμαζον ὅτι μετὰ γυναικὸς ἐλάλει· οὐδεὶς μέντοι εἶπεν· Τί ζητεῖς; ἢ τί λαλεῖς μετ’ αὐτῆς; 28 ἀφῆκεν οὖν τὴν ὑδρίαν αὐτῆς ἡ γυνὴ καὶ ἀπῆλθεν εἰς τὴν πόλιν καὶ λέγει τοῖς ἀνθρώποις· 29 Δεῦτε ἴδετε ἄνθρωπον ὃς εἶπέ μοι πάντα ⸀ὅσα ἐποίησα· μήτι οὗτός ἐστιν ὁ χριστός; 30 ἐξῆλθον ἐκ τῆς πόλεως καὶ ἤρχοντο πρὸς αὐτόν. 31 ⸀Ἐν τῷ μεταξὺ ἠρώτων αὐτὸν οἱ μαθηταὶ λέγοντες· Ῥαββί, φάγε. 32 ὁ δὲ εἶπεν αὐτοῖς· Ἐγὼ βρῶσιν ἔχω φαγεῖν ἣν ὑμεῖς οὐκ οἴδατε. 33 ἔλεγον οὖν οἱ μαθηταὶ πρὸς ἀλλήλους· Μή τις ἤνεγκεν αὐτῷ φαγεῖν; 34 λέγει αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς· Ἐμὸν βρῶμά ἐστιν ἵνα ⸀ποιήσω τὸ θέλημα τοῦ πέμψαντός με καὶ τελειώσω αὐτοῦ τὸ ἔργον. 35 οὐχ ὑμεῖς λέγετε ὅτι Ἔτι τετράμηνός ἐστιν καὶ ὁ θερισμὸς ἔρχεται; ἰδοὺ λέγω ὑμῖν, ἐπάρατε τοὺς ὀφθαλμοὺς ὑμῶν καὶ θεάσασθε τὰς χώρας ὅτι λευκαί εἰσιν πρὸς θερισμόν· ἤδη 36 ⸀ὁ θερίζων μισθὸν λαμβάνει καὶ συνάγει καρπὸν εἰς ζωὴν αἰώνιον, ⸀ἵνα ὁ σπείρων ὁμοῦ χαίρῃ καὶ ὁ θερίζων. 37 ἐν γὰρ τούτῳ ὁ λόγος ⸀ἐστὶν ἀληθινὸς ὅτι Ἄλλος ἐστὶν ὁ σπείρων καὶ ἄλλος ὁ θερίζων· 38 ἐγὼ ἀπέστειλα ὑμᾶς θερίζειν ὃ οὐχ ὑμεῖς κεκοπιάκατε· ἄλλοι κεκοπιάκασιν, καὶ ὑμεῖς εἰς τὸν κόπον αὐτῶν εἰσεληλύθατε. 39 Ἐκ δὲ τῆς πόλεως ἐκείνης πολλοὶ ἐπίστευσαν εἰς αὐτὸν τῶν Σαμαριτῶν διὰ τὸν λόγον τῆς γυναικὸς μαρτυρούσης ὅτι Εἶπέν μοι πάντα ⸀ἃ ἐποίησα. 40 ὡς οὖν ἦλθον πρὸς αὐτὸν οἱ Σαμαρῖται, ἠρώτων αὐτὸν μεῖναι παρ’ αὐτοῖς· καὶ ἔμεινεν ἐκεῖ δύο ἡμέρας. 41 καὶ πολλῷ πλείους ἐπίστευσαν διὰ τὸν λόγον αὐτοῦ, 42 τῇ τε γυναικὶ ἔλεγον ὅτι Οὐκέτι διὰ τὴν σὴν λαλιὰν πιστεύομεν· αὐτοὶ γὰρ ἀκηκόαμεν, καὶ οἴδαμεν ὅτι οὗτός ἐστιν ἀληθῶς ὁ σωτὴρ τοῦ ⸀κόσμου.
Lettura Ortodossa1 Quando dunque Gesù seppe che i farisei (perushim), gli osservanti della ⓘ, avevano udito che Gesù faceva più discepoli e battezzava — operava la tevilah, l'immersione rituale nel ⓘ — più di Giovanni 2 — ⓘ, ma i suoi discepoli — 3 lasciò la Giudea e di nuovo andò in Galilea. 4 Doveva però passare attraverso la ⓘ. 5 Viene dunque a una città della Samaria detta ⓘ, presso il terreno che ⓘ. 6 Era lì la sorgente di Yaʿaqov (Beʾer Yaʿaqov). Gesù dunque, ⓘ, ⓘ; era ⓘ. 7 Viene una donna dalla Samaria ad ⓘ. Le dice Gesù: «Dammi da bere»; 8 i suoi discepoli infatti erano andati in città a comprare cibi. 9 Gli dice dunque la donna shomronit: «Come mai tu, essendo giudeo (Yehudi) per appartenenza etno-religiosa, chiedi da bere a me, essendo donna ⓘ?». Infatti i Giudei (yehudim) non hanno ⓘ. 10 Rispose Gesù e le disse: «Se tu sapessi il ⓘ e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu glielo avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato l'acqua viva (mayim chayyim)». 11 Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo: da dove dunque hai l'acqua viva (mayim chayyim), l'acqua sorgiva richiesta per la ⓘ? 12 Non sei più grande tu del padre nostro Yaʿaqov, che ci diede il pozzo e lui stesso vi bevve, e i suoi figli, e il suo bestiame?». 13 Rispose Gesù e le disse: «Chiunque beve di quest'acqua ⓘ; 14 ma chi berrà dell'acqua che io gli darò non avrà sete in eterno: anzi, l'acqua che gli darò ⓘ». 