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Testimonianza di Giovanni Battista — Giovanni 1,19-34

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Testimonianza di Giovanni Battista

Gv 1,19-34·NA28·2/84·// Mt 3,1-12·Mc 1,2-8·Lc 3,1-18
μαρτυρία=testimonianzaעֵדוּת eduthὁ προφήτης=il Profeta (Dt 18,15 + 1QS IX,11)Ἠσαΐου 40,3=voce nel deserto (Qumran 1QS VIII,12)ὁ ἀμνὸς τοῦ θεοῦ=Agnello di Dio (Es 12 + Is 53 + Gn 22)αἴρων τὴν ἁμαρτίαν=toglie il peccato (kapparah Yom Kippur)ἐν πνεύματι ἁγίῳ=in Ruach ha-Qodesh (Ez 36,25-27)
II domenica del Tempo Ordinario — anno A
19-34
Greco19 Καὶ αὕτη ἐστὶν ἡ μαρτυρία τοῦ Ἰωάννου ὅτε ⸀ἀπέστειλαν οἱ Ἰουδαῖοι ἐξ Ἱεροσολύμων ἱερεῖς καὶ Λευίτας ἵνα ἐρωτήσωσιν αὐτόν· Σὺ τίς εἶ; 20 καὶ ὡμολόγησεν καὶ οὐκ ἠρνήσατο, καὶ ὡμολόγησεν ὅτι ⸂Ἐγὼ οὐκ εἰμὶ⸃ ὁ χριστός. 21 καὶ ἠρώτησαν αὐτόν· Τί οὖν; ⸂σὺ Ἠλίας εἶ⸃; καὶ λέγει· Οὐκ εἰμί. Ὁ προφήτης εἶ σύ; καὶ ἀπεκρίθη· Οὔ. 22 εἶπαν οὖν αὐτῷ· Τίς εἶ; ἵνα ἀπόκρισιν δῶμεν τοῖς πέμψασιν ἡμᾶς· τί λέγεις περὶ σεαυτοῦ; 23 ἔφη· Ἐγὼ φωνὴ βοῶντος ἐν τῇ ἐρήμῳ· Εὐθύνατε τὴν ὁδὸν κυρίου, καθὼς εἶπεν Ἠσαΐας ὁ προφήτης. 24 ⸀Καὶ ἀπεσταλμένοι ἦσαν ἐκ τῶν Φαρισαίων. 25 καὶ ἠρώτησαν αὐτὸν καὶ εἶπαν αὐτῷ· Τί οὖν βαπτίζεις εἰ σὺ οὐκ εἶ ὁ χριστὸς ⸂οὐδὲ Ἠλίας οὐδὲ⸃ ὁ προφήτης; 26 ἀπεκρίθη αὐτοῖς ὁ Ἰωάννης λέγων· Ἐγὼ βαπτίζω ἐν ὕδατι· ⸀μέσος ὑμῶν ⸀ἕστηκεν ὃν ὑμεῖς οὐκ οἴδατε, 27 ⸀ὁ ὀπίσω μου ⸀ἐρχόμενος, οὗ ⸂οὐκ εἰμὶ⸃ ἄξιος ἵνα λύσω αὐτοῦ τὸν ἱμάντα τοῦ ὑποδήματος. 28 ταῦτα ἐν Βηθανίᾳ ἐγένετο πέραν τοῦ Ἰορδάνου, ὅπου ἦν ⸀ὁ Ἰωάννης βαπτίζων. 29 Τῇ ἐπαύριον βλέπει τὸν Ἰησοῦν ἐρχόμενον πρὸς αὐτόν, καὶ λέγει· Ἴδε ὁ ἀμνὸς τοῦ θεοῦ ὁ αἴρων τὴν ἁμαρτίαν τοῦ κόσμου. 30 οὗτός ἐστιν ⸀ὑπὲρ οὗ ἐγὼ εἶπον· Ὀπίσω μου ἔρχεται ἀνὴρ ὃς ἔμπροσθέν μου γέγονεν, ὅτι πρῶτός μου ἦν· 31 κἀγὼ οὐκ ᾔδειν αὐτόν, ἀλλ’ ἵνα φανερωθῇ τῷ Ἰσραὴλ διὰ τοῦτο ἦλθον ἐγὼ ⸀ἐν ὕδατι βαπτίζων. 32 καὶ ἐμαρτύρησεν Ἰωάννης λέγων ὅτι Τεθέαμαι τὸ πνεῦμα καταβαῖνον ⸀ὡς περιστερὰν ἐξ οὐρανοῦ, καὶ ἔμεινεν ἐπ’ αὐτόν· 33 κἀγὼ οὐκ ᾔδειν αὐτόν, ἀλλ’ ὁ πέμψας με βαπτίζειν ἐν ὕδατι ἐκεῖνός μοι εἶπεν· Ἐφ’ ὃν ἂν ἴδῃς τὸ πνεῦμα καταβαῖνον καὶ μένον ἐπ’ αὐτόν, οὗτός ἐστιν ὁ βαπτίζων ἐν πνεύματι ἁγίῳ· 34 κἀγὼ ἑώρακα, καὶ μεμαρτύρηκα ὅτι οὗτός ἐστιν ὁ ⸀ἐκλεκτὸς τοῦ θεοῦ.
Lettura Ortodossa19 Questa è la ⓘ di ⓘ, quando ⓘ gli inviarono ⓘ a chiedergli: «Tu chi sei?». 20 Egli ⓘ: «Io non sono il ⓘ». 21 «Sei tu ⓘ?». «Non lo sono». «Sei il ⓘ?». «No». 22 «Chi sei? Dobbiamo riferire a chi ci ha inviato». 23 «Io sono ⓘ: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta ⓘ». 24 Gli inviati erano dei ⓘ. 25 «Perché allora ⓘ, se non sei né Messia né Elia né il profeta?». 26 «Io immergo ⓘ; in ⓘ uno che non conoscete, 27 colui che viene dopo di me, di cui non sono degno di sciogliere il ⓘ». 28 Avvenne a ⓘ, dove Giovanni immergeva. 29 Il giorno seguente vede Gesù venire verso di lui e dice: «ⓘ! 30 Egli è colui di cui dissi: dopo di me viene un uomo che mi è davanti, perché ⓘ. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a immergere nell'acqua perché fosse ⓘ». 32 E Giovanni testimoniò: «Ho contemplato lo Spirito ⓘ dal cielo e ⓘ su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma ⓘ a immergere mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che immerge ⓘ. 34 E io ho visto e ho testimoniato: questi è l'ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Giovanni 1,19-34 si colloca nel giudaismo del Secondo Tempio, attorno al 27-28 e.v., quando il movimento battista di Yochanan ben Zekharyah era percepito dalle autorità come fenomeno religioso-politico che richiedeva verifica istituzionale. Flavio Giuseppe (Ant. XVIII,5,2 §116-119) attesta l'attività di Giovanni come predicatore di tevilah morale presso il Giordano, sottolineando l'influenza sul popolo e il timore suscitato in Erode Antipa, sotto la cui giurisdizione ricadeva la regione di Betania oltre il Giordano (Bēthanía péran toû Iordánou), area perea.

L'invio di sacerdoti (kohanim) e leviti (leviyim) riflette la procedura sinedritica di esame halakhico dei movimenti profetici: la Mishnah (m.Sanhedrin 1,5) attesta che il profeta potenzialmente falso veniva giudicato dal Sinedrio. L'inchiesta è un atto giuridico-istituzionale, non un'espressione ostile dell'intero popolo ebraico. Giovanni, Gesù e i discepoli sono tutti ebrei di Israele.

L'attesa messianica era pluriforme: i Salmi di Salomone 17 descrivono il Messia davidico; 4Q175 (Testimonia) attesta l'attesa di tre figure escatologiche — re, sacerdote e profeta. La comunità di Qumran si autocomprendeva, citando Isaia 40,3, come «preparatrice della via di YHWH nel deserto» (1QS VIII,13-14): la stessa auto-identificazione adottata da Giovanni.

Analisi lessicale

Il termine martyría (v. 19) designa una deposizione formale in senso giuridico: il IV vangelo struttura un «processo» tra Yeshua e le autorità templari in cui Giovanni funge da primo testimone qualificato.

Hoi Ioudaîoi (v. 19), precisato da ex Hierosolýmōn e dalla specificazione «sacerdoti e leviti inviati dai farisei», designa le autorità di Gerusalemme, l'establishment templare-farisaico. Questo uso istituzionale va distinto dall'uso etnico: confonderli ha alimentato secoli di antigiudaismo.