15 Gli dice la donna: «Signore, dammi quest'acqua, perché non abbia sete né venga qui ad attingere». 16 Le dice: «Va', ⓘ e vieni qua». 17 Rispose la donna e gli disse: «Non ho marito». Le dice Gesù: «Bene hai detto: non ho marito; 18 cinque mariti infatti hai avuto — ⓘ, e colui che ora hai non è tuo marito: questa cosa hai detto vera». 19 Gli dice la donna: «Signore, vedo che tu sei un ⓘ. 20 I nostri padri su questo monte adorarono, presso il Tempio sul ⓘ; e voi dite che il Tempio di ⓘ è il luogo dove bisogna adorare». 21 Le dice Gesù: «ⓘ, viene l'ora in cui né su questo monte né a Yerushalayim adorerete il Padre (ha-Av). 22 Voi adorate ciò che non sapete; noi adoriamo ciò che sappiamo, perché ⓘ. 23 Ma viene l'ora — ed è ora — in cui i veri adoratori adoreranno il Padre ⓘ; il Padre infatti cerca tali suoi adoratori. 24 ⓘ, e quelli che lo adorano in spirito e verità bisogna che lo adorino». 25 Gli dice la donna: «So che viene ⓘ, chiamato il Cristo (l'unto, ha-mashiach); quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26 Le dice Gesù: «ⓘ». 27 E su questo vennero i suoi discepoli e si meravigliavano che ⓘ; nessuno però disse: «Che cerchi?» o: «Perché parli con lei?». 28 Lasciò dunque la sua idria la donna, e andò in città e dice agli uomini: 29 «ⓘ che mi ha detto tutto quello che ho fatto: che non sia costui il Cristo, il Mashiach (l'unto)?». 30 Uscirono dalla città ⓘ. 31 Nel frattempo i discepoli lo pregavano dicendo: «ⓘ, mangia». 32 Egli disse loro: «Io ho un cibo da mangiare che voi non sapete». 33 Dicevano dunque i discepoli tra loro: «Forse qualcuno gli ha portato da mangiare?». 34 Dice loro Gesù: «Mio cibo è compiere la ⓘ, fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Non dite voi che ⓘ? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e contemplate i campi: ⓘ. 36 Già chi miete riceve ⓘ e raccoglie frutto per vita eterna, perché chi semina e chi miete insieme si rallegrino. 37 In questo infatti è vera la parola: ⓘ. 38 Io vi ho inviati come shaliach a ⓘ ciò per cui voi non avete faticato: ⓘ. 39 Da quella città molti dei Samaritani (shomronim) credettero in lui ⓘ: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40 Quando dunque vennero a lui i Samaritani, lo pregavano di rimanere presso di loro; e rimase lì ⓘ. 41 E molti di più credettero per la sua parola, 42 e alla donna dicevano: «Non più per il tuo parlare crediamo, perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che costui è veramente il ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Gesù attraversa la Samaria in viaggio dalla Giudea alla Galilea — un percorso di tre giorni documentato dalle fonti antiche (Giuseppe Flavio, Vita 269). Il pozzo di Giacobbe si trova a Sichem, città carica di memoria patriarcale: Giacobbe vi acquistò il terreno (Gn 33,19; 48,22) e Giosuè vi seppellì le ossa di Giuseppe (Gs 24,32). Questa memoria era condivisa sia dai Giudei sia dai Samaritani.

L'ostilità tra i due gruppi aveva radici precise. Nel 722 a.C. gli Assiri deportarono la popolazione israelita e vi insediarono popoli misti che adottarono culti misti (2Re 17,24-41). Il tempio samaritano sul monte Garizim fu distrutto da Giovanni Ircano nel 128 a.C. (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 13,255-256). I Samaritani riconoscevano come Scrittura solo il Pentateuco e attendevano il Taheb («colui che restaura»), figura profetico-mosaica basata su Dt 18,15-18.

La barriera che Gesù attraversa al pozzo è doppia: etnica (nessuna commensalità né uso di recipienti comuni tra Giudei e Samaritani) e di genere (non si rivolgeva la parola a una donna sconosciuta in pubblico). La donna lo nota esplicitamente: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono samaritana?» (v. 9).

Analisi lessicale

ὕδωρ ζῶν / mayim chayyim (v. 10-14): acqua «sorgiva» nel senso halakhico — distinta dalla cisterna (φρέαρ); ma nella conversazione diventa figura dello Spirito, che «zampilla» (hállomai, At 3,8) verso la vita eterna. La radice è Ger 2,13: YHWH stesso è la «sorgente di acqua viva» che il popolo ha abbandonato.

ἀλήθεια / emet (v. 23-24): «verità» non è qui astrazione platonica ma fedeltà covenantale, la solidità dell'alleanza. «Adorare in spirito e verità» (ἐν πνεύματι καὶ ἀληθείᾳ) significa adorazione resa autentica dallo Spirito e radicata nell'emet, non contrapposizione gnostica tra spirito e materia.

Ἐγώ εἰμι ὁ λαλῶν σοι (v. 26): autodichiarazione messianica — la forma ʾani hu di Is 52,6 LXX, in risposta alla donna che attende il Messia. Distinta dalla piena enunciazione teofanica di Gv 8,58 («Prima che Abramo fosse, Io Sono»).

ὁ σωτὴρ τοῦ κόσμου (v. 42): titolo usato nell'ambiente ellenistico per imperatori come Augusto e Vespasiano (cf. Giuseppe Flavio, Guerra giudaica 3,459). La confessione dei Samaritani — gruppo escluso dall'establishment giudaico — rovescia la gerarchia imperiale: il salvatore non è Cesare.

kekopiakṓs (v. 6, perfetto): «stanco» in senso reale e corporeo. Il participio perfetto indica una stanchezza che perdura nel momento in cui Gesù siede al pozzo. Marcatore anti-docilistico: il Verbo incarnato sperimenta il limite fisico (cf. Eb 4,15).