La doppietta hōmológēsen kaì ouk ērnḗsato (v. 20) è formula enfatica di deposizione veritiera con sostrato semitico. Al v. 23, phōnḕ boôntos en tê erḗmōi cita Isaia 40,3 LXX; il participio presente boôntos esprime funzione profetica durativa.

Il titolo amnòs toû theoû (v. 29) è lessicalmente stratificato: richiama l'agnello pasquale (Esodo 12) e il Servo sofferente di Isaia 53,7. Il participio presente aírōn («che toglie/porta») ha valore durativo. Il verbo émeinen (v. 33) designa dimora stabile, qualifica messianica: Isaia 11,2 promette che «lo Spirito di YHWH riposerà su di lui» in modo permanente. Al v. 34, la lezione ho eklektòs toû theoû, attestata da P5, P106vid e dal Sinaitico (א*) secondo NA28, richiama Isaia 42,1 LXX.

Fonti ebraiche

L'auto-identificazione di Giovanni con la «voce nel deserto» (Isaia 40,3) è un ipotesto diretto. La stessa profezia era programma fondativo della comunità di Qumran (1QS VIII,13-14), che praticava immersioni rituali in contesto escatologico analogo.

La triplice negazione — non il Messia, non Elia, non «il profeta» — riflette le tre figure escatologiche attese. Il ritorno di Elia è profetizzato in Malachia 3,23; la Mishnah (m.Eduyot 8,7) attesta che Elia sarà inviato per risolvere le questioni halakhiche aperte. Il «profeta come Mosè» è promesso in Deuteronomio 18,15.18 ed è figura attesa anche in 4Q175.

Il titolo «Agnello di Dio» (v. 29) converge su due ipotesti: l'agnello pasquale di Esodo 12, il cui sangue sugli stipiti preservò Israele dallo sterminatore, e il Servo di Isaia 53,7, «come un agnello condotto al macello». Il Targum Yonatan a Isaia 52-53 interpreta il Servo come figura messianica. L'eco dell'aqedah (Genesi 22) è più tenue, poiché lì è un ariete a essere immolato.

La discesa dello Spirito «come una colomba» (v. 32) richiama il b.Chagigah 15a, dove lo Spirito di Genesi 1,2 è comparato a una colomba che si libra. Il titolo «eletto» di v. 34 è radicato in Isaia 42,1: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio».

Halakhah e dimensione pratica

L'inchiesta su Giovanni segue la procedura halakhica di m.Sanhedrin 1,5: un profeta sospettato di falsa profezia viene esaminato dal gran Sinedrio. L'invio di sacerdoti e leviti indica un atto formale di verifica istituzionale, equivalente a un esame di credenziali profetiche.

Giovanni pratica la tevilah — immersione rituale — come atto di teshuvah nel solco della prassi ebraica (m.Mikvaot). La domanda dei delegati «perché dunque battezzi?» è una questione di autorità halakhica: chi conferisce il mandato per introdurre una pratica rituale?

L'immagine del sandalo (v. 27) attinge al diritto del discepolo: il b.Ketubot 96a stabilisce che il discepolo compie ogni servizio per il maestro tranne sciogliergli il sandalo, mansione riservata allo schiavo. Giovanni dichiara di non essere degno nemmeno di quello.

Il motivo mésos hymôn héstēken (v. 26) richiama il topos halakhico-apocalittico del Messia nascosto: il b.Sanhedrin 98a descrive il Messia che attende. La missione di Giovanni è «manifestarlo a Israele» (phanerōthê tô Israḗl): rivelazione interna al popolo dell'alleanza, non sostituzione. Lo Spirito che scende e rimane (émeinen) segnala l'irruzione escatologica attesa da Gioele 3,1-2 ed Ezechiele 36,26-27.

Lettura non sostitutiva

Giovanni si colloca dentro la profezia d'Israele: la «voce nel deserto» di Isaia 40,3 e il titolo «Agnello di Dio» ancorano la salvezza alle figure ebraiche dell'agnello pasquale e del servo sofferente. Il compimento non implica abrogazione: Israele non è sostituito, né condannato collettivamente.