Fonti ebraiche

La tipologia del pozzo attraversa tutto il Pentateuco: Rebecca incontra il servo di Abramo alla sorgente (Gn 24,11-20), Rachele incontra Giacobbe (Gn 29,9-10), le figlie di Ietro incontrano Mosè (Es 2,16). L'incontro alla sorgente è schema narrativo di fidanzamento — la donna samaritana al pozzo di Giacobbe riattiva questa sequenza tipologica.

L'immagine dell'acqua escatologica è strutturale nella profezia: Is 44,3 («riverserò acqua sul terreno assetato»), Ez 47,1-12 (fiume che sgorga dal Tempio), Zc 14,8 (acqua viva che scorre da Gerusalemme). Il rotolo della Regola di Qumran (1QS 4,20-22) parla di un'acqua di purificazione escatologica che purifica lo spirito — parallelo prossimo all'«acqua viva» di Gv 4.

Il versetto-chiave anti-supersessionista è v. 22: ἡ σωτηρία ἐκ τῶν Ἰουδαίων ἐστίν. La salvezza ha radice nell'elezione d'Israele — nelle promesse ai patriarchi, nel patto mosaico, nella discendenza davidica. Rm 9,4-5 e 11,17-18 sviluppano la stessa tesi: l'innesto dei gentili non sostituisce il tronco, lo presuppone.

I cinque mariti (v. 18) ammettono due letture documentate nelle fonti: storia di ripudi successivi con stigma sociale (m.Yebamot 16,7; m.Gittin), oppure allegoria delle cinque divinità assire portate in Samaria dalle deportazioni (2Re 17,29-31). Il testo non esclude né l'una né l'altra.

Il principio dello shaliach (v. 38) è formulato in m.Berakhot 5,5: «Lo shaliach è come colui che lo manda». I discepoli mandati a mietere raccolgono il frutto di una fatica già compiuta — quella dei profeti e di Gesù stesso.

Halakhah e dimensione pratica

La norma halakhica centrale è la classificazione delle acque. La Mishnah (Mikvaʾot 1,1-8) distingue gradi di purità: il mayim chayyim — acqua sorgiva, corrente — è il grado più alto, richiesto per le mikvaʾot rigorose e per alcuni riti di purificazione. Gesù usa questo termine tecnico; la donna lo interpreta inizialmente in senso letterale (v. 15), poi la conversazione lo sposta al piano del dono dello Spirito.

La domanda «dai a me quest'acqua, perché non abbia più sete né venga qui ad attingere» (v. 15) riflette il peso quotidiano del lavoro femminile: trasportare acqua era compito delle donne, una fatica concreta e ripetuta. La promessa di Gesù ha un ancoraggio materiale prima di acquisirne uno spirituale.

Il divorzio (v. 17-18) è regolato in dettaglio dalla halakhah: il get (atto di ripudio) era di competenza esclusiva del marito (m.Gittin); la donna che aveva avuto cinque mariti portava uno stigma sociale pesante. Il fatto che Gesù non condanni né giustifica, ma semplicemente descriva la situazione e continui il dialogo, è significativo nel contesto delle scuole halakhiche dell'epoca (Shammai più restrittivo, Hillel più permissivo sui motivi di divorzio: m.Gittin 9,10).

Il salario dei mietitori (v. 36, μισθός / sakhar) richiama la norma di Lv 19,13 e m.Bava Metzia 9,11-12: il lavoratore ha diritto alla paga nel giorno stesso. Gesù usa questa terminologia concreta per descrivere la ricompensa escatologica della missione.

Lettura non sostitutiva

L'annuncio del v. 23 («viene l'ora») non abolisce né il culto sul Garizim né quello a Gerusalemme per decreto: indica una novità che si apre nell'ora di Gesù, radicata nell'elezione d'Israele («la salvezza viene dai Giudei», v. 22). Rm 11,17-18 rimane il correttivo ermeneutico: il ramo selvatico è innestato, non sostituisce l'olivo.

La rivelazione messianica avviene a una donna samaritana ai margini di ogni sistema di purità e di appartenenza etnica — non a una cerchia di iniziati. Questo dato narrativo è anti-elitista e anti-gnostico: il dono dello Spirito non è riservato a chi detiene la conoscenza segreta.

La confessione finale dei Samaritani («Questi è davvero il salvatore del mondo», v. 42) rovescia la titolatura imperiale senza costruire una nuova gerarchia escludente. La salvezza che viene dai Giudei è offerta anche a chi era escluso dall'alleanza nel senso etnico-cultuale — non perché l'elezione d'Israele sia superata, ma perché si apre.

Note testuali

  • v. 5-6 — memoria patriarcale condivisa: Giacobbe acquista il terreno (Gn 48,22), Giosuè vi seppellisce Giuseppe (Gs 24,32). Il pozzo è punto di contatto tra tradizioni divergenti.
  • v. 6 kekopiakṓs — participio perfetto: stanchezza reale e persistente del Verbo incarnato; marcatore anti-docilistico.
  • v. 9 οὐ συγχρῶνται — la norma di non condivisione di recipienti tra Giudei e Samaritani è documentata; Gesù la viola chiedendo da bere.
  • v. 10-14 ὕδωρ ζῶν — mayim chayyim: termine halakhico per l'acqua sorgiva (Mikvaʾot 1,1); qui traslato al dono escatologico dello Spirito (Ger 2,13; Is 44,3; Ez 47,1-12).
  • v. 22 ἡ σωτηρία ἐκ τῶν Ἰουδαίων ἐστίν — affermazione anti-supersessionista; la salvezza ha radice nell'elezione d'Israele (cf. Rm 9,4-5; 11,17-18).
  • v. 23-24 ἐν πνεύματι καὶ ἀληθείᾳ — ruach we-emet: adorazione autentica nello Spirito e fedeltà covenantale; non dualismo gnostico.
  • v. 26 Ἐγώ εἰμι ὁ λαλῶν σοι — autodichiarazione messianica (ʾani hu, Is 52,6 LXX); distinta dalla teofania piena di Gv 8,58.
  • v. 42 ὁ σωτὴρ τοῦ κόσμου — titolo imperiale romano ribaltato: confessione anti-cesarea proveniente dai Samaritani esclusi.

Domande Frequenti

Perché Gesù parla con una donna samaritana al pozzo?

L'azione attraversa due barriere documentate: quella etnica (Giudei e Samaritani non condividevano recipienti né commensalità) e quella di genere (non si rivolgeva la parola a una donna sconosciuta in pubblico). Chiedendo da bere, Gesù non dissolve le norme per principio astratto, ma le attraversa concretamente nel contesto di una rivelazione messianica.

Cosa significa «acqua viva» in questo contesto?

L'espressione greca ὕδωρ ζῶν corrisponde all'ebraico mayim chayyim, termine tecnico halakhico per l'acqua sorgiva corrente (distinta dalla cisterna statica). Nel dialogo Gesù sposta il termine al piano del dono dello Spirito, con radici in Ger 2,13 (YHWH come «sorgente di acqua viva»), Is 44,3 ed Ez 47,1-12. Non è fuga dal corpo ma vita donata dall'interno.

Cosa significa che «la salvezza viene dai Giudei»?

Il versetto 22 è una delle affermazioni più esplicite del Nuovo Testamento sulle radici ebraiche della salvezza: l'elezione d'Israele, le promesse ai patriarchi, la discendenza messianica appartengono al popolo giudaico. Rm 9,4-5 e 11,17-18 sviluppano la stessa tesi. Questo esclude ogni lettura sostitutiva: la salvezza aperta ai samaritani e ai gentili presuppone il tronco dell'alleanza, non lo cancella.

Chi era il Taheb atteso dai Samaritani?

Il Taheb («colui che restaura») era la figura messianica samaritana, di carattere profetico-mosaico e basata su Dt 18,15-18 nel Pentateuco samaritano. Non era una figura regale davidica ma un profeta simile a Mosè. La donna al pozzo lo menziona come atteso rivelatore (v. 25). Le fonti principali sono il Memar Marqah e le tradizioni liturgiche samaritane.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.