L'inchiesta è condotta dalle autorità di Gerusalemme, non da «gli ebrei» in blocco. La distinzione è essenziale: hoi Ioudaîoi indica qui l'establishment sacerdotale e farisaico. I perushim (farisei) compaiono come committenti dell'inchiesta, osservanti della Torah preoccupati dell'ortodossia halakhica, non come avversari ideologici.

La missione è «manifestarlo a Israele»: la rivelazione è rivolta al popolo dell'alleanza. Il titolo «eletto di Dio» (eklektós, Isaia 42,1) e la discesa dello Spirito compiono le attese scritturistiche di Israele senza sostituirle. La continuità dell'alleanza rimane intatta.

Note testuali

  • v. 19 — hoi Ioudaîoi ex Hierosolýmōn: «i Giudei di Gerusalemme» = autorità templari (establishment sacerdotale/farisaico), non il popolo ebraico; tutti i protagonisti, Gesù incluso, sono ebrei.
  • v. 20 — hōmológēsen kaì ouk ērnḗsato: doppietta semitica enfatica, formula di deposizione veritiera.
  • vv. 21-23 — Giovanni nega di essere il Messia (Christós/Mashiach), Elia (Eliyahu, Mal 3,23), «il profeta» (Dt 18,15); si identifica con Isaia 40,3.
  • v. 27 — himánta toû hypodḗmatos: laccio del sandalo = servizio dello schiavo (b.Ketubot 96a).
  • v. 29 — amnòs toû theoû ho aírōn: agnello pasquale (Es 12) + servo-agnello di Isaia 53,7; aírōn participio durativo; aqedah (Gn 22) eco tenue (lì si immola un ariete).
  • v. 32 — katabaînon hōs peristeràn: similitudine («come»), non identificazione; cfr. b.Chagigah 15a.
  • v. 33 — émeinen: dimora stabile; cfr. Isaia 11,2.
  • v. 34 — ho eklektòs toû theoû: lezione P5 P106vid א* (NA28); richiama Isaia 42,1 LXX; variante huiós è secondaria.

Domande Frequenti

Chi sono «i Giudei» che inviano la delegazione in Giovanni 1,19?

Designano le autorità di Gerusalemme — l'establishment sacerdotale e farisaico — non il popolo ebraico nel suo insieme. L'espressione greca hoi Ioudaîoi ex Hierosolýmōn ha uso istituzionale in questo contesto: la delegazione è composta da sacerdoti, leviti e inviati dei farisei (perushim). Tutti i protagonisti del vangelo, a cominciare da Gesù, sono ebrei.

Cosa significa il titolo «Agnello di Dio» in Giovanni 1,29?

Il titolo converge su due ipotesti ebraici: l'agnello pasquale di Esodo 12, il cui sangue sugli stipiti preservò Israele dallo sterminatore, e il Servo sofferente di Isaia 53,7, «come un agnello condotto al macello» che «porta il peccato di molti». Il Targum Yonatan a Isaia 52-53 interpreta già il Servo come figura messianica. L'eco dell'aqedah (Genesi 22) è più tenue, poiché lì è un ariete a essere immolato.

Perché Giovanni nega di essere Elia o «il profeta»?

Le tre negazioni riflettono le figure escatologiche attese nel giudaismo del Secondo Tempio: il Messia davidico (Salmi di Salomone 17), Elia redivivo prima del «Giorno di YHWH» (Malachia 3,23; m.Eduyot 8,7) e il «profeta come Mosè» di Deuteronomio 18,15, atteso anche a Qumran (4Q175). Giovanni si colloca invece nella funzione preparatoria di Isaia 40,3, identica auto-comprensione della comunità di Qumran (1QS VIII,13-14).

Cosa indica la lezione «eletto di Dio» al v. 34 rispetto a «Figlio di Dio»?

La lezione ho eklektòs toû theoû è attestata da P5, P106vid e dal Sinaitico (א*) secondo NA28, ed è considerata lectio difficilior. Richiama direttamente Isaia 42,1 LXX: «il mio eletto in cui mi compiaccio, ho posto il mio spirito su di lui», titolo del Servo eletto. La variante huiós («Figlio») di altri manoscritti è giudicata secondaria rispetto a questa attestazione più antica e difficile.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